Memoriale dell'esperto per
le questioni etniche Italo Sauro al Duce, il 9 dicembre 1939, sui provvedimenti
da adottare per una più rapida snazionalizzazione delle popolazioni slovene e
croate della Venezia Giulia (Vojno istorijski archiv, Beograd, k
911).
Non si può
pensare di procedere alla soluzione del problema slavo nella Venezia Giulia in
forma totalitaria come si sta facendo nell'Alto Adige. La massa degli slavi
della Venezia Giulia ammonta a cifre tali da non poter concepire una emigrazione
di popolazione senza disporre di grandi mezzi finanziari e di una accurata
organizzazione di masse agricole nuove per evitare il crollo delle economie
locali con danno per la Nazione.
La situazione
venutasi a creare nell'Alto Adige ha provocato serie preoccupazioni per quella
economia agricola eminentemente tecnica e per l'industria alberghiera creatasi
in venti anni di duro lavoro.
Nelle
trasmigrazioni, dove non si possa disporre di una perfetta organizzazione da
sostituire a quella che viene a mancare e di grandi mezzi finanziari, dovrebbe
essere sufficiente provocare l'emigrazione delle masse intellettuali e medie più
turbolente, giacché il popolo preferisce sempre rimanere e con l'andar del tempo
si assoggetta alla nostra lingua e alle nostre leggi. E' naturale che in questo
caso bisogna agire con decisione - non dimenticando la giustizia - perseguendo
con accanimento la snazionalizzazione di queste popolazioni.
Se si potesse
trovare una base di accordo con la Jugoslavia, si potrebbe fare una emigrazione
di slavi - quelli delle isole etniche meglio individuabili - nella Jugoslavia
del Nord ove dovrebbero sgombrare, si dice, 600 mila tedeschi. Ma questa cosa
non è ancora certa, nè vi è da illudersi troppo sulle possibilità del governo
jugoslavo, visto che tutt'ora sono in piedi tutti i metodi di propaganda di
prima, sebbene attenuati, per tenere sveglia la popolazione slava della Venezia
Giulia.
L'elemento
slavo, d'altronde, spesso è imponderabile, ove non sia attentamente individuato,
spesso è fuso con la popolazione indigena, non sempre appartiene allo stesso
gruppo linguistico slavo e non bisogna considerarlo ovunque contrario alla
Patria italiana.
In genere gli
slavi dell'Italia non sono sostanzialmente pericolosi - il pericolo riguardo
agli slavi verrà sempre dall'esterno...non lo sarebbero ove si potesse... la
propaganda d'oltre confine. Ma tutto ciò non è facile.
Sui nostri
slavi è da ritenersi più adatta una azione che, per essere umana e aliena da
costrizioni palesi, li porti verso di noi e nello stesso tempo li sgretoli nella
loro consistenza nazionale.
Quello che più
importa - Premesso che a noi non necessita la pacificazione degli slavi e tanto
meno il loro isolamento - è la italianizzazione del confine orientale, giacché,
fino a quando vi saranno slavi su questo confine si avrà ragione di temere
disordini e perturbazioni.
Ed è per
perseguire unicamente questo scopo e per operare una soluzione pacifica (almeno
nella forma) del problema, che bisogna anzitutto individuare perfettamente gli
elementi slavi e le loro proprietà, arginare la loro continua invadenza; in
seguito isolarli dalle influenze esterne, eliminare in fine quelle cause e
quegli elementi che sono la fonte attuale di ogni inquietudine.
Con il mettere
poi, in buon numero, accanto agli slavi, ottimi elementi italiani, migliorando i
quadri direttivi: podestà, segretari di fascio, maestri e religiosi; favorendo e
promuovendo l'emigrazione dei rurali slavi, spingendoli ad allontanarsi con le
proprie famiglie; per ultimo, creando un centro di attrazione economica in Pola
e facilitando il movimento della mano d'opera alloglotta da tutta la regione
verso Trieste, si verrà a creare un ambiente sempre più favorevole alla
italianizzazione della Venezia Giulia.
Allo scopo
pertanto di avviare il problema ad una soluzione, propongo:
1. Statistica
della proprietà in mano agli slavi.
NOTA:
Conosciute le statistiche ufficiali sulla consistenza della popolazione slava
nella Venezia Giulia, più importante ancora è conoscere la quantità della
proprietà in mano agli slavi. Questa statistica quanto mai delicata e difficile
dovrebbe essere condotta con molta cautela, senza alcuna forma ufficiale, a
mezzo d'informatori...
2. ...ne unica,
del nulla-osta per il trapasso della proprietà, allo scopo di impedire ogni
acquisto da parte di slavi.
NOTA: Il
blocco non avrebbe forma apparente; si troverebbe il mezzo di prolungare le
pratiche di intavolazione e redazione dei contratti presso i notai e nel
frattempo procedere alla revisione.
3. Assunzione
di tutti i terreni appartenenti ad istituti di credito e quelli in vendita che
non vengono acquistati da privati italiani.
4.
Appoderamento ed assegnazione dei terreni a famiglie venete friulane o istriane
(che sono le più adatte a resistere agli slavi).
NOTA 3 e 4:
Non è vero che i terreni giuliani sono improduttivi. I problemi che assillano la
campagna sono: prezzi poco remunerativi; peso eccessivo del fisco - tutti molto
più alti di quelli di prima della guerra - ; congestionamento della campagna,
essendo venuto a mancare qualsiasi centro di attrazione economico per gli
operai, onde ne deriva la polverizzazione della campagna agricola.
Il precipitare
nel dopoguerra del prezzo del vino ed il regime fiscale degli alcooli, base
della economia di buona parte della regione, e per ultimo la diminuzione
superiore al 50% del bestiame, hanno provocato l'impoverimento dell'agricoltura
soprattutto nelle province di Trieste, Gorizia, Fiume e Pola. Quei terreni,
però, che sono stati prelevati da agricoltori delle vecchie province, ad esempio
padovani a Fasana, Brioni e Pola, appoderati saggiamente danno un buon
rendimento ed i coloni vi sono attaccatissimi.
Certo, gli slavi
riescono a vivere meglio dei nostri, poiché combinano sempre l'agricoltura con
il lavoro nelle vicine miniere, e cioè grazie al loro genere di vita spesso
brutale. Non è pertanto giusto ritenere che le famiglie trapiantate in buone
condizioni di ambiente non restino attaccate alla nuova.
5. Invitare i
Comuni giuliani ad una applicazione più severa delle leggi sull'urbanesimo e
impedire il soggiorno alle famiglie alloglotte.
NOTA: Questo
punto è molto importante, perchè l'invasione slava ha ormai investito i comuni
più italiani della regione; questa invasione deve essere fermata, non solo, ma
subito dopo bisognerà prendere in esame l'italianizzazione totale di alcuni
centri comunali carnioli e carsici.
6. Alienare in
tutte le forme gli slavi dai propri terreni e coi paesi dell'interno.
NOTA: Non sarà
una cosa difficile negando, ad esempio: crediti agricoli con una appropriata
propaganda verso i centri di attrazione economica più italiani.
7.
Costituzione in Pola di un forte centro industriale per attirare gli slavi e
nello stesso tempo fare una intensa propaganda e regolari ingaggi di operai
slavi dell'interno per Trieste, ma soprattutto per i centri industriali
lontani.
8. Favorire le
alienazioni di terreni da parte di slavi.
9. Minare la
proprietà slava attraverso tutte le operazioni del credito e del
fisco.
NOTA: Facendo
agire le banche per l'esazione dei crediti ed una più severa (magari ingiusta)
valutazione ed esazione dei crediti.
10. Trasferire
d'autorità operai e minatori specializzati in altri centri lontani del Regno e
delle Colonie.
NOTA: Ciò non
sarà difficile specie con le nuove industrie in Albania e in A.O.
11.
Convogliare in A.O. numerose famiglie agricole distr...
12. Aumento
delle scuole elementari e degli asili. Più maestri maschi e coniugati con
l'obbligo di residenza non inferiore a 11 mesi l'anno, migliorando però il loro
trattamento economico.
NOTA: Con
l'aumento degli asili, ove i bimbi mangiano e passano la giornata custoditi
amorosamente, si crea un potente strumento di penetrazione che agisce tanto sui
piccoli che sui loro genitori.
13. Inviare
come insegnanti elementari e maestri d'asilo anche molti religiosi e religiose
italiani, per arginare e sostituirsi ai religiosi slavi.
NOTA: Questi
religiosi potranno impartire l'insegnamento religioso nelle scuole elementari e
negli asili sottraendo i bambini ai religiosi slavi.
14.
Costituzione di una stretta rete di sorveglianza e informazioni su coloro che
operano come mestatori e agitatori slavi e su coloro che hanno contatti con la
Jugoslavia, e sopra tutto su quelli che hanno parenti in questo paese e su
quelli che hanno studiato oltre confine e ivi esercitano una libera professione.
Limitare e possibilmente impedire il rilascio dei passaporti per la
Jugoslavia.
NOTA: Questo
riguarda la Polizia, ma è cosa che va risolta e affrontata come se si dovesse
ricominciar da capo.
15.
Allontanamento dei pregiudicati slavi.
NOTA: Fra
questi vi sono non pochi mestatori.
16.
Sorveglianza sulla attività dei preti.
NOTA: Questa
sorveglianza va particolarmente rivolta al reclutamento dei seminaristi. Non
sarebbe male costituire un fondo per mantenere i seminaristi italiani più
bisognosi. In merito poi all'attività dei preti, vi è la possibilità di...
stabilire, ad esempio, che le funzioni religiose con prediche e canti slavi
potrebbero rimanere per gli elementi anziani fino alla loro scomparsa; che per i
giovani, soprattutto per quelli nati dopo il 1918, che hanno avuto una
istruzione italiana, la messa dovrà essere celebrata con predica italiana e i
conati consueti a le altre chiese del Regno; che i giovani, per conseguenza,
partecipino tutti alla messa inquadrati. E così via, sostituendo l'italiano e il
latino allo slavo in tutte le cerimonie ove la massa sia composta di giovani. Lo
stesso dicasi delle scritte slave da sostituirsi con quelle latine o italiane.
Mentre per l'istruzione religiosa dovrebbero quasi sempre essere usati
insegnanti del Regno.
Aggiungo che,
pur ritenendo opportuna un'azione molto riservata, non si deve aver troppe
illusioni sulla reazione jugoslava, visto che gravi problemi interni ed esterni
occupano per ora il governo di Belgrado. Comunque, la reazione sarà sempre
appoggiata dai fuoriusciti residenti a Zagabria.
L'affacciarsi
poi della Russia ai Balcani consiglia a non indugiare.
Roma, 9 dicembre
XVIII
ITALO SAURO
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