L' Ape dantesca
Paradiso
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Che quella croce lampeggiava Cristo,
sì ch'io non so trovare esemplo degno.
(Par. XIV, 104-105)
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Intra duo cibi, distanti e moventi
d'un modo, prima si morria di fame
che liber uomo l'un recasse ai denti.
Par. IV. 1-3)
["Se un uomo libero che non fosse costretto da violenza fosse posto
in mezzo a due cibi, e movessero l'appetito di pari. Buti".
"Ognuno rammenta l'asino di Buridano che, posto a uguale distanza
tra due uguali profferte d'avena. morì di fame. Camerini.]
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Io l'ho per certo nella mente messo,
che l'alma beata non paria mentire,
perocchè sempre al primo vero è presso:
(Par. IV. 94-96)
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Io veggio ben si come già risplende
nello intelletto tuo l'eterna luce,
che vista sola, sempre amore accende;
(Par. V. 7-9)
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In picciol tempo gran dottor si feo
(Par. XII. 85)
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Io son la vita di Buonaventura
da Bagnoregio, che nei grandi uffici
sempre posposi la sinistra cura.
(Par. XII. 127-129)
["La sinistra cura". Delle cose temporali. Buti.]
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Io veggo ben l'amor che tu m'accenne
(Par. XXI. 45)
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Io stava come quei che in sè ripreme
la punta del disìo, e non s'attenta
del dimandar, sì del troppo si teme.
(Par. XXII. 25-27)
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Io era come quei che si risente
di vision obblita, e che s'ingegna
indarno di ridurlasi alla mente.
(Par. XXIII. 40-42)
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... Io credo in uno Iddio
solo ed eterno, che tutto il ciel muove
non moto, con amore e con disìo;
ed a tal creder non ho io pur prove
fisice e metafisice...
(Par. XXIV. (130)-131-(134))
[Prosegue Dante riconoscendo tutta la fede non sostenuta da prove].
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In forma dunque di candida rosa
mi si mostrava la milizia santa,
(Par. XXXI. 1-2)
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Io vidi sopra lei tanta allegrezza
(Par. XXXII. 88)
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