| Keats |
Ode all' Indolenza | |
Esse non si affaticano e non filano | ||
Un giorno, di buon'ora, io tre figure scorsi, di fianco, collo chino e mani giunte, ed una dietro l'altra procedevan, serenamente con morbidi calzari e toghe bianche, eleganti passavan, come figure su marmorea urna che ruota; però, ad un tratto invertiron la marcia e ritornaron dall'altro lato, come se l'urna un' altra volta in senso inverso fosse girata: chi è scomparso nell'ombra ora ritorna. Costoro a me apparivano straniere, così come, sovente, può capitar co' vasi, a chi profondo sia, sol nell'arte di Fidia. 10
Ma com'è, ombre, ch'io non vi riconobbi? Come veniste a me così celate in tale silenziosa allegoria? Era questo un inganno, o un arcano complotto per rubar di nascosto e lasciar senza scopo i miei sterili giorni? Matura era la sonnolenta ora e la nube beata dell'indolenza estiva i miei occhi assonnava, il mio polso languiva: senza dolor la puntura d'insetto, ghirlanda senza fiori era il piacere: Oh, perchè non svanite e lasciate i miei sensi, completamente al nulla? 20
Per una terza volta esse tornarono: ohimè, per qual motivo? Pallidi sogni avevano ricamato il mio sonno; un prato cosparso di fiori era divenuta la mia anima; le ombre, sconcertate dal movimento dei raggi del sole, presto svanirono: coperto era il mattino, ma non cadeva pioggia, sebben fosser pendenti le lacrime di maggio: il tino scoperchiato serrava i nuovi pampini, cantava il tordo ai tiepidi germogli. O spettri! Il tempo d'accomiatarsi è giunto: non cadranno mie lacrime sopra le vostre vesti. 30
Per una terza volta esse passaron, dunque, e scorrendo rivolsero ognuna il volto un po', verso me; poscia scomparvero, e di seguirle ardevo, e soffrivo per ali, poichè le conoscevo, le tre: La prima, una vaga fanciulla, e Amore era il suo nome; la seconda, Ambizione, pallida nelle gote, con occhio affaticato, sempre insonne; l'ultima, che pur amo, degna del maggior biasimo era sopra ogni cosa: la fanciulla ribelle; riconobbi il mio demone: Poesia. 40
Esse svanirono, e, in verità, l'ali desiderai: Follia! che cos'è Amore? E in qual luogo si cela? E l'Ambizione? Meschinamente balza da un uom di picciol cuore, come accesso di febbre; e la Poesia? Lei per me non ha gioie sebbene al par d' assonnato meriggio o di serata calma, zuppa di miel sia dolce; Oh, possedere età protetta dagli affanni: Come mutan le lune ch'io non sappia, e che non oda voce di buon senso operoso. 50
Ed ora voi, tre apparizioni, addio! Voi che il mio capo sulla fresca erba fiorita posato, sollevar non potete, sono fors' io domestico agnellino d'una vostra sentimental burletta? Di lodi non pascetemi, svanite dolcemente e siate ancora, al guardo mio figure mascherate, allegorie d'una sognante urna. Addio per sempre! Io ancor, fantasmi ho per la notte e per il giorno, visioni pallide ho in magazzino. Svanite, spettri, dall'ozioso mio spirto. Dentro le nubi! E mai più ritornate. 60 ________
Il pensiero e le immagini di questa Ode, la quale non fu pubblicata nel tempo della vita di Keats, sono chiaramente ripresi da quelli della sua lettera a George Keats, del 19 marzo 1819. Egli, probabilmente, rilesse tale lettera, e quando finalmente la spedì, verso il 3 maggio di quell'anno (v. verso 27), tentò di risistemarla. E' inoltre da annotare che la espressione "my idle springht" (qui tradotta "il mio spirito ozioso", ma correttamente traducibile anche in "il mio spirito folletto ozioso") sia ripetuta esattamente anche nel sonetto "On a dream" ("Su un sogno") che Keats scrisse nella metà di aprile. L'opera, sebbene scritta subito dopo l'"Ode a Psiche", mostra che Keats stava ancora sperimentando un modello che egli, tuttavia, aveva già portato a sviluppo nell'Ode precedente. La costruzione, comunque, è ripetitiva, sciolta, slegata, sprovvista di concentrazione e chiarezza. Inoltre, non si sa bene in quale ordine egli scrisse le "Stanze"; quanto poi allo schema adottato in questo testo, esso è quello preferito da H.W.Garrod. Si deve aggiungere che lo stesso Keats, il 9 giugno, scrisse (in una lettera non compresa nella raccolta dello stesso Gittings qui adoperata): "Voi giudicherete del mio stato d'animo del 1819, quando io vi dirò che la cosa che mi ha reso più felice quest'anno è stata la composizione dell'"Ode all'Indolenza".
v. 10. - "Arte di Fidia" - ("Phidian lore") - Si riferisce, evidentemente, alla scultura, della quale Keats si ritiene intenditore, mentre egli non è intenditore di vasi.
vv. 57- 58. - "Fantasmi ho per la notte e per il giorno" - ("I yet have visions for the night and for the day"). Si tratta di una riminiscenza della "Ode a Psiche" contenuta ne "L'Asino d'oro" di Apuleio, cap. XXI, nella quale si afferma che, mentre le apparizioni del giorno sono ritenute menzognere e false, le visioni della notte, al contrario, hanno reputazione di veritiere.
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