
Pitagorismo e meridione
ChiedChiedo scusa a tutti se vengo a proporre, accanto alle infinite culture che caratterizzano la diversità del nostro meridione italiano, la rimeditazione sulla filosofia pitagorica, che sarebbe poi, la più vecchia cultura di casa. Perchè una cosa è storicizzare il pitagorismo, far sapere magari chi erano gli acusmatici e cosa significava lo ipse dixit, altra cosa è capirlo, allo scopo di attualizzarlo.ti Il Nuovo Pitagorismo, le cui giustificazioni filosofiche sono contenute nel link omonimo clicca si può proporre, penso, alle genti del Sud come uno fra i più forti strumenti di miglioramento etico legati alle loro radici più antiche, affinchè le popolazioni che sino alla fine del quarto secolo a.C. erano state specchio di civiltà nel Mediterraneo, si ritrovino oggi nel ricordo della perduta grandezza e nel desiderio di recuperare l'orgoglio per quei valori che un tempo fecero grande la terra del meridione d'Italia. Lo studio del pitagorismo classico, che qui viene presentato in veste attuale col titolo di Nuovo Pitagorismo, può essere, da ognuno condotto liberamente, come si voglia. Non si tratta, assolutamente di riproporre, su tale nome, un partito politico (sarebbe un "limitato"), ce ne sono già troppi. Si tratta di un tentativo di proporre, per il meridione, una filosofia popolare della quale, vista la situazione dell'oggi, probabilmente se ne potrà avere bisogno in tutto il mondo. Mi rivolgo ai giovanissimi e giovani studenti, agli intellettuali responsabili, a tutte le persone desiderose di conoscere, affinchè la valutino, e se possibile se ne impadroniscano, diffondendola senza pregiudizi di gerarchia, senza "parti" e obbligazioni di sorta. Per capire bene il pitagorismo occorre tener conto delle conseguenze logiche di alcuni principii, per comprendere i quali, dopo aver finito di leggere, si consiglia di ripassare, sul link citato, almeno i file "Giustificazioni filosofiche" e "Teologia pitagorica".
Anarchismo pitagorico
George Woodcock, nel libro "L'Anarchia", prodotto da Feltrinelli (1973), giustificando l'ambiguità del termine greco a-narchos, giunse a descrivere l'intera sfera della "ragione e contraddizione" del pensiero sociale anarchico del quale, quello che si avvicina di più al nostro punto di vista si riferisce a Tolstoj, "di cui Gandhi, definito il più grande dei suoi discepoli, cercò di tradurre in pratica la dottrina" (p. 16). Scrivere di "Anarchismo" è tuttavia pericoloso poichè si rischia di provocare pregiudizi e fraintendimenti. Nonostante ciò ne scriviamo ugualmente, in quanto esso rappresenta una conseguenza logica sia della storia e della teologia pitagorica, sia della provenienza orfica più originale.
Esistono due modi di intendere la religiosità: Uno è il modo medio-orientale di intendere il rapporto Dio - profeta, fondato su ordini (diretti o derivati) che poi saranno ripresi dai discendenti, conservati attraverso libri, divulgati da una gerarchia numerosa di fedeli e sacerdoti, sino a raggiungere i più alti gradi. In tale sistema ogni disposizione delle Chiese ufficiali, diparte ereditariamente da Dio. Questo modo di intendere la religiosità è proprio delle tre religioni monoteiste. Qui l' anima nasce innocente, vive una sola vita (a parte alcune complicazioni ebraiche che ammettono una trasmigrazione in più vite), dopo di che sarà giudicata. Subito, o più tardi, non ha importanza. La sacralizzazione del genere umano va pertanto concepita "sulla testa" di ogni persona singola, e nella società civile essa costituisce il miglior modo di governo che sia stato inventato nel mondo a garanzia del potere di chi comanda, qualunque esso sia. Non so se esiste la morte spirituale. Forse Dante la ammetterebbe (non però riferita all'inferno).
Un secondo modo di intendere la religiosità è quello pagano - occidentale, ove si intenda però con questo nome solo una parte della infinita sfera della antica religiosità greca e romana. Qui si ammette di non conoscere Dio "per sè", ma lo si sacralizza nell' insieme della sua emanazione o, come scriveva San Tommaso d'Aquino, della sua opera. E' stato già scritto in altre parti dei nostri file che tale modo di intendere la religiosità era proprio delle religioni più antiche che si riferivano ai culti di Artemide (Demetra, Cerere), Diòniso ed Ercole, ove veniva sacralizzato, oltre che il dio, soprattutto il "prodotto" al quale egli sovrintendeva. Intendo, il miracolo del partorire della terra, del concepimento delle creature viventi, della psiche umana messa a confronto con tutte le difficoltà e le contraddizioni del vivere. Il pitagorismo, che pure accettava rispettosamente tutti i culti agli dèi, da verso la metà del quinto secolo a.C., con Filolao e con la successiva cultura tarantina di Archita, produsse una sua teologia filosofica che, attraverso la simbologia del numero, sacralizzava la emanazione universale nel suo complesso, escludendone la partecipazione di dèi minori. Ora l'anima delle persone umane, grazie anche alle influenze orfiche che pre-esistevano, non nasceva innocente, ma trasmigrava fra una vita e un'altra fino a concludere un suo processo individuale di purificazione, per ritornare alla fine al Nous, ovvero si ammetteva l'esistenza di una intelligenza universale per sè. Si trattava, in breve, di sacralizzare anche l'uomo quale prodotto della emanazione. Si noti che anche le religioni ufficiali sacralizzano "l'uomo", ma ciò poi risulta contraddetto dai dogmi ed alle condizioni poste al "vivere" del credente.
Continuiamo con le interpretazioni occidentali. Sei delinquente? Fatti tuoi, prima o poi dovrai inevitabilmente accettare le sofferenze terrene conseguenti a te stesso. Sei ammalato? Sei accusato innocente? Puoi dare un senso etico tuo personale alla necessità di sopportazione cui sei costretto, ma sai che tutto ciò che ti capita rientra nelle leggi naturali, che sono leggi di Dio, il quale non è parziale. Noi non viviamo soltanto nell'oggi, ma dovremo vivere anche nel domani. Nella logica della religiosità spirituale occidentale non esiste un gerarchismo umano "rispetto a Dio", ma soltanto uno rispetto all'uomo "per sè", valutato continuamente nell'attimo, durante la vita che uno sta percorrendo. Per cui non può essere accettata una gerarchia spirituale "in assoluto", in quanto il grado è uguale per tutti. Può variare il grado "terreno", pur sempre considerato nell'attimo, ma quale veramente sia il grado umano (terreno - spirituale) di ogni persona, sarà oggettivamente molto difficile, se non impossibile stabilire. Sarà comunque ingiusto valutarlo a priori. Ma allora la conseguenza logica della valutazione umana nel suo vivere sociale dev'essere forzatamente libera, deve tendere a una società in continuo movimento, liberale nelle leggi, anarchista negli individui, ove ogni anarchico accetti però di diventare "duce di sè stesso", (non fuorilegge, non cane sciolto) ovvero moralmente responsabile verso i suoi simili, in quanto il conto verso Dio è prepagato. Se "il senso dello Stato" consiste nel comprendere che esso è l'insieme dei cittadini, allora il governo "di esso" (non "su di esso") dovrà essere necessariamente amministrativo, scelto dal popolo e intercambiabile con il minimo possibile di sofferenza pubblica. Qui il termine a-narcos potrebbe essere anche discusso, ma si deve capire che il centro di separazione delle strade della storia è il "potere" fine a sè. Perchè, in conseguenza della emanazione, nel genere umano, siamo sacralizzati tutti.
L'idea di Dio in senso pitagorico, ovvero l'idea di una intelligenza naturale che giustifica la vita degli individui solo attraverso la morte e la loro successiva ricostruzione, trova logica applicazione filosofica anche nella scienza materialista. Se Dio non lo vedo, posso non metterlo nel valore del calcolo, ma il calcolo rimane ugualmente lo stesso perchè Dio, lo vuoi o non lo vuoi, c'è comunque. Le nature della scienza, del materialismo storico, del materialismo scientifico, si sviluppano tutte attraverso la misura della emanazione concreta, così come essa è presente in tutto il nostro universo e in noi stessi. E le regole della emanazione ci sono, sia che noi si creda in Dio, o meno. L'ateismo purtroppo, è meglio non accettarlo al cento per cento, perchè, salvo nobili casi, (ad esempio, dal pessimismo) proviene da una cattiva filosofia intollerante, strettamente legata al potere, non si sa mai quale. Credere in Dio, ritengo sia liberatorio per le coscienze, le quali, nella lunghezza, e spesso nella sofferenza del vivere, hanno bisogno di avere un rapporto intimo, personale, con l'assoluto, il quale, proprio perchè assoluto, è contemporaneamente di tutti e nostro. Questo rapporto è intimo, personale, anarchico, e nessuno qui deve intervenire a dirci cosa dobbiamo fare. La vita nel nostro pianeta, nel nostro corpo, è un continuo miracolo, noi stessi siamo l'unico miracolo necessario alla comprensione di tutto il resto.
Dal punto di vista della introduzione di un tale sistema di logica nella società civile, una volta caduta Taranto e tutta la Magna Grecia, è chiaro che, passati alcuni secoli, gli imperatori romani, o quelli bizantini, non avrebbero avuto più esitazioni a preferire le religiosità orientali o, in ultima analisi, la paccottiglia misterica pagana, appunto perchè il pitagorismo non aveva più ragione di esistere. Ipazia fu forse l'ultima filosofa martire nella storia del mondo antico.
In conclusione, invito i meridionali a sostenere filosoficamente il Nuovo Pitagorismo, da uomini liberi, senza fraintendimenti di potere, senza legarlo a un colore politico, senza usarlo come pamphlet critico contro la religione corrente. Chiunque, se vuole, lo faccia conoscere e inviti gli altri a farlo conoscere. Le nostre religiosità ufficiali sono tutte religioni di potere, ma ugualmente in esse molti sono coloro che credono veramente in Dio e si sono fatti da soli una nicchia personale di comprensione, al di là delle limitazioni dei dogmi e degli usi sociali imposti. Queste persone non devono essere offese, o spaventate.
Il pitagorismo, pur essendo una filosofia universale, che, se riconosciuta e usata sarà utilissima nel mondo futuro per facilitare la pacificazione del pianeta, lo smascheramento dei fanatismi, la partecipazione di popoli diversi al vivere comune... questo pitagorismo sarà pur sempre per i meridionali, la filosofia della propria terra perduta, il retaggio mancato di un mondo che avrebbe potuto essere e non è stato, di una civiltà reale sostituita da tremila anni di lotte per il potere camuffate da "interesse superiore"... Aiutatemi a diffondere il pitagorismo, siate duci di voi stessi e agite nel modo che riterrete migliore. Vi offro una delle canzoni più semplici e belle di Domenico Modugno. Enrico Orlandini, Osimo, 12 giugno 2010.
Aperto a tutto il repertorio You Tube, Attendere la fine della canzone, poi qualsiasi tipo di spettacolo può essere richiamato scrivendo per esteso sulla striscia bianca in alto.
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