SPAZIO    FIUME

 
 

 

GIAN  PRODA

 
 

 

L'AQUILA SU LA TORE

 

Riporto, dal testo di Gian Proda "Gli stemmi di Fiume", uno stralcio estratto dal saggio da lui pubblicato ne "La Voce del Carnaro" numero unico del 15 giugno 1953 edito a cura  della Lega Fiumana di Napoli.

Ringrazio il dott. Nini Piccolo per avermi suggerito tale documento, ed esprimo a lui e alla sua famiglia i migliori auguri di buon lavoro in riferimento alla sua recente nomina a Segretario del "Muli del Tommaseo", Associazione ben nota e benemerita, della quale, pur non appartenendovi, sono amico da lungo tempo.

Un vivo ringraziamento al dott. Ervio Dobosz,  segretario uscente, che ho avuto l'onore di conoscere recentemente in Ancona.

 

GLI STEMMI DI FIUME  (stralcio)

 

Nella storia documentata non si trova l'esistenza d'uno stemma ufficiale del comune italico di Fiume sino al 1659.

Tuttavia, per quanto siano andati distrutti o dispersi atti e documenti dell'epoca medioevale, si può indagare per via indiretta ed avere notizie sufficienti per comprovare che uno stemma civico Fiume l'aveva anche prima del 1659.

 

SAN VITO

 

Sino ad oggi la più antica notizia dell'insegna, o del Signum del Municipio si ha del secolo XIII. Sul finire di questo secolo, e precisamente nel 1296, avvenne il miracolo del Crocifisso dinanzi alla Chiesa del Gonfalone.

Era consuetudine nei comuni italici , e questo ne è una prova di più per l'italianità di Fiume, che lo stendardo con l'emblema del Municipio venisse conservato con venerazione in luogo sacro.

Il piccolo municipio sulla riva del Carnaro, allora già dantesco, aveva pure la sua insegna che veniva conservata nella chiesa del Gonfalone, dedicata a San Vito, ove si tenevano pure le riunioni. Si ha così il primo accenno indiretto dell'esistenza di un signum,  o d'uno stemma del Municipio, ed altro non poteva essere che la figura di San Vito.

Riccardo Gigante, che ha scritto la monografia più completa su "Lo stemma del comune di Fiume" dà, quale prima menzione al riguardo, quella del cancelliere Antonio de Reno nel suo "Liber Civilium", in fondo ad un rogito del 17 novembre 1443, ove accenna al "nostro sigillo di San Vito": "has presentes patentes litteras fieri iussimus nostrique sigilli Sci Viti impressione muniri".

Poi, con data incerta, si trova riprodotto il Santo sulla campana di San Vito e sul pilo dello stendardo (Sec. XV e XVI).  

Il prof. Attilio Depoli, durante le sue ricerche d'archivio, ha trovato il Santo riprodotto in alcuni sigilli:

Su di un atto del 1536 del Cancellier Guglielmo di Fiandra: San Vito orante in un'olla sotto la quale arde il fuoco.

Su di un atto del 1538 dello stesso cancelliere: il Santo orante dentro alla caldaia, ed ai lati due manigoldi che ravvivano la fiamma.

Su un atto del 1570, conservato nell'archivio storico di Trieste: San Vito aureolato in veste romana, in piedi, con la palma e la città.

Il prof. Giuseppe Viezzoli trovò a Budapest due suggelli riprodotti del primo tipo, e due del terzo tipo.

Anche il Valvasor presentò un San Vito benedicente entro la caldaia, mentre subisce il martirio, come nella tradizione della Chiesa, però riproduce pure lo stemma leopoldino.

Silvino Gigante, nella sua "Storia del Comune di Fiume" afferma che "a mezzo il secolo XVII Fiume mutò il suo antico stemma (la figura di San Vito, suo patrono) nell'aquila bicipite.

Da quanto esposto si può rilevare che lo stemma di Fiume, in origine, era l'immagine di San Vito, senza che questa avesse un tipo esatto e costante.

 

LO STEMMA LEOPOLDINO.

 

Con diploma d.d. Vienna 6 giugno 1659, il Comune di Fiume ottenne dall'imperatore Leopoldo I uno stemma per la città. 

Dice il diploma: " Nos Leopoldus, divina favente clementia, electus romanorum imperator" dunque è l'imperatore dei romani che concede alla città di Fiume uno stemma civico raffigurante un'aquila.

 

 

Consultando lo stemma originale, riprodotto anche dal Kobler, risulta composto sopra un fondo azzurro damascato, con contorno d'oro, alla cui base corre un nastro con la scritta: "Indeficienter", nel centro appare uno scudo ovale rosso carminio damascato, racchiuso in una cornice d'oro arabescata, con figura d'aquila, con ali spiegate, composta di due corpi, con le teste, ambedue rivolte a sinistra e sormontate da una corona ducale , rostrate e occhiute d'oro, linguate di rosso, l'artiglio destro  è posato su una rupe lambita dall'acqua, mentre il sinistro afferra  un'anfora coricata dalla quale sgorga abbondante l'acqua.

 

L' AQUILA AD UNA TESTA

 

 

Nel secolo XVIII compare l'aquila ad una testa. Ne dà forse lo spunto un decreto a stampa di Maria Teresa nel quale si trova lo stemma ungherese con l'aquila fiumana ad una testa, fatto questo probabilmente con intenzione da parte magiara. Non si ha notizia di diplomi che modificassero lo stemma, tuttavia sarà con questo crisma che l'emblema della città comparirà per molto tempo, nel pubblico uso, con l'aquila di forma naturale.

Testimonianza e prova ne è l'aquila in rame sbalzato, opera del battirame Rupani - teneva questi l'officina all'angolo della via che dal corso dava alla riva, poi chiamata Galileo Galilei - posta sulla torre civica intorno al 1754 (?) ed ivi rimasta sino al 1890, successivamente conservata nel Museo civico.

Non risulta però che il Municipio avesse adottato tale modifica nel suo sigillo.

Durante l'occupazione francese apparirono le aquile di tipo napoleonico, ma queste non erano l'emblema dello stemma civico, come erroneamente, a volte, è stato accennato.

Il grande sigillo del Comune, composto fra il 1700 e il 1800, porta lo stemma con due teste fra i Santi Vito e Modesto, e d'identica fattura ne sono i sigilli minori ad umido e a fuoco, in uso presso il Municipio nel secolo XIX.

Nella seduta della congregazione municipale del 17 febbraio 1870, veniva presentata una mozione dei patrioti Pietro Dabalà, dott. A. Felice Giacich, Adolfo Gotthardi e dal giudice rettore Luigi Peretti - antesignano dell' irredentismo - in cui si faceva cenno all'aquila ad una testa che "come emblema di Fiume figurava fra i civici usi e suggelli".

Questa è l'unica menzione ufficiale, a quanto risulta sino ad oggi, dell'aquila ad una testa.

 

Sigillo del Municipio di Fiume in uso durante l'amministrazione croata, nel 1856. Si notino le tre teste apparenti dell'aquila e la scrittura italiana. In realtà il timbro è corroso e l'ala a destra di chi osserva non è completa. Osservazione segnalata da Furio Percovich.

 

LA NUOVA AQUILA SULLA TORRE CIVICA.

 

La Torre civica, nel 1890 era rimasta priva dell'aquila, pel restauro della cupola e per dare a questa forma romana.

 

Sigillo del Municipio di Fiume in uso nel 1885. Al centro, con qualche difficoltà può essere vista l'aquila a una sola testa. Sia nel timbro del 1856 quanto in quello qui esposto, sono comunque salvi i Santi Vito e Modesto.

 

Restaurata e completata la cupola, in attesa della nuova aquila, fu posta sulla cuspide un'asta sulla quale veniva issato, nelle feste cittadine, il simbolo del comune. Tutto andò bene sino a che non si presentò la minaccia che al posto della bandiera di Fiume venisse imposta quella dello Stato. Tanto bastò per ridestare i cittadini dall'oblio in cui erano caduti per la nuova aquila.

Anche la lirica popolare reclamava l'aquila, ed i fiumani cantavano: 

 

Da tanto tempo

là su la tore

ghe stava el stemma

de la città,

ma un brutto giorno,

non se sa come

via della torre

el xe svolà!

Qualchedun dise

che certi siori

de far un tanto

la ga obbligà...

Non steghe creder,

xe tutte flocce

l'aquila nostra

ritornerà.

 

Infatti, nell'aprile 1906 un comitato di signore fiumane, raccolto l'obolo fra tutte le donne di Fiume, offriva al Municipio l'Aquila.

Nell'accompagnare l'offerta, scrivevano:

"Desideriamo che l'emblema civico rioccupi il suo posto e dall'alto di quello storico nostro edificio ricordi ognora ai fiumani l'amore ed il culto del natìo luogo".

Il Magistrato civico, nel suo esposto, proponeva al Consiglio Municipale di accettare il dono "perchè là, sul cuspide di quella bruna torre, documento di libero comune, spicchi luminosa, perchè da lì, proprio dove il raggio di sole è più vivido, il simbolo del fiumanesimo attiri gli sguardi di tutti i cittadini e ne guidi e ne sproni le loro energie, svegliando un tumulto di memorie e di affetti. Le gentili donne di Fiume offrono questo dono perchè l'aquila nostra vegli superba sui destini della nostra città, ed onde a questa sia dato di riposare fidente sotto l'ombra delle sue ali liberate al volo verso un avvenire di luce e di gloria."

Nel frattempo lo scultore Vittorio De Marco - che poi durante la guerra di redenzione offriva l'unico figlio alla Patria - modellò la nuova aquila fiumana dando a questa un'impronta romana, solamente che dall'unico corpo si elevavano due colli con due teste, dalla foggia romana, ben rostrate; il corpo dell'aquila e le teste sono rivolte verso scirocco.

 

(probabilmente a difesa dal territorio balcanico di religione ortodossa, protetto tradizionalmente dalla Russia zarista, al tempo nemica dell'impero austroungarico. Non esistono, però, documenti ufficiali che confermino questa versione. N.d.R.).

 

L'aquila venne fusa dal fonditore Giuseppe Legan, nello stabilimento fiumano di Matteo Skull - e qui un altro olocausto, il nipote dello Skull, Nevio, sarà straziato e fatto martire di Fiume nei primi giorni dell'occupazione, dalla polizia segreta di  Tito.

Approntata l'aquila, fu sollevata sulla torre, e la mattinata del 15 giugno 1906, con grande solennità, fu liberato il bianco telone che la ricopriva.

Questa volta i fiumani cantarono:

 

Gavemo l'aquila 

là su la Tore

che le signore

ga regalà.

Gloriosa e splendida

con l'ala tesa

pronta a difesa

de la città.

Coi oci ardenti

maestosa e altera

se impone fiera 

sopra el stranier.

Custode vigile

del nostro idioma

la mira Roma 

oltre el Quarner!

O grande aquila

un patrio afeto

palpita in peto

d'ogni fiuman!

E dighe ai popoli

anche lontani 

che qua i fiumani

parla italian.

 

____________

 

Torna a "Spazio Fiume"

Torna alla base

Torna alla Home page

 

 

F   I   N   E