SPAZIO    FIUME

 
  

 

 

 

Fiume:  Torre Civica

Cortesia di Gianclaudio de Angelini

 

 
  

La possibilità di ripercorrere gli anni più difficili per la storia di Fiume può essere frutto della partecipazione e del contributo di quanti vissero tale esperienza. L’esodo fu per molti non una scelta poiché tale parola implica il moto volontario di ogni persona.

Esso fu per molti una decisione obbligata. Quanti abbandonarono Fiume lo fecero consapevoli di non rivedere più le proprie case e, spesso, i parenti che avevano invece maturato una decisione diversa, quella di restare.

Quale delle due scelte fosse condivisibile o condannabile è stato oggetto di ampie discussioni. Anche la scelta del periodo, il 1945 piuttosto che il 1947, è stata oggetto di contrasti. Forse che la scelta di un anno piuttosto che un altro può essere motivo di critica o  di demerito?

Resta l’esperienza vissuta da quanti soffrirono tale gesto che ebbe per tutti la stessa conseguenza : quella di sentirsi spesso degli “ stranieri in patria” come è stato scritto.

Non fu riservato agli uni piuttosto che agli altri un trattamento migliore, delle condizioni più favorevoli.

Gli anni della guerra furono terribili per tutti: per quanti vissero con il terrore dell’occupazione prima nazista e poi jugoslava, e per quanti dovettero vivere la guerra lontani dai propri affetti.

Tutti patirono, come ferita nel proprio animo, per la notizia delle foibe. L’atrocità di tali atti colpì le persone, le nazionalità, gli animi .

Resta la memoria di quelle orribili voragini che significarono la morte tra atroci sofferenze.

Non furono le sole, negli anni della guerra: i crimini contro l’umanità furono riconosciuti e perseguiti negli anni seguenti al secondo conflitto mondiale proprio perché in quegli anni ,come  mai prima, si ebbe coscienza delle offese arrecate non alle singole persone  ma al genere umano, al concetto in sé di umanità.

Le ferite di Fiume non furono le sole negli anni della guerra, ma non per questo meritano minore rispetto.

La storia fiumana merita di essere ripercorsa dalle sue origini, ricche di cultura e di eventi. Gli anni della guerra e dell’esodo non furono una conclusione, la fine della ricchezza di questa città.

 

Emilia Primeri

 

e.primeri@libero.it

 

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