SPAZIO    FIUME

 
 

 

RIGO CAMERANO

 
 
 

 

 

Vecchia guardia e provincialismo

 

Il dottor Giulio Scala ha fatto recentemente circolare una e-mail riportante una lettera firmata Michele Napolitano, tratta da una "Stanza di Montanelli" del 10 gennaio 2000, insieme alla risposta del medesimo, che cito qui:

 

Studio a Trieste e, da quando sono qui, mi sono appassionato alla storia della vicina Istria. Vorrei che lei rispondesse ad alcune domande.

Non ho ancora capito esattamente perchè per 50 anni è calato il silenzio assoluto sulla tragedia dei nostri compatrioti istriani: potevo capire i primi anni del dopoguerra, ma 50 anni sono veramente tanti! E come mai, proprio oggi, sembra rinato l'interesse su questa tragedia negata?

Inoltre vorrei sapere cosa si dovrebbe fare in concreto per fare avere alle vittime  della pulizia etnica slava un giusto (e sacrosanto) risarcimento?

Michele Napolitano (Treviso).

***

E' stato Petacco, a cui va riconosciuto questo merito, a ridare, o meglio a dare, col suo "L'Esodo" attualità a quel dramma di cinquant'anni fa, che il nostro Paese ignorò perchè era scomodo.

Che fare ora? Una cosa sola: ricordarci, quando incontriamo uno di questi esuli, o i loro figli, che di tutti gli italiani, quelli erano i migliori.

Indro MONTANELLI.

 

Commenta, in modo assolutamente condivisibile Giulio Scala..."Sono certo che è la più bella cosa che sia mai stata e che sarà mai scritta su di noi".

 

In realtà, stando alla descrizione dei fatti di Fiume, anni '20, che Montanelli fa nella sua "Storia d'Italia", si può intuire che egli non comprese, o comprese male, il problema della nazionalità dei cognomi. Per lui, infatti, gli italiani di Fiume erano il 50%, cioè solo quelli riportanti cognomi italo-veneti, e questo errore egli lo assimilò dalle fonti del tempo, quelle dei media italiani degli anni Trenta, durante i quali iniziò la sua carriera giornalistica e cominciò professionalmente a formarsi.

Egli ignorò, praticamente, i Baccich, i Sincich, i Rack (nome noto ai "Muli del Tommaseo", padre appartenente alla Giovane Fiume e deportato a Kiskunkalas - Ungheria - durante la prima guerra mondiale) e tutti gli altri "croati", o "tedeschi"...non approfondì la realtà dell'irredentismo a Fiume, e nemmeno quello della distribuzione delle lingue parlate dal popolo.

Non voglio tediare il lettore con fatti miei: tuttavia...mia madre era figlia di pescatore fiumano (Gherbaz) che, in famiglia, parlava il dialetto veneto da immemorabili generazioni, e di madre buccarana, (Kopaitic') che con i suoi parlava soltanto croato.

Mia madre, però, che era stata suddita austro-ungherese sino all'età di 23 anni, e sempre vissuta in città, non conosceva una sola parola di croato, mentre biascicava qualche poesia in ungherese. - Perchè?

Ecco, questo è un problema culturale che, non solo Montanelli, ma forse nessun altro che abbia osservato la nostra storia da fuori, forse si è posto mai.

Ciò però, sia ben chiaro, non può inficiare  il giudizio di oggi su Montanelli, ed anzi, ha ancora ragione Scala a sottintendere che egli ebbe, probabilmente, una comprensione soltanto superficiale dello spirito dannunziano, comprensione che però proveniva da tutto ciò che il propagandismo popolare fascista aveva volentieri lasciato intendere  nel corso degli anni Trenta: d'Annunzio oratore vaniloquente e romantico, d'Annunzio capace di imprese eroiche ma casinista  quale comandante, d'Annunzio uscocco (predatore di navi), d'Annunzio puttaniere oltre il limite,  e via così. Popolarmente, il fascismo aveva fatto di tutto per porre d'Annunzio in ridicolo, e questo è un tema sul quale, un tempo, ci si intratteneva volentieri anche a livello di salotto, o di chiacchiera.

Ripeto: questo però non basta per definire un giudizio su Montanelli, intendo, un nostro giudizio.

 

Ciò che Montanelli invece comprese, e che portò entro di sè senza conoscerne il nome, e forse a proprio dispetto, fu il "fiumanesimo".

Egli soffrì per tutta la vita la "disomogeneità" della popolazione italiana, il "partitismo" dei propri intellettuali, sensibili tutti al "realismo dogmatico", soffrì le parole contradditorie delle vere intenzioni, soffrì il servilismo, soffrì la sacralizzazione delle teorie, peggio, delle affermazioni confuse e indimostrabili.

Nel numero di settembre 2001 de "La Voce di Fiume", Guido Brazzoduro,  Sindaco del libero Comune di Fiume in Esilio ha ricordato la "Stanza" dell'11 gennaio dello stesso anno, nella quale Montanelli chiedeva, per le Associazioni degli esuli, il perdono degli italiani e il conferimento di "qualcosa di visibile" a loro perpetuo ricordo.

Vorrei sbagliare, ma penso invece che l'Italia futura, che probabilmente sarà sottoposta a nuovi tentativi di destabilizzazione, avrà ancora bisogno di uomini della tempra morale del giornalista scomparso.

 

Osimo, 7 ottobre 2001.

 

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