Itinerari fiumani  1.

Adolescenza

 

 

Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura scriveva nel 1936: “Sale soavemente a riva, dopo il gioco coi numi, un corpo adolescente.”

Come vivevano gli adolescenti nella Fiume di una volta? Scendendo la via Ciotta si arrivava al Teatro Fenice.

Là si esibiva il famoso attore comico dialettale Angelo Cecchelin. Lui sapeva bene che, se passava il limite con la sua satira del Regime, all’uscita lo aspettavano sempre  due questurini che lo portavano direttamente in cella in via Roma.

Si esibiva anche Mario Latilla, il cui figlio Gino sarà, in Italia negli anni Sessanta, un noto cantante. Mario Latilla cantava “Giarabub” e “Carovaniere” mentre, sul fondale, passava in controluce una fila di sagome di cartone di cammelli.

Sotto il Teatro Fenice vi era la vasta “Sala Bianca” con il pavimento tirato a lucido ed una buona orchestrina da ballo. Era là che avevamo, con tanghi e fox lenti, il primo contatto fisico con le fanciulle della nostra età, lievi e flessuose, anche loro incerte ed esitanti come lo eravamo noi. Al banco del buffet un Vermut costava 50 centesimi, che era anche il prezzo delle “paste creme”. Sul fondo della sala una fila di sedie, mamme e zie.

In fondo alla Gradinata del Sassobianco il Cinema Parigi, poi Impero, dove, al prezzo di uno davano due film consecutivi più la comica con Stan Laurel e Oliver Hardy, o Buster Keaton che non rideva mai. Al cinema avevamo sempre almeno un cartoccio di “pistaci” (Arachidi) e “pas’cipe” (semi di zucca abbrustoliti). I gusci formavano sul pavimento uno strato spesso che scricchiolava sotto le scarpe.

Ogni sera l’immancabile passeggio in Corso, noi ragazzi in un senso, le ragazze nell’altro, scambiavamo sguardi muti pieni di curiosità e di naturale attrazione pubertaria che culminava al massimo con un bacio sulla bocca, al buio, nei depositi delle boe, sul piano inferiore del Mololungo.

Beata adolescenza, a Fiume. Eravamo impazienti di cominciare a vivere, avevamo progetti, sogni, speranze, per un futuro felice. Invece, vennero guerra ed Esilio. Il filosofo cinese Tan Huei scriveva, nel XIII secolo: “Non devi rimpiangere il passato, ma non lo devi mai dimenticare.

Dovunque saremo, non dimenticheremo mai la nostra Fiume. Sono rimasti i nostri nonni, di guardia lassù a Cosala tra Lauri e Cipressi,  piegati dalla eterna Bora.

Giulio Scala, Concordia Sagittaria dicembre 2009

 

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