Intromissione di Rigo Camerano

in una "Lettera in Redazione" a "La Voce del Popolo"

del 9 agosto 2005.

 

 

 La Voce del Popolo di Fiume - Rijeka, 09/08/05. Lettere in redazione:

Ieri eravamo valorosi combattenti, oggi esuli abbandonati.

 

IN REDAZIONE:

 

Ieri eravamo valorosi combattenti, oggi esuli abbandonati.

 

In tutto il mondo il 5 Maggio si celebra la fine della seconda guerra mondiale, gli indescrivibili sacrifici e sofferenze delle forze alleate per sconfiggere il Fascismo dittatoriale. Il 6 Maggio 2005 sono iniziati i lavori aventi il compito di esaminare le domande di riconoscimento delle vittime delle foibe.

I riconosciuti avranno il diritto a un titolo onorifico e certamente tra loro sarà  il senatore fiumano Gigante, l’ “I man" delle camicie nere. Dare un titolo onorifico a Gigante e altri criminali è come dare un titolo onorifico allo inspiratore d'una "auto bomba". Differenti tempi, differenti metodi, però uguali risultati, la morte di migliaia d'innocenti.

L'invasione fascista in Jugoslavia e i cosiddetti "rastrellamenti", la distruzione di centinaia di villaggi, ha causato la morte di più di 270.000 civili, madri, bambini, vecchi, che non indossavano uniformi militari, morti di fame e di freddo.

Oggi dopo 60 anni, l'occultare, e l'ignoranza di questa pagina della storia, permette di onorare "I martiri delle foibe" come eroi della patria. Certamente pure qualche innocente sarà  finito nelle foibe, però la maggioranza erano criminali di guerra.

La Verità  è sacrosanta, e il Governo ha l’obbligo morale di insegnare alle nuove generazioni una storia senza distorsioni di fatti. "Il Giorno del Ricordo" è dedicato agli infoibati, però pure si dovrebbero ricordare le vittime innocenti, e si dovrebbero ricordare e onorare le centinaia di partigiani, Italiani, che hanno combattuto volontariamente al lato dell'esercito Jugoslavo, che si unirono ai Partigiani non perché avevano idee comuniste, ma perché l'alternativa poteva essere la deportazione in Germania e finire la vita in un lager di sterminio, una cosa era certa nei nostri pensieri: sconfiggere una tirannia che si voleva imporre a tutta l'Europa.

Si dovrebbero onorare i veri Eroi di questa storia, che hanno combattuto per frenare la caduta di tutta l'Europa in un precipizio con mostruose conseguenze, per le presenti generazioni: genocidi, persecuzioni, campi di sterminio per milioni. E' difficile per le nuove generazioni immaginare tale scenario, in particolare quando la storia è distorta da ipocrisie e ignoranza.

Esporre la verità  storica sarà  un lungo passo per cimentare una robusta base democratica.

L'ignoranza e l'ipocrisia peccaminosa di molti membri del Governo non porta a esporre la verità  storica. Non si dovrebbe distorcere la storia e dimenticare di onorare i combattenti partigiani che sono sopravvissuti a una guerra che sembrava non avesse fine, ancora oggi, i pochi viventi, come me, sono dimenticati dalla nostra Madre Patria, l'Italia, senza titoli onorifici, senza pensione militare, senza essere risarciti per i beni confiscati per pagare i danni di guerra.

Ieri eravamo valorosi combattenti, oggi esuli abbandonati, con svanite speranze.

Dopo 60 anni si onorano gli infoibati, con medaglie e titoli onorifici di dubbio valore, gli eroi di ieri, oggi esuli, con eterne promesse di risarcimento, finché dopo il nostro tramonto, pure a noi, offriranno una medaglia e un pezzo di carta senza valore, e i nostri beni confiscati saranno ceduti in eternità  alle vittime dell' invasione fascista, che per lo meno se li sono meritati.

 

Mario Negovetich, Melbourne, Australia.

 

 

 

Chiedo scusa alla Redazione de "La Voce del Popolo" per questa intromissione, che non appartiene al mio stile, ed anzi si è realizzata per caso e per la prima volta dalla nascita di questo sito nel web.

Gli è, però, che ci siamo trovati in difficoltà a leggere di Riccardo Gigante criminale di guerra, mentre noi, nella pagina degli assassinati e scomparsi lo diamo per martire insieme ai nomi più insigni  dell' autonomismo storico, che comunque, il firmatario della lettera non nomina.

Ci siamo trovati in difficoltà dopo aver conosciuto la provenienza australiana (e anche U.S.A.) della missiva, considerando che lo scrivente è un pensionato statunitense del dopoguerra, residente a Melbourne, quindi uomo  educato a dire, senza timore, esattamente quello che pensa. Cosa che non si apprezza, se non quando non c'è.

 Anche il Circolo Fiumano di Melbourne ci è particolarmente caro, come si può vedere nella nostra pagina di Letteratura, ed anche da "Spazio Fiume".  Possediamo,  del Circolo, un distintivo che conserviamo e del quale siamo orgogliosi..

 

Per giunta Riccardo Gigante è stato un Senatore del Regno contro al quale, almeno sino all'anno in cui lui fu Podestà di Fiume (1943) non vi furono accuse, ad eccezione di quelle riscontrabili nell'azione politica da lui svolta durante gli anni eroici di d'Annunzio e dell'autonomismo fiumano, entro i quali egli svolse un' attività  certamente vivace e a volte oltre il limite della legalità, ma non mai ispirata alla criminalità.

Da qualsiasi motore di ricerca è facile chiedere su Riccardo Gigante, e qui in allegato ne passiamo una nota attendibile. ALLEGATO 1.

 

Vorrei scrivere a Mario Negovetich con tutta la tranquillità di cui il mio animo può disporre, visto che egli aggiunge: "Esporre la verità storica sarà un lungo passo per cimentare una robusta base democratica".

Ma andiamo avanti.

 

Dopo l' 8 settembre 1943, Riccardo Gigante, nella sua qualità di Senatore del Regno, almeno come ipotesi teorica, avrebbe dovuto recarsi al Sud; preferì invece rimanere a Fiume allo scopo di salvaguardare, per quanto gli fosse consentito, quel confine orientale italiano che lui sentiva, inequivocabilmente, essere la sua patria di sangue.

Tutti sappiamo che quel corpo specialissimo di soldati rappresentanti, (nel cosiddetto "Litorale Adriatico" annesso alla Germania), la Repubblica Sociale Italiana, era poco politicizzato, spesso anche a livello di gradi superiori, e più avversario che amico dei tedeschi.

Come scrive lo stesso Negovetich sui partigiani, affermando che non erano [tutti] comunisti, di altrettanto penso si possa dire di quei fascisti, tali proprio perché "L'alternativa poteva essere la deportazione in Germania e finire la vita in un lager di sterminio".

Io personalmente all'epoca avevo fra i 15 e i 16 anni, e fui impiegato quale lavoratore coatto nella Wermacht. Si lavorava a fare camminamenti e trincee in quel di Mattuglie, ed alla sera si tornava a casa, a volte col treno, a volte a piedi o in carioli muniti di ruote di cuscinetti a sfere, utili soltanto in discesa. Abbastanza frequenti furono, specie dalla fine dell'inverno 1945, i mitragliamenti aerei, le bombe sui binari e persino dentro i rifugi che noi stessi costruivamo. Posso dire in coscienza che, a quel livello di truppa, nemmeno i soldati tedeschi erano politicizzati, e negli ultimi due mesi una gran parte di essi si confidava con noi per trovare un luogo in cui nascondersi.

Ma stiamo divagando.

 

Se si vuole trovare un riscontro alla plausibilità dell'accusa di criminale di guerra contro Riccardo Gigante, bisogna cercarla nel suo eventuale coinvolgimento nella strage di Lipa del 30 aprile 1944. Assolutamente mai prima.

Riccardo Gigante fu nominato Prefetto di Fiume dal 27 ottobre 1943, mentre nell'elenco dei movimenti di funzionari governativi della R.S.I., da tale data non è più citato. Vedi  ALLEGATO 2.

Secondo il libro di Amleto Ballarini su Riccardo Gigante Senatore fiumano (vedi: ALLEGATO 1. (Approfondimenti) Gigante non entrò neanche in carica, o vi rimase pochissimi giorni, dimesso che ne fu per volontà dello stesso Hitler, su pressione del comando Ustascia di Sussak.

La strage di Lipa fu compiuta il 30 aprile 1944, e fu affidata dal comando germanico a truppe specializzate in simili imprese, alle quali si unirono,  volontariamente o perché costretti, alcuni militi della M.V.S.N.

Ed anche se si può ammettere che Gigante ne fosse informato, occorre stabilire quale incarico avesse egli a Fiume dopo essere stato dimesso da Prefetto, e se ci fosse qualcuno in città in grado di conferirgli un qualche ufficio di responsabilità compatibile con la sua carica italiana e da lui dignitosamente accettabile.

Per venire a capo di tale problema, comunque, Mario Negovetich dovrà riconoscere che ci sarebbe voluto un processo, non una esecuzione affrettata e di nascosto, insieme a molti altri di quei giorni. Ad iniziare dagli autonomisti, che certamente non erano ne' militari, ne' criminali.

Qui le foibe non c'entrano, ed è sicuro che, in un processo onesto, Riccardo Gigante sarebbe stato assolto.

Sulle stragi istriane di Lipa e Podhum il lettore potrà vedere nell'allegato 3.

 

Per il resto, una volta entrato su questa strada (che è la strada della polemica sulle foibe, anche piuttosto forzata e fuori tema - io te ne ammazzo dieci e mi giustifico affermando che tu ne hai ammazzati cento -) è facile per Mario Negovetich cadere in una serie di affermazioni opinabili.

Ad esempio, come si fa a scrivere che le vittime delle foibe furono per la maggioranza criminali di guerra?

La mia personale affermazione è invece  che non è facile diventare criminali di guerra (occorre avere almeno sulla coscienza la responsabilità di qualche strage, oppure essere individualmente assassini e sadici, come qualche kapo' in Germania, o qualche medico razzista sperimentalista, sempre in Germania, o il prete ustascia Miroslav che ammazzava i prigionieri di propria mano e faceva omaggio degli occhi ad Ante Pavelic - testimoniato da Galeazzo Ciano -),  mentre è più facile avere sostenuto, nei propri discorsi spiccioli,  il favore all'etnia italiana e magari avere affermato che la Germania avrebbe vinto la guerra; oppure essere fra quei militari che dopo l' otto settembre 1943 rimasero nelle postazioni di confine, vittime di odio generalizzato, fors'anche giustificato dal clima di allora. ma non più giustificabile oggi, a tanta distanza di tempo.

E da dove provengono i 270.000  civili, madri, bambini, vecchi, morti di stenti in tutta la Yugoslavia? Tolte Zara e Spalato, che insieme arrivavano a poco più di cento mila abitanti, tutte le isole rimanenti della Dalmazia in mano all'Italia non arrivavano a una cifra simile di popolazione. Ma anche ammettendo che sia così, dovrebb'essere  inutile, dal punto di vista morale, quando si tratta di vite umane, giustificarsi sui numeri:

Every life is precious, some say, and thus the numbers are not that important. La frase non è mia.

Non dimentichiamoci che la regione Croato-Slovena, negli anni fra il 1941 e il 1944, fu un Paese fascista, che più fascista non si sarebbe potuto. Tant'è che il Re Aimone di Savoia - Aosta, incoronato a quel trono, rifiutò di recarvisi proprio per evitare di condividere le enormi responsabilità che allora facevano capo, non solo ad Ante Pavelich e ai suoi fedelissimi ustascia, ancor oggi numerosi sia negli USA che in Australia, ma persino alle gerarchie ecclesiastiche locali. Senza contare tedeschi, cetnici e bande sparse.

E siamo proprio sicuri riguardo ai partigiani fai da te, ai politicanti d'assalto, alle OZNE,  fra i quali si contano certamente quasi tutti gli infoibatori e gli assassini a domicilio? Occorre considerare che, per ciò che concerne gli infoibamenti, per il  tempo in cui ciò avvenne, non ci sono elenchi di nomi, non ci sono motivazioni, non ci sono tribunali, neanche di piazza, mentre le autorità che ordinarono tali fatti sono molto probabilmente di autonomina estemporanea. Nessun capo partigiano ci è mai venuto a dire: - Io ho ordinato l'infoibamento di alcune persone, i cui nomi sono questi, le cui colpe sono tali.   Sarebbe come se tutti i processi istruiti in Israele, o in altre parti del mondo contro criminali di guerra, fossero stati tenuti segreti. O come se Weisenthal avesse lavorato senza armadi.

L'esercito regolare jugoslavo fu più corretto coi prigionieri di guerra della R.S.I. i quali, dopo un periodo di prigionia più o meno sofferto, furono restituiti e poterono anche optare e andarsene.

E poi, non è vero che si sappia nulla sulle cifre della tragedia in Croazia e nell'Istria allora italiana, e che ognuno possa includere, in tale discorso, tutti i numeri che gli saltano in mente.

Al lettore, in ALLEGATO 3, piuttosto che dar cifre nostre, preferiamo consigliare una ricerca personale su dati  ufficiali di provenienza croata distribuiti in Internet da siti danesi.

Si chieda, al motore di ricerca www.eniro.dk CROATIAN INMATES IN GERMAN CONCENTRATION CAMPS soffermandosi su "Croats as victims of italians" / e poi su "Germans in Croatia" tenendo conto che la strage di Lipa, del 30 aprile 1944, è quivi annotata in virtù del Litorale Adriatico annesso al nuovo Reich.

Inoltre, sui campi ustascia si cerchi JANOSEVAC CAMP.

Abbiamo finito.

 

Osimo, 23 settembre 2005.

 

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