INTRODUZIONE
Fiume, per la sua posizione geografica e per le potenzialità economiche, rappresentava un centro importante della costa istriana. Dal suo porto transitavano le merci dirette verso l’interno dell’Impero asburgico e da questo verso gli altri porti del Mediterraneo e del mondo.
Fiume, insieme a Trieste, era quindi un importante sbocco per i traffici ed il commercio di generi diversi. Per tale motivo l’Ungheria cercò di assicurarsene il possesso, che le venne infine accordato dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. Ciò tuttavia non pregiudicò gli antichi diritti che conferivano a Fiume uno status particolare.
L’aspirazione di Fiume a costituirsi in Stato indipendente fu principalmente dettata dal desiderio di poter mantenere la propria autonomia municipale e garantire nel contempo alle diverse etnie che componevano la sua popolazione il godimento dei diritti fondamentali di libertà e autodecisione.
La convivenza tra i diversi gruppi etnici (che comprendevano, ad esempio, ungheresi, sloveni, croati, italiani, macedoni) fu sempre pacifica e la commistione delle diverse tradizioni, usi ed abitudini contribuì a dare a Fiume una fisionomia multietnica in cui tutti questi diversi apporti culturali trovavano una valida sintesi.
In ciò, a mio avviso, consisteva la principale ricchezza della città, ossia nella possibilità di attingere ai diversi retaggi culturali.
Vi era, fondamentalmente, una prevalenza del gruppo etnico italiano, il quale costituiva soprattutto la popolazione dei centri urbani e costieri. Si differenziava in questo dal gruppo principalmente slavo e croato, che costituiva il nerbo principale del retroterra agrario. Ciò tuttavia rispondeva, pur essendo fonte di sostanziali differenze a livello economico e finanziario, a diverse importazioni culturali ed ideologiche. Bisogna infatti considerare che, per il mondo slavo, tradizionalmente la ricchezza era concepita come possesso della terra e del suo sfruttamento.
La pacifica convivenza tra diversi gruppi etnici si incrinò alla vigilia del secondo conflitto mondiale, ed il nazionalismo slavo fu quindi strumentalizzato politicamente. Esso fu inoltre esacerbato da un ventennio di dominazione fascista, ed esplose con tutte le proprie rivendicazioni e contraddizioni all’indomani della fine della guerra.
I diversi momenti, i fatti che seguirono l’entrata dell’armata jugoslava in città, furono e sono tuttora poco chiari e suscettibili di interpretazioni diverse che aspettano ancora di ricevere delle risposte esaustive.
Nel consultare le fonti ed il materiale gentilmente messomi a disposizione dall’Archivio Museo Storico di Fiume, in Roma, ho potuto constatare l’esistenza di una documentazione vasta e completa, la cui unica lacuna è costituita dalle fonti jugoslave.
Queste, che sono presenti, seppure in numero minore rispetto a quelle italiane, saranno soggette, forse ben presto, ad un arricchimento e ad una revisione, nella speranza di un nuovo e più disteso dialogo con l’attuale Croazia.
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Introduzione
CAPO PRIMO: Storia della città di Fiume.
Cenni storici
Da Napoleone all’inizio del ‘900
Fiume dal 1919 alla 2^ guerra mondiale
Note capo primo.
CAPO SECONDO: Il fascismo a Fiume.
Il fascismo nella realtà italiana.
I rapporti Mussolini – D’Annunzio
Note capo secondo.
CAPO TERZO: Fiume nel 1943 – 1944.
L’esercito italiano alla vigilia dell’armistizio.
Movimenti di lotta a Fiume:
Forze antifasciste – CLN – Partigiani.
RSI ed amministrazione tedesca.
Note capo terzo.
CAPO QUARTO: Il trattato di pace del 1947 e sue conseguenze.
Entrata dell’armata jugoslava.
La situazione a Fiume.
Le conseguenze: eccidi ed esodo.
Note capo quarto.
Conclusioni.
Bibliografia.
Assassinati e scomparsi