O  L' ITALIA  O  L' ESILIO

 
 

 

Da: "L'Arena di Pola" 4 luglio 1946.

Tratto da: G. Giuricin - "Perchè l'esodo?"

 
 

 

 

DIGNITA'  O  SCHIAVITU'

 

Di fronte alle ultime notizie giunte da Parigi, la nostra popolazione è rimasta profondamente scossa, ed è ricaduta in uno stato di depressione.

In queste ultime settimane, da quando Molotov ha posto il problema della pace sul piano della vendetta e della sopraffazione dei popoli, pur essendo stato difficile prevedere con chiarezza gli sviluppi della situazione complicatissima, ora apparsa evidente, dall'atteggiamento dei quattro, la volontà di dare all'Italia una pace capestro, e soprattutto di cedere sulla questione giuliana.

Quando nel primo convegno di Parigi, quella stessa America che aveva consigliato il nostro governo a rinunziare a Zara e a Fiume, e a chiedere il riconoscimento della linea Wilson, s'inchinò di fronte all'intransigenza russa, e facilmente accettò la linea di compromesso proposta dalla Francia, ognuno capì che per l'Istria bassa e per Pola le cose si mettevano su una via delittuosa, e che l'accordo, se raggiunto, sarebbe stato un vero crimine contro le popolazioni istriane.

Infatti, nel secondo convegno di Parigi, di fronte all'attivismo schiavista russo-jugoslavo, con molta disinvoltura i quattro mercanti iniziarono le discussioni sul problema giuliano, trascurando ormai il territorio nostro, al di qua del fiume Quieto.

Oggi ancora si discute sulla questione, e forse si discuterà ancora dalle Nazioni Unite; ma è quasi certo che il problema non sarà più quello della Venezia Giulia, ma di Trieste con le zone molto vicine alla città.

E così, un po' alla volta, i Grandi hanno perpetrato il più oscuro dei trattamenti. Rimane ancora la possibilità che tutta la questione dei confini venga riproposta alle 21 Nazioni. Ma anche su ciò a noi sembra inopportuno fare dell'ottimismo esagerato. Ormai abbiamo visto che i trattati di pace non vengono fatti secondo i principi di giustizia proclamati da alcuni dei grandi vincitori, ma come se si trattasse di una vera e propria vendita della roba altrui.

Perciò, noi che siamo le vittime di questa situazione tragica in cui, prima i nazifascisti, poi l'attivismo e l'imperialismo russo e la passività anglo-americana hanno trascinato il mondo, non possiamo che accusare l'infamia presso gli onesti di tutti i paesi. Simili trattati di pace non potranno essere garanzia di pace per l'avvenire, ma costituiranno sempre una minaccia per il mondo, poichè saranno stati violati i diritti dei popoli.

Una certezza è in noi e ci conforta anche in questi momenti angosciosi: il nostro fiero popolo lavoratore, quello che pure aveva creduto nella democrazia e s'era ribellato ad ogni forma di schiavitù, abbandonerebbe in massa la città se essa dovesse sicuramente passare alla Jugoslavia, e troverà ospitalità e lavoro in Italia, ove il governo darà ogni possibile aiuto a tutti questi figli generosi che preferiscono l'esilio alla schiavitù ed alla snazionalizzazione.

A Pola rimarranno forse alcune migliaia di fanatici che, dopo alcune settimane di occupazione jugoslava, si pentiranno atrocemente di tutto il male fatto da loro e cercheranno allora di sfuggire alla persecuzione violenta ed all'oppressione. E proprio perchè sanno che a loro toccherà questa sorte, e per continuare ad essere dei gerarchi della "minoranza" italiana, fanno ogni sforzo per convincere la gente a rimanere in città; dopo averla terrorizzata con un anno di propaganda bestiale, con deportazioni in massa di innocenti e con lancio di uomini vivi nelle foibe, fra lo sghignazzare di alcuni ubriachi di sangue.

 

                                                   Guido Miglia

 

NOTA:  Per la città di Pola, tutelata dalla presenza delle truppe d'occupazione alleate, l'esodo si è potuto svolgere in pochi mesi, agli inizi del 1947, grazie anche ai trasporti della motonave "Toscana" inviata dal Governo italiano. Per Fiume, per Zara e per gli altri comuni, si dovette filtrare attraverso le rigide maglie dell'occupazione jugoslava e gli esuli dovettero provvedere con mezzi propri.

Per la città di Zara il 53% degli esuli aveva lasciato la città tra il 1943 e il 1944.

(da:  A. Ballarini: "L'olocausta sconosciuta").

 

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