L' Ape dantesca
Purgatorio

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Or tu chi se', che il nostro fumo fendi,
e di noi parli pur come se tue
partissi ancor lo tempo per calendi?
(Pur. XVI. 25-27)
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O ombre vane fuor che nell'aspetto!
(Pur. II. 79)
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O dignitosa coscienza, e netta,
come t'è picciol fallo amaro morso!
(Pur. III. 8-9)
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Orribil furon li peccati miei,
ma la bontà divina ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.
(Pur. III. 121-123)
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O dolce signor mio, diss'io, addocchia
colui che mostra sè più negligente
che se pigrizia fosse sua sirocchia
(Pur. IV. 109-111)
[Si riferisce a Belacqua.]
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O se lecito m'è, o sommo Giove
che fosti in terra per noi crucifisso,
son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?
(Pur. VI. 118-120)
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O gloria de' latin. disse, per cui
mostrò ciò che potea la lingua nostra,
o pregio eterno del loco ond'io fui.
(Pur. VII. 116-118)
[Parla Sordello, che si riferisce a Virgilio.]
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Or quinci, or quindi...
(Pur. X. (12))
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O padre nostro, che ne' cieli stai,
(Pur. XI, 1)
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O dolce lume a cui fidanza i' entro
per lo nuovo cammin tu ne conduci,
(Pur. XIII. 16/17)
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... O creatura che ti mondi
per tornar bella a colui che ti fece
(Pur. XVI. (31)-32)
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O virtù mia, perchè si ti dilegue?
(Pur. XVII. 73)
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... O buon Fabrizio,
con povertà volesti anzi virtute
che gran ricchezza posseder con vizio.
(Pur. XX. (25)-26-27)
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