L' Ape dantesca
Purgatorio
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Ivi pareva ch'ella ed io ardesse
e sì l'incendio immaginato cosse
che convenne che il sonno si rompesse
(Pur. IX. 31-33)
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Lo bel pianeta che ad amar conforta
faceva tutto rider l'oriente
(Pur. I. 19-20)
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Libertà vo cercando ch'è si cara
come sa chi per lei vita rifiuta
(Pur. I. 71-72)
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L'alba vinceva l'ora mattutina
che fuggìa innanzi, sì che di lontano
conobbi il tremolar della marina.
(Pur. I. 115-117)
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Lo corpo, dentro il quale io facev'ombra
Napoli l'ha ed a Brandizio è tolto.
(Pur. III, 26-27)
[Parla Virgilio che si riferisce a sè stesso. Brandizio è Brindisi.]
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Lo sommo er alto che vincea la vista
(Pur. IV. 40)
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La pioggia cadde, ed ai fossati venne
(Pur. V. 119)
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Lo corpo mio gelato in sulla foce
trovò l'Archian rubesto; e quei sospinse
nell'Arno...
Pur. V. 124-125-(126))
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L'antiche leggi, e furon sì civili
fecero al viver bene un picciol cenno
verso di te, che fai tanto sottili
provvedimenti, che a mezzo di novembre
non giunge quel che tu d'ottobre fili.
(Pur. VI. 140-144)
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La concubina di Titone antico
già s'imbiancava al balzo d'oriente
(Pur. IX. 1-2)
[Si riferisce alla luna.]
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Lettor, tu vedi ben com'io innalzo
la mia materia, e però con più arte
non ti maravigliar s'io la rincalzo.
(Pur. IX. 70-72)
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Laudato sia il tuo nome e il tuo valore
(Pur. XI, 4)
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La nostra nominanza è color d'erba
che viene e va...
(Pur. XI. 115-(116))
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Le donne, i cavalier, gli affanni e gli agi
(Pur. XIV. 109)
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Lombardo fui, e fui chiamato Marco
(Pur. XVI. 46)
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Lo mondo è ben così tutto diserto
d'ogni virtute, come tu mi suone,
e di malizia gravido e coperto.
(Pur. XVI. 58-60)
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Lume v'è dato, a bene ed a malizia,
e a libero voler...
(Pur. XVI. 75-(76))
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L'anima semplicetta che sa nulla,
.../ volentier torna a ciò che la trastulla.
Di picciol bene in pria sente sapore;
quivi s'inganna e dietro ad esso corre
se guida o fren non torce il suo amore
onde conviene legge, per fren porre;
covenne rege aver, che discernesse
della vera cittade almen la torre.
(Pur. XVI. 88.../90-96)
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La luna, quasi a mezza notte tarda
facea le stelle a noi parer più rade
(Pur. XVIII. 76-77)
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La sete natural, che mai non sazia,
(Pur. XXI. 1)
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L'una gente sen va, l'altra sen viene,
(Pur. XXVI, 44)
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Lo sol sen va, soggiunse, e vien la sera
(Pur. XXVII. 61)
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Le tenebre fuggian da tutti i lati
e il sonno mio con esse...
(Pur. XXVII. 112-(113))
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Lo tuo piacer ormai prendi per duce;
fuor sei dell'erte vie, fuor sei dell'arte.
(Pur. XXVII. 131-132)
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Lo dolce ber che mai non m'avria sazio;
(Pur. XXXIII. 138)
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