L' Ape dantesca
Paradiso

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Quella sinistra riva che si lava
di Rodano, poi ch'è misto con Sorga,
per suo Signore, a tempo m'aspettava.
(Par. VIII. 58-60)
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E quando il dente longbardo morse
la Santa Chiesa, sotto le sue ali
Carlo Magno, vincendo la soccorse.
(Par. VI. 94-96)
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E come in fiamma, favilla si vede,
e come voce in voce si discerne,
quand'una è ferma e l'altra va e riede
(Par. VIII. 16-18)
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E quel corno d'Ausonia che s'imborga
di Bari, di Gaeta e di Crotona,
(Par. VIII. 61-62)
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E la bella Trinacria che caliga
tra Pachino e Peloro, sopra il golfo
che riceve da Euro maggior briga.
(Par. 67-69)
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E del suo grembo l'anima preclara
muover si volle, tornando al suo regno,
ed al suo corpo non volle altra bara.
(Par. XI. 115-117)
[Passaggio di Dante sulla vita di San francesco.
"Essendo in sul morire, si spogliò (San Francesco) tutto ignudo in terra
a dimostrare come sempre avea amato somma povertà".
"Comandò ai suoi frati che in sul burraccio portassero il suo corpo a fossa...
Comandò che il suo corpo fosse sepolto dove si seppelliscono i giustiziati".
Vari commentatori, in Camerini.
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E sì come al salir di prima sera
cominciar per lo ciel nuove parvenze,
sì che la vista pare e non par vera.
(Par. XIV. /70-72)
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E lascia pur grattar dov'è la rogna
(Par. XVII. 119)
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E come a buon cantor buon citarista
fa seguitar lo guizzo della corda,
in che più di piacer lo canto acquista.
(Par. XX. 142-144)
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E come il fantolin che ver la mamma
tende le braccia poi che il latte prese,
(Par. XXIII. 121-122)
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E, come stella in Cielo, il ver si vide.
(Par. XXVIII, 87)
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Ed eran tante, che il numero loro
più che il doppiar degli scacchi s'immilla.
(Par. XXVIII. 92-93)
[Era già nota, al tempo di Dante, la leggenda dell'indiano che presentò
il suo gioco al Re di Persia ottenendo in compenso il fantastico numero
di 18.446.744.073.709.551.615 chicchi di riso. (In Camerini).
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