S C R I V I A M O d i P O L I T I C A
CAPO SECONDO
IL FILOSOFO
Carlo Marx
Molti ritengono, con convinzione, che avendo la vecchia U.R.S.S. fatto fallimento, il nome di Carlo Marx sia stato espulso dalla filosofia, e che non se ne debba parlarne più. Alcuni filosofi iscritti a partiti politici lo lasciano credere. Filosofi cattolici, vorrebbero sostituirsi a lui. In realtà, il discorso marxista sulla struttura vale perfettamente per il mondo capitalista; anzi, molto di più che per il mondo comunista, che non c'è. Intendo dire: la struttura economica determina il carattere di qualsiasi tipo di società, e quindi anche il modo di intendere e di volere dei cittadini. Non del tutto, ma oltre il cinquanta per cento, sicuro. Ne fanno fede tutte le popolazioni degli Stati anteguerra, sia totalitari che non. Oggi, dopo la vittoria degli Stati Uniti nella guerra fredda e la espansione globale del capitalismo internazionale, puntare, come se fosse accaduto niente, sulla rivoluzione strisciante, sul para pacifismo pro islamico, sulla demonizzazione delle industrie multinazionali, significa perdere tempo storico e ritardare ciò che veramente occorre attuare, cioè la ristrutturazione del mondo intero il più in fretta possibile. Ciò perchè siamo entrati nell'epoca del nucleare e non possiamo scherzare più.
LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
Non si può negare, a qualsiasi classe sociale si appartenga, che Marx oggettivamente abbia ragione su un punto: gli operai hanno diritto ad essere considerati co - produttori della ricchezza nazionale e di quella del mondo. Avere ragione qui lo si deve intendere in senso eleatico, ovvero nel senso di verità eterna. Si può pretendere perciò dalle leggi di tutti gli Stati capitalisti, di darsi uno spirito "umano", un fine ideale che non può essere altro che quello della pacificazione globale. Il proletariato, sostenuto da un sindacalismo moderno può accompagnare tale ideale, lottando contro tutte le forme di grettezza intellettuale, dandosi anch'esso una dimensione internazionale sufficiente a controllare dalla base che l'unità del mondo proceda. Un sindacalismo internazionalizzato intendo.
Dopo la fine della rivoluzione d'ottobre del 1917, il proletariato russo, che già al tempo dello Czar era numeroso in città come Pietroburgo e Mosca, si convinse di essere stato liberato dalla condizione di semi schiavitù e mancanza di garanzie giuridiche. Lo fu certamente da una certa condizione di sudditanza psicologica e reale umiliazione perpetua. Passò ad una condizione di esaltazione propagandistica che durò, come dicono i francesi "l' espace d'un matin". Purtroppo la situazione politica della Unione Sovietica fu tale (per colpe che non dipesero dai comunisti come partito) che gli operai non riuscirono mai a migliorare la propria posizione servile altro che (per pochissimi) facendo carriera in politica. La verità fu che essi continuarono a lavorare non per il popolo (non per sè stessi), ma per una borghesia burocratica a propria volta prostrata ad un potere liberticida.
Chi ha studiato Carlo Marx sa che egli non desiderava il proletariato in condizione di classe sempiterna. Tale poteva essere considerato limitatamente al tempo di lotta, ma per il poi egli auspicava il lavoro umanizzato, il tempo libero, l'arte, la manifestazione della personalità. Il dramma del Comunismo fu che esso, per giustificarsi, avrebbe dovuto conquistare il mondo, ma mai, sotto Stalin, si avviò su questa strada (che sarebbe stata poco percorribile anche per Trotskij). Verso la fine degli anni 'Quaranta, appena finita la guerra, vi fu un momento in cui fra la Russia di Stalin e la Cina di Mao si paventò un conflitto. Altro che conquista del mondo! Per non parlare delle beghe interne ai piccoli Stati comunisti europei, che non riuscirono mai ad essere "uniti" ne' sinceramente collaboranti con l' URSS soprattutto a livello di simpatia popolare. La Yugoslavia consideriamola a parte, anzi, non consideriamola.
In breve, oggi il proletariato internazionale può pretendere di essere riconosciuto (dallo Stato liberale), almeno ufficialmente co - produttore della ricchezza (occorrerebbe inserirlo nella costituzione). Il sindacato può contribuire al riequilibrio salariale degli operai nel mondo, iniziare una lotta a grande respiro per ottenere una economia globale sempre più equilibrata. I lavoratori, in uno Stato moderno, non possono presentare più i connotati di classe sempiterna. Ormai non risulta più strano che un operaio abbia un figlio ingegnere, o medico, o comunque borghese. Perciò il discorso politico sulla Scuola e Università è importante, e tocca farlo ai partiti. Ciò deve essere reso possibile come rapporto normale di vita fra parti diverse. Le gerarchie sociali, almeno a livello borghese, possono essere lentamente sottoposte a lavaggio disincrostante. Ciò implica, forse, un modo diverso di considerare i partiti politici, un modo di introdurre deputati "veri" nel parlamento, di cominciare a pensare che il mondo sia veramente rotondo e che lo si possa percorrere bene anche scegliendo direzioni diverse.
Continua:
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