Keats

 

 

Seduto ancora a leggere il "Re Lear"

 
 
 

 

 
 

 

Dorata, dolce e musicale lingua romanza,

bella sirena piumata, lontana regina,

smetti il tuo canto in questo freddo giorno,

chiudi le vecchie pagine e sta muta:

Adieu! Per una volta ancora la contesa

fra dannazione e argilla appassionata

mi bruci in mezzo; un'altra volta ch'io umilmente assapori

il dolceamaro frutto shakespeariano:

Sommo poeta, nuvola d'Albione

genitore del nostro eterno tema, profondo!       10                   

E mentre nella selva di vecchie querce vago

tu non lasciarmi al mio povero sogno,

piuttosto, quando dal fuoco fossi consumato,

della nuova Fenice l'ali dammi, 

poi lasciami volare a mio piacere.

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Scritto il 22 gennaio 1818. Keats stava revisionando  il suo romanzo poetico "Endymion" e preparando il piano del più austero "Hyperion". 

In questo sonetto sono espressi  molti motivi giustificanti la differenza fra i due suoi stessi lavori. Quando Keats cominciò l'"Hyperion", più avanti nell'anno, la sua parte iniziale fu largamente ispirata al "King Lear" che lui, ancora una volta, rilesse.

 

v. 9.  "Nuvola d'Albione"  -  Nel testo il poeta si rivolge, al plurale, alle nubi - "Ye clouds of Albion" (Voi nuvole d'Albione, genitrici...), ma l'assimilazione a Shakespeare sembra tuttavia sottintesa e giustificata da un passo del Macbeth citato da De R. Lysle: "Possono tali cose esistere e sopraffarci come nuvola d'estate, senza nostro grande stupore?" Così si può accettare che intenda Keats: Shakespeare sovrasta gli altri poeti come una nuvola.

 

v.  11.  -  "selva di vecchie querce"  -  Si riferisce alla penosa difficoltà incontrata da Shakespeare a scrivere il Re Lear, pena che Keats qui anticipa e conoscerà nella sua esperienza componendo l'Hyperion, scritto fra l'autunno del 1818 e la primavera del 1919, ma poi non finito. 

 

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