Keats

 

 

Ode su un'urna greca

 
 

 

 
 
 

 

Tu della quiete immacolata sposa,

figlia del pigro tempo e del silenzio

silvane storie narri più soavemente 

della nostra rima: un racconto fiorito 

adorna la tua forma e la frequenta

il mito, degli dèi o di mortali, oppur d'entrambi,

in Tempe, o nelle valli dell'Arcadia?

Sono queste figure uomini o dèi? E chi son queste schive fanciulle?

E cos'è questo pazzo inseguimento, lo sforzo per fuggire?

Quali zampogne e cembali? Quale selvaggia estasi?                     10

 

Dolci son le armonie che posso udire, ma quelle che non odo

sono più melodiose; perciò tu, silenziosa zampogna, 

suona, non all' orecchio fisico, ma allo spirto

zufola ancora canti senza voce.

Sereno giovanotto sotto il verde, tu non potrai finire

la tua canzone, non mai quegli alberi si spoglieranno;

audace amante, tu mai potrai baciare,

per quanto tu sia prossimo alla meta; tuttavia non soffrire,

ch'ella non può svanire; e sebben tu ottenuto non abbia 

la tua felicità, tu per sempre amerai, lei sarà sempre bella!          20

 

Felicissimi rami, le vostre foglie voi non potete

lasciar cadere, nè mai prender congedo potrà la primavera;

L'abile suonator che non si stanca

per sempre suonerà la sua zampogna,

canzoni sempre nuove, d'amore fortunato,

d'amore più felice, sempre ardente e ancora a esser goduto,

sempre anelante, giovane sempre,

molto al di sopra d'ogni vivente passione umana;

ciò lascia un cuore amareggiato e sazio,

infiammata la fronte, arsa la lingua.                                               30

 

Chi son costoro che giungono all'offerta?

a quale altare, mistico sacerdote,

conduci tu quella giovenca, coi suoi serici fianchi

di ghirlande agghindati, che mugge ai cieli?

La piccola città, con pacifica acropoli, è edificata

lungo spiagge marine, o accanto a un fiume, 

oppur sulla montagna, e perchè vuota è mai della sua gente

in questo pio mattino? O piccola città, 

le tue stradine eternamente saran silenti,

e mai nessuno potrà tornare a dire perchè sei solitaria.                 40

 

Attica forma, ricamata nel marmo 

con bello stile d'uomini e fanciulle, 

di rami di foresta e calpestata erbaccia;

tu, silenziosa, che il pensiero tormenti sino a farlo smarrire,

con l'idea dell'eterno: tu, pastorale freddo racconto,

quando nel vecchio tempo questa generazion sarà dispersa,

tu rimarrai, nel mezzo ad altri affanni,

un'amica dell'uomo, al quale dici:

-  Bellezza è verità, e verità bellezza - e questo è tutto

ciò che tu sai del mondo, tutto ciò che desideri sapere.                 50

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Scritto nel maggio 1819.  Come nell'"Ode a un usignuolo" si evidenziano qui i contrasti fra il mondo ideale di naturale bellezza e le esperienze della vita umana, che quest'ode contrappone al mondo dell'arte, simbolizzato dalle inalterabili figure dell'urna greca.

La fissità del lavoro d'arte ideale rappresentato dall'urna, si pone in contrasto con l'eccitazione e la instabilità delle vicissitudini umane. Wordsworth aveva anticipato questa idea in un sonetto che Keats forse aveva letto.

 

v.  7.  -  "Tempe"  -  ("Tempe")  -  Una valle della Tessaglia.

 

v.  7.  -  "Arcadia"  -  ("Arcady")  -  Una regione della Grecia.

 

vv.  11-12.  "Dolci son le armonie...ma...più melodiose"  -  ("Heard melodies... sweeter")  -  La impressione musicale è più durevole non quando si può ascoltare il musicista che suona, ma quando si riceve da esso una impressione spirituale.

 

v.  28.  -  "Vivente passione"  ("Breathing")  -  Lett.  "respirante". Ma Gittings consiglia d'intendere "Living" ("vivente").

 

vv.  29-30  -  Si paragonino questi versi con la terza stanza dell'"Ode a un usignuolo".

 

v.  41.  -  "Ricamata"  -  ("Brede")  -  sta per "embroidery", ricamo, ornamento.

 

v.  45.  -  "Pastorale, freddo racconto"  -  ("Cold pastoral")  -  Freddo, perchè dipinto nell'urna.

 

v.  49.  -  "Bellezza è verità..."  -  ("Beauty is truth...")  -  La filosofia dell'Ode è contenuta in questo messaggio, in questa platonica identificazione della verità con la bellezza, discorso sempre implicito nel pensiero di Keats. Severn considerò Keats uno che narra dell'arte greca e dello spirito del passato come di una "immortale giovinezza". Nello "stress" di questo periodo della sua vita, tale visione di verità essenziale, di immaginazione esprimentesi attraverso la bellezza dell'arte impressionò vigorosamente Keats e maturò la quasi proverbiale espressione con la quale il poema si chiude.

 

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