| Keats |
Ode a un Usignolo | |
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Soffre il mio cuore, e un torpor sonnolento domina i sensi miei, come se la cicuta bevuto avessi, o un torpido sonnifero svuotato sino al fondo e verso il Lete fossi sprofondato. No, non invidio la tua vaga sorte, che tu sei troppo lieto, e fortunato, driade leggera e alata, che in un luogo d'alberi melodioso, e verdi faggi, ed ombre innumerevoli, senza fatica canti a piena gola, il migliore cantore sei d'estate. 10
Oh, dammi vino, un sorso che sia stato tenuto in fresco a lungo e sotterrato fondo, che sia degno di Flora e di verde campagna, di danze e canti provenzali, ed ancora di mirto disseccato nel sole! Su, dammene un boccal, del caldo vino meridionale, colmo del vero, del rosato Ippocrene, con bollicine che occhieggiano dal bordo per macchiar la mia bocca di colore; ch'io possa bere e fuggire dal mondo inosservato, svanir con te nella foresta oscura. 20
Svanire assai lontano, dissolvermi, tutto dimenticare di ciò che tu, nel mezzo alle tue fronde, conosciuto non hai, la stanchezza, la febbre, l'ambizione; qui dove uomini ascoltano l'un dell'altro il lamento, qui ove paralisi scrolla gli ultimi, tristi, capelli grigi, ove la giovinezza si sviluppa in pallore, e divien scarno spettro e infine muore, dove solo il pensare significa afflizione al colmo, e dove l'occhio cupo più non spera che la bellezza possa ancor conservare il suo sguardo lucente, che nuovo amore possa ancora languire oltre il domani. 30
Via, via, lontano, a te voglio volare, non portato da Bacco e i suoi leopardi, bensì della poesia su invisibili ali; nonostante stordito il mio cervello, e incerto e tardo, sia già con te nella tenera notte; e forse anche la Luna è sul suo trono regale, coronata dal cerchio delle stelle fedeli, ma quaggiù non vi è luce, salvo brezze dal ciel spiranti verso l'oscuro verde e i sinuosi sentieri ricoperti di muschio. 40
Io non posso veder quali fiori calpesto, nè quale incenso di sopra i rami aleggi soave, ma nella profumata oscurità ogni odore indovino, che il mese e la stagione lo rivelano, l'erba, il boschetto, l'albero dal frutto acerbo, il biancospino, la rosa pastorale e la violetta celata nel fogliame, il fanciullo più grande nato nel medio maggio, e la rosa muschiata nel mentre sboccia piena di rugiadoso umore, in un ronzar di mosche, nelle sere d'estate. 50
Nelle tenebre ascolto, e a volte sono stato quasi in amore con la pallida morte, con dolci nomi l'ho già chiamata, in rime meditate; prender nell'aria il mio quieto respiro, ch'or più di sempre il morir sembra bello, smetter la pena in sulla mezzanotte mentre tu inondi il luogo col tuo canto, e il tuo spirito spandi; in tale rapimento tu ancora canteresti, mentr'io invano avrei orecchie, zolla diventerei nel tuo alto requiem. 60
Non tu, immortale, non per morte nascesti, non per essere oppresso da avide generazioni; il suon ch'io sento in questa breve notte, in giorni antichi di già fu udito da imperatori e zotici; fors'è lo stesso canto che un sentiero rivelò a Ruth quando in tristezza, per nostalgia di casa, lei se ne stava lacrimevole in mezzo a stranieri campi dell'orzo, la stessa voce che spesse volte ha affascinato magiche finestre aperte sulla spuma di perigliosi mari, in fatate regioni desolate. 70
Desolate! Questa parola è come una campana che pretende da me ch'io torni indietro verso di te, da solo. Addio! No, non inganna la fantasia sì bene quant'è solito far l'elfo che incanta; Addio, addio! Si perda il mesto canto oltre i vicini prati, sopra il quieto torrente, sul declivio del colle, mentr' ora esso è profonda fossa nelle radure delle prossime valli. Era ciò una visione o un sogno sveglio? Svanita è quella musica: - Son desto o dormo? 80 ________
Scritto all'inizio del maggio 1819. Secondo Charles Brown, l'Ode fu ispirata dal canto di un reale usignuolo, nel giardino di Wentworth Place. Il poema evidenzia il contrasto fra la realtà del mondo e la morte dell'ideale umano della bellezza in natura, simbolizzato dal canto dell'usignuolo, sempre il medesimo, attraverso tempi e generazioni; tuttavia la conclusione insinua che ciò potrebbe anche essere una falsa idea che ha ingannato il poeta. Gran parte dello scenario dell'Ode è una riminiscenza del poema chauceriano preferito da Keats: "The Flower and the Leaf" ("Il fiore e la foglia").
v. 4. - "Verso il Lete" - ("Lethe-wards") in cui "wards" sta per "towards". Il fiume dell'oblio, della insensibilità.
v. 7. - "Driade leggera e alata" - ("Light-winged Dryad") - Ninfa del bosco. Il poema, originariamente, cominciava con: "Small winged Dryad".
v. 13. - "Flora" - ("Flora") - Dea dei fiori e della primavera. Keats, il primo maggio di quell'anno, in una lettera a Fanny Brawne aveva scritto: "Dì le tue preghiere a Flora". E' lei la dèa che conduce le danze in "The Flower and the Leaf".
v. 14. - "Canti provenzali" - ("Provenzal song") - I canti dei trovatori del Sudest della Francia.
v. 16. - "Ippocrene" - ("Hippocrene") - Il poeta immagina rosa l'acqua della sorgente del monte Helicon, sacro alle muse, e la assimila al vino stesso.
vv. 26-27. - Keats stesso affermò che in questi versi intendeva riferirsi alla morte del proprio fratello Tom.
v. 47. - "Il fanciullo più grande nato nel medio maggio" - ("mid-May's eldest child"). Riminiscenza di riti nordici pagani dedicati alla primavera.
v. 60. - "Requiem" - ("Requiem") - Canto funerario sul poeta morto.
v. 64. - "Zotici" - ("Clown") - (al singolare nel testo) - sta per villico, paesano, zotico. (Gittings).
vv. 65-67. - Qui Keats interpolò due episodi: dal biblico "Libro di Ruth" e da una memoria inconscia di un poema di Wordsworth "The solitary reaper" ("La mietitrice solitaria").
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