Keats

 
 

 

Un primo sguardo sull' "Omero" di Chapman  

 
 

 

 

 
  

 

Parecchio corsi pei reami dell'oro

e molti belli Stati e Regni vidi;

Co' bardi, religiosi d'Apollo,

l'isole occidentali attraversai.

Essi, d'un vasto firmamento mi narrarono

nel quale Omero, il profondissimo, governa i propri beni.

Tuttavia, mai di ciò respirai pienamente

fin quando Chapman non parlò a voce chiara.

Da allora, simile ad un astronomo

quando un nuovo pianeta la sua mente attraversa,         10

o pari al risoluto Cortèz, quando con occhio d'aquila

mosse verso il Pacifico con uomini

che l'un l'altro, su una vetta del Darien,

con feroce sospetto taciturni guatavansi. Così mi stetti.

 

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Nell'ottobre del 1816 Keats annotò, insieme al proprio amico Charles Cowden Clarke, alcuni passi scelti da una edizione "in folio" della traduzione dell' Iliade e dell' Odissea di Omero, eseguita da George Chapman (1559-1634); quindi, all'inizio della mattina seguente, compose il sonetto qui presentato. L'idea della composizione proviene dai passi letti da Keats, ovvero da Iliade libri 3, 5 e 13 e da Odissea libro 5.

 

v. 10.  "Un nuovo pianeta" - ("A new planet") - Probabilmente si allude alla scoperta del pianeta Urano eseguita da William Herschel il 31 marzo 1781, della quale Keats aveva letto nella "Introduzione all'Astronomia"  di Bonnycastle.

 

v. 11.  "Risoluto Cortèz" - ("Stout Cortèz") - L'Oceano Pacifico fu visto per la prima volta da Balboa, nel 1513.  Keats, probabilmente, confuse fra loro due diversi capitoli della "Storia dell'America" di William Robertson.

 

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