Keats

 

 

Ode  a  Psiche

 
 
 

 

 
 
 

 

Accogli o dèa questi scomposti versi tirati a forza

dalla dolce violenza d'un ricordo ben caro, 

e scusami se canto i tuoi segreti

nella morbida conca del tuo orecchio:

Certamente ho sognato, o forse ho visto

con occhi desti Psiche?

Senza pensier vagavo nella macchia

quando, ad un tratto, smorto di sorpresa,

due leggiadre creature vidi unite                                  

nell'erba più profonda; erano stese                                      10 

e avean per tetto un circolo di cielo

sussurrante di foglie e fiori curvi

a un silente ruscello che appena si scorgeva:

azzurri occhi odorosi e bianco argento, ben piantati

nel fresco, con bocci della porpora di Tiro.

Respiravano calmi sopra il letto dell'erba,

avvinti, braccia ed ali, e il labbro accanto al labbro,

che sol mano di sonno pareva separare;

sempre tesi nel bacio, senza toccar le labbra, 

ma pronti a oltrepassare il vecchio numero.                       20 

Nella tenera luce dell'aurora, le ali del ragazzo 

riconobbi: il primigenio Amore; ma chi eri tu,

fortunata colomba? La sua Psiche fedele!

 

O ultimissima nata, la visione più amabile

della ormai spenta gerarchia d'Olimpo,

più pura sei della stella di Febo 

in zaffirea regione, o d' Espero, la lucciola amorosa

del cielo; più bella d'essi sei, seppur priva di tempio,

nè altar di fiori hai, nè coro virginale

a cantare un lamento                                                            30

delizioso, in sulla mezzanotte;

non voce, o liuto, o flauto, non profumato incenso

sprigiona dal turibolo; non cappella,

non bosco, non oracolo, non foga di profeta

evoca sogni dalla pallida bocca.

 

O splendidissima, sebben sia troppo tardi

per le credenze antiche, e per la devozione

per la tua lyra appassionata, che si compiva

quand'eran sacri i rami e le foreste,

e sacri l'aria, e l'acqua, e sacro il fuoco;                               40

pure, tanto remoti son quei giorni

di liete devozioni: ed ora io vedo e canto,

dai miei occhi ispirato, le tue splendenti ali,

nell'Olimpo agitate, fra spenti dèi.

Tienmi con te nel coro, a far lamento

in sulla mezzanotte,

con fiore, e liuto, e flauto, e profumato incenso,

con sacrario, con bosco e tabernacolo, e con l'ardore

del tuo profeta ch'evoca sogni dalla pallida bocca.

 

Si, voglio essere io tuo sacerdote, e un tempio costruir      50

nella regione della mia mente più solitaria, ove

dei miei pensieri i rami estesi, venuti sù con piacevole pena

si estendano, e tolgan spazio ai solitari pini mormoranti

nel vento, sicchè d'intorno a quelle macchie d'alberi,

lontano, oscure s'infoltiscano, di costa in costa

le selvagge montagne, e lì, da venti zefiri e ruscelli, 

da uccelli ed api, le creature del bosco sian cullate

fino a dormire: le Amandriadi nel muschio, e nel bel mezzo

di questa vasta quiete, un tempietto di rose adornerò,

con graticci intrecciati a mio fecondo ingegno       60

di boccioli e giacinti, e stelle senza nome,

con tutto quello che, fantasticando, un giardinier potrebbe

escogitare: Fantasia fiori appronta, però, non mai gli stessi:

Per te tutto sarà dolce delizia, 

purché vinca il tuo sogno.

Una fulgente face e una finestra aperta nella notte

a lasciare che v'entri il caldo amore!

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Scritto nell'aprile 1819.  Psiche, una donna mortale, suscitò la gelosia di Venere, la quale le inviò il suo figlio Cupido a tormentarla. Egli, invece, si innamorò di lei e prese a visitarla segretamente la notte, proibendogli però di guardarlo in volto. Ma una notte Psiche accese una luce, riconobbe il suo amante e fu subito abbandonata da lui: soltanto dopo molte vicissitudini essi poterono riunirsi e sposarsi.

La storia, in linea generale, è considerata un'allegoria dell'anima (Psiche), ma Keats fa di lei la dèa della bellezza, che non è stata sufficientemente adorata. Nel poema egli immagina, infatti, sè stesso quale suo sacerdote, fondatore del culto del bello.

La ode riceve colorito umano dal fatto che durante quel mese (di aprile) Keats aveva scritto a Fanny Brawne, in seguito sua fidanzata, la quale lo aveva informato che sarebbe venuta ad abitare nella porta accanto alla sua, in Wentworth Place, con un giardino in comune.

Lo stile del poema rammenta le odi irregolari del Dreyden, ed ha parecchie rassomiglianze con alcune opere di Milton, specie col libro quarto del "Paradiso perduto" ("Il giardino dell'Eden").

 

v. 2.  -  "Dolce violenza"  -  ("Sweet enforcement")  -  Cfr. J. Milton "Lycidas", v. 6.

 

v.  4.  -  "Morbida conca"  -  ("Soft-conched")  -  letteralmente: di forma simile a una conchiglia, ma soffice.

 

v.  15.  -  "Porpora di Tiro"  -  ("Tyrian")  -  Gittings sostiene che Keats intendesse "porpora siriana", (v. il testo inglese).

 

vv.  32-35.  -  Riminiscenze miltoniane. Cfr. "Ode alla natività", stanza XIX.

 

v. 43.  -  "Splendenti ali"  -  ("Lucent fans")  -  Letteralmente: "lucenti ventagli", che Robert Gittings consiglia di interpretare "Shining wings".

 

vv.  47-49.  Riminiscenze miltoniane, c.s.

 

v. 60.  -  "Con graticci intrecciati a mio fecondo ingegno"  -   ("With the wreathed trellis of a working brain")  -  Questa sorprendente figurazione sarebbe derivata a Keats, secondo Gittings, dai propri studi medici e di anatomia. Lo stesso Gittings rimanda anche all'inizio del verso 52  -  "Ove dei miei pensieri i rami estesi"...  ("branched thoughts").

 

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