| Keats |
Quand' io temo | |
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Quand'io temo di smettere di esistere prima che la mia penna dal mio fecondo cranio abbia mietuto, prima che l'alta pila dei miei scritti, quale ricco deposito, sia riempita di grano; quand'io, sulla gran fronte di una notte stellata, gl'immensi, oscuri segni indago di una storia sublime, e penso di non poter più vivere seguitando quell'ombra, magica mano della sorte di un'ora! Allora sento, o fatata creatura, ch'io mai vedrò sopra di te più avanti. 10 Mai ho apprezzato, nei poter delle fate, l'amore irriflessivo. Or qui, sul lido del vasto mondo, medito solitario finchè gloria ed amore nel nulla mi ritraggano. ________
Scritto verso la fine del gennaio 1818; è questo il primo sonetto keatsiano composto in forma shakespeariana. Nonostante sia normalmente interpretato come una profezia della sua immatura scomparsa, occorre considerare che il concetto di morte, in Keats, è abituale.
v. 3 - "Scritti" - ("Charact'ry") - Sta per "manoscritti".
v. 9 - "Sorte di un'ora! O fatata creatura" - ("Fair creature of an hour") - Keats allude a un incontro casuale con una sconosciuta signora, avvenuto in Vauxhall Garden qualche anno prima. Il 4 febbraio 1818 egli scrisse un altro sonetto in ricordo di lei.
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