Epicuro

 

 

PERDONO

Dio non perdona sulla Terra, ma perdona in Cielo.

Giustificazione pitagorica

 

Nella cultura storica internazionale tre sono oggi le più credibili "visioni del mondo" che attengono alla esistenza o alla non esistenza di Dio.

Esse sono: il Pensiero religioso in genere, l'Ateismo, e il Pitagorismo nella forma che esso acquistò fra il quinto e il quarto secolo a.C, nelle Scuole di Tebe in Grecia, forse in Eraclea e sicuramente in Taranto sino alla distruzione della città (209 a.C.) dovuta alle conseguenze della guerra annibalica.

 

IL PENSIERO RELIGIOSO - sostenuto dalle Chiese ufficiali mondiali,  e responsabilizzato da vari sistemi di gerarchie, non tutte ascendenti sino a un Pontefice Massimo.

Caratteristica generale del pensiero religioso è quella di accettare un Dio unico, o molti dèi antropologicamente operanti. Ne fa eccezione il Buddhismo, il quale conserva, comunque, una sua propria gerarchia sacerdotale.

Il pensiero religioso riconosce, oltre al valore del corpo umano, anche quello dell'anima, che può incarnarsi, in un corpo, una volta sola nella vita, pur possedendo una esistenza eterna; oppure, come nel Buddhismo,  trasmigrare in più vite sino a raggiungere un traguardo spirituale definitivo umanamente intuibile, ma non esattamente definibile.

La gerarchia religiosa buddhista conferì, in tempi passati, carattere contraddittorio alla società orientale, interpretando la conseguenza della "Trasmigrazione" come "Rassegnazione", ovvero sottomissione alle gerarchie laiche di già esistenti. Contraddizione  che, con altro carattere e in altra misura è stata per secoli sopportata anche dai popoli  occidentali.

Trovata, attraverso Gandhi e l' accettazione della democrazia, la vera conseguenza logica del principio della "trasmigrazione" (ripreso anche dallo Induismo che accetta dal buddhismo il testo dello Abhidhammapitaka, ovvero la cesta della metafisica) oggi, l'India si è incamminata sulla strada del progresso economico ed alla disponibilità verso evoluzioni globali di più vasta portata.

 

Oltre al citato buddhismo, una religione metempsichica antica (scomparsa) fu quella di Orfeo.

Esistono, nel concetto religioso dello scibile umano, due modi di intendere l'anima, uno trasmigrante attraverso corpi diversi (o anche muoventesi  a casaccio fra uomini e animali), entro il quale la responsabilità dell'anima stessa - o non c'è - o appartiene a sè stessa e si risolve sulla terra; un altro nel quale l'anima si identifica in un' unica vita, la quale appartiene a un Dio giudice, il quale disporrà della sua sorte per una eternità intera.

Tutte le religioni, senza distinzioni, seguono loro particolari conseguenze logiche morali, usi e costumi giustificati da precedenti storici, etnie, luoghi geografici, climi.

Le tre religioni monoteiste, ad esempio, pure riconoscendo solo apparentemente uno stesso Dio [vedi (Agorà) Corano, Sura 112,] sono differenziate da gerarchie, comandamenti morali e usi molto diversi.

La intuizione religiosa, nella cultura occidentale, storicamente precede di almeno qualche   migliaio d'anni i racconti di Omero.

Sulle religioni sono state scritte intere enciclopedie, ma chi scrive per internet è costretto a servirsi dell'arte della sintesi e ad arrangiarsi con essa.

 

ATEISMO. Per la giustificazione del termine (non per l'etimologia) è utile possedere un buon vocabolario filosofico (o anche non filosofico) e poi magari fare confronti. In breve, per ateismo si intende la negazione della divinità.

Per Abbagnano sono definite forme di ateismo, il materialismo naturalistico e fisico, lo scetticismo, il pessimismo, il panteismo.

Secondo l'Autore citato, però, l'unica voce che poi giustifichi l'ateismo in senso pratico è il pessimismo, ovvero la forma filosofica verso la quale si scontra il giudizio  comune sulla essenza della qualità della vita intesa nel proprio insieme, sia umana che animale e persino vegetale.

Lucrezio, Schopenhauer, Leopardi, Feuerback, Sartre...ma anche Cecchelin e gli atei spiccioli che si incontrano su facebook, misurano Dio in conseguenza logica al prodotto della sua opera.

Cecchelin dice: - La vita xe tuta un bidon, - vestirse, spoiarse, impinirse, svodarse.

Facebook traduce: Cacca e piscia, un calcio in culo (a chi ha costruito il mondo con  tali leggi naturali imperfette... eccetera).

Nemmeno gli atei, comunque, accettano un Dio cattivo: riconosciutolo tale, o incapace, preferiscono escluderlo.

Esiste anche un ateismo moralistico, particolarmente femminile, il quale si specchia anch'esso sulle religioni ufficiali in genere e si fonda sul concetto che si può essere, nel mondo, bravissime persone anche senza volersi aspettare un compenso in Cielo.

Oggi che l'equilibrio fisico del mondo è messo in pericolo dai magazzini internazionali di armi nucleari, nonché dai fanatismi religiosi, l'ateismo ha assunto un particolare carattere di impegno politico rivolto trasversalmente contro le religioni stesse (axteismo) accusate di rinfocolare i conflitti piuttosto che possedere  il potere di risanarli.

In breve, ciò che distingue l'ateismo è la mancanza di una propria  conseguenza logica etica che giustifichi univocamente le proprie opinioni.

Esempio: Le stesse forze verso le quali la polemica dell'ateismo si produce, possono essere forze atee.

 

NUOVO PITAGORISMO. E' il tentativo di portare a conseguenza logica, entro i tempi attuali, tutti i derivati teologici e filosofici del vecchio pitagorismo dei secoli, fra il sesto e il quarto a.C.

Abbagnano rammenta in sintesi le materie più caratteristiche trattate dallo antico pitagorismo.

1. La dottrina orfica della trasmigrazione dell' anima attraverso corpi viventi.

2. La dottrina dei numeri.

3. La dottrina dei corpi celesti.

 

1. Il termine "metempsicosi" compare soltanto negli scrittori dei primi tempi dell'epoca cristiana. Esso, insieme al termine "reincarnazione" non dovrebbe essere accettato trattando il pitagorismo, e nemmeno l'orfismo, in quanto danno l'idea di una rinascita in un qualsiasi corpo, mentre (cito Abbagnano) "la credenza fondamentale della religione (orfica) era che la vita terrena fosse una semplice preparazione per una vita più alta". In similitudine al Buddhismo, però precedendolo di poco.

Si dovrebbe pertanto  usare il termine "trasmigrazione".

Plotino nelle "Enneadi" II. 6, 9, 13 usò il termine "metensomatosi", ritenuto forse più esatto (?) di "metempsicosi".

 

La credenza originale della trasmigrazione dell'anima fu accettata, oltreché dai pitagorici,  da Empedocle, Platone, Plotino e dai neoplatonici, compreso lo gnostico Basilide. Solo nella vecchia India e nell'attuale gerarchismo buddhista esso ebbe (ed ha) carattere sacrale di "rassegnazione".

In opposizione all'ateismo, che evidentemente nega l'anima, il pitagorismo accettò (chiamiamola così) la "dottrina" della trasmigrazione.

Le differenze fra la "dottrina" della trasmigrazione e quella della vita corporea unica, dal punto di vista psicologico e sociale, sono enormi, certamente sottovalutate dalla filosofia ufficiale, come ammette anche Abbagnano nella voce "orfismo" e come nei nostri siti è stato rilevato più volte.

 

2. Nel quinto secolo a.C. alla teologia pitagorica fu aggiunta, probabilmente dal solo Filolao - in occasione della scoperta del numero ionico - la "dottrina" della "decade", la quale consiste, attraverso l'allegoria del numero, nella consapevolezza di poter giungere idealmente alla misurazione umana (comprensione) dello intero universo fisico e metafisico.

Nello intendimento del tempo classico ciò conduceva alla sacralizzazione della intera emanazione, ovvero alla continuità fra la sua causa e il proprio  effetto...

... causa, riconosciuta soltanto come potenza, sia materiale che spirituale...

... effetto, riconosciuto nello intero universo, astronomico e terrestre (in senso pitagorico: il "limitato", il regno naturale ove tutti muoiono e rinascono).

Infine, caratteristica  del pitagorismo è dare sacralità sia al pensiero di Dio inteso come mente infinita (non come un "tuttofare", ma come ragione giustificante), sia al concetto di Dio inteso come sola potenza materiale.

Questi concetti non erano nuovi nel mondo classico. Erano già stati adoperati nelle religioni pagane di Artemide, Diòniso ed Eracle, attraverso la sacralizzazione della fertilità della terra, quella della riproduzione dei corpi viventi; quella del valore del corpo e della psicologia umane. Vedi il Mito di Prometeo, al quale si può collegare  la Decade intesa come traguardo di conoscenza.

Nella interpretazione pitagorica antica la sacralizzazione ebbe invece valore totale. Ciò presuppose, e presuppone ancora oggi, importanti conseguenze nella interpretazione etica del mondo, conseguenze che noi vorremmo fossero riconosciute  anche nella corretta reinterpretazione morale e logica del nostro tempo.

 

CONSEGUENZE MORALI. Provengono:

1. Dalle conseguenze logiche della sacralizzazione della "emanazione" fisica universale.

2.  Dalle conseguenze logiche della sacralizzazione della "dottrina" della trasmigrazione dell'anima.

 

1.  Le conseguenze logiche della sacralizzazione della "emanazione" sono precedute di poco in epoca classica, dalla dottrina dell'"Uno" enunciata da Parmenide nella Scuola di Elea, sommariamente descritta anche da Platone nei propri "Dialoghi".

Da Filolao fu ritenuta matematizzabile e quindi applicabile alla propria morale teologica.

In conseguenza di ciò tutti gli esseri viventi allo interno della emanazione possiedono uguale valore etico. Ad esempio, tutte le persone umane e tutti gli animali della Terra.

 

2.  Ciò può essere compreso soltanto dalla "dottrina" della trasmigrazione dell'anima, unica possibile per giustificare un Dio buono.

La giustificazione dell'anima obbligata ad una unica vita, oltreché non arrivare a un Dio buono, consente alla gerarchizzazione  terrena di arrivare al governo del Cielo.

Tutto ciò condusse, già da ben prima dal tempo della rivolta dei paggi di Alessandro Magno, alla giustificazione sacrale degli imperi, dei regni, dei potentati, delle gerarchie umane civili e spirituali.

Per semplificare tutto ciò occorre ricordare che il pitagorismo non dev' essere mai confuso col paganesimo in genere.

Purtroppo (emblematicamente) la distruzione di Taranto e in conseguenza della filosofia di tutta la Magna Grecia, fu una tragedia storica di una portata così profonda che nemmeno gli storici (non solo romani) arrivarono a giudicare adeguatamente.

 

ATTUALIZZAZIONE.  Continuiamo a ripetere che, dal 1945, a seguito del lancio della prima bomba atomica, la valutazione dell'etica del mondo si è modificata, sembra, purtroppo, anche a nostra insaputa, e che occorrerebbe rendersene conto per tempo rettificando qualcosa anche alle giustificazioni della nostra vita attuale.

 

L' attualizzazione del Pitagorismo antico comporta la ricerca della conseguenza logica dei due già descritti "ipse dixit":

Il primo,  dando il merito che si deve alla Scuola eleatica, potremmo definirlo "l'Uno", simbolizzato pitagoricamente dalla sacralizzazione della "decade" e dal riconoscimento parziale del valore del "limitato".

Il secondo, più antico, proveniente dalla religione di Orfeo (che non deve però essere copiata) potremmo definirlo "Trasmigrazione".

Ne consegue che sulla Terra (nel regno del "limitato") non può esistere il "perdono", in quanto tutte le nostre azioni dovranno risolversi in  conseguenze pratiche. Nel Cielo il "perdono" dovrà essere per tutti (senza il "giudizio") perché altrimenti la nostra vita spirituale un avrebbe un senso, e Dio diventerebbe cattivo.

 

Lo "ipse dixit" non deve essere definito un comandamento, nè noi gli acusmatici.

Noi siamo tutti vecchi "veterani del mondo" che, data l'attuale forzata modificazione di leggi e costumi, stiamo cercando una nuova strada allo scopo di conservare a noi stessi un grado sufficiente di civiltà, e forse anche la vita sociale stessa.

 

Gli "ipse dixit" (sono due) rappresentano i punti  da entrambe i quali devono dipartire tutte le conseguenze logiche morali definibili "pitagoriche".

 

Ad esempio, da entrambi può provenire la conseguenza logica della sacralizzazione del genere umano e di tutto ciò che può apparire "vitale" e "materiale" nel mondo.

Ciò dovrà necessariamente produrre l'obbligo di arrivare a risolvere problemi sempre più approfonditi, cosa che  comporterà ripercussioni politiche ed etiche: ad esempio la collocazione politica del pitagorismo nella sfera nella quale già oggi sono collocate tutte le ragioni di libertà, la eliminazione dell'odio, il desiderio di pacificazione delle nazioni, il rispetto delle etnie e delle civiltà universali...

Però, non tutto sarà risolvibile di primo acchitto, nè la sapienza pitagorica potrà arrivare a noi per comandamenti gerarchici.

La difficoltà consiste nel fatto che il risultato dovrà essere raggiunto comunemente da tutti.

 

 

Enrico Orlandini

Osimo, ferragosto 2010.

 

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