Si è diffusa nei media, attualmente, una frase rivolta da un tale politico famoso, a un altro politico che disapprovava l' uso dei licenziamenti facili: - Lei è rimasto all' Ottocento!
In realtà, nell' 'Ottocento si è visto di tutto; come nei secoli precedenti e nei successivi, compreso l' anno che corre.
A parte alcune innovazioni informatiche e meccaniche, se si pone il discorso sull' etica, si può osservare che, ad iniziare dai predecessori di Omero, non si può rilevare, per il genere umano, una progressione costante di civiltà, così come la si potrebbe provare, seppur con gravissime interruzioni, per le scienze.
Essendo nato agli inizi del 1929, e avendo trascorsi gli anni della seconda guerra mondiale, sebbene assai giovane, in perfetta maturità di intelletto, posso dire di avere assistito, in Europa - dagli anni 'Quaranta ad oggi - a un progresso morale stupefacente e rapido; e onestamente, non meno variato che se fossi nato in Babilonia tremila anni fa e avessi corso da allora tutta la storia del mondo.
Avrei assistito ugualmente alla esaltazione di uomini immeritevoli; all' abominio della natura umana colpevole soltanto di pensare; alla persecuzione dei bambini innocenti, accusati, essi stessi, di poter crescere.
Cose tutte che potrebbero ritornare e che, per la legge dei corsi e ricorsi storici, si erano già viste, oltreché in secoli lontani, anche nel 'Sette e 'Ottocento; età nelle quali però, in virtù della incipiente rivoluzione industriale, si sviluppò, in alcuni autori allora definiti giustamente "utopistici" la consapevolezza delle ragioni e delle risoluzioni di tali fenomeni.
Tuttavia, dal 1945, le strade dei ricorsi storici sono forse finite, ed anche molte strade che un tempo l' utopia aveva precluse sono diventate praticabili.
Ciò in virtù del fatto che gli obiettivi ai quali l' umanità può giungere, sono diventati irrimediabilmente due: o l' olocausto termonucleare, al quale irrimediabilmente si arriverà se sarà mantenuto, in molti, l' attuale grado di irragionevolezza e fanatismo; oppure alla pacificazione degli Stati, la quale però richiederà la modificazione strutturale della nostra economia, salvo realizzare di aver lavorato, se non proprio a vuoto, perlomeno invano, e di non essere stati capaci di offrire a tutto il genere umano, se non proprio la felicità, perlomeno una giustificazione positiva della propria vita.
Di Charles Fourier, Besançon, 1772 - 1837; dal testo di Umberto Cerroni "Il pensiero politico dalle origini ai nostri giorni" Ed. Riuniti, " 2^ Ristampa, Roma, 1975, con brani originali brevi:
IL DIRITTO AL LAVORO
Dio ha condannato l' uomo a guadagnare il suo pane col sudore della fronte; ma non ci condannò ad essere privati del lavoro da cui dipende la nostra sussistenza.
Noi possiamo dunque, in fatto di diritti dell' uomo, invitare la filosofia e la civiltà a non privarci delle risorse lasciateci da Dio come rifugio e castigo, e a garantirci almeno il diritto al lavoro in genere, al quale noi siamo cresciuti.
Il lavoro è un diritto cumulativo risultante da quattro diritti cardinali: caccia, pesca, raccolta e pascolo, che tendono a garantirci l' esplicazione della attività che la civiltà ci rifiuta, o che non ci accorda se non a condizioni derisorie, come quella di un lavoro tributario, il cui prodotto è destinato ad un padrone, e non all' operaio.
Noi non avremo l' equivalente dei quattro diritti cardinali, che in un ordinamento sociale in cui il povero potrà dire ai suoi compatrioti, alla sua Falange natale: "- Io sono nato su questa terra; io reclamo l' ammissione a tutti i lavori che vi si esercitano, la garanzia di godere dei frutti del mio lavoro; io reclamo l' anticipazione degli strumenti necessari ad esercitare questo lavoro, e della sussistenza, in compenso del diritto di furto che mi ha dato la semplice natura -"
Ogni armonista, per quanto rovinato possa essere, avrà sempre il diritto di tenere questo linguaggio al suo paese nativo, e la sua pretesa vi troverà pieno accoglimento.
Non sarà che a questo prezzo che l' umanità godrà veramente dei suoi diritti; ma nello stato attuale non significa insultare il povero, assicurandogli dei diritti di sovranità, quando egli non domanda che il diritto di lavorare per il piacere degli oziosi?
Noi dunque abbiamo trascorso dei secoli a questionare sui diritti dell' uomo, senza pensare a riconoscere il più essenziale di essi, il diritto al lavoro, senza il quale tutti gli altri non sono nulla. (Teoria della Unità universale).
LA FEUDALITA' MERCANTILE.
Il commercio ha uno scopo che non è stato punto intravvisto dagli economisti: esso tende a cambiare la civiltà in feudalità industriale; esso tende a stabilire un sistema di compagnie federative, come quelle delle Indie inglesi, per ridurre in servaggio il popolo ed i piccoli proprietari.
La libera concorrenza ha dunque questo risultato finale: la feudalità mercantile.
Questo sistema viene stabilito per mezzo di compagnie privilegiate, che una volta formate restano sovrane e riducono in servitù tutto ciò che è fuori di esse.
Esse dettano legge senza ostacolo nel mercato generale, coi loro enormi capitali. Tantoché ogni proprietario mediocre si trova costretto a subire le tariffe da esse introdotte.
Tale è il termine a cui tende lo spirito mercantile della nobile scienza economica. Quest' ordine stabilito è l' ultima fase della civiltà che, secondo la legge per la quale gli estremi si toccano, deve finire come ha cominciato, cioè con una feudalità riprodotta in senso inverso.
Senza attendere che l' oppressione giunga a tal punto, l' esperienza ci dimostra che la libera concorrenza ha per iscopo, per risultato visibile, l' usurpazione delle mediocri fortune per parte di pesci grossi civili.
Ora che la concorrenza esiste in Francia al più alto grado, ora che le strade son lastricate di mercanti e banchieri ... li si vede ordire ogni giorno delle trame per produrre l' incaramento di una derrata qualunque, e rimpinzarsi d' oro a spese dell' industria generale, che essi mettono alternativamente sossopra, e tutto ciò per effetto della libera concorrenza.
La schiavitù del governo va crescendo, ed a tal punto è arrivato l' ascendente degli aggiotatori, che il gioco della borsa è divenuto la bussola dell' opinione pubblica.
I fondi pubblici sono in ribasso? Ciò è pel volgo un termometro infallibile, ed ogni politicante ne conclude che il ministero opera male, governa male.
Questo ribasso è spesso l' effetto degli intrighi di giocatori più potenti del ministero. Qual ministero può lottare, infatti, contro coalizioni di aggiotatori, uno solo dei quali si vede guadagnare 80 milioni all' anno?
Dal momento che una cabala può produrre questa sorgente di commozioni politiche, il ribasso artificiale dei fondi pubblici , l' opinione pubblica gitta concordemente il disfavore sull' opera del gabinetto.
Non occorre di più per portare una intempestiva disgrazia del ministero, e spesso per compromettere la sorte d' un impero con gli intrighi dei mestatori di borsa.
Quale schiavitù fu mai meglio constatata?
Questo stato di cose dovrebbe fermare l' attenzione della scienza: è chiaro che la civiltà ha cangiato faccia, e che il monopolio e l' aggiotaggio, che sono i due caratteri del commercio, hanno sconvolto l' antico ordinamento.
Dev' esser questo un argomento di trionfo o di allarme? Quale miseria presagisce questa mostruosa irruzione del potere mercantile le cui usurpazioni vanno sempre crescendo? (Teoria dell' Unità universale).
DUE TIPI DI SOCIETA'
Si è vagamente affermato il principio che gli uomini son fatti per la società: non si è osservato che la società può essere di due specie: suddivisa e combinata, ovvero: Stato NON associazionista, e Stato associazionista.
La differenza che passa fra l' una e l' altra è quella che passa tra la verità e la menzogna, tra la ricchezza e la povertà; tra la luce e l' oscurità, tra la cometa e il pianeta, tra la farfalla e il bruco.
Il secolo, nei suoi presentimenti intorno alla Associazione, ha seguito un cammino esitante; esso ha temuto di affidarsi alle proprie ispirazioni, che gli facevano sperare una grande scoperta. Esso ha sognato l' unione associazionista senza osar di procedere alla ricerca dei mezzi: esso non ha mai pensato a speculare sulla seguente alternativa:
Non possono esistere che due modi di esercizio industriale, lo stato suddiviso, o coltura fatta da famiglie isolate, tali quali noi le vediamo, oppure lo Stato associazionista. ...
(Teoria dell' unità universale).
Fine della citazione.

Il ventesimo secolo ha sperimentato lo Stato associazionista attraverso la costruzione dello Stato comunista e dello Stato nazionalsocialista.
Quest'ultimo è durato di meno perché fu costruito, pregiudizialmente, in funzione ricostruttiva del grande impero austro- germanico che, dopo gli anni 1914 - '18 era stato troppo severamente punito per aver perso una guerra mondiale dichiarata per un motivo formale, senza un effettivo interesse alla utilità complessiva della civiltà del secolo.
Per questi motivi la Germania (soprattutto) poté disporre di un popolo combattente disponibile volontariamente a sacrifici estremi.
L' Unione Sovietica, durò di più, in virtù della guerra vittoriosa.
In realtà, ammettendo teoricamente che essi avessero entrambe ragione, e che le potenze democratiche fossero realmente governate da una coalizione giudaico - massonica, lo Stato associazionista non si sarebbe potuto imporre se non dopo una serie di guerre che, alla fine si sarebbero ridotte in catastrofi mondiali. C' è da chiedersi: ne sarebbe valsa la pena?
Perché, in ultima analisi, chi realmente fu danneggiato dalla coalizione degli aggiotatori ufficiali (chiamiamola così) non fu ne' la Germania nazista, ne' l' U.R.S.S. Chi realmente fu leso, e lo è ancora, fu invece proprio lo Stato liberal-democratico, che ancor oggi vede compromessa l' idea stessa della propria giustificazione filosofica, e la cui gente, anch' essa, ugualmente, ha dimostrato capacità di sacrificio, sia nei combattenti, che nel popolo.
Ma, torniamo a capo:
A parte il problema della libera concorrenza che, analizzato in modo corretto, dovrebbe considerarsi contraddittorio; Charles Fourier ci ha detto che nell' Ottocento, in Francia (e non solo), l' invenzione della borsa consentì a gruppi di operatori, di abbassare o rialzare a proprio piacimento le quotazioni del cosiddetto "mercato azionario", tali da consentire, non solo guadagni illeciti ad alcuni cittadini privati, ma anche, grazie alla potenza del denaro, di influire sui governi del proprio tempo.
Ora, così come il Dio parziale delle religioni nulla ha a che fare con il Dio vero, che è universale; di altrettanto la ricchezza (o la povertà) dei mercati azionari nulla ha a che fare con la ricchezza reale dello Stato nel quale essi operano.
In Italia, ad esempio, il "mercato" sta influenzando il governo Monti (che noi sosteniamo), così come prima aveva influenzato il governo Berlusconi, e avrebbe influenzato anche qualsiasi governo della Sinistra.
Il passaggio dalla lira all' euro ha rafforzato l' influenza dei mercati azionari sui governi, anche se l' impoverimento dell' Italia si deve in gran parte alle conseguenze del cambio lira - euro, il cui rapporto fu considerato, di fatto, forzatamente a 1000, anziché a 1936,27; come ebbi a sostenere in un altro file.
Così oggi, all' inizio del XXI secolo, abbiamo ancora a che fare con il Dio mercato, dal quale può dipendere, in virtù di alcuni debiti precedentemente contratti (non ci si dice esattamente con chi), la miseria o la felicità del nostro futuro, senza che ciò abbia una giustificazione concreta, rapportabile con la nostra ricchezza vera.
Si potrebbe abolire la Borsa? Lo si potrebbe, senza la perdita di un centesimo della nostra ricchezza interna.
Un altro Dio impazzito è quello dei titoli di Stato. Il debito che lo Stato ha con sé stesso, con i suoi cittadini.
Ora ci sono delle complicazioni, poiché i titoli sono stati venduti a Stati esteri, e l' interesse da pagare è alto e, sembra fuori nostro controllo (mentre lo è sotto controllo altrui).
E poi, chi obbliga lo Stato a emettere titoli e obbligarsi a restituzioni forzate, lo sviluppo dei quali interessi (lo spread) è anch' esso fuori dal nostro controllo diretto?
Non si potrebbe far pace e restituire ad ognuno quanto ha versato, salvo un calcolo sull' inflazione?
Perché problemi che a comuni cittadini appaiono risolvibili hanno richiesto, nel secolo ventesimo, una guerra mondiale ed oggi richiederebbero una rivoluzione?
E, in fondo, chi ne è più danneggiato, se non l' idea, o l' economia liberale?
Hitler se ne servì come pretesto; ma la sua mente era quella di un uomo moralmente malato che perseguiva risoluzioni razziali. Superfluo qui sarebbe presentarne dimostrazioni.
Il popolo tedesco accettò la guerra con entusiasmo perché, dopo il 1870, l' infatuazione della vittoria e del prestigio nazionale (che già Nietzsche aveva biasimato), lo avevano portato alla ubriacatura.
Oggi si è arrivati al punto che la critica antidemocratica ed antieuropea (che sta dentro tutti i partiti), propone, abbastanza apertamente, il ritorno al passato.
Ma non si può tornare al 1940. Chi lo propone, a mio avviso, è completamente irresponsabile e fuori di testa.
Purtroppo un partito di democrazia avanguardista funzionale alla integrazione politica europea non esiste; o se esiste, non si vede, e penso in Italia avrebbe grandissime difficoltà a svilupparsi. Ciò perché da noi, tradizionalmente, nel popolo, la democrazia appare ancora una forma politica coatta. Antidemocratici convinti: neofascisti, neocomunisti e clericali, non solo sono accettati da tutti i partiti, ma senza essi, forse, nemmeno si potrebbero indire elezioni.
Altrettanto dicasi, in Italia, per il sentimento secessionista, del Nord e del Sud. Sarà utile? Noi abbiamo proposto, per contrasto, una confederazione fondata sull' amor patrio, che a nessuno interessa.
Ma sarà che non si voglia nemmeno la secessione? Che ci basti un po' di potere?
In ogni modo, occorre procedere avanti. Non guardare al passato che, raggiunto che fosse, farebbe dell' Italia uno Stato Canaglia. Nel bene e nel male l' Italia non può distaccarsi dalla civiltà occidentale. Al contrario dovrebbe proporsi la forza di influenzarla.
Perchè tutto può essere distrutto e modificato civilmente coi mezzi che - non dimentichiamocene - ancora oggi la democrazia consente.
Ripetiamo fino alla noia: il primo obiettivo da raggiungere è la pacificazione di tutti gli Stati del mondo, anche, se occorre, con interventi militari parziali, organizzati dall' O.N.U.
Ma anche, su questo punto, non si potrà procedere all' infinito.
Robert Owen, Newtown, 1771 - 1858.
LIBRO DEL NUOVO MONDO MORALE.
Scelta di frammenti sinottici dalla parte V, cap. 6 e 7. traduzione di Gian Mario Bravo. Dal testo di Umberto Cerroni, c.s.
"Le leggi furono all' inizio il prodotto di sforzi isolati della mente umana, tutta volta ad un lento progresso della condizione dell' esistenza dell' uomo.
Queste leggi non furono preordinate a fini precisi, ne' miravano ad uno sviluppo futuro; erano state soprattutto poste dai potenti per accrescere la propria autorità, mantenendo gli inferiori in uno stato di soggezione al proprio potere.
Nella formazione di queste regole, la natura era stata consultata soltanto in apparenza, poiché avrebbe potuto opporsi molto efficacemente. La mente umana era stata finora insufficiente a scoprire i veri fondamenti della natura e dell' uomo, e per formare una ininterrotta catena di conseguenze che derivassero razionalmente, anello per anello, senza interruzione, da questi principii fino agli ultimi, veri, grandi o gloriosi risultati; in altre parole, per assicurare la durevole e continua felicità del genere umano.
Finora tutti i sentimenti, i pensieri, le idee e gli interessi dell' uomo erano stati individuali; il suo mondo era un piccolo circolo particolare di cui lui solo era il centro.
Ora, questo periodo di ignorante egoismo e d' irrazionalità sta per terminare; gli errori accumulati non potranno più agire senza gettare la società in una confusione confinante con il caos. L' individualismo ha avuto il suo periodo di vita nel progresso umano e il suo regno è giunto necessariamente al termine.
La limitata associazione d' idee dell' individuo, basata su un falso fondamento o su opinioni erronee e puramente immaginarie, deve ora cedere la strada a una nuova formazione della mente umana, una mente basata su fatti accertati e verità eterne, e ogni idea, ogni associazione di idee dev' essere necessariamente in perfetto accordo con queste verità fondamentali; e naturalmente ogni singola associazione d' idee dovrà esser del tutto coerente e in perfetto accordo con ogni altra associazione d' idee.
Non ci sarà, di conseguenza, contrasto fra una idea e l' altra, fra una associazione d' idee e un' altra, ne' un dannoso e irragionevole attrito in ogni mente che sia così basata, e formata da coloro che hanno raggiunto la conoscenza della natura umana e della razionale struttura della società umana.
Con questo cambiamento, formando una nuova mentalità razionale invece di una ch' è stata sempre irrazionale, si può veramente dire che la mente dell' uomo è rinata; le sue idee, i suoi sentimenti, le sue intenzioni diventeranno universali, invece che individuali e particolari.
Non si dirà più per lungo tempo: - Che cosa è più vantaggioso per ME? - senza tener conto della famiglia umana, di cui l' individuo dev' essere soltanto una unità; ma si dirà sempre: - Che cosa è più vantaggioso per la razza umana? - poiché tutti avranno chiaramente capito che ciò ch' è più vantaggioso per la famiglia dell' uomo dev' essere tale per ogni individuo di questa famiglia.
La domanda non sarà più: - Che cosa dovrò fare per mantenere me stesso e la mia famiglia? - oppure: - Che cosa dovrò fare per rendere prospera la mia famiglia? - poiché in questo caso per famiglia s' intendono soltanto i figli generati da due esseri irrazionali e bisognosi.
Al contrario, si dirà: - Che cosa potrò fare per rendere efficaci e duraturi i vantaggi della famiglia umana e per promuovere la felicità d' ogni figlio dell' uomo?

Perciò ogni singolo individuo non affronterà la vita chiedendo: - Che cosa dovrò fare per mantenere e migliorare la mia condizione, quella dei miei figli e dei miei parenti? - Ma dirà invece: - Che cosa può fare la società per produrre, nel migliore modo possibile, la maggior quantità di ricchezze preziose per l' uso e il godimento? Come potranno queste sostanze venir protette vantaggiosamente contro i danni e distribuite secondo il consumo? Come potranno i bambini diventare uomini perfetti e ottime donne? E come dovranno essere governati perché sia assicurata la maggiore felicità ad ogni individuo, giovane o vecchio, durante tutta la sua vita?
Queste sono le importanti domande che si devono porre in questo momento, questa è la prima conoscenza da acquisirsi; poiché, fino a quando non si sarà raggiunta questa conoscenza, e non si saprà rispondere esattamente alle domande, la società continuerà a rimanere una massa confusa e caotica di assurdità indescrivibili, e l' uomo un inconsistente essere irrazionale; un essere che contrasta la sua stessa felicità e il benessere generale della sua razza e non tiene conto dell' agiatezza e della felicità dei suoi simili, se non in quanto contribuiscono ad un suo supposto beneficio.
Si sono presentate, e si presentano tuttora, le circostanze che obbligano l' uomo ad apprendere tutto ciò che può renderlo capace di rispondere bene e saggiamente a tutte queste importanti domande.

Lasciate che le facoltà della razza umana siano risvegliate e l' uomo progredisca nel suo destino!
Possano queste considerazioni divenire nuovi argomenti per stimolare tutte le menti a nuovi sforzi e per tentare di ottenere la conoscenza, il potere e la felicità che la natura umana può raggiungere se viene educata e indirizzata convenientemente fin dalla nascita!
Gli uomini poi, non devono soltanto aver cognizioni della scienza del miglior modo di produrre ricchezza, di conservarla, di distribuirla, di formare il carattere e di governare: è necessario che sappiano anche come unire queste varie parti nelle dovute proporzioni, in modo da formare un nucleo scientifico di società: un nucleo di una certa estensione, completo in sé stesso, ma strutturato in modo da congiungersi pacificamente ad altri nuclei simili, che si prestano un reciproco aiuto finché tutti avranno il necessario; e così l' uomo si congiunge all' uomo, e nucleo a nucleo in tutte le nazioni; rendendo l' intera terra, non appena vi saranno esseri sufficienti per occuparla e coltivarla, un vero paradiso terrestre nel quale si avrà un unico interesse, e tutti ne comprenderanno i vantaggi e vorranno parlare una sola lingua.
Essendovi un solo interesse, vi sarà un solo scopo, cioè quello d' accrescere la felicità di tutti fino al limite massimo concesso alle materie prime della terra, sfruttate secondo le direttive della conoscenza della razza umana; sfruttamento possibile quando tutti avranno adattato le loro facoltà fisiche, mentali, morali e pratiche a questo nuovo concetto di conoscenza universale acquisito dall' uomo.

Finora la felicità della razza umana è stata deprezzata; l' interesse particolare dell' individuo e della sua famiglia ha quasi totalmente assorbito i pensieri degli uomini, e tutti gli ordinamenti erano stati disposti a questo scopo, con l' accumulare ricchezza e potere, essendo la ricchezza il mezzo principale per mantenere il potere.
In questa nuova organizzazione, ora proposta per la società in tutto il mondo, ogni parte è costituita e stabilita per creare ed assicurare la felicità del genere umano e per rendere migliore tutto ciò che attiene alla esistenza umana, con energia sempre crescente, derivante dal progressivo aumento di scienza e di capitale, che si otterrà di generazione in generazione.
Ogni nucleo sociale sarà fondato e costruito solo in base a questo principio. La felicità per tutti sarà lo scopo e l' oggetto di ogni parte di questa riorganizzazione in tutta l' estensione della società.

Poi, insieme con la produzione, la conservazione, la distribuzione della ricchezza e la formazione del carattere, sono necessari altri sistemi per facilitare la sovraintendenza e il governo del nucleo e della sua popolazione.
Con siatemi pratici così disposti (per produrre, conservare e distribuire la ricchezza e per formare il carattere) non vi sarà elemento costitutivo del nucleo più semplice e più facile da mettere in pratica che la sovraintendenza delle operazioni e del governo della popolazione, in modo tale che abbia cura d' ogni individuo, e gli sia resa giustizia.
Non sarà difficile, ma anzi sarà un utile esercizio, un piacere e una grande soddisfazione, governare un popolo il cui carattere sarà formato fin dalla nascita: che sarà sempre ben occupato secondo l' età, la capacità e l' esperienza di ognuno; che si troverà nelle più favorevoli circostanze per produrre, conservare, distribuire e godere la ricchezza; che capirà i principii e avrà familiarità con gli usi della società; la cui istruzione ha dato ai suoi membri il desiderio e la facoltà di promuovere la felicità di ognuno; dal quale sono stati estirpati tutti i motivi d' ira, di gelosia, di vendetta e tutte le passioni basse e dannose; che attraverso la conoscenza della propria natura, è animato da spirito di carità e d' amore per la sua razza, e che vivrà per tutta l' esistenza, secondo l' età, in una perfetta uguaglianza di educazione e di condizioni.

E questo cambiamento a vantaggio della felicità di tutti sarà attuato senza ricorrere a nessuna delle condizioni sfavorevoli che ora procurano tanta miseria agli individui tenuti nell' ignoranza e costretti a essere poveri; cioè condizioni inferiori come le strade, i vicoli, i cortili e i viali delle città, le misere capanne in campagna; luoghi nei quali questi reietti, che sono tenuti nell' ignoranza e costretti a vivere nella povertà, sono obbligati a condurre un' esistenza vile, dimostrando al tempo stesso la grossolana irrazionalità del sistema che ha finora governato la razza umana, un sistema in netto contrasto col senso comune e con la ragione.
Analizzando la società, scoprendone gli elementi originali, constatandone la presente e passata condizione caotica e la grossolana perversione, imparando come riunire detti elementi nelle dovute proporzioni in ogni nucleo sociale, e ancora come riunire questi ultimi per formare la grande famiglia umana, il genere umano sarà liberato dalla sua irrazionalità e dalle miserie che ne derivano; saranno creati uomini e donne perfette, e saranno posti in condizioni così progredite, che essi godranno un' esistenza lunga e felice, nella quale la salute, la scienza, la ricchezza, l' armonia degli interessi e dei sentimenti si uniranno per assicurare il benessere e la felicità di ciascuno e di tutti.
Grazie a questo cambiamento non ci saranno più contrasti fra gli individui e le nazioni, ne' su ciò ch' è misterioso e naturalmente non ancora scoperto; ne' sulle leggi umane, dal momento che le leggi della natura, definite, fissate e immutabili, sono volte ad assicurare il benessere dell' uomo e la sua massima felicità, ne' sui governi, poiché tutti, all' età giusta e debitamente esperti, diverranno governanti e avranno la loro equa parte nel governo del mondo; e tutte le professioni diventeranno inutili; e la classificazione razionale d' ogni individuo nella categoria inferiore, media e alta, porrà fine a tutti gli interessi di classe, e di conseguenza il mondo diventerà un paradiso invece che un inferno.
Fine della citazione.

Consigliamo al lettore che non ne sia già pratico, lo studio, anche limitato delle biografie dei due autori citati, i quali ebbero in comune il genio della fondazione di colonie autogestite (falansteri e nuclei), di un pensiero autonomo sull' economia, e furono definiti in relazione al tempo nel quale operarono, "utopisti", cosa eccessiva, perlomeno per Owen, che fu un grande esempio di produttore industriale illuminato, considerato un anticipatore dello welfare e figura eminente del pensiero socialista.
Infine, le opinioni dei due avrebbero dovuto trovar miglior seguito in un tempo ad essi futuro.
Il secolo ventesimo, ha rappresentato, per l' etica, cent' anni di perdita di tempo storico, tant'è che oggi, se uno mi dicesse: - Lei è rimasto all' 'Ottocento - risponderei: - No, all' 'Ottocento è rimasto lei; poiché l' Ottocento aveva anche il suo meglio, che lei disconosce, e che ora non può nemmeno capire.
Ma queste son chiacchiere.
Voglio rilevare un mio errore.
Nel "Manuale del buon religioso da caffé" (vedi "Pitagorismo" ebbi a scrivere:
Per concludere, l'"Io" prese conoscenza di Dio nel momento in cui "l'ex animale" prese cognizione d'essere e ad intuire che esisteva un rapporto di logica reciprocità fra sè stesso e la natura esterna che ospitava il suo corpo. Col passare del tempo l'essere umano si abituò alla propria situazione esistenziale, "digerì" il miracolo, lo assimilò, vi si assuefece e se ne dimenticò, riuscendo, in seguito, anche a spiegarlo. Il produttore intimo del miracolo, (cioè Dio) divenne quindi forma simboleggiata in una figura più potente dell’uomo, alla quale si attribuiva, spesso, natura protettrice di un popolo, di una polis ... |
Premetto che queste sono opinioni giustificate da meditazioni su relazioni temporali (oltretutto fatte da molti), poiché la scienza, consultata a tale distanza, non può assicurare altro che verità di natura fisica (non etico - psicologica). L'uomo primitivo - a mio giudizio - mantenne il senso della sua precedente natura animale, e il proprio corpo divenne il suo Dio. Tutto il resto, ad iniziare dalle sensazioni che gli provenivano dal proprio rapporto con la natura, egli le intese come cose "sue". Dio divenne una sua proprietà. Le successive religioni ufficiali svilupparono lo stesso sentimento: ogni popolo fu ridotto a uno, e il Dio divenne una proprietà collettiva. Il sacerdote se ne prese il carico e lo rappresentò. Per farlo dovette dare al suo popolo un "corpo" e fece Dio funzionale a quel corpo. A ogni singolo individuo egli seppe offrire il suo Dio personale, che rafforzò con comandamenti etici, tenendo per sé le redini del costume. A misura individuale seppe costruire un mondo soprannaturale che sviluppò in forma d' arte. Così l' essere umano divenne sottomesso al sacerdote, ma rimase padrone di Dio. La cosa sorprendente è che tutto ciò si è mantenuto sino ai giorni nostri, e ciò è potuto accadere soltanto perché, per l' essere umano, l' unico Dio continua ad essere il proprio corpo. Altrimenti non potrei capire, come tanti, che sono molto più intelligenti di me, e potrebbero insegnarmi di meccanica, architettura, arte medica, storia filosofica e di tant' altro, quando il discorso capita sulla religione, parlano come infanti, se non proprio da pazzi. Perché la cognizione intellettuale di Dio è semplicissima, e non può superare la logica pitagorica. Poiché Dio, lo si consideri come materia o spirito, rappresenta la potenza universale e non può essere ritagliato sul limitato. Dio è relativo a ciò che si vede e a ciò che in potenza si può conoscere. Vivere è obbligatorio, sebbene non in eterno. Per cui noi viviamo immersi nella corrente del tempo e siamo padroni solo di ciò che la nostra capacità intellettuale umana può consentirci di apprendere. Non c'è giustificazione a voler conoscere ciò per cui la nostra natura non è fatta. Invece noi ci picchiamo di essere padroni di Dio. Non vogliamo il Dio universale, vogliamo "il nostro Dio universale". Solo così può spiegarsi la battaglia di Lepanto, avvenuta "nel nome di Dio". Solo così si spiega "il mestiere del religioso". Solo così si spiega, nel popolo, il rifiuto di una logica razionale, che non sia corredata da avvenimenti fantastici, che ci consentiranno poi di giustificare il nostro universo personale ove fantasmi garantiranno la nostra protezione dai pericoli del mondo. Solo così può spiegarsi perché non si possa superare, ragionevolmente, questa empasse. Non la si può superare in quanto, provenendo noi dagli animali, continuiamo a considerare Dio il nostro corpo. E' stato scritto che al tempo dei dinosauri Dio non lo si conosceva, ma esisteva lo stesso. Anche oggi Dio esiste, pure se il nostro corpo si rifiuta di conoscerlo, ritenendosi Dio esso stesso. Oggi però siamo arrivati a un punto di non ritorno. L' unica strada percorribile è solo quella in avanti. 
Enrico Orlandini, Osimo, 27 novembre 2011. Torna a Filosofia Torna a Facebook Torna ad Agorà Torna alla Home page |