SILVANA  FRANCETICH  NEGOVETICH

 
 
 

 

I miei primi 50 anni d'Australia

 

 
 

 

 

Silvana legge al XII Raduno dei fiumani d'Australia

Pasqua 2003.

 
  

 

 

La prima cosa che mi si presentò all'arrivo in Australia fu la bocca enorme che è l'entrata del "Luna Park" di Sydney, che si trova proprio nella magnifica baia di quella stupenda città.

Sembrava che fosse stata costruita a proposito per darmi il benvenuto.

Quasi non riuscivo a contenere la mia gioia di essere arrivata... finalmente dopo 46 giorni di mal di mare ed un disagio assoluto, ecco che fra poco sarei sbarcata e avrei sentito la terra ferma sotto i miei piedi.

Durante il viaggio avevo perduto quindici chili di peso, per cui, scendendo dalla nave  mi sentivo abbastanza barcollante, mi pareva di essere ubriaca, era solo il mio grande entusiasmo che mi dava la forza di andare avanti... ecco che avrei potuto realizzare il mio sogno e tutte le mie speranze.  

Sbarcati! -  e dopo aver fatto circa 100 chilometri, la prima parte con un treno molto antiquato, a bordo del quale c'era una caraffa d'acqua ed un bicchiere per dissetare i viaggiatori - proprio come si vede nei vecchi film dei "cowboys" -

All'arrivo a Bathurst (una cittadina del "Nuovo Galles") dove c'era un ex campo militare, e cioè il nostro nuovo domicilio che consisteva di una tenda nella quale si trovavano quattro brandine e due coperte per persona, e quattro persone per tenda.

I gabinetti consistevano di tanti bidoni, uno vicino all'altro, lungo il muro di questa "baracca", che per pareti aveva solamente della tela di sacco. Di questi cosiddetti "bagni", ce n'erano due, uno per gli uomini e l'altro per le donne; vi potete immaginare quando faceva buio ed accendevamo la luce, si vedeva dentro ed era veramente molto imbarazzante.

 

Dopo quasi un mese, finalmente siamo stati allocati al primo lavoro. Il mio era a "Mooroopna Fruit Factory" dove si procedeva alla lavorazione della frutta e dei pomodori pelati. Il mio guadagno settimanale netto era di una sterlina e quindici scellini.

Terminata la stagione della frutta, mi mandarono a Melbourne, nel Hostel di Williamstown, da dove andavo a lavorare in una fabbrica di tessuti a Yarraville, che sarebbe il sobborgo vicino. Il nostro contratto era per due anni: dovevamo segnalarlo alle autorità se volevamo cambiare lavoro.

Alla fine dei due anni sono andata a lavorare nell'"Australia Jam Factory".

A questo punto sono uscita dal Hostel per condividere una casa con altre famiglie che si trovavano nelle condizioni uguali alle mie.

Da allora in poi ho cercato di vivere una vita la più normale possibile. Tutti cercavamo di risparmiare più denaro possibile, per darci la possibilità di accumulare i soldi per un deposito per comprare una casa, perchè molto spesso la dovevamo condividere con altre famiglie, per aiutare con il pagamento delle rate.

 

Negli anni seguenti ho lavorato in varie aziende: all'Olympic Tyres; lavapiatti in un ristorante; all'Astor Radio Corporation; commessa in un negozio di alimentari; venduto pesci al Victoria Market; cuoca nel British Hotel, che allora apparteneva alla famiglia del mio futuro marito. Nel frattempo frequentavo le scuole serali al R.M.I.T., e poi allo Stott's College. 

Ero risoluta a migliorare la mia esistenza!

 

Alla conclusione dei cinque anni di residenza ci fu permesso di farci cittadini australiani, ed io feci la domanda appena possibile. Avevo un forte desiderio di "appartenere".

Per lieto evento mi sposai con un australiano figlio di italiani, e da allora in poi la mia vita cambiò considerevolmente ed io finalmente cominciai a sentire di far parte di questo Paese e del suo popolo.

 

Il mio defunto marito - Charles Mantello - era molto coinvolto con il football, ed in particolare con il club di North Melbourne, di modo che facevamo parte di quel circolo sportivo e sociale, nel quale mi sentivo molto a mio agio, così come pure nel VRC, ossia il Victorian Racing Club di Flemington, dove ogni tanto avevamo dei cavalli nelle varie corse.

Durante l'estate facevamo delle belle escursioni con il motoscafo, nei grandi laghi o nelle grandi riserve d'acqua. A tali picnic c'era sempre un gruppo di amici, e ci divertivamo molto... però, nel mio più profondo pensiero c'era sempre quel desiderio di migliorare la mia educazione accademica, e così, all'età di 44 anni, e dopo vari esami, sono entrata nell'Università, e dopo cinque anni ho ottenuto la laurea di Batchelor of Arts.

 

Ho tre figli, mio figlio Loris è sposato con una ragazza australiana, mia figlia Michelle ha sposato un americano, e la più giovane un Maori della Nuova Zelanda.

La nostra vita sembrava quasi perfetta, però, con la morte improvvisa di mio marito, di colpo tutto cambiò.

Dopo cinque anni e mezzo di dolorose tribolazioni, mi sono risposata con un fiumano, Mario Negovetich, che conoscevo da bambina a Fiume, ove eravamo vicini di casa. Però, ora, viveva a New York da ben 45 anni.

Durante il raduno dei fiumani a Peschiera, nel 1995, Mario venne a sapere dove mi trovavo e le mie circostanze.

Dicono che "donne e buoi dei paesi tuoi", ed il nostro caso finì proprio così.

Io sono convinta che i nostri raduni sono molto importanti, appunto per tenerci in contatto con i vecchi amici e parenti.

 

Io mi sono ritirata dagli affari e Mario è un pensionato americano. Il prossimo mese andremo nella nostra casa nuova e dopo 53 anni, in Australia, sono arrivata al ciclo completo...per i prossimi 50 anni, vedremo.

 

Il mio commento personale della mia vita in Australia:

L' I.R.O. (International Refugee Organization) ci ha offerto l'unica speranza per il futuro, però ci ha abbandonato sulle rive australiane e noi ci siamo trovati alienati in un Paese lontano e di una lingua sconosciuta dove la maggior parte dei nativi ci consideravano nemici di guerra - che dopo tutto la seconda guerra mondiale era appena finita ed era tuttora molto fresca nella memoria di tutti.

Eravamo persone senza diritti, e questo ci veniva detto ad ogni occasione che si presentava. Varie volte, per strada, se i locali ci sentivano parlare in italiano, ci bestemmiavano, ci offendevano e di dicevano di ritornare da dove eravamo venuti.

In faccia a tutte queste avversità, e con una forte volontà di lavorare duro per il mio futuro, ed un forte desiderio di affrontarlo con coraggio, finalmente posso dire di aver trovato la mia nicchia in questo magnifico Paese: L'AUSTRALIA.

 

Da "In corso Fiuman" numero di settembre 2003.

[Informa la redazione australiana che tutte le memorie simili alla presente saranno pubblicate e conservate nell'ARCHIVIO MUSEO STORICO DI FIUME a ROMA].

 

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