GIULIO SCALA

 
 
  

Memorie di un Commissario di bordo

 

SECONDA  PARTE

 

 
  
 
 

Axel Poignant. London.

 
 

 

Non avevo ancora trent'anni quando "scopersi" la Terra Australis, un po' come il nostro (o era spagnolo?) Cristoforo Colombo. A Barcelona i catalani lo chiamano Cristobal Colon e dicono che NON era un genovese... dicevo allora che, novello Colombo, negli anni 'Cinquanta scopersi l'Australia.

Devo confessare che la mia immaginazione di ragazzo, a Fiume, nella mia infanzia e prima giovinezza, piena zeppa di letture di Emilio Salgari  e Giulio Verne, mi presentava un continente "laggiù", a casa del diavolo, come si diceva da noi, pieno di canguri che saltellavano tra eucalipti nel Bush (in questo caso, slang australiano, sta per "macchia", "bosco", "foresta" N.d.R.), aborigeni con fattezze scimmiesche e coloni anglo-sassoni discendenti da ex galeotti.

 

Il mio primo "impatto" con l'Australia è stato quando, per la prima volta, la nave sulla quale prestavo servizio arrivò a Fremantle, il primo porto di scalo della nave proveniente da Genova, Napoli, Messina, (qualche volta facevamo scalo anche al Pireo a prendere gli emigranti dalla Grecia...ritornerò su questo argomento) Port Said, Suez, Aden (per fare "bunker" - combustibile che ad Aden, portofranco, era più a buon mercato), e poi avanti per il Mar Rosso, Oceano Indiano, per arrivare appunto a Fremantle, dove sbarcava il primo gruppo di emigranti.

 

Poichè la nave si fermava un giorno e una notte, ed io avevo sempre una tremenda voglia di vedere il mondo, ero andato a vedere la città di Perth. Mi ricordo che era una bella giornata di sole nella primavera australiana, e tutto era verde e fiorito.

Capitai nella zona dell'Università di Perth e - con mio enorme piacere e sorpresa - vidi il "Campus" dell'Università, con tanti bellissimi alberi su una grande distesa di erba coltivata a prato, sulla quale studenti, tutti bei ragazzi e belle fanciulle (mi interessavo, quella volta, più che altro alle fanciulle) ben vestiti, stavano seduti o sdraiati sull'erba, leggendo, conversando. Il tutto in un quadro idilliaco e meraviglioso che ancora oggi, dopo oltre cinquant'anni, ho negli occhi. Questa fu la mia prima impressione di questo Continente, che poi imparai ad ammirare ed amare.

 

Tornando ai greci, come dicevo, ogni tanto andavamo con la nave al Pireo, dove si radunavano tutti i greci  che emigravano in Australia. Povera gente, come tutti i Migrants del mondo, fenomeno attuale questo, purtroppo oggi, nell'anno 2001, più che mai.

Leggevo proprio ieri che oggi, appunto nel 2001, nel mondo ci sono in totale oltre 22 milioni di profughi.

Com'è noto, negli anni della occupazione nazifascista italiana - tedesca, nella Seconda Guerra Mondiale, ma soprattutto nel dopoguerra, la situazione economica, ed in particolare quella alimentare in Grecia era disastrosa. La popolazione era affamata e la gente cadeva letteralmente per la strada, morta per fame.

Tramontato lo splendore della Grecia Antica, per secoli in Grecia ha regnato la povertà e la miseria.

Ebbene, io vedevo questi emigranti salire a bordo della nave, nel porto del Pireo, con le loro famiglie, mogli, figli, con le guance scavate e gli occhi sperduti, tristi per dover lasciare la loro terra per andare incontro ad un avvenire sconosciuto. Ma quello che mi aveva colpito negli emigranti greci, era quel particolare aspetto denutrito e miserando, ove si poteva letteralmente vedere la fame dei loro padri e dei loro nonni.

 

Torniamo all' Australia. In tanti anni di vita a bordo, tante cose sono successe, che non so dove iniziare e finire di raccontare.

 

Mi ricordo un altro fatto che mi è rimasto impresso nella memoria.

Come sempre avevamo a bordo emigranti di diverse nazionalità, italiani e molti profughi dalla Europa Orientale, quasi tutti con un passaporto "Nansen" di apolide.

Ad alcuni sarà noto il termine di "D.P." (Displaced Person), che caratterizzava appunto la gente senza un passaporto nazionale, munita cioè di un Lasciapassare Internazionale che aveva accompagnato una gran parte dei primi immigranti in Australia nel secondo dopoguerra.

Anch'io dopo l'Esodo da Fiume, fino all'accoglimento della mia richiesta di "Opzione" (cosa assurda, in quanto, quale cittadino italiano, a Fiume dalla nascita, casomai avrei dovuto "optare" per la cittadinanza jugoslava, o altra), sono stato, per un periodo, teoricamente apolide.

La prima cosa che l'Italia fece, allorché mi fu (ri) - concessa la cittadinanza italiana, fu di mandarmi immediatamente la "Cartolina" per il servizio militare (come quasi tutti i miei concittadini, io avevo già fatto la guerra a 15 anni).

 

Allora, tre giorni prima di arrivare al primo porto australiano, e cioè Fremantle, un emigrante - profugo (la nave era il "Castel Felice" della SITMAR) evidentemente con la psiche provata e malata da chissà quali sciagure ed orrori della guerra, salta in mare e - nonostante le nostre ricerche - (avevamo "fermato" la nave e calate le scialuppe di salvataggio), scompare nei flutti. 

Eravamo partiti dall'ultimo porto europeo con 1100 passeggeri a bordo. Dopo il disgraziato suicidio di uno di loro erano rimasti quindi 1099 emigranti sulla nave.

 

Un giorno prima di arrivare a Fremantle, una profuga russa (con passaporto Nansen, quindi apolide), incinta al nono mese di gravidanza, dà alla luce una bella e sana bambina. 

Il caso era interessante: una bambina nata da genitori apolidi, senza nazionalità, nata su nave di bandiera italiana, quindi giuridicamente in territorio italiano, mentre la nave stessa si trovava in acque territoriali (questa è la denominazione ufficiale) australiane. La bambina fu battezzata, dal cappellano di bordo, Felicia (dal nome della nave) e credo che oggi racconterà ai suoi figli o nipotini (australiani) la sua storia.

Comunque, il fatto significativo è che la nave arrivò a Fremantle con 1100 passeggeri. E qui - profonda considerazione filosofica - vediamo come la Morte e la Vita siano vicine e si bilancino tra di loro in modo perfetto.

 

Come dicevo, imparai ad ammirare ed amare questa bella Australia. La mia città preferita (lo credo!) era la meravigliosa Sydney (e qui so che i miei amici di Melbourne non saranno d'accordo) con la sua Baia, le sue insenature, le sue spiagge.

L'unica cosa che non mi piacque (io sono un inveterato Bonculovich  (che in dialetto classico fiumano vuol dire sia Buongustaio che Mangione), fu che appunto a Sydney frequentavamo un ristorante dove servivano delle fantastiche aragoste, per noi europei a buon prezzo (quella volta). Ebbene, a quel tempo (non so oggi, io vi manco da oltre quarant'anni) l'Australia era estremamente british, e quasi tutti i ristoranti erano Not Licensed, non avevano cioè la licenza per servire bevande alcooliche (tra cui vino e birra).

Da buon italiano e fiumano, come vi potete ben immaginare, mangiar bene senza vino era per me una cosa impossibile. Per fortuna avevamo trovato un ristorante di proprietà di un napoletano, il quale, da buon partenopeo, ci passava di nascosto, sotto il tavolo e contro la legge (quando mai un partenopeo ha osservato in tutto e per tutto la legge?) un fiaschetto di Chianti.

 

Torniamo a Melbourne. 

Una cosa che mi aveva fatto impressione e che per noi europei era anomala e nuova, la scopersi durante una mia visita alla Stazione Ferroviaria di Melbourne.

Erano le cinque, o le sei del pomeriggio e, nel bar ("Pub") della Stazione, i "Commuters" (pendolari) aspettavano il loro treno che li riportasse a casa, nei suburbi.

Dovete immaginare ognuno di tali pubs come uno stanzone, tipo abbeveratoio, con un lunghissimo banco di zinco e la segatura per terra. Ovviamente lungo il banco, perterra, correva una sbarra di ottone per appoggiare i piedi, usanza questa oggi e tuttora in voga nei pubs che si rispettino, in Gran Bretagna, in Irlanda ed un po' in tutto il mondo.

Ebbene, tutti questi signori (uomini), in attesa che partisse il loro treno, si scolavano una serie di bicchieri di birra (quella volta era in voga la "Swan Beer) e (come quando la sera l'oste in Irlanda, a Cork - nei miei anni di studente nella Green Island - ) annunciava, alle ore 22,00 d'estate e alle 21,00 l'inverno... "Gentlemen Time" ... che voleva dire "ordinate l'ultimo drink prima della chiusura", e gli avventori ordinavano tutte in una volta cinque o sei birre (Guinness), in quanto dopo l'orario ufficiale di chiusura veniva chiusa la porta d'ingresso e spente le luci, e non venivano più servite consumazioni, ma chi era dentro poteva finire in pace la sua birra.

Anche nel bar della Stazione Ferroviaria di Melbourne avevo visto, con mia enorme meraviglia, tutti questi distinti business-men i quali si scolavano con una velocità impressionante una Pint di Swan Beer dopo l'altra senza nemmeno prendere fiato.

Vi confesso, sarei tremendamente curioso di sapere - e pregherei qui caldamente uno dei miei concittadini che vive a Melbourne di informarmi in merito: se tale usanza e consuetudine è sopravvissuta al giorno d'oggi, nell'anno 2002.

 

Una volta, e ancora oggi in Italia la gente viveva nelle città. In molte cosiddette metropoli, grandi città, la popolazione non vive più nelle città, dove solo si lavora e dove ci sono uffici, negozi, cinema e teatri, ristoranti, ma la gente abita e vive "fuori".

Io ho vissuto per 37 anni a Francoforte (nei dintorni). La metropoli tedesca Francoforte, dove ci sono oggi le sedi di 384 banche straniere (oltre a quelle tedesche), ha solo 500.000 abitanti. La "Grande Francoforte" che comprende tutte le località e centri residenziali nel circondario, ha oltre 5 milioni di anime.

E' impressionante il sabato sera, quando uno esce dal cinema o dal teatro, vedere il centro città completamente deserto, come dopo una guerra atomica (escluse macerie, N.d.R.). A Francoforte i ristoranti (tedeschi) chiudono anche il sabato sera alle 22,00 (perchè i cuochi si rifiutano di lavorare più a lungo). Meno male che vi sono abbastanza locali italiani, greci, spagnoli, turchi, dove si mangia sino a tarda ora.

 

Ma torniamo ancora una volta a Melbourne. Io, quella volta, non conoscevo ne' Francoforte, ne' alcun'altra "metropoli". Dopo aver finito le scuole al nostro famoso Collegio Niccolò Tommaseo di Brindisi, avevo studiato e vissuto a Napoli, dove la sera alle dieci la gente comincia appena ad uscire ed i ristoranti sono vuoti sino a tale ora, quando i napoletani iniziano ad andare a cena.

La prima volta che fui a Melbourne, la sera, con un collega andammo al cinema. Una bella sala cinematografica, mi ricordo, grande, moderna.

E fu all'uscita dal cinema che esperimentai l'effetto "dopo guerra atomica": tutto il centro città vuoto, deserto come se ci fosse stata una epidemia di peste. Per me fu una cosa incredibile, non avevo mai visto nulla di simile.

 

Ma ora mi viene in mente un'altra storia tragico - comica (più tragica che comica) accaduta in quei tempi a Melbourne. Un mio collega, anche lui ufficiale sulla nave, Commissario di Bordo, una sera, uscendo dal cinema e camminando lungo una strada deserta, senza anima viva, un viale fiancheggiato da grandi alberi, sentì un bisogno impellente e si mise, in silenzio e nel buio della notte - illuminata soltanto dai fanali della strada - a fare tranquillo pipì dietro ad un albero.

In quel momento passò una pattuglia della polizia che si fermò e lo rimproverò - sembra in modo non molto civile e gentile - e pare che volessero anche fargli una multa per lordura in luogo pubblico, o qualcosa del genere. 

Il mio collega - amico, nuovo del Paese, si mise a sorridere e disse che era una cosa assurda, mai successa, che fosse un crimine fare la pipì di notte, al buio, dietro un albero. Pare che i tutori della legge di Melbourne non prendessero la cosa così alla leggera, e si venne ad uno scambio di parole, alla fine del quale il mio amico fu arrestato sul posto e portato in prigione con diversi Capi di Accusa, tra i quali: "Atti osceni in luogo pubblico", "Resistenza a Pubblico Ufficiale", "Oltraggio" e parecchi altri.

 

La nave ripartiva da Melbourne per proseguire il viaggio per Sydney la mattina dopo, ed ovviamente partì senza il mio collega, che era ospite nelle prigioni di Melbourne.

Poichè i capi d'accusa erano abbastanza gravi, si dovette ricorrere ad un buon legale e - trattandosi di un ufficiale della Marina Mercantile Italiana in servizio - intervenne ufficialmente l'allora Ambasciatore d'Italia a Camberra.  

Non ricordo se il mio amico fosse stato assolto o condannato, ma so che tale fatto costituì una macchia grave sulla sua carriera (la Società di Navigazione era il Lloyd Triestino), ed ebbe riflessi sulla sua futura promozione e sviluppo professionale.

 

Allora mi raccomando, cari amici, attenti a non bere troppa birra e liquidi, in genere, la sera, a Melbourne.

Giulio Scala

 

Copyright 2001 by "El Fiuman" di Lumi Trentini.

Melbourne, (Victoria) AUSTRALIA.

 

 
 

Robert Royal. Archivio de Simancas

 
 

 

Si ringrazia la C.D.E  S.p.A. del Gruppo Mondadori.

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(prima parte)

 

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