SERGIO A. GHERBAZ

 

 

 

DEJA VU

 

                                                             

 

                     

 

Durante la prima guerra mondiale, sotto l'Austria, si lavorava dieci ore al giorno e sei giorni per settimana; almeno così ci raccontavano i nostri nonni.

Mio padre: Erasmo Gherbaz, nel 1917 cominciò il suo apprendistato di tornitore meccanico nelle officine Skull in via dell'Acquedotto. Lavorava otto ore al giorno, e dopo lavoro frequentando le scuole serali che erano condotte nella vecchia Scuola Manin, doveva attendere alla Scuola per altre due ore.

La Scuola Manin era adiacente alla via Roma, così Erasmo, dopo scuola, per andare a casa saliva la via Roma, raggiungendo la porta di San Vito la imbuccava e, attraversando la piazza, saliva la gradinata che univa la piazza di San Vito con la piazza di San Michele, località molto nota perchè ogni anno, durante le celebrazioni per San Vito e Modesto, nel centro della piazza veniva eretto il "palo della cuccagna".

L'ultimo casato della piazza di San Michele, che faceva angolo con il calle Barbacane, nel terzo piano era la dimora della famiglia Gherbaz, che in quel tempo era in lutto perché la triste notizia era arrivata: il primogenito (fratello di Erasmo) era perito nel Fronte Occidentale e la salma del caduto era stata sepolta nel cimitero militare di Vienna.

Una sera del gennaio 1918, Erasmo, dopo scuola, come ogni altra sera si dirigeva verso casa, solamente questa volta sulla via Roma una colonna di autocarri pieni di soldati austriaci, a stento a stento ce la faceva a salire la via Roma.

Da poco tempo la luce elettrica aveva rimpiazzato i lampioni a gas, ma la via Roma non era ancora troppo bene illuminata. Sopra il ronzio dei motori, tutto d'un tratto, nell'oscurità, si sente un forte fischio; immediatamente tutti gli autocarri si fermano, e pure si ferma l'automobile in testa della colonna, che portava sicuramente il comandante delle truppe, più qualche altro ufficiale.

Dall'Automobile scende un ufficiale e, gridando in lingua austriaca (tedesca): "Was hast du gemacht? Varum?" si avvicina a passi veloci verso l'Erasmo  che, poveretto, era l'unica persona civile in quella zona, e così gli dà uno schiaffone in piena faccia e poi, ancora imprecando, ritorna verso la sua vettura.

Erasmo, innocente com'era di quel malfatto, rimase stupito, ma per un attimo soltanto, senza esitazione comincia a correre verso la porta di San Vito, sale la gradinata e ancora correndo attraversa pure la piazza di San Michele entrando così nella calle Barbacane.

Nel frattempo la colonna di autocarri ricomincia a stento la salita della via Roma, dovevano passare le mura della chiesa di San Vito, poi le Carceri e il Palazzo del Tribunale, e poi il piccolo vicolo che univa il calle barbacane con la via Roma. Dall'altra parte del vicolo si trovava l'ultima rimanenza del muro che circondava la città nei tempi antichi.

Il muro in questione era circa 30 metri lungo e circa 4 metri alto. Sopra il muro...troviamo Erasmo... che volendo vendicare l'ingiustizia sofferta, aspettava l'automobile con gli ufficiali dentro.

Eventualmente la vettura, piano piano, raggiunse la zona del muro, e quando la mira fu accurata, due pietre furono scagliate verso il paravento dell'automobile. Si può immaginare bene il fracasso generato quando una delle pietre raggiunse il bersaglio ed il cristallo fu frantumato in mille pezzi. Non si può negare la successiva paura, e il panico cui sul momento colse gli ufficiali all'interno della vettura.

Erasmo, veloce come il vento, lasciò la scena del temerario attacco  e svanì nelle tenebre della città vecchia. Per qualche tempo, in seguito, si poterono udire gli scarponi dei militari in caccia, sui ciottoli dei vicoli.

La storia del giovane genovese di nome Balilla, che gettò un sasso sulla testa di un soldato austriaco, io credo non era in quei tempi ancora conosciuta a Fiume. Molto più tardi, però, ci verrà ampiamente narrata.

Se mio padre fosse stato catturato dai soldati austriaci, non sono sicuro se io sarei qui oggi a raccontare questa vera storia. Erasmo aveva quattrordici anni.

 

Nota di Redazione: E' probabile che, al tempo di questa storia - "sotto l'Austria" - non vi fosse una scuola chiamata "Manin", noto patriota antiaustriaco, nè una strada importante chiamata "Roma", mentre è noto che il termine "calle", nella Cittavecchia di Fiume, fu introdotto dagli italiani. 

Alcuni termini qui usati dal Gherbaz devono pertanto considerarsi posteriori, escluso naturalmente il carcere, che fu tale sotto tutte le bandiere.

Non si dà, al racconto qui presentato, carattere di riesumazione d'irredentismo.

 

 

F  I  N  E

 

 

H O M E        B A S E