Questo racconto ha inizio dai primi istanti del Grande Bang e dalle frazioni di tempo immediatamente successive ad esso, non calcolabili col normale metro dei cicli al quale siamo abituati. Gli astronomi insegnano che durante le più piccole frazioni di tempo immediatamente successive alla esplosione della gran massa di materia già eternamente esistente, si evidenziarono cinque forze che avrebbero poi dato, alla natura del nostro universo, le regole basilari della fisica e della biologia, ovvero a noi e agli animali quelle della vita, e alla rimanente parte del pianeta quelle della materia bruta. In verità tali regole, per gli scienziati sono soltanto quattro e portano alla scoperta della unità universale del mondo fisico, dalla quale tutti noi, viventi e non viventi, scendiamo. La prima forza, definita "forza nucleare forte", impedì al nucleo atomico di scomporsi nei propri elementi interni e quindi alla materia di fuggirsene in tutte le direzioni. Grazie a codesta forza, tutto ciò cui conviene di esistere, esiste, intendo, da un sasso in un campo, alle stelle, ai pianeti, e a tutti i fuochi e non fuochi dei Cieli. La seconda forza che uscì dal Grande Bang e si disperse rapidamente nell'universo, fu la gravità. Essa definì automaticamente le regole matematiche che attendono alla forma delle sfere celesti e all'itinerario dei loro percorsi. Entro l'ambiente gravitazionale tutti i biocorpi terreni sono abituati a vivere e i corpi fisici a giustificarsi. La terza forza che uscì dal Grande Bang fu l'elettromagnetismo. Essa attiene al rapporto fra l'atomo e i propri elettroni, e quindi sovrintende e garantisce l'esistenza della forma, dando ad essa solidità e distribuendo al contempo le differenze estetiche. La quarta forza, la nucleare debole, fa sì che tutto ciò che dev'essere modificato lo sia ad opera del decadimento elettronico, della trasformazione nucleare biologica che consente la modificazione della forma e contemporaneamente garantisce la sua temporanea conservazione. La quinta forza, la cui giustificazione non può essere scientificamente discussa, è quella dell' autoriconoscimento della mente universale, che uscì anch'essa dal Grande Bang e consentì allo stesso universo di autogiudicarsi da subito, e autocomprendersi. Il "luogo dell'autoriconoscimento" lo chiameremo "Nous" traendolo da Anassagora e dalla più antica patristica cristiana grecizzante [San Giustino]. * * * Quando il Nous si formò, la Mente che lo giustificava era "L'Uno" e viveva in ambiente perfettamente matematico. Il tempo non esisteva e quindi non esistevano le distanze. La misura e la comprensione di ogni cosa erano immediate. Quando poi dall'Uno si passò al Due, e poi ancora al molteplice, la sensazione del tempo divenne immediata, e fu anche facile misurarlo. Ciò comportò l'inizio di una certa gerarchizzazione, e la distinzione sempre più netta fra la Mente originale, che ancora manteneva il dominio sul tempo, e la gran massa di intelligenze spirituali di vario grado, fra le quali si distinguevano le forme angeliche, quelle animali, le umane e le vegetali. I più forti erano, naturalmente, gli angeli, i quali possedevano il completo dominio del movimento, grazie al quale percorrevano in continuazione l'intero universo cercando di apprendere e far tesoro di tutte le leggi esistenti in natura. Per gli animali, che il Signore aveva creato in coppie, ad eccezione dell'Uomo, (che se ne stava da solo e si chiamava Adamo), era stato predisposto un giardino spirituale particolarmente felice, denominato Eden ove, entro uno spazio relativamente limitato, ma ricco di forme viventi, in particolare di piante, se ne stavano tutti gli esseri che possedevano, soltanto in modo limitato, il grande potere della intelligenza e del movimento. Essi conversavano fra loro, di argomenti i più semplici, ne' si poteva notare, in Adamo, alcuna superiorità che lo distinguesse, gerarchicamente, dalle bestie parlanti. Tutto l'Eden poggiava su acque e su terre realizzate sulla perfezione dell'architettura spirituale presente nell'universo. * * * Esisteva, nella schiera degli angeli serafini, un principe chiamato Lucifero, che proprio come il suo nome indicava, sfavillava, e dovunque andasse portava luce anche in sapienza, bellezza e forza. Si muoveva egli rapidamente spostandosi dall'uno all'altro dei corpi fisici celesti, visitandoli tutti, rendendosi padrone delle leggi che li giustificavano. Sapeva Lucifero che tutti gli astri erano composti di materia bruta incapace di generare corpi viventi, salvo uno, che ancora oggi chiamiamo "Terra". Scoprì Lucifero che solo tale astro, nell'intero universo, conteneva la vita e avrebbe potuto conservarla per numerose centinaia di millenni. Apprese le leggi delle modificazioni animali e di quelle dell'uomo, leggi che, si poteva prevedere, avrebbero dato al pianeta una fisionomia molto diversa da quella di tutti gli altri corpi celesti sterili. Fra gli angeli, il fenomeno "vita" sulla Terra aveva suscitato grande curiosità, tanto che in buon numero vi bazzicavano, studiandolo in tutti i suoi aspetti, cercando di arrivare ad anticiparne le modificazioni. Passato che fu il tempo dei dinosauri, e sopravvenuto quello dei mammiferi, Lucifero aveva cominciato a seguire lo sviluppo dell'animale Uomo (terreno), che lui sapeva potersi paragonare, come aspetto, all'animale Uomo che egli aveva già conosciuto nel paradiso del Nous. Occorre anche aggiungere che non tutti gli angeli apprezzavano l'ambiente terreno, in quanto, secondo loro, nulla di buono ci si sarebbe dovuti attendere dalla specie umana che allora iniziava a introdursi nel mondo. Lucifero, tuttavia, giudicava che, spento l'Homo di Neanderthal, e apparso sulla Terra il genere sapiens, costui avrebbe potuto acquisire grandi possibilità di evoluzione. Per questo motivo riteneva doversi dare all'uomo un'anima di livello, allo scopo di legarlo, attraverso essa, in qualche modo al Nous. Una corrente spirituale di scambio fra il mondo terreno e quello celeste esiste realmente, ed è percorribile nei due sensi, anche se poi, alla fine, in tale campo, poco ci si deve fidare, poiché più se ne trova in millanteria che in verità. Siccome non esiste solo la Bibbia, ma bisogna dare credenza anche alla vecchia Mitologia che, bene o male, occupò le menti degli uomini per numerosi millenni, rammentiamo che, contemporaneamente a Lucifero e agli angeli, erano al tempo presenti sulla Terra anche le grandi potenze spirituali Prometeo ed Ercole, entrambi circondati da personaggi che sarebbe stato - specialmente per Prometeo - meglio non incontrare. * * * In breve, Lucifero si era convinto che solo se lo spirito del Nous fosse disceso sulla umanità che in quel momento si stava sviluppando nel mondo, solo in tal caso, in seguito, la Terra avrebbe potuto restituire spiriti maturi allo stesso Nous. La cosa, tuttavia, non era di facile attuazione, in quanto lo Spirito dell'Uomo sarebbe dovuto discendere proprio da Adamo ed Eva (che intanto era stata creata), disobbedendo a un preciso ordine di Dio, sostenuto dalla maggior parte degli angeli, i quali non ritenevano l'Homo sapiens capace di reale sviluppo spirituale, ed anzi, paventavano l'enorme carico di sofferenze che sarebbero state inferte alle due bellissime creature dell'Eden (e poi a tutti gli spiriti belli), alle quali Lucifero avrebbe recato fatiche, malattie, dolori del parto, l'odio e la rabbia insieme, morte violenta e tutto ciò che può aggiungersi al normale carico delle sofferenze umane. Gli angeli che si movevano intorno al pianeta Terra senza discendervi, e che intellettualmente non capivano perché Lucifero volesse trasformare gli animali in creature responsabili di fronte a Dio, così si rivolsero al loro simile: - Come mai sei tu caduto dal Cielo, o Lucifero splendente al mattino? Sei precipitato per terra, tu che straziasti le genti? Tu che dicevi in cuor tuo: - Salirò al Cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono; sederò sul monte del testamento, al lato di settentrione; sormonterò l'altezza delle nuvole. sarò simile all'Altissimo. Tu però sei stato precipitato nell'inferno, nel profondo della fossa. Quelli che ti vedranno ti s'inchineranno e ti considereranno: E' egli quell'uomo che ha conturbata la Terra, che ne ha scossi i Reami? (Isaia XIV, 12-16. Sacra Bibbia, Ed. Sonzogno, 1929. Imprimatur). Sebbene Lucifero avesse contro quasi tutto l'ambiente angelico, salvo pochi seguaci, nonostante ciò egli continuava ad essere fermamente determinato a proseguire nel proprio intento, che, alla fine, egli pensava, avrebbe recato i suoi frutti. I suoi antagonisti, invece, pensavano: - Non riuscirà nel suo piano, poiché il genere umano, assai più degli altri animali, è selvaggio, e rimarrà tale sino alla fine dei secoli. Alla fine Lucifero, acconsentendo al suo istinto, si recò di nascosto nell'Eden, si trasformò in serpente e si nascose in mezzo alle fronde dell'albero della conoscenza, perfettamente al corrente dei termini della proibizione divina. Aveva detto il Signore: - Mangiate di tutte le piante del paradiso, ma del frutto dell'albero della scienza del bene e del male, non mangiare: imperocché, in qualunque giorno tu ne mangerai, immediatamente morrai... [segue la creazione di Eva] ... ma il serpente, che era il più astuto fra tutti, disse alla donna: - Per qual motivo comandovvi Iddio che non di tutte le piante del paradiso mangiaste i frutti? Cui rispose la donna: - Del frutto delle piante che sono nel paradiso, noi ne mangiamo: Ma del frutto dell'albero che è nel mezzo del paradiso, ci ordinò il Signore di non mangiare e di non toccarne, affinché per disgrazia noi non s'abbia a morire. Ma il serpente disse alla donna: - Assolutamente non ne morrete, imperocché in qualunque tempo ne mangerete si apriranno i vostri occhi, e sarete come Dio, conoscitori del bene e del male. Vide dunque la donna che il frutto dell'albero era buono a mangiarsi e bello a vedersi e appetitoso all' appetito, e colse il frutto e mangiollo, e ne diede a suo marito, il quale ne mangiò. (Genesi II, 16-17 ; III, 1-6 Sacra Bibbia, Ed. Sonzogno, t.c.). Era convinto, Lucifero, in tale maniera, di far cosa buona e giusta, e che alla fine, nonostante tutto, glie ne sarebbe stato riconosciuto il merito. Per il resto degli angeli, invece, l'ordine di Dio era che la Terra rimanesse un pianeta di animali ben regolati entro i loro rapporti, e in mezzo ai quali anche una specie umana moderata potesse convivere, senza però raggiungere il possesso completo della conoscenza. Per questo motivo il contrasto fra gli angeli era diventato grande, ma non si deve pensare che si possano identificare gli angeli caduti con i tradizionali diavoli dell'inferno tutt'oggi conosciuti alle religioni. Noi contestiamo questo, e rimaniamo dell'opinione che, fra Lucifero e Prometeo, nel corso dei secoli precristiani, ci sia stata molta affinità. Quando infatti, dopo moltissimi anni, Dio giudicò il genere umano meritevole di attenzione e inviò sulla Terra suo figlio Gesù, costui, oltre a giustificare gli uomini, discese nell'Ade a liberare gli angeli caduti, i quali furono riammessi nel Nous. Contemporaneamente a ciò, Ercole uccideva l'Aquila che straziava le carni di Prometeo, e lo liberava. * * * Si dice che, molti anni dopo la liberazione degli angeli caduti, scendesse sulla Terra, nel pieno della propria potenza spirituale, la Madonna, madre di Gesù, alla quale le sofferenze del figlio avevano toccato profondamente l'animo. Discese anche lei negli inferi, desiderosa di sapere a chi si dovesse attribuire la responsabilità della crocifissione del proprio figliolo e figlio di Dio. Avendo visto che Lucifero era ancora lì, in quanto non erano stati stabiliti "tempi" per la liberazione degli angeli, gli si avvicinò. - Sei tu che hai introdotto l'Homo sapiens sulla Terra? - chiese, e Lucifero, che un poco se ne vantava, non riuscì a nascondere un sorrisetto di autocompiacimento. - E ti sei camuffato in serpente dell'Eden, per ottenere ciò? - lncalzò la Madonna. Lucifero, senza che glie ne fosse fatta specifica richiesta, si trasformò in un grosso pitone. - Ho sentito dire che te ne stavi completamente nascosto in mezzo alle fronde, e che te ne uscisti a sorpresa. - Continuò la Madre di Dio. E Lucifero si trasformò in un serpentello più piccolo. - Saresti capace di trasformarti in un serpentello ancora più piccolo? - chiese allora Maria. E l'Angelo caduto rimpicciolì maggiormente, tanto che si ritrovò, indifeso, ai piedi della Regina del Cielo, talmente vicino che ricevette una tale botta di tallone sul cranio, che ancora oggi se ne parla nel mondo. Lucifero morì, e tutti gli altri angeli caduti, ricevuta la perdonanza, ritornarono al Nous, ove nessuno più si permise di rivolgersi ad essi come a dei diavoli. Persefone rimase alla direzione dell'Averno classico, che già abbiamo descritto, e Thanatos rimase a comandarne l'esercito. Un vero inferno, piuttosto piccolo, fu occupato dai veri diavoli e rimase sulla Terra a castigare gli umani. Sui veri diavoli si è ingenerato un equivoco che induce molte menti deboli a fidarsene e a ritrovarsi poi, a causa di ciò, in prigione per reati turpi, e con aggravanti. L'equivoco fu combattuto, a suo tempo, da Sant'Agostino e da altri dottori della Chiesa, e fu introdotto dalle dottrine di Manes, mago persiano e riformatore religioso vissuto intorno al terzo secolo dopo Cristo. Secondo Manes, il solo fatto che i diavoli fossero in grado di infliggere il castigo, li poneva, o al servizio di un Dio giudice, e quindi corresponsabile (in pratica, loro pari grado dal punto di vista morale), oppure, l'attribuzione al diavolo del potere del castigo, avrebbe reso il diavolo stesso pari grado di Dio, e quindi avrebbe giustificato l'esistenza di un dualismo che avrebbe coinvolto il mondo in una eterna lotta fra Luce e Materia, in altre parole fra il bene e il male, unificandoli di fatto. Ne conseguiva che, l'uomo stesso avrebbe potuto scegliere con chi stare, togliendo sè stesso da ogni responsabilità. In realtà, il diavolo usurpa il potere del castigo, e può mantenerlo soltanto sopra gli spiriti che non possono ancora entrare nel Nous. Siccome nemmeno lui ha il potere di rimanervi, la sua posizione spirituale è chiaramente di millantata potenza. Si veda, in questa serie, il file "Un'avventura di Parsifal" parte seconda. L'Uomo può vincere il diavolo, anche per conto proprio, adoperandosi a ottenere una gerarchia spirituale migliore. La Morte ha il potere di vincere il diavolo su qualsiasi campo di battaglia, anche di ucciderlo e di cacciarlo dal Nous. Un religioso osservante può trovare nelle sue Chiese, sacerdoti e preghiere d'ausilio. Il "mago", a pagamento, ottiene l'effetto opposto, e fa entrare il diavolo in casa. Alla fine, il diavolo potrebbe anche non esistere, ma il solo fatto che esistono menti deboli che se ne dichiarano seguaci e obbedienti, rende il problema giuridicamente concreto.. Osimo, 27 aprile 2006. ____________ IL MOSTRO DI DÜSSELDORF UN' AVVENTURA DI PARSIFAL 1 UN' AVVENTURA DI PARSIFAL 2 IL PASTORE E LA FIGLIA DEL DIO DEL FIUME LA LEGGENDA DI BIANCOFIORE LA VERA STORIA DEL PARADISO TERRESTRE E DEGLI ANGELI CADUTI DIALOGO FRA LA MORTE E UNA SANTA ITALIANA BASE HOME |