RIGO  CAMERANO

 

 

R A C C O N T I    M E T A F I S I C I

 

 

 

UN' AVVENTURA  DI  PARSIFAL

 

II.

 

 

Raggiunto il tempo, la riunione ebbe inizio entro una sala appositamente attrezzata, presenti Persefone, Thanatos, alcuni segretari e militari dell'Ade, e tutti i cavalieri del Graal ancora sopravvissuti.

La sala, configurata a simiglianza di piccolo teatro, con una platea di poche file di poltrone al centro ed altre entro una sopraelevazione a ferro di cavallo, conteneva in tutto un centinaio di posti a sedere quasi completamente occupati. Nel fondo, in luogo del palcoscenico, una cattedra grande, leggermente sopraelevata, che ospitava sette persone autorevoli.

Esse erano, nell'ordine: al centro Artù, cui fu dato quel posto per ospitalità, affiancato da Persefone alla sua destra e da Elisabetta alla sua sinistra.

Alla destra di Persefone, Thanatos, e ancora più oltre, Parsifal, ormai completamente guarito.

Alla sinistra di Elisabetta, il vescovo Cumberland, e ancora alla sua sinistra la regina Ginevra.

Dopo le prime dichiarazioni d'apertura, pronunciate da Persefone, la quale rammentò il titolo e lo scopo della riunione, la parola fu data a Thanatos, il quale invitò Parsifal e Cumberland - Moebius a riferire sui fatti occorsi. Quindi interrogò Artù per sapere chi occupava il castello nel momento della occupazione degli angeli.

Artù chiamò a sua volta alcuni dei suoi cavalieri, i quali spiegarono che la occupazione del castello era stata compiuta da un gruppo di angeli giovani comandati da Raffaele, arrivati lì col pretesto di una visita di apprendimento e turismo.

I cavalieri, non più di una mezza dozzina, colti di sorpresa e immobilizzati, furono tuttavia liberati subito e rimandati a Camelot. Da essi Artù fu messo al corrente dei primi fatti.

Conclusi i preliminari, Thanatos ripassò la parola a Persefone, la quale ribadì lo scopo della riunione: si doveva capire se la perdita del castello di Montfort, subita dai cavalieri del Graal, dovesse considerarsi una perdita concreta della spiritualità del mondo, e solo in caso di risposta affermativa si sarebbe dovuto stabilire se la eventuale riconquista del castello dovesse essere affidata alla sola cavalleria di Artù, oppure se ad essa dovesse aggiungersi il rinforzo militare dell'Ade. Richiese, nel merito, l'opinione del vescovo Cumberland, buon conoscitore del paradiso cristiano unito.

Siccome Cumberland era vestito da vescovo, spiegò che avrebbe voluto la sua opinione quale soldato.

- Se si tratta di ricacciare il gruppo di Raffaele, i cavalieri di Artù potrebbero essere sufficienti - spiegò Moebius - Se invece il paradiso cristiano unito volesse difendere il castello di Montfort con le schiere angeliche al completo, allora nemmeno il rinforzo dell'Ade potrebbe garantire il risultato al cento per cento.

Alla quale frase Thanatos rispose con un sollevare di palpebre a modo scettico, quasi a dire: - Sarà forse così, ma lascia che sia io a decidere su questo punto.

La regina madre levò timidamente una mano, chiedendo di intervenire.

-  Una domanda al vescovo - disse - Vorrei conoscere la posizione attuale del paradiso anglicano.

-  Il paradiso anglicano sarà neutrale - rispose subito Cumberland - poiché non trova ragioni sufficienti a schierarsi. Riconosce il valore spirituale del castello del Graal, ma giudica anche che le storie che lo giustificano sono ricavate dai vangeli apocrifi, in particolare per ciò che riguarda la figura di Giuseppe di Arimatea. -

Il paradiso anglicano è considerato, dalle popolazioni dei paradisi "classici", specialmente da quello cristiano unito e dallo islamico, poco rispettoso delle gerarchie. E' infatti, da tempo, aperto a tutti, e si limita a farne uscire, secondo il caso, soltanto gli spiriti disturbatori più turbolenti, chiaramente in difetto di educazione. Durante il conflitto spirituale che accompagnò, anche nel mondo parallelo, la seconda guerra mondiale, chiese l'aiuto di Artù e dei cavalieri della tavola rotonda, i quali volentieri si impegnarono, ottenendo anche ottimi risultati.

Persefone levò una mano a interrompere Cumberland, e si rivolse lei stessa alla regina.

-  Il paradiso anglicano è alleato di Artù e gode della nostra protezione - spiegò - ma il precedente di una guerra fra paradisi cristiani darebbe un esempio infausto al nostro mondo. Già il conflitto con i cattolici, che riguarda soltanto la Terra, ha posto anche noi in grande imbarazzo.

Elisabetta fece un segno d'approvazione col capo e lo stesso Cumberland mostrò di avere concluso il proprio parlare.

Si levò Artù.

-  Dirò brevemente ciò che penso sia realmente accaduto - iniziò. - Nonostante che, non solo qui, ma anche sulla Terra, cani e gatti sappiano bene che il calice del Graal è conservato nel castello di Montfort, intendo, solo quassù nel mondo parallelo... nonostante ciò, alcuni asini... non mi riferisco agli storici, né a quelli che indagano sui templari... alcuni asini, dicevo, insistono a sostenere che della coppa debba esserci un doppione terreno, nascosto non si sa dove... e se lo vanno a cercare, nella speranza di ritrovare, oltre al doppione, un talismano in virtù del quale, chi lo possiede può diventare il padrone del mondo. -

Risa dell'uditorio.

- Incuriositi da ciò, alcuni intellettuali, ancora più asini dei cercatori, annotata con scrupolo ogni castroneria di costoro, sono giunti alla illuminante conclusione che la coppa del Graal non esiste, e che pertanto anche lo spirito che la sostiene deve considerarsi inesistente e morto. Questa tesi, trasmessa ai teologi del paradiso cristiano unito, ha avuto fortuna... sicché ne deduco che il destino riservato ai cavalieri noi tutti sia quello di tornarcene ai semi... e già il fatto che Parsifal se la sia cavata per puro caso, mostra che tale piano è in fase di svolgimento avanzato... penso del resto che aver rimandato libera a Camelot la guarnigione di guardia equivalga a una tacita dichiarazione di guerra. -

Si rivolse direttamente a Persefone.

-  Non è ancora arrivata una commissione di Santi a spiegare le cose e a chiedere la comprensione dell'Ade verso la sacrosanta impresa contro di noi? 

-  Non ancora - rispose Persefone senza sorridere,  - ma il caso esige che il fondamento dello spirito del Graal sia ridiscusso... Vorrei sapere dalla Regina madre Elisabetta cosa ne pensa lei... o almeno cosa ne pensano alla corte britannica. 

-  Forzatevi di togliere ogni emozione al vostro dire, e siate breve - suggerì Cumberland che, come sappiamo, sedeva al fianco della Regina e l'aveva sul lato destro.

La regina madre, senza levarsi, disse semplicemente che il genere umano, sulla Terra, correva lo stesso pericolo di estinzione che in tempi arcaici fu riservato ai dinosauri e poi ai mammiferi e uccelli carnivori primitivi.

-  Lo spirito del Graal presume il recupero della saggezza umana - aggiunse - la quale presuppone la pacificazione dei popoli... la posizione particolare della Terra, povera culla, impone, allo sviluppo dello spirito, dolore e difficoltà... per cui... se l'ottenimento di ciò che ci è necessario richiederà un sacrificio, dovremo accettarlo; se richiederà intelligenza, dovremo averne... - si rese conto di  emozionarsi; si interruppe e fissò Cumberland quasi a implorarne consiglio.

L'assemblea, compresa immediatamente la situazione, evitò di applaudire. La interruppe Persefone.

-  Non c'è dubbio che la catastrofe antropica della Terra priverebbe anche noi dell'apporto di nuovi spiriti... ed anche quelli di qua, non essendo eterni, diverrebbero vittime di una vita senza speranza. Il Nous, non trovando più giustificazione, esaurirebbe il suo scopo e migrerebbe verso altre zone dell'Universo...  L'Ade perderebbe la propria ragion d'essere e il caos primitivo risorgerebbe... -  Si trattenne un momento a osservare i movimenti del pubblico.

-  Se pure il genere umano sarà destinato, dalla natura, in un giorno molto lontano, a scomparire - concluse - dovrà farlo come colui che ha posto fine a un percorso, non come vittima sacrificale... Questi, mi sembra, siano i termini sui quali si sta discutendo.

Restituì la parola ad Artù, il quale, prima di esprimersi, si accostò a Persefone per una breve consultazione.

Ricompostosi, disse, scandendo bene le frasi:

-  Procederemo ad una, o eventualmente a due votazioni: la prima, per decidere se sia necessario il recupero del castello di Montfort... eventualmente un'altra per stabilire se l'impresa dovrà essere compiuta dai soli cavalieri, oppure se dovrà essere fatta richiesta all'Ade, allo scopo di ottenere l'appoggio dell'esercito di Thanatos... La votazione riguarda i soli cavalieri della tavola rotonda... Io e Ginevra ci asterremo dal voto... L'assemblea sarà sospesa per un'ora, durante la quale usciremo tutti... 

Prima che Artù dichiarasse ufficialmente sciolta l'assemblea, si levò Lancillotto a chiedere una dilazione dello scioglimento.

-  Prima di discutere fra noi, sarebbe bene conoscere se la eventuale nostra richiesta di collaborazione alle forze dell'Ade sarà accettata, oppure no. -

Rispose Persefone:

-  Sarà accettata, ma col patto che il guerriero Thanatos comandi l'impresa. -

Lancillotto fece cenno d'aver capito e Artù ordinò la sospensione dei lavori, dopo di che la sala fu rapidamente sgomberata, compreso il settore centrale, ove rimasero Elisabetta e il vescovo Cumberland, praticamente soli, che anche Ginevra, desiderosa di partecipare alle discussioni, preferì uscire.

 

Elisabetta osservava il suo vescovo con la sorridente fiducia con la quale una bambina desiderosa di protezione guarda un volto a lei familiare. Volle sapere com'egli vivesse nell'Ade, e cosa ci si dovesse aspettare... era anche preoccupata per sè.

-  Mi rinforzerò presto? - Chiese.

-  Oh, certo - rispose Cumberland - e non ci vorrà nemmeno gran tempo... però andrete a scuola... poiché per imparare a manipolare per bene i quanta occorrono decine d'anni... Ci sono molti bambini nel mondo parallelo, sapete?!

-  Potrò imparare a modificare il mio aspetto? 

-  Oh, ma questo, per ora, lo faranno gli acconciatori... però, aspettate di arrivare nel paradiso.

-  Vorrei conservare l'aspetto degli anni, fra il 1940 e il 1941. -

Cumberland riferì che lui, dalla data della sua morte terrena, non si era mosso dal mondo parallelo, e confessò di non avere alcun desiderio di tornar sulla Terra.

-  Immagino che l'esperienza della seconda guerra mondiale debba esser stata essenziale per la formazione del vostro carattere - concluse.

-  Oh, certamente... Ma che ne fu poi del Führer? - chiese Elisabetta - ... Adolf Hitler... è arrivato nell'Ade?

-  Oh, sì... e ha provocato anche molto scompiglio.

-  Che successe?

-  Accadde che lo pretendevano tutti... chi per consegnarlo ai diavoli, chi per processarlo... Persefone, che si è sempre adoperata a evitare che il mondo parallelo sia ridotto a un luogo di sofferenza, lo ha tenuto con sè alcuni anni, e infine ha accettato la richiesta delle città tedesche, che lo chiedevano per il processo.

-  E come andò?

-  Andò che si presentò male, da capo che esige un riconoscimento, cosa che non dispose favorevolmente gli spiriti forti e i patrioti che stavano lì anche da molto prima del 'Settecento.

Insoddisfatto dei giudici e della giuria popolare, peraltro vastissima, commise l'errore definitivo di appellarsi ai grandi spiriti della Germania, cosa che gli fu concessa e che fu decisiva per la sua sorte. Gli votarono contro, non dico Valentin Weigel e Maestro Eckart, Lutero, Leibniz, Kant, Schiller, Wolff, Goethe e Schleiermarcher, ma anche Federico II, Wagner, Nietzsche e Bismark... e la stessa famiglia reale germanica... o almeno quella parte di essa che vive qui... Nessuno se la sentì di giustificare lo sterminio burocratizzato di donne, bambini e di intere famiglie e popolazioni inermi... Ciò che inoltre giocò contro di lui fu il fatto che nessuno fra i suoi più fedeli collaboratori si presentò nell'Ade...  intendo che nessuno di essi fosse in grado di assurgere a vita spirituale vera... Per tutti questi motivi il giudizio fu negativo e l'imputato fu affidato a un soldato di Ker che ne rimandò il corpo spirituale ai semi della Terra. -

Ker, sappiamo, era il nome che Persefone aveva nei tempi primitivi, allorché l'Ade era un territorio selvaggio e le lotte contro i diavoli, si dice, continue.

La conversazione proseguì per poco ancora, che presto i cavalieri cominciarono a rientrare e a riempire ancora una volta la sala. Artù e Ginevra ripresero posto, e di lì a poco anche gli altri.

Si passò alla votazione: furono approvati dalla totalità dei cavalieri, sia l'impresa per il recupero di Montfort, sia la nomina di Thanatos a comandante supremo.

 

Come è stato già scritto, le potenze dei quanta non possono essere accumulate oltre un certo limite, che altrimenti se ne avrebbe consumazione, anziché ammasso. Thanatos, pertanto, non aveva bisogno di un esercito particolarmente numeroso.

Chiese 16 guerrieri pitagorici (una tetractys moltiplicata per sè stessa). I pitagorici sono naturali alleati dell'Ade quando si tratta di combattere un potere da essi considerato parziale.

64 cavalieri di Artù, 256 soldati dell'Ade, 10 filosofi volontari. 

Per tradizione Thanatos riserva, per ogni impresa, una decade di posti ai filosofi, che assegna a sorteggio a chi ne abbia fatto, in precedenza, domanda. Tali posti sono sempre coperti, poiché quasi tutti i filosofi ritengono sè stessi bravi soldati, ed hanno fiducia nel comandante.

Nel modo descritto, aggiungendo sè stesso, Thanatos formò un esercito di 347 unità, cifra simbolica che deve essere letta così: una Trinità, una Tetractys, mentre Settima è la porta che conduce al Nous.

 

Siccome l'esercito di Thanatos funziona sempre alla perfezione, già il giorno successivo fu fatta adunata e tutto il gruppo, senz'altri indugi, partì.

Normalmente l'esercito dell'Ade non marcia in schiera, poiché le Morti sono individualiste, non amano vessilli e nemmeno tamburi. I cavalieri di Artù cavalcavano uniti, ma senza ostentazione, con segni di riconoscimento scarsi e poche bandiere. Partecipavano, sebbene non numerose, le donne, fra le quali Dindraine, conosciuta anche col nome di Biancofiore, ma non Ginevra. Cumberland si teneva, eccezionalmente, vicino ad Artù e Parsifal, ma siccome era tornato in veste da guerra, torneremo a chiamarlo Moebius.

I pitagorici viaggiavano su carri a quattro cavalli, due imbrigliati, e due liberi. Erano coperti con pelle di leone e armati di clava, a simiglianza del guerriero Milone, eroe terreno della battaglia per la presa di Sibari in Magna Grecia.

I filosofi indossavano un'armatura fornita dall'Ade a noleggio, abbastanza simile a quella della morte, ma con spada al posto della falce; stavano tutti intorno a Thanatos ed eseguivano, per tradizione, funzioni da portaordini, incarico che accettavano volentieri, pensando con ciò di imparare di più.

 

La colonna, che non si era proposta di giungere di sorpresa nel territorio di Montfort, marciava in ordine sparso, lenta e nemmeno diretta, evitando di proposito i centri abitati e le campagne con popolazione attiva, ove avrebbe recato inutile spavento.

Dopo una marcia di sette giorni, l'esercito di Thanatos arrivò in vista del castello di Montfort, ai confini del Paradiso Cristiano Unito.

 

          

Lo schieramento angelico, che pur si teneva all'interno dei limiti del Paradiso, si rese visibile a grande distanza, perchè, contrariamente all'uso dell'Ade, gli angeli non fanno economia di truppe; al contrario, sono organizzati a combattere in schiera e a lanciare i loro quanta di potenza in progressione, alla distanza di pochi centesimi di secondo l'uno dall'altro. In tale modo non sovraccumulano e non sprecano energia, anche se consentono, grazie alla sommatoria dei tempi morti, un po' di recupero alla parte colpita.

Contrariamente ancora all'uso dell'Ade, il loro aspetto non spaventava, bensì incantava, e tale era il loro fascino che molto spesso i loro nemici, al solo vederli, si inginocchiavano e deponevano le armi.

Anche i cavalieri, che mai avevano combattuto contro le forze angeliche, alla vista delle medesime si fermarono, e avrebbero anch'essi deposto volentieri le armi, dimenticando Montfort, se non fossero stati trattenuti dalla parola data a Thanatos e dagli impegni assunti con Persefone.

Lo spettacolo che si poneva alla vista dei componenti le truppe dell'Ade era tuttavia grande: di fronte ad essi, per quanto la vista potesse spingersi in alto, ed a destra e sinistra del capo, erano schiere angeliche, divise in tre gruppi di tre schiere ognuno, distribuite a giro d'orizzonte, e poi allontanantesi e rimpicciolentesi verso l'alto.

Il primo gruppo, comandato dall'Arcangelo Raffaele, comprendeva tre schiere già pronte al combattimento: Angeli, Arcangeli e Principati, riconoscibili, oltrochè per la posizione, anche per il colore della loro luce, che rammentava quella di alcuni pianeti del nostro sistema: Luna, Mercurio e Venere. 

Privi di scudo, realizzavano una corrente difensiva ad anello, mediante un appena accennato movimento d'ali.

Più lontana e più in alto, la seconda triade, comandata dall'angelo Michele, la quale comprendeva gli ordini dei Potestati, delle Virtù e delle Dominazioni. Roteavano in cerchio, ad ali spiegate e senza spada, ma si capiva che sarebbero entrati in combattimento appena ciò si fosse reso necessario. I loro colori rammentavano l'incandescenza del Sole, il rosseggiare di Marte, il freddo diamante di Giove.

L'ultima triade, comandata da Gabriele, era dichiaratamente difensiva e sembrava mostrasse di non voler prendere parte alla battaglia, salvo realizzarne l' osservazione.

I Troni, protetti da un fascio di luce energetica di colore cangiante che ricordava l'anello di Saturno, sedevano a esaminare i movimenti compiuti dalle schiere sottostanti.

 Sopra di essi, i Cherubini, angeli della sapienza contemplativa, e infine i Serafini, gli angeli a sei ali descritti da San Bonaventura da Bagnorea. Stanno essi a simboleggiare il vero Paradiso del Nous, entro il quale c'è Cristo. E i Serafini sono quelli che più si avvicinano a Dio.

Intendo però che il Paradiso che adesso si presentava ai guerrieri dell'Ade era ancora sottoposto allo imperio di Cronos, ovvero allo scorrer del tempo.

 

Alla vista delle nove cerchie di ordini angelici, tutto il reggimento d'Averno si fermò estatico, compresi i soldati dell'Ade più anziani, compreso Moebius, che pure aveva esperienza di vita paradisiaca. Sembra infatti che poche altre volte, fuorché nel tempo dell'Aligheri, durante il quale il paradiso cristiano era realmente unito, le forze angeliche si fossero presentate in tanta potenza e magnificenza.

Thanatos, considerando che la truppa si era fermata spontaneamente, decise di non procedere oltre e diede ordine di costruire un accampamento a pianta rotonda, con 347 tende che poi lui sovrastò con una cupola protettiva di energia.

Spiegò Thanatos che le forze celesti si erano disposte in schieramento difensivo intorno a Montfort, rimanendo all'interno dei confini del Paradiso.

-  Sino a che rimarranno entro quei limiti, non attaccheranno - disse, per cui quella prima giornata di guerra si risolse in reciproca osservazione.

 

Trascorso il giorno, sul far della notte fu annunciato nel campo un ambasciatore di Belzebub.

La presenza dei diavoli nel mondo parallelo si deve al fatto che il medesimo non è nato "già pronto", un po' come potrebbero esserlo, ad esempio, l'inferno, il purgatorio e il paradiso danteschi.

Essendo il genere umano, così come noi lo intendiamo in ogni momento della sua evoluzione, fotogramma o tappa del lunghissimo viaggio che dall'Ordine conduce al Khaos, e quindi ritorna all'Ordine; così gli spiriti vivi dei tempi antichissimi potevano essere anche molto diversi da quelli che vi arrivano oggi.

Ora il diavolo, che può essere anche spiegato, secondo la tradizione, con la storia degli angeli precipitati, o anche attraverso le similitudini classiche che si riferiscono alle lotte dei giganti contro Zeus, o a quelle dei Titani; in realtà, come spirito vivo, è uomo vero.

Occorre capire che "il momento magico" dell'uomo naturale che scopre l'esistenza di Dio e ritrova la forza di Lui in sè stesso e nello ambiente fisico che lo circonda, durò pochissimo. La religiosità libera fu immediatamente proibita e perseguitata.

Storie e leggende umane narrano di sette giovani e sette vergini ateniesi che ogni otto anni erano sacrificati al Minotauro; oppure la leggenda di Talos, un uomo di bronzo che stringeva al petto le sue vittime e saltava con esse nel fuoco; oppure ancora Moloch, cartaginese, dalla testa del quale si facevano scivolare bambini vivi entro un forno acceso; o Belzebub babilonese, che esigeva per sè sacrifici umani, o quelli che si compivano nell'Impero Inca, od anche, se lo vogliamo, in Roma (basterebbe pensare alla legge che imponeva il sacrificio delle vestali).

I veri diavoli sono dunque, di fatto, quei primitivi sacerdoti che uccisero la libertà dello spirito umano e inventarono tali riti. Entrati, in antico, nel mondo parallelo come spiriti forti e vivi, non li si può estirpare completamente in quanto si riproducono per uova, che tengono nascoste in luoghi segretissimi e isolati. Queste uova traggono alimento direttamente dalla Terra, per cui, per quanto i soldati di Ker si prodighino per tenere libere le città e i contadi, pure non possono impedire che l'ignoranza, la stupidità e la cattiveria terrene nutrano tali tuorli ed albumi. Così accade che i diavoli, anche nel mondo parallelo,  riescono ogni tanto a far prigioniero qualcuno, che poi rendono schiavo, o fanatizzano, o comunque corrompono e distruggono spiritualmente.

Il famoso "numero della bestia" (che è numero d'uomo, come dice San Giovanni in Apocalisse XIII, 18) non dovrebb'essere definito "numero", ma cifra simbolica.

Come dice Sant'Agostino nel libro sulla Vera Religione: "Per sette gradini si sale a Dio", il completo percorso dello spirito richiederebbe il passaggio per sette porte, l'ultima delle quali darebbe l'ingresso al Nous.  

La cifra diabolica intende infatti una trinità di Sei, e dovrebbe essere scritta 6 6 6 - non 666 o 6.6.6. -. Nel primo caso, infatti, si avrebbe un numero, e i numeri sono tutti innocenti, poiché descrivono una quantità, mentre il 6 6 6 indica la qualità di un soggetto; nel secondo caso sarebbero simboleggiate tre persone in completo possesso delle virtù della Terra, ma non ancora delle chiavi del Nous, ad esempio Leonardo, Newton, Kant, i quali però non potrebbero certo essere, per tale motivo, definiti diavoli. 

In conclusione, siccome la Trinità evangelica, al pari della Tetractys pitagorica, esprime una completezza, allora il 6 6 6 (o anche il 6 6 6 6) indica la chiusura del mondo in sè stesso, senza speranza dell'apertura della Settima porta, ovvero indica la rinuncia volontaria al Nous. In altre parole, il diavolo spezza il corso della evoluzione spirituale e costringe il genere umano alla schiavitù sempiterna, o almeno questo è ciò che lui farebbe se non fosse impedito in ciò da Cronos e dalla Morte che è sua figlia legittima e che ha potere sopra il demonio e su tutte le creature  che stanno fuori la Settima porta.

Così capitò al Serafino a sei ali che non volle riconoscere il Sette e, rimanendo chiuso fuori la porta del paradiso vero, precipitò per orgoglio. 

 

Annunciato che fu l'ambasciatore, Thanatos accettò di ascoltarlo.

-  Insieme - disse l'emissario di Belzebub - possiamo sconfiggere il paradiso. 

Al che Thanatos rispose - Va bene - e accettò che un esercito di diavoli invadesse il campo di battaglia.

Appena il demone-ambasciatore se ne fu andato, arringò i suoi e ordinò che tutti entrassero, completamente armati, entro una porta oscura, che poi egli trasformò in un fantasma enorme dalla forma di Morte soldato, con mantello, cappuccio e falce. Entro il cappuccio, invisibili dall'esterno, stavano tutti i 347 guerrieri che Persefone aveva inviato alla spedizione su Montfort.

Se ne stavano raggruppati: i cavalieri coi cavalieri, i pitagorici coi pitagorici, i soldati con i soldati. Facevano eccezione: Moebius, che se ne stava in conversazione vicino ad Artù, Merlino, Parsifal e Dindraine; ed i filosofi, che se ne stavano in disordine, alcuni accanto a Thanatos, altri bighellonando a scopo di apprendimento ozioso, così come piace molto fare ad essi.

 

Come scese la notte, cominciarono a penetrare le orde diaboliche, in numero sterminato, al punto che persino i soldati di Ker si sgomentarono nel constatare che nel mondo parallelo ce ne fossero ancora in tale quantità.

Erano, comunque, non diavoli, ma schiavi: fanatici e truppe di Sodoma e Gomorra che furono mandate immediatamente in avanti, verso la linea degli angeli, tanto che la battaglia si infuocò subito. 

Le prime tre schiere angeliche si illuminarono, le trombe suonarono e tutti presero a muovere ali e spade, per lanciare energia offensiva.

Gli angeli tiravano tutti sugli schiavi, i quali continuavano ad essere mandati avanti a forza, nonostante subissero perdite spaventose. Gli arcangeli però, da una posizione più elevata e arretrata, cominciarono a tirare sul fantasma della Morte, mentre l'aura difensiva necessaria alle prime due schiere era procurata dai principati.

 

La battaglia durò tutta la notte, e il giorno successivo, e per tutto il giorno il fantasma sopportò i terribili colpi sferrati dagli arcangeli, senza che mai Thanatos facesse muovere la falce. I guerrieri dell'Ade stavano sempre dentro il cappuccio, e si deve capire come essi non fossero "in più", ma come la potenza e la resistenza del fantasma fosse proporzionale alle loro potenze e resistenze fisiche individuali, non oltre però un certo limite complessivo, come è stato spiegato.

-  Che razza di battaglia è questa? - si lamentava Parsifal -  Se avessi saputo che mi si voleva alleato di Belzebub e camerata di Sodoma e Gomorra non ci sarei venuto... immagino la pensino così anche tutti gli altri cavalieri.

-  Queste cose lasciale dire a me - lo rimproverò Artù.

-  In effetti - osservò Dindraine - ad ogni bordata degli arcangeli qui tutto trema a vacilla, e non so proprio quanto staremo ad andarcene in pezzi... e poi, con la falce sempre immobile, siamo nulla più che una quinta di teatro.

-  Thanatos è un ottimo condottiere - osservò Moebius - e sa sempre quello che fa... la falce non darebbe in questo momento effetto, poiché la prima linea angelica è  sovraccarica di energia, causa le truppe fanatiche che vi si accalcano contro.

Tra i dieci filosofi c'era anche Beda, che in quel momento se ne stava in conversazione con alcuni cavalieri suoi conterranei. Merlino, che era suo amico, come lo vide lo chiamò.

- O Beda - gli disse - vai da Thanatos e riferiscigli... senza che appaia che ciò ti sia stato suggerito... che i cavalieri sono scontenti e non capiscono la battaglia... sentiamo cosa risponde.

Beda andò e tornò di lì a poco.

-  Thanatos dice che avete ragione - informò - ma che l'intervento di Belzebub, lo ha costretto a modificare il comportamento previsto... La falce, comunque, fra breve sarà abbassata - concluse.

- Se prima il fantasma non si sfascerà - commentò Dindraine, dopo che una nuova e tremenda bordata degli arcangeli ebbe fatto rotolare ogni oggetto e sobbalzare tutti.

Arrivò comunque un altro filosofo, il quale disse che Thanatos avrebbe desiderato vedere Artù.

Costui si alzò e invitò Merlino a seguirlo.

-  L'intromissione dei diavoli era prevista - disse Thanatos appena li vide - e sarebbe avvenuta anche senza il nostro consenso, ma non quella di un loro ambasciatore che proponesse addirittura un'alleanza tattica... Vedete come siamo praticamente presi in mezzo, fra il paradiso davanti e l'inferno alle spalle... mentre il sacrificio dei fanatici serve a non farci muovere.

-  E allora? - Chiese Artù.

-  Allora, potremmo cogliere l'occasione... visto che le schiere diaboliche sono radunate in gran massa sotto di noi... basterà far rotare il fantasma di 180 gradi e abbassare la falce...

-  E voltare le spalle allo schieramento angelico?

Lo schieramento degli angeli è chiaramente difensivo... - spiegò Thanatos - ... non superano i confini del Paradiso e le trombe hanno suonato una sola volta, all'inizio della battaglia.

-  E venir meno ai patti? - osservò Artù.

-  Il diavolo conta su questo... senza il buonismo dei cavalieri non si sarebbe mai fatto vivo... però... se il diavolo è il vero diavolo, allora i patti non contano, poiché la sua legge non ne riconosce il rispetto.

-  Ho capito - rispose il Re, il quale, dopo aver guardato Merlino fisso negli occhi e avervi visto un segno d'approvazione, concluse: - Accetto - e dopo aver stretto la mano a Thanatos tornò sui suoi passi a riferir la notizia, la quale fu accolta dai cavalieri con grande entusiasmo e grida d'approvazione.

Così, sul calar della notte, il fantasma della Morte modificò la propria posizione, volse le spalle allo schieramento angelico e fece rotare più volte la falce sui corpi dei diavoli sottostanti, facendone strage copiosa.

Quando Thanatos si accorse che il fuggi fuggi dei diavoli e sodo-gomorriti diventava generale, comandò lo smantellamento del fantasma e ordinò ai soldati di Ker l'attacco individuale, mentre ai pitagorici e ai cavalieri di Camelot, la carica.

Se il diavolo predilige la notte, la Morte ancora di più, e i cavalieri non la temono.

Per tutta la notte, e poi per sette giorni e sette notti successive, durò la caccia ai diavoli e la liberazione degli schiavi, e grande fu la gioia di tutte le città alla notizia.

Alla fine, tuttavia Thanatos fu costretto a riordinare l'esercito e a comandare che si ricominciasse la marcia verso Montfort.

E ancora grande fu la sorpresa e la gioia quando ci si accorse che tutto il territorio e il castello erano sgombri di truppe angeliche.

Thanatos ordinò che tutti si fermassero e poi lui stesso, insieme ad Artù e ai soli Parsifal, Bors, Galahad e Dindraine, i veri cavalieri del Graal, entrò per la necessaria ispezione. Fu così che la coppa del Graal fu ritrovata al suo posto e che Parsifal, da un balcone, potè sollevarla e mostrarla alla truppa sottostante, la quale l'accolse con grandi acclamazioni.

-  Sono sempre stati alleati, anche se spesso a loro insaputa... - disse Thanatos ad Artù, mentre le grida di entusiasmo aumentavano - ... poiché ogni forma limitata ha bisogno di un proprio opposto, in assenza del quale non è completa... Attraverso il sacrificio degli schiavi erano già riusciti a paralizzare la nostra falce.

Artù approvò silenziosamente, con un cenno del capo, poi Thanatos si affacciò e ringraziò i presenti: i filosofi, i pitagorici, i cavalieri, i soldati di Ker. Dichiarò conclusa l'impresa e sciolto l'esercito.

Artù si affacciò a ringraziare a sua volta, ed invitò chi lo volesse a visitare il castello e ad ammirare la sacra coppa.

In segno di gratitudine offrì a ciascuno un pane e un bicchiere di vino, dopo di che ognuno prese, contento, la strada di casa.

 

 

F   I   N   E

 

 

IL MOSTRO DI DÜSSELDORF

UN' AVVENTURA DI PARSIFAL 1.

 

UN' AVVENTURA DI PARSIFAL 2.

 

IL PASTORE E LA FIGLIA DEL DIO DEL FIUME

LA LEGGENDA DI BIANCOFIORE

LA VERA STORIA DEL PARADISO TERRESTRE E DEGLI ANGELI CADUTI

DIALOGO FRA LA MORTE E UNA SANTA ITALIANA

 

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