UN' AVVENTURA DI PARSIFAL 
Questo racconto è attuale, ma si svolge, così come il primo di questa serie, entro lo spazio parallelo, luogo ove esistono corpi intelligenti molto più raffinati dei nostri. Nel comporre sarò perciò ancora una volta costretto a fingere di conoscere tale ambiente, e di ciò chiedo sin d'ora venia ai lettori. Se ne andava Moebius (così si chiama il soldato che rimandò il nominato Hans nei semi della terra) da solo a spasso per l'universo, in veste di errante pastore privo di gregge; amava egli a volte starsene solo a meditare sulle cose della sua vita, trascorse sia sulla Terra che lì. Si trovava nei pressi di un castello che poteva veder bene in lontananza, allorché si accorse di un cavaliere che vi si avvicinava. Nel mondo parallelo i corpi sono composti di materia quantica così sottile, che da noi passerebbero attraverso i nostri corpi rimanendo invisibili e impalpabili; nonostante ciò sono corpi veri e tutto l'ambiente ad essi circostante è costruito da loro stessi sopra una base naturale fatta di cielo, suolo, acque e fuochi, comprendente anche piante e animali, i quali ultimi però, non essendo veri spiriti, hanno men forza di quanta ne abbiano sulla terra, tant'è che una persona potrebbe vincerla contro una fiera libera, proprio perchè lì, il vigore fisico di ognuno è direttamente proporzionale al proprio potere spirituale, che un po' lo si riceve in eredità dalla Terra, un po' lo si coltiva e lo si rinforza vivendo. Il mondo parallelo non potrebbe comunque esistere se non esistesse la Terra, e quando su essa l'uomo ancora non c'era, era esso stesso un ambiente selvaggio, formatosi per progressione di mutamenti, proprio tal quale l'ambiente terrestre. Il mondo parallelo non è quindi un ambiente assolutamente superiore al nostro, bensì un luogo mediano ove gli spiriti, pure avendo una vita decine di volte più lunga della nostra, sono ugualmente destinati a morire. Più brevemente, Terra e mondo parallelo sono legati a Cronos, e quindi soggetti alla giurisdizione della morte; il Nous, che sta in un Cielo più elevato e rappresenta l'unità di mente e materia, no. Esistono, nel mondo parallelo, i maschi e le femmine, piante e animali, ed anche l'odio e l'amore, tuttavia, chi vi arriva è già uno spirito preformato, anche se, come sappiamo, sull'inizio assai debole. Moebius, il nostro soldato, era nato non lontano da Londra, nell'anno terrestre 1632, anno particolare nel quale videro il mondo anche Spinoza e Locke. Sulla Terra, però, non si chiamava così: nominato vescovo di Peterborough sostenne il principio di universale benevolenza degli uomini, scrivendo, su questo punto, contro il pessimismo di Hobbes. Morto a ottantasei anni e arrivato ben sveglio nell'Ade, si trovò subito circondato da angeli e santi accorsi a proporlo per il paradiso cristiano, il quale allora era in parte diviso e in parte no, come sembra lo sia ancora adesso. Accettata con letizia la nomina, dopo un centinaio d'anni se ne uscì di sua volontà, essendosi reso conto che in un ambiente ancora sottoposto al passare del tempo, un paradiso avrebbe potuto assicurare ai suoi componenti forse una certa felicità di tipo terreno, ma, in fondo, assai poca giustizia. Non era infatti mai riuscito a nascondere il suo turbamento dopo aver visto alcuni cristiani giudicati per i loro peccati e consegnati ai diavoli per punizione a vita. Uscito che fu senza infamia dal paradiso cristiano unito, giudicò che le scuole militari dell'Ade fossero di gran lunga da preferirsi da chi volesse realmente rinvigorirsi in ispirito e conoscenza. La morte, infatti, ha il massimo potere contro il demonio e può essere vinta soltanto dal vero Dio. E fu principalmente quest'ultimo particolare a convincere Moebius della bontà della propria scelta. Il luogo nel quale si trovava non era nuovo al nostro, il quale aveva riconosciuto in distanza, sulla cresta dell'alto e roccioso colle di Montfort, il castello omonimo entro il quale, tutti sapevano, era conservato il calice del Graal, reliquia sacra ai cavalieri della tavola rotonda, universalmente rispettata sia da laici che da religiosi d'ogni credenza. Sullo scudo del cavaliere che si avvicinava gli era parso di scorgere i simboli delle armi di Camelot, cosa che non lo sorprese, sebbene fosse ancora troppo in distanza per veder bene. La zona, piuttosto brulla, ricca soltanto in pianura di erba rada e di pochi e bassi alberi di olivo, consentiva comunque alla vista di spaziare lontano. Il cavaliere avanzava sul prato, e quando fu per iniziare la salita del colle, in un punto nel quale l'erba si faceva sempre men folta e la roccia più dominante, si accostarono a lui sette angeli muniti di spada, che gli intimarono di fermarsi. Dalle sembianze e armature degli angeli Moebius notò subito trattarsi di soldati del paradiso cristiano unito, che lui conosceva bene per esserci vissuto per oltre un secolo. Incuriosito dalla situazione inattesa, trovandosi in veste non militare, potè avvicinarsi, senza destare interesse, sino a distanza tale da poter udire la conversazione di quel gruppo; tale spazio dobbiamo tuttavia pensarlo assai più grande di quanto potremmo supporlo in ambiente terrestre. Comandava la squadra degli angeli un ufficiale gigantesco, con ali immense, che Moebius riconobbe subito per l'arcangelo Raffaele, proprio a causa della sua taglia. - Chi sei? - chiese costui al cavaliere - e dove vai? Il cavaliere si presentò. - Sono il vero Parsifal - disse - nato nell'undicesimo secolo e testè vivente. Sono diretto al castello di Montfort, qui vicino, per riposo e preghiera...Voi, piuttosto, come mai siete qui? Il cavaliere mostrava sincera sorpresa e curiosità, ed anche una controllata dimestichezza, ritenendo non dovesse aver da temere dagli angeli. - L'ingresso al castello di Montfort è interdetto - precisò Raffaele, poiché si trattava proprio di lui. - C'è forse un guasto, o un pericolo? - chiese con buona fede Parsifal, ma con sua sorpresa l'angelo gli rispose in tono informale e manifestamente severo. - Il castello di Montfort è entrato a far parte del paradiso cristiano e tutti coloro che ad esso non sono ammessi non possono entrarvi. - Il castello fa parte della tradizione della tavola rotonda - rispose Parsifal quasi sorridendo - ed è un nostro possesso riconosciuto da una dozzina di secoli. Il luogo ospita il Santo Graal che, come tutti sanno, è nostro antico dovere di custodire. - Forse mille anni fa - replicò Raffaele - Ma ormai esso è riconosciuto simbolo eretico e pagano... - Devo comunque entrare e vedere...almeno per riferire... - e così dicendo Parsifal tirò un poco sul morso del cavallo per farlo muovere, ma Raffaele, deciso a impedirgli ogni passo, levò la spada e unendo il suo rapido movimento a un lampeggiare di luce riflessa, fece discendere fra il collo e la spalla di Parsifal un fendente di tale potenza che il cavaliere precipitò, riversando all'istante sull'erba; immobile, privo di vita apparente. Sorpreso Moebius che un cavaliere della fama ed esperienza di Parsifal fosse caduto dopo un sol colpo decise di avvicinarsi, e per farsi riconoscere assunse la sua forma usuale di soldato di Ker, con falce in bella evidenza, mantello e cappuccio colore del cielo stellato, volto invisibile e scudo a sfera. Tale capacità di controllo dei quanta, gli spiriti non l'hanno alla nascita, ma la apprendono poco a poco, vivendo. Occorre inoltre sapere che il modo di combattere nel mondo parallelo è molto diverso da quello della Terra, nel senso che la differente consistenza dei corpi renderebbe, lassù, inutilizzabile qualsiasi tipo di pallottola, bomba, o sia pure una lama quale noi la intendiamo. Nel mondo parallelo le armi di un soldato fanno parte del suo stesso corpo, nel senso che spade, o falci, sono soltanto manifestazioni visibili di energia, che comunque vengono scaricate sull'avversario a spese di chi le usa. Così, ad esempio, se un combattente possiede in sè una capacità di energia equivalente a 100, e ne scarica 80, glie ne rimarranno 20, ricaricabili più o meno velocemente, a seconda del suo valore, non però immediatamente. Ulteriori qualità di un soldato sono la resistenza e la velocità, intesa quest'ultima anche come capacità di allontanamento a scopo di recupero della potenza momentaneamente perduta. - Il cavaliere non si aspettava il colpo - pensò Moebius - che altrimenti avrebbe potuto almeno opporre la propria spada e ridurre di molto la perdita della propria energia. L'apparizione imprevista della morte aveva comunque reso nervosi i sei angeli minori, i quali sapevano di non poter contare completamente, in quel momento, sulla spada di Raffaele. Per comprendere ancor meglio lo svolgimento delle battaglie nel mondo parallelo occorre sapere che, contrariamente a quanto accade sulla Terra, lì le potenze quantiche lanciate su un unico punto non possono sommarsi. Ad esempio, se supponiamo che, sulla Terra, una squadra di dieci uomini armati di fucile combatta contro un uomo armato a sua volta di un fucile dello stesso tipo, la differenza di potenziale fra i due combattenti sarà di 10 a 1 in favore della parte più numerosa. Nel mondo parallelo non è così, poiché qui due fasci quantici che si riuniscono insieme su un solo obiettivo, si annullano, o almeno si sommano algebricamente rimanendo però, in ogni caso, in reciproca sottrazione. Per questo motivo, i sei angeli non avrebbero potuto contare su sei spade contemporaneamente, ma su una sola alla volta. Raffaele, necessitato dalla situazione imprevista, pure assai indebolito per l'energia perduta, si era ingegnato a tenersi eretto e, impugnando la spada sfoderata, ma abbassata a terra, incoraggiava i suoi a stare calmi. Quando Moebius fu molto vicino, lo interpellò per primo con voce sicura. - Bravo, sei arrivato a proposito... controlla se è morto, e portatelo via... Se vuoi, puoi dargli il colpo di grazia. La sicumera dell'angelo irritò un poco Moebius il quale, nonostante il proprio mestiere, non si era ancora del tutto abituato ad essere trattato, di tanto in tanto, da becchino. L'esperienza tuttavia gli insegnava che, in caso di combattimento, il favorito sarebbe stato sicuramente lui, e che questo gli angeli lo sapevano. - E' in fin di vita - pensò, poi disse forte: - Me lo prendo - e così dicendo coprì l'intero corpo del cavaliere col proprio scudo, salvandolo in tal modo definitivamente da eventuali altri colpi. - Se non è morto - replicò Raffaele con tono che a Moebius parve arrogante - non puoi prenderlo. Non è mestiere della Morte prendere i vivi. Al che Moebius mosse appena la falce nella direzione dell'Arcangelo, il quale si tacque, mentre gli altri sei si sbandarono un poco, per raggrupparsi poi insieme a difesa stretta, dietro lo scudo del loro comandante. Paga di ciò, la Morte coprì ancor meglio il moribondo e, senza aggiungere altro, girò su sè stessa dando un fischio al cavallo di Parsifal, il quale si avvicinò. Era noto che in una tasca della bisaccia legata alla sella dei cavalieri di Artù c'era sempre un vasetto di manna, insieme a unguenti terapeutici. Moebius capiva che la sopravvivenza del cavaliere, nonostante il proprio intervento, era tutt'altro che certa. Somministrò la manna ad uso di cibo, ed unse la parte colpita; costruì quindi rapidamente un carro ove adagiò il ferito e spinse il tutto, il più velocemente possibile verso il territorio dell'Ade, badando a che il cavallo non rimanesse indietro. Gli angeli, dal canto loro, vedendo che la Morte si allontanava, si rimisero in linea, abbastanza contenti per come, alla fine, si erano concluse le cose. Quando Moebius arrivò nell'Ade e consegnò il ferito tenuto in vita a forza di manna e unguenti, si rese conto che la notizia della occupazione del castello del Graal si era di già diffusa e aveva messo a rumore una notevole parte del mondo parallelo. Era accaduto che, dopo oltre un millennio di tolleranza, i cavalieri del Graal, che sino a un momento prima di allora, avevano avuto titolo e ingresso in quasi tutti i paradisi paralleli, erano stati, all'improvviso, dichiarati falsificatori di testi sacri e opere letterarie, considerati spiritualmente "non veri". Tale dichiarazione li faceva deboli e quindi rendeva incerto il destino di tutta la corte di Artù, per la quale la rovina del castello di Montfort e la disgrazia di Parsifal costituivano, non solo la perdita della loro patria spirituale, ma di tutta la loro giustificazione ad esistere. Fu per questo motivo che, assai prima del suo arrivo nell'Ade, la carovana di Moebius vide approssimarsi un gruppo di cavalieri riconoscibili nelle armi di Artù, Merlino, Lancillotto, Ginevra, Dindraine, Bors, Galahad, Galvano, e in fondo non molti altri, poiché occorre dire che, dal tempo antico ad oggi, nonostante le defezioni fossero state assai scarse, molti dei cavalieri erano morti, intendo lassù, nel mondo parallelo, ove erano rimasti soltanto i più forti, parte dei quali sono stati citati adesso. Moebius marciava in tenuta da combattimento, non volendo perdere tempo a scacciare eventuali intrusi e curiosi, ed anche per tenere in distanza schiere di angeli che gli era parso di intravvedere sull'orizzonte. Spingeva, con la sua forza, il carro nella direzione voluta, ma non tanto velocemente quanto avrebbe potuto, in quanto il cavallo di Parsifal, che era stato lasciato libero, per quanto fosse animale forte, veloce e affezionato al padrone, non avrebbe potuto reggere il passo se questo fosse stato tenuto al massimo. Tirando, volutamente, per una direzione diritta, il gruppo attraversava anche luoghi abitati, che però trovava deserti, usci e finestre sbarrati, che nemmeno gli spiriti più saggi ed equilibrati si azzardano a uscire quando la Morte passa in quel modo, cosa che, tuttavia, avviene assai raramente. Quando vide il gruppo di Artù non si fermò, e tutti dietro a fatica, poiché il cavallo di Parsifal, libero di soma, era più veloce di quelli montati. Arrivati che furono nel territorio dell'Ade, Moebius acquistò sembianze meno paurose e consegnò il ferito alla di lui sorella Dindraine e a Merlino, i quali lo condussero subito in un' ospedale del posto. Tutti sanno che la Morte è anche il migliore medico. Qui i chirurghi chiesero 48 ore per pronunciarsi, e di questo tempo Artù e Merlino profittarono per chiedere udienza a Persefone. Era Persefone una fanciulla bellissima, d'aspetto sereno e puro, e il fatto d'essere vissuta, in realtà, migliaia d'anni, non la gravava di una decrepitezza segreta e nascosta. Gli dèi, che stanno a mezzo fra i luoghi inferiori e il Nous, possiedono una struttura atomica molto più stabile di quella degli umani, i quali comunque, anche nel mondo parallelo e sia pure a distanza di secoli, manifestano i segni del tempo. Artù si profuse in ringraziamenti nei confronti di Moebius, e poi, avendolo riconosciuto quale il famoso vescovo di Peterborough, gli chiese di accompagnarlo, insieme a Merlino, nella udienza alla dèa Persefone. Messa al corrente dei fatti e delle ragioni, la dèa suggerì di attendere una settimana, durante la quale, non solo la prognosi su Parsifal, nel bene o nel male si sarebbe risolta, ma anche il guerriero Thanatos, suo figlio adottivo, sarebbe tornato e avrebbe potuto recare lumi al problema. Nei giorni successivi la prognosi su Parsifal, costantemente assistito da sua sorella Dindraine, dalla stessa Ginevra, e dai cavalieri che si davano il turno, si sciolse positivamente. Trattandosi di un male provocato soltanto da perdita di energia, essendo anche Parsifal uno spirito assai resistente, il recupero proseguiva rapidamente, e ormai la corte di Artù attendeva soltanto il ritorno di Thanatos per mettere in tavola la discussione che avrebbe dovuto portare a una decisione nel merito del problema del Graal. ________________ Scorrevano quindi, tranquillamente i giorni d'attesa, quando improvvisamente si diffuse una notizia che scosse l'ambiente dei cavalieri e fece passare in non cale persino l'assistenza a Parsifal. La novella era eccezionale: l'arrivo da Londra di Elisabetta, la centenaria regina madre. La novità di uno spirito vivo produce sempre, all'unisono, felicità e apprensione, proprio come quando, sulla Terra, nasce un bambino. La notizia aveva interessato anche Persefone, la quale aveva voluto recare, per prima, la notizia ad Artù. Normalmente, gli spiriti arrivano nelle caverne dell'Ade addormentati, e per la maggior parte non ce la fanno a svegliarsi e vengono rimandati indietro per il reimpasto dei semi. Si deve capire che la morte toglie ad ogni individuo la propria soggettività, e che, a meno che esso non si svegli, non è possibile che "colui che non sente più niente" rimanga ancora il signor Ics, o il signor Ypsilon: sarebbe questo un assurdo scientifico. Tale errore commettono gli atei, i quali pensano di poter conservare la propria soggettività continuando "a non sentire più nulla". Il reimpasto è pertanto l'effetto naturale che capita più sovente, poiché lo spirito vivo nasce dalla Terra, dalla primordialità e dal dolore della Terra, e stenta molto ad abbandonarla. Per coloro che arrivano e che sono portati svegli negli ospedali, grava sempre, per un tempo però non lungo, il pericolo di rigetto spontaneo, e in più quello del sovraffaticamento. Per tali motivi, anche se la notizia di ogni nascita non è mai tenuta nascosta, i medici, di regola, proibiscono per un mese tutte le visite di parenti e amici. Nel caso della Regina madre, Persefone volle decidere di persona: dopo una settimana consentì la visita di Artù e Ginevra, ma tenne ferma la proibizione del mese, anzi la prolungò sino a quaranta giorni. L'afflusso massiccio di visitatori dalle città britanniche era di certo facilmente prevedibile. La Regina, però, era forte, e quando, dopo una settimana, vide a sè accanto i volti silenziosi e felici dei due antichissimi sovrani della sua terra, non potè trattenere le lacrime, tanto che Ginevra le si accostò con un fazzoletto per asciugarla. - Lasci fare a noi - le disse tuttavia garbatamente un medico. Comunque, la Regina madre fu trovata in ottime condizioni, tanto che Persefone consigliò di rimandare la discussione su Montfort sino al trentesimo giorno, appunto per consentirle di assistervi. Alcuni giorni più tardi la regina fu informata, da Artù, della presenza, nell'Ade, di Richard Cumberland, l'antico vescovo di Peterborough, che noi conosciamo come Moebius. Resa felice dalla notizia, la Regina chiese di lui con tale entusiasmo, che quasi ottenne l'effetto della proibizione, e fu soltanto perchè il chiamato era a sua volta Morte, e quindi medico, che alla fine gli fu concesso di avvicinarsi. - Mi chiamano Moebius - disse il nostro accostandosi, e di mestiere faccio un poco il soldato, un po' il beccamorto... ma sono sempre io... il vecchio vescovo Cumberland. Elisabetta, che nella vita terrena aveva letto tutti i libri del nostro, e ne condivideva le opinioni nonostante le vicissitudini del ventesimo secolo, le quali lei stessa aveva sperimentato in vita, esprimeva tale felicità interna, da non poter profferir parola. Il vescovo la informò che il paradiso anglicano aveva annunciato l'invio di una commissione ufficiale che si sarebbe presentata allo scadere del termine stabilito. La Regina avrebbe voluto saperne sulla vita nei paradisi, e come fossero, e quanti ce ne fossero, ma Moebius, prima ancora che un medico la interrompesse, consigliò alla Regina di non affaticarsi su questo argomento, che le esperienze sarebbero arrivate da sole. - Tutte le città di valenza britannica, ed anche molte altre, si muoveranno per venirvi a salutare - le disse - e la Regina sorrise, poiché la sua inesperienza la rendeva, in termini di comprensione del mondo nuovo, ancor meno di una bambina. Occorre sapere che nel mondo parallelo non esistono "Stati", quali noi li intendiamo qui, e ciò perchè è difficile che uno spirito vivo divenga tale di primo balzo, senza prima aver fatto sulla Terra esperienze diverse ed anche contraddittorie. Esistono piuttosto gruppi di spiriti che si riuniscono in città, o in territori, per scelta propria, giustificati da storia, tradizioni e cultura, proprio tal quale quelli che abbiamo visto nella Düsseldorf parallela. Numerose sono, però, al contempo, le città cosmopolite e multiculturali, per le quali il "colore" e la tradizione contano poco. Il colloquio non durò a lungo. La Regina avrebbe voluto conoscere la sorte di tutti i grandi spiriti storici della sua patria, e chiese di Newton e Shakespeare, e degli antichi regnanti, ma Moebius fu costretto a dirgli che alcuni non si trovavano, che li si dava per morti, e che nessuno sapeva se fossero ritornati nei semi o ascesi nel Nous. Nei giorni che seguirono , Parsifal cominciò a levarsi dal letto e a provare qualche esercizio di riabilitazione motoria. Anche la Regina fu considerata definitivamente fuori pericolo, ed essendo rientrato anche Thanatos, Persefone stabilì la data della riunione riguardante Montfort, proprio al trentesimo giorno dall'assunzione di Elisabetta. FINE DELLA PRIMA PARTE (Seconda parte) B A S E H O M E |