Qualsiasi riferimento a persone realmente esistite è puramente casuale : il mostro che qui ci inventiamo è, tuttavia, il famoso M, della Düsseldorf di Weimar, il pedofilo uccisore di numerose bambine. Si dice che a lui, al termine della lettura della sentenza che lo condannava alla pena capitale, un giudice chiese se non temesse, dopo avere affrontato il terribile giudizio degli uomini, ancor più l’incombente giudizio che, di lì a poco, avrebbe dovuto sostenere di fronte al tribunale di Dio.
Alla quale domanda sembra che il mostro abbia risposto con un’alzata di spalle e con una frase che, in un italiano pedestre, avrebbe potuto tradursi : - Non t’impicciare, che col Padreterno saprò vedermela.
La scena che qui si presenta si svolge, pertanto, successivamente a questa frase, e quindi nell’al di là, e nel descriverla dovrò fingere di avere dimestichezza con cose che in realtà non conosco. Confido quindi nella benevolenza dei lettori, ai quali chiedo la venia d’arte.
Quando il mostro morì, suppongo per impiccagione (non ho fatto ricerche in merito, ho solo il ricordo di un buon vecchio film), si ritrovò, in ispirito, nel mondo parallelo, e si accorse di avere accanto un soldato dell’esercito di Ker, madrina del guerriero Thànatos, nel quale so che si arruolano volentieri i filosofi, convinti che la morte conosca e possa insegnar loro assai cose, e rivelare molti segreti.
Il nostro personaggio che, per il rispetto umano che si deve ai morti, chiamerò, da ora in poi, Hans, e non più “mostro”, non si stupì di vedersi la morte accanto, tanto più che costei gli appariva nelle vesti di un soldato bonaccione, privo di falce e di qualsiasi altro tipo di armamentario.
Si stupì, invece, di scoprire che, a lui di fronte, si era radunata la grande folla dei cittadini della Düsseldorf spirituale.
- Eri atteso - disse il soldato - e questi spiriti si sono radunati per partecipare al giudizio su te.
Nonostante non esistesse contatto fisico fra i due, sarebbe stato impossibile ad Hans sottrarsi poiché, com’è noto, gli spiriti appena morti sono deboli come bambini piccoli, ed anzi, la maggior parte di essi non riesce a lasciare la Terra.
In paragone al soldato, Hans mostrava il vigore di un palloncino in volo, ed era sospinto qui e là, dove la forza che gli stava accanto imponeva. La cosa, però, non lo angustiava , poiché si rendeva conto che, l’essersi ritrovato vivo, nel mondo parallelo, fosse pure in ambiente ostile e, praticamente, in prigione, costituiva ugualmente un punto importante a proprio favore.
In breve, si ritrovò, senza che avesse potuto far nulla per impedirlo, di fronte a un tribunale di già formato, che gli apparve stravagante, e solo un poco dissimile da quello malavitoso che, sulla Terra, aveva già emesso giudizio contro di lui prima che la polizia intervenisse e lo consegnasse alla giustizia civile.
Stava, infatti, all’interno di una piazza, di cui circa la decima parte era occupata da lui e dal soldato, e gli altri nove decimi dai cittadini adunati in semicerchio. Davanti a loro, un lungo tavolo da osteria, dietro al quale, seduti sopra una panca, stavano quattro giudici. La cosa poteva rammentare, a chi ne fosse dimestico, un qualche sonetto di Shakespeare.
E’ questo il giudizio di Dio ? - Chiese Hans al soldato - E dov’è Dio ?
- Questa mi sembra una taverna all’aperto - pensò.
In effetti, non solo non c’era Dio in quel processo, ma le leggi della comunità spirituale di Düsseldorf non prevedevano nemmeno l’avvocato difensore, ed il perché era semplice.
Il mondo parallelo è giustificato da leggi fisico-matematiche ripetibili, di valore analogo a quelle che valgono per il mondo umano e per l’intero universo. Ciò che varia, in quel luogo, è il rapporto “spazio-tempo-velocità”, che non è più subìto, o passivo, come sulla Terra, ma è nel potere degli spiriti stessi.
Ad esempio, ognun sa che, se noi guardassimo la Terra stando sopra la stella Sirio, non la vedremmo qual’essa è nel preciso momento della nostra osservazione, ma vedremmo soltanto la luce che arriva a noi, ovvero l’immagine del pianeta qual’esso era nel momento in cui la luce partì da lui. Tant’è che, se disponessimo di un sufficiente ingrandimento, potremmo vedere, ammettiamo, i dinosauri, ma non mai il tempo attuale.
E se ci ponessimo a metà strada, nello stesso istante in cui da Sirio si vedono i dinosauri vedremmo, può darsi, gli uomini delle caverne. E se ci ponessimo a un quarto di strada vedremmo, forse, l’impero romano. Il lettore mi risparmi calcoli precisi, poiché il comodo della metafisica sta proprio in questo.
In breve, tre osservatori che guardassero il nostro mondo da tre distanze diverse, vedrebbero, di esso, tre aspetti storici diversi. In modo analogo nel mondo parallelo; possedendo gli spiriti in essi stessi, spazio, tempo e velocità, nulla impedisce loro di raggiungere il pianeta Terra (o qualsiasi altro punto dell’universo), e di entrarvi, in ogni situazione di tempo e luogo essi desiderino.
In altro senso, siccome la vita umana viene vissuta un solo attimo alla volta, proprio come se fosse il fotogramma di un film, passato l’attimo, tutti i successivi, sino alla data della nostra nascita, o sino a quella della nascita della Terra, possono essere recuperati nella luce, e rivissuti.
Ciò che gli spiriti non possono fare, essendo morti, e avendo quindi abbandonato la Terra, è recuperare l’attimo lasciato per sempre, per cui non è possibile che essi ritornino fra noi a spaventarci. Solo dall’attimo successivo a quello fuggente, che è l’unico attimo possibile della nostra vita, essi sono presenti, e stanno in un rapporto che, visto da qui, potremmo definire “capovolto”. Sono essi, infatti, passato l’attimo, le persone vive, e noi i fantasmi, e non possiamo altro che far rivedere noi stessi, come in un cinema.
Per questo motivo, gli spiriti vivi del mondo parallelo sono molto più colti di noi : infatti, essi possono venire a capo di tutto, e non esistono, per loro, né documenti smarriti, né testimoni introvabili, né ambiguità di linguaggi, sebbene sia ancora loro impossibile penetrare i pensieri, così come pure il territorio dei sogni, cose che spesso, però, si confondono. Ma, a parte questo, non esiste luogo segreto sulla Terra, o remoto nell’universo, in cui essi non possano penetrare ; e se non fosse per la questione dell’attimo, li vedremmo, e li troveremmo nell’interno degli alberi, o sotterra fra i semi, o nella lava dei vulcani, o negli abissi marini, poiché essi sono curiosi di tutto.
C’è però anche chi afferma che mondi paralleli ve ne siano più d’uno, e che nemmeno quello descritto sia un mondo perfetto.
Quando si seppe che Hans stava per arrivare nella città parallela di Düsseldorf, la popolazione chiese a Ker un soldato, per trattenervelo, poiché si doveva istituire un processo contro di lui. Si voleva, inoltre, venire a capo di ciò che tutti ritenevano un’anomalia : sapere che cosa aveva fatto di Hans uno spirito forte al punto da superare gli ostacoli posti dalla natura agli umani per rendere loro difficile, dopo la morte, il raggiungimento del territorio spirituale vivente.
Appena Hans arrivò, il processo, già predisposto, iniziò. I quattro giudici sopravanzavano la folla; nessun difensore, né accusatori, salvo che chiunque, del pubblico, avrebbe potuto levarsi ad esprimere la propria libera opinione, per accusare, difendere, o chiedere spiegazioni.
L’accusa era : stupro, o comunque atti di libidine compiuti su otto bambine, aggravati dalla loro successiva uccisione violenta.
Ogni istante di quei delitti era stato, non soltanto ricostruito, ma rivissuto nei particolari più spaventosi, sia dai giudici che da ciascuno di quei presenti che vi si erano dedicati. Era opinione diffusa, infatti, che almeno due delle otto bambine colpite sarebbero divenute, nel proseguire della loro vita “spiriti forti”. Per questo motivo la cittadinanza spirituale di Düsseldorf si era spontaneamente, diremmo oggi in termini umani, costituita “parte civile”, e aveva voluto il processo.
Quando il primo dei giudici ebbe chiesto ad Hans di parlare, costui capì che non gli sarebbe stato possibile ricusare quel tribunale, così come aveva fatto sulla Terra, seppure senza risultato, con quello della malavita. Tuttavia, nonostante le difficoltà che intuiva, la sua prima vittoria ottenuta contro le forze della natura, quel suo inaspettato “sentirsi in sé”, in quel luogo, lo inorgogliva, sicchè, contrariamente a quanto gli era accaduto sulla Terra, ora temeva meno, e si sentiva in grado di affrontare i giudici ad armi pari.
Tuttavia rifletté che non doveva mostrare spavalderia.
- Prima che io morissi sulla Terra - iniziò a dire in tono pacato - mi era stato annunciato il processo di Dio, che però non vedo, poiché ritengo di essere già stato assolto da Lui, che altrimenti non sarei qui.
Si volse poi verso il soldato, un tale, come abbiam detto, d’aspetto forte, che non incuteva però timore : - Di ciò dovranno tenerne conto - gli disse.
La morte, però, non lo incoraggiò, ed anzi, rispose che, nel mondo spirituale, l’influenza diretta della divinità era ancor meno sensibile di quanto lo fosse nel mondo terreno.
- E’ solo più in alto che tutto si lega - concluse, in tono però da scoraggiare la prosecuzione di una conversazione in tal senso.
- Eppure tutto si lega - proseguì Hans con voce elevata, facendo tesoro dell’involontario suggerimento ricevuto poc’anzi.
- Si lega...e non si lega - sospirò il secondo giudice, e aggiunse : - Dio non è quello che pensi tu.
Una voce si levò, finalmente, dal pubblico. Era uno degli avoli di una delle bambine.
- Il pubblico ti sarà sfavorevole - gli aveva già detto la morte, ma Hans, che non si aspettava di meglio, era già predisposto alle maggiori difficoltà.
- Le bimbe provenivano tutte da famiglie normali, povere al più, ma certamente tranquille - disse la voce, rimanendo anonima, tra la folla - e tutte avevano stima del loro prossimo...vorrei che il giudicando mi dicesse se egli si rese conto, anche in fase di meditazione postuma...di rimorso...del grande abisso di terrore in cui fece precipitare quelle povere menti quando presentò loro, improvvisamente, e nel momento di maggiore fiducia, tutta l’aberrazione e l’orrore, di cui, purtroppo, la natura dell’uomo può mostrarsi capace...
Lo interruppe il secondo giudice, invitandolo a moderarsi.
- Noi tutti abbiam visto, e possiamo continuare a vedere, quante volte si voglia, l’andamento dei fatti. - Disse, e aggiunse : - E’ buona regola, nei processi, evitare ogni deviazione emotiva...anche quando ne siano direttamente coinvolti i nostri cari - e poi, rivolgendosi ad Hans : - ...e il giudicando è pregato di non rispondere chiedendoci perché la tigre mangia il capretto...e simili.
Intervenne il terzo giudice : - Lo spirito che ha parlato - disse - chiedeva soltanto che il giudicando definisse bene i limiti dei propri sentimenti.
Hans si rese conto che non avrebbe potuto affrontare il processo con baldanza e disinvoltura, così come all’inizio si era forse illuso di poter fare, e pertanto iniziò a parlare con tono sommesso, e il più calmo che gli fosse consentito dalle proprie emozioni.
- La dicotomia mente-istinto - iniziò a dire, quasi stesse leggendo una relazione scritta - l’ho sempre capita, anche sulla Terra. Tutti sapete, certo meglio di me, che l’intelligenza non nasce, e non si risolve nelle circonvoluzioni del cervello umano...quest’ultimo, anzi, è il prodotto finale di una intelligenza-madre che la natura detiene in sé da assai tempo.
La scienza non ci sa dire, infatti, da quale sviluppo cerebrale abbiano preso lume le cellule elementari, per sviluppare la loro straordinaria intelligenza organizzativa...da dove esse abbiano trovato la cultura necessaria a definire la strutturazione funzionale finalizzata alle forme...non solo, ma anche alle strategie indispensabili ai vari individui per raggiungere i loro scopi di riproduzione e difesa. La scienza spiega il “come” di fenomeni già raggiunti dalla natura, fenomeni dei quali solo voi, qui e adesso, avete forse perfezionato le risposte.
Fece una breve pausa, e proseguì : - Io sono qui da assai poco...e non so nulla...sono null’altro che un palloncino sospinto... - e qui guardò di sottecchi il suo carceriere... - Sulla Terra nessuno sa cosa sia, né dove sia, il cervello formato...o il cervello in-formato che concepisce il fiore funzionale agli insetti, o agli uccelli trasportatori di polline...che concepisce il frutto attraverso la riproduzione di un seme che uscirà dalle feci di una scimmia, e che per questo motivo è gustoso...che inventa la trasmigrazione dei corpi e delle uova dei parassiti attraverso bestie dalle forme diverse...Dov’è il cervello del fiore ?...O quello dell’albero ? ...O quello del verme ?
- Le risposte le conoscete certo meglio di me, e meglio di qualsiasi scienziato, o teologo, sulla Terra, sicchè non vi chiederò se siano Dio, o Diòniso, o Gèa, o Belzebub, a dirigere a loro modo le menti della natura, o se tutto sia invece spiegabile grazie al migliore sviluppo scientifico che, in questo luogo, avete di certo ottenuto...
Ci sono fin troppe cose che voi conoscete meglio di me...e la mia non è certo una sfida...Ma...e il cervello ?...Quella magnifica e straordinaria complicazione e concentrazione di cellule che sembra porti a compimento tutto lo sforzo ? Non è, piuttosto, il cervello, un prodotto secondario delle forze alle quali ho accennato ? -
E se prodotto secondario di esse certamente lo è, perché non accettare che possa esserne dominato ? Che possa provenirne un conflitto fra esso e le ignote forze superiori che sono, ad un tempo, madri e padri di lui ? -
Hans parlava senza che, sia dal tavolaccio dei giudici, che dalla folla che lo retrostava, provenissero interruzioni, e ciò lo incoraggiava a proseguire.
- E’ pur vero - continuò - che io ebbi gusto ad uccidere... avete partecipato ad ogni momento delle mie azioni... secondo a secondo.. .e poi i precedenti... e poi i conseguenti... E’ giusto dire che l’istinto dominante era l’omicidio, il più vile e abbietto che si possa concepire... non certo il sesso, che fungeva, in quel caso, da copertura...
Il mio cervello... finisco... era completamente dominato dal potere superiore che lo aveva prodotto... e per questo motivo, il giudizio di morte che mi fu inflitto, fu giusto.
Non ebbe il coraggio di proseguire dicendo che, per lo stesso motivo, i giudici avrebbero dovuto ritenere giusto, in quel diverso contesto, il giudizio di vita. Gli sarebbe parso di forzare un po’ troppo, rischiando, magari, l’effetto opposto. Un’altra cosa lo incoraggiava, ed era che il processo, nonostante la scenografia un po’ da scampagnata, che lo connotava, sembrava essere dominato da una mentalità “culta non di facciata”, che ne conteneva quella che, sulla Terra, sarebbe stata la sua naturale tendenza emotiva.
- Cosa possono farmi ? - Chiese al soldato che gli stava accanto, profittando del momento di pausa che il termine del suo discorso aveva provocato.
- Nel mondo dello spirito non vi sono prigioni - rispose la morte - anche se esistono rapporti di forza pari a quelli che, in questo momento, intercorrono fra te e me... Potrebbero non riconoscerti loro concittadino.
- Cosa che a me farebbe piacere - pensò Hans - e siccome, né dalla panca dei giudici, né dalla folla, nessuno interveniva, si risolse a continuare il proprio discorso.
- Ne deduco che, se fu giusta la mia condanna terrena, altrettanto giusta dovrebb’essere considerata la mia rinascita spirituale... non provocata di certo dalla sola mia volontà... poiché la fune che mozzò il mio respiro lasciò alle cellule terrene il dominio del mio cervello ormai morto... Senza contare che nessuno comanda alla propria individuazione terrena : quale sfortuna non essere nato Martin Lutero, o Zwinglio...o San Francesco...
Ma la morte gli fece capire di essersi sbilanciato : - Questo non c’entra, lo interruppe con voce bassa - quello che conta è ciò che tu sei nel momento in cui arrivi qui. - ed Hans, col capo, fece cenno d’aver capito.
- Non so ancora di quale materia siano fatti gli spiriti - concluse - ma so che ora il mio spirito è libero...e se pure la mia presenza, il mio nome, il ricordo dei fatti avvenuti, dovesse continuare a turbare il territorio spirituale di questa illustre città...se così fosse, sia pur contro ogni mio desiderio...in tale caso vi pregherei io stesso di accettare una mia richiesta d’esilio. -
Detto questo mostrò di avere definitivamente finito, e si accomodò vicino alla morte, l’unico compagno che avesse avuto da che si era trovato nell’altro mondo.
Il terzo giudice agitò un campanello, dando segno, in quel modo, che la parola passava liberamente al pubblico.
Si levò uno, che disse di essere anch’egli un bisavolo di una delle bambine uccise. Uscì dalla folla, e si avvicinò velocemente ad Hans al punto da fargli temere un’aggressione. Costui guardò il soldato per averne difesa, ma lo spirito si fermò prima che la morte potesse intervenire, e disse, rivolto ai giudici : -
- Vorrei sapere in qual modo il giudicando, pur nella sua condizione di neonato, intuisce la differenza che passa tra uno spirito vivo e un uomo.
- Hans si trovò imbarazzato a rispondere, e guardò nuovamente la morte.
- Che domanda è questa ? - Disse sottovoce - Lo afferma lui stesso che sono arrivato da poco.
- Dì che uno spirito vivo non ha bisogno di mangiare, né di bere - suggerì la morte - e che questo è già molto.
- So che gli spiriti sono liberi dalla condizione di precarietà che affligge naturalmente gli umani - disse allora, più forte, all’assemblea, senza capire però profondamente il significato di quella frase, salvo che gli sembrava gli giovasse.
Come spirito, sono fuori da ogni condizionamento, da ogni retaggio, da ogni eredità - continuò, lasciandosi sfuggire un po’ d’enfasi - Ritengo che la condizione di spirito, alla quale sono arrivato per volontà di Dio, sia sufficiente a salvarmi.
Finì il discorso con un sorriso compiaciuto per l’abilità della propria difesa : era riuscito a nominare Dio suo avvocato difensore e ad interporlo come uno scudo fra sé e l’assemblea.
- Il giudicando intende dire che gli spiriti vivi sono liberi dalla condizione di precarietà che affligge gli umani - precisò il terzo giudice, e per un po’ l’assemblea si astenne dall’intervenire.
- Come funziona questo tribunale ? - Chiese Hans alla morte - perché quattro giudici ?
- Non è un simbolismo .- rispose la morte - questo processo era atteso, e i quattro giudici sono coloro che hanno raccolto tutte le testimonianze fisiche riguardanti il tuo caso...il numero quattro è casuale : nei processi complessi, il numero dei giudici potrebb’essere assai maggiore.
- Siamo giudicati tutti ? -
- No, assolutamente... solo nei casi in cui lo spirito, nel mondo, abbia operato contro altri spiriti... pertanto, anche contro sé stesso.
- E la volontà di Dio che ha promosso gli spiriti, non conta ? - Chiese Hans
- Dio non è quale tu lo immagini - disse allora la morte, e ad Hans non fu concesso di chiedere altro, poiché il primo dei giudici aveva, di nuovo, ripreso a parlare, rivolto a tutti.
- La posizione del giudicando è tale - disse il giudice rivolto alla folla, con il tono di chi stia facendo un riassunto di atti acquisiti - che egli si ritiene, per certo, perdonato da Dio per il solo fatto di essere assurto alla condizione di spirito vivo... Ritenendo non esservi relazione sensibile fra corpo e spirito, allorché li si considera vivi, ognuno per sé, il giudicando ritiene che i fatti accaduti non abbiano importanza di per sé stessi, in quanto, qui, egli non potrebbe commetterli più.
- E’ così - confermò Hans a voce alta. Ma si levò un’altra voce dal pubblico, stavolta una voce femminile.
- Vorrei chiedere al giudicando se lui sa cosa sia uno spirito vivo. -
Hans notò come, sino ad allora, non fosse mai stata usata la parola “imputato”, e ciò gli parve buon segno. Impacciato, ancora una volta, dalla scarsa comprensibilità della domanda, alla quale, peraltro, gli sembrava di aver già risposto, guardò la morte.
- Dì che uno spirito vivo è solo un grado di gerarchia - suggerì la morte, e Hans ripeté questa frase.
- E’ un grado di gerarchia autoformato che, sulla Terra, arriva al cervello - proseguì la voce femminile... - nonostante esso sia “figlio”, della natura bruta...e ne risenta i condizionamenti e i comandi ancestrali...nonostante ciò, senza cervello non c’è spirito.
- Un pazzo non sale in Cielo ? - Chiese Hans alla voce, che intanto si era fatta avanti, fermandosi discretamente a metà distanza fra lui e i giudici.
- Qui non siamo in Cielo - interruppe la donna, e proseguì : - Il giudizio di Dio è immanente e incomincia, pertanto, dal primissimo istante della creazione biologica dell’universo spazio-temporale.
Detto questo, la donna mostrò di non voler continuare, e il terzo giudice agitò ancora una volta il campanello e chiese al pubblico se vi fossero altre obiezioni, ma nessuno parlò. Passò, allora, la stessa domanda ad Hans.
- Il perdono di Dio non conta ? - Chiese costui.
- Il perdono di Dio può salvarti nel tempo - rispose il secondo giudice - ma non modifica il grado di gerarchia, che dev’essere, sempre, completamente vissuto. Se l’umanità della Terra, scomparisse, il pianeta continuerebbe ugualmente a girare intorno al suo Sole, come ebbe a scrivere Giacomo Leopardi, ma a un grado di gerarchia più basso, tale che Dio, quale noi lo intendiamo, non esisterebbe più...Ne consegue che il perdono di Dio è sottomesso allo interesse che hanno gli uomini a non compromettere l’equilibrio raggiunto dal loro grado di elevazione spirituale. -
Fece una pausa, e passò la parola al quarto giudice.
- Il giudizio è già pronto - disse costui, e cosciente di essere stato capito da tutti, chiese alla folla se ci fosse qualcuno che intendesse discuterlo.
Siccome nessuno del pubblico si fece avanti a parlare, il quarto giudice lesse la sentenza.
- Il giudicato non è accettato quale spirito vivo, e il tribunale lo condanna, senza appello, alla pena di morte. -
E fu così che il mostro di Düsseldorf si dissolse senza dolore, e che di lui non rimase più traccia, né nel mondo spazio temporale, né in quello ad esso parallelo.
Rimase soltanto, attuale, il problema della definizione da dare al termine “gerarchia” rapportato al genere umano vivente nell’attimo.
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IL MOSTRO DI DUSSELDORF
UN' AVVENTURA DI PARSIFAL 1
UN' AVVENTURA DI PARSIFAL 2
IL PASTORE E LA FIGLIA DEL DIO DEL FIUME
LA LEGGENDA DI BIANCOFIORE
LA VERA STORIA DEL PARADISO TERRESTRE E DEGLI ANGELI CADUTI
DIALOGO FRA LA MORTE E UNA SANTA ITALIANA
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