mal di futuro

 

    LA PARTITA DI PADRE FRANCIS

 

 La farfalla era piccola e bianca, e sotto il raggio di sole sembrava brillare fra le dita scure di padre Francis, che le facevano da culla. Il giovane sacerdote non osava muovere le mani, nel timore che volasse via dalla finestra, aperta sul caldo mattino romano di metà primavera. Rivedeva sé stesso bambino, estasiato nell'ammirare una farfalla come quella, posata su un cespuglio: aveva steso una manina e toccato le piccole ali di seta, e lei non era fuggita.

- Guarda papà, la farfalla si lascia accarezzare!

Ed aveva alzato gli occhi su suo padre, che era scoppiato in quella sua risata aperta, con la testa arrovesciata all'indietro, di quando era compiaciuto per qualcosa che lui o sua sorella avevano fatto. Un momento incantato, che gli dava gioia anche nel ricordo.

Si arrischiò a tentare una carezza, come allora, ma la farfalla si innalzò di scatto verso l'azzurro del cielo.

- Di San Francesco sappiamo che predicava agli uccelli, ma non è noto se si occupasse anche delle farfalle.

Padre Francis si volse verso la porta, dove l'alta figura di un prelato lo osservava sorridendo.

 - Oh, monsignore, mi scusi, non l'avevo vista - farfugliò il giovane visibilmente imbarazzato.

 - Mi scusi lei - si affrettò a replicare monsignor Albani - la porta della sua stanza era aperta ed io sono entrato quasi furtivamente per non disturbare il suo muto dialogo con quella creatura di Dio.

 - Già - sorrise arrossendo padre Francis - Mi era tornata in mente una giornata di tanti anni fa. Ma la prego, si sieda - e indicò una sedia accanto al tavolo su cui una scacchiera mostrava la posizione di una partita interrotta.

- Grazie. Ero passato di qui per salutarla, prima della sua partenza, e per terminare la nostra partita di ieri sera. Non la stavo prendendo in giro, sa? L'immagine di lei che teneva tra le mani la farfalla era proprio bella.

- Eh, certe volte mi capita di pensare a quanto sia più facile avvicinare gli animali, anziché i nostri simili.

- Vero; ma forse è soprattutto colpa nostra: gli uomini possono guardarci dentro.

- Ha ragione - ammise Francis ravvisando nelle parole del suo maestro spirituale un paterno rimprovero - Non dovrei avere certi pensieri proprio il giorno della partenza per la mia prima missione evangelizzatrice.

- Adesso non sia troppo severo con sè stesso. Lei è giovane: vedrà che con la maturità e l'esperienza si sentirà sempre più sicuro. E poi, il dubbio può servire a metterci in guardia contro l'eccessiva confidenza nei nostri mezzi. Su, su, si rilassi: il suo aereo parte fra sei ore. Abbiamo tutto il tempo di finire la partita. Toccava a lei muovere, se non sbaglio.

Francis sedette con poco entusiasmo dall'altra parte del tavolo; quando giocava con monsignor Albani sentiva incombere, per tutto il tempo, lo sguardo e il giudizio del suo superiore; un giudizio che andava ben oltre le mosse che il giovane sceglieva.

Ritirò con titubanza uno dei due alfieri neri, per sottrarlo all'attacco di un cavallo avversario.

- Vedo che è proprio affezionato a quel suo pezzo - osservò sorridendo Albani - E' dall'inizio della partita che evita di scambiarlo con uno dei miei. Mi ricorda il racconto di un autore dell' Ottocento, credo si chiamasse Boito, in cui uno dei due giocatori si comportava come lei. Però aveva un motivo particolare per farlo: lui, un "negro", stava giocando contro un bianco dalle idee decisamente razziste, che identificava l'alfiere dell'altro con un leader della rivolta nera.

- È molto tempo, monsignore, che queste idee intolleranti sono state bandite, ringraziando il cielo.

- Sì, certo, oggi chi le propugnasse sarebbe guardato come un cannibale nella Borsa di Londra. E anche se io e lei non fossimo entrambi neri, non ci verrebbe in mente di caricare di simboli la nostra partita a scacchi... A che cosa sta pensando? - chiese notando l'espressione quasi divertita dell'altro, che sembrava seguire una sua idea.

- Quel giocatore bianco del racconto che ha citato... Ecco, mi stavo chiedendo che cosa direbbe se fosse trasportato ai nostri giorni, alla fine del ventunesimo secolo, con il clero composto per oltre la metà da neri.

- Già - ammise Albani sogghignando - non credo che ne sarebbe entusiasta. E lo sarebbe ancor meno scoprendo che adesso siamo noi, i "poveri negri", i missionari; e loro, i "signori bianchi", l'obiettivo delle nostre missioni. Ma mi accorgo dalla sua espressione che la sto facendo aspettare troppo per la mia mossa di risposta. Perciò, ecco: visto che ha riportato indietro l'alfiere, ne approfitto per far avanzare questo mio pedone.

- No, no, non sono contrariato per l'attesa, si figuri. È che, per un momento, ho temuto di non essere all'altezza del compito affidatomi. Sa, da quando avevo sei anni sono sempre vissuto in Italia, qui a Roma dove, nonostante tutto, il cristianesimo è di casa. E adesso, il pensiero di andare a portare il Vangelo a New York, la "Nuova Babilonia", patria di ogni più raffinata espressione del neo-capitalismo ateo...

- Non è un caso che per queste missioni vengano scelti uomini come lei, abituati a vivere in ambienti ancora sotto l'influsso della morale cristiana: non sono più considerati produttivi i vecchi approcci del mimetismo ideologico, tipo: "Non abbiate timore, fratelli, il Verbo che vengo ad annunciarvi non è incompatibile con il vostro modo di vivere". No, mi creda, oggi bisogna suscitare quel salutare scandalo delle coscienze che incarnava nostro Signore nella società del suo tempo.

Si interruppe bruscamente, quasi temendo di essersi lasciato trasportare oltre il suo solito.

- Mi perdoni - sorrise a Francis che lo osservava con attenzione - ogni tanto riaffiora in me la vecchia vocazione del predicatore. Comunque sono convinto che non si possa sperare di cambiare il mondo usando i suoi stessi metodi; oltre tutto, l'impiego dei mass media a scopo propagandistico ha raggiunto vertici di sofisticazione inarrivabili, specie per chi non abbia alle spalle grandi capitali. E il vaticano non può più contare sui mezzi di cui disponeva nel ventesimo secolo.

-Purtroppo è vero, monsignore. Il processo di scristianizzazione della nostra civiltà ci ha riportati indietro anche sotto questo aspetto.

Indugiò brevemente, gli occhi sulla scacchiera, ad esaminare la posizione che si era venuta a creare dopo la spinta del pedone bianco. La mossa di Albani, a prima vista molto forte, in realtà offriva il fianco ad un contrattacco del nero: avrebbe potuto dargli la possibilità di riattivare il suo alfiere, sgomberando la diagonale su cui era confinato. Perciò piazzò con decisione una torre alle spalle del pedone avversario, dando finalmente spazio all'alfiere.

- Non posso fare a meno di pensare - disse poi guardando nuovamente Albani - che ci sia una profonda differenza tra l'essere missionari oggi, in una metropoli, e l'esserlo stati in passato, in un villaggio dell'Africa. Non parlo delle ovvie differenze socio-economiche, ma proprio del diverso spirito che doveva animare e sostenere i nostri predecessori: la gioia di portare la buona novella a chi ancora non la conosce; e la carità operante, concreta, quella che salva la vita di un bambino altrimenti destinato a morire di fame o di malattia, che dà dignità di vita a una donna considerata oggetto di scambio o a un uomo che trascina i suoi giorni in condizioni degradanti. Ma oggi, parlare del regno dei cieli in una società sazia e indifferente, che conosce solo il regno del denaro... E poi, non è neanche questa la difficoltà maggiore da superare...

Monsignor Albani intuì che il suo pupillo era giunto al punto centrale di ciò che lo angustiava e, da buon psicologo, non volle forzarlo a continuare,  sapendo che stava raccogliendo il coraggio per farlo. Si limitò a studiare la scacchiera, senza parlare. L'ultima mossa di padre Francis era proprio quella che avrebbe giocato lui stesso, al suo posto: la torre nera penetrata ormai nelle retrovie del bianco e l'alfiere che era ritornato attivo, creavano una doppia minaccia contro la regina e il re avversari. Come era possibile difenderli entrambi? Albani sottrasse la sua regina all'attacco, spostandola in una casella da cui poteva difendere il proprio re. Poi alzò gli occhi su Francis, che si sentì obbligato a completare il suo pensiero.

- Io, lo confesso monsignore, negli ultimi tempi sono stato spesso tormentato da un dubbio. Un dubbio circa la promessa fatta dal Maestro.

- Quale promessa, padre?

- Quella che si legge nel vangelo di Matteo: "Questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, per esser di testimonianza a tutte le nazioni. E allora verrà la fine". Ma il vangelo è stato diffuso da tempo ovunque, senza che ci sia stato l'avvento del regno dei cieli. Anzi . . .

E qui si fermò nuovamente. Ormai era fatta, pensò, scaricato da un peso che non si sentiva più di portare. E, per sottrarre il suo sguardo a quello acuto del suo interlocutore, tornò ad abbassare gli occhi sugli scacchi.

- Finalmente l'ha detto - disse quasi compiaciuto Albani - Ma non deve sentirsi in colpa per i suoi dubbi: chi non ne ha mai avuti? Quel passo delle scritture che lei ha citato... beh, ognuno tende a darne una sua interpretazione. Vuole che le dica la mia?

 Quella domanda sembrò cogliere alla sprovvista padre Francis, che si era di nuovo concentrato sulla partita. La sua mano aveva già sollevato l'alfiere nero e rimase sospesa a mezz'aria per un istante, prima di collocare il pezzo in una casa in cui dava scacco. Una mossa sorprendente, apparentemente assurda perché comportava la cattura del suo alfiere da parte del re nemico.

- Ma certo, monsignore, mi sarebbe di conforto conoscere la sua opinione in merito.

Albani aveva osservato con segreta soddisfazione la mossa del suo allievo. Distolse lo sguardo dalla scacchiera e la sua espressione si fece seria.

- È da un pezzo, ormai, che ho dato una mia risposta a quel passo di San Matteo. Vede, io ritengo sufficientemente fondata la teoria della ciclicità di tutto il reale, dai fenomeni cosmici agli eventi della storia e alle correnti di pensiero. Perché allora non accettare che questa ciclicità possa, in qualche misura, caratterizzare anche i fatti dello spirito? Quel "E allora verrà la fine" assumerebbe ben altro significato: il significato esaltante di un nuovo inizio.

- Ma questo non equivarrerebbe ad un girare a vuoto? - Francis sembrava più incuriosito che convinto - Un eterno ritorno al punto di partenza?

- No, se lei riflette sul fatto che nella storia nessun passo indietro è stato un vero e proprio ripartire da zero. Consideri la situazione, in questo anno del Signore 2097: dopo aver portato la parola del Cristo ai quattro angoli della terra, ci troviamo, a quanto sembrerebbe, a dover ricominciare la nostra missione, in un mondo ormai sempre più sordo ai valori dello spirito. Eppure noi non ripartiamo da dove mossero i primi passi i contemporanei di Gesù: da allora ad oggi l'uomo ha acquisito punti di riferimento che non può più perdere. Le basti pensare al concetto di schiavitù, che era accettato fino ad un paio di secoli fa anche dalle coscienze di molti cristiani, e che oggi farebbe inorridire non meno del cannibalismo. No, no: noi non ripartiamo da zero, stia tranquillo. E non ripartiranno da zero coloro che verranno dopo di noi, quando sarà compiuto anche il nostro ciclo.

- E questo dove ci porterà? Qual è il significato di tutto ciò?

- Non deve chiederlo a me, ma a qualcun altro meglio informato - e alzò significativamente gli occhi al cielo, ammiccando - A me piace pensare che questo processo, paragonabile non ad un cerchio ma, semmai, ad una spirale, ci porti sempre più vicino a quell'homo novus che è prefigurato nel Redentore. Sì, questa mi sembra un'avventura degna di essere vissuta: ricalcare le orme dei primi apostoli, nell'andare di nuovo come "agnelli tra i lupi", senza poter dare nulla per scontato. Anche se stavolta non rischiamo il martirio, ma la frustrazione dell'indifferenza da parte di una società che ritiene di non aver più bisogno di Dio. In compenso, in questa... seconda era cristiana, potremo muoverci con la consapevolezza degli errori commessi in passato e la speranza di arrivare ad un punto più alto della nostra scalata, prima che anche questo ciclo si concluda. Perché nel frattempo molte cose sono cambiate, nel contesto globale della civiltà. - Un po' come nella nostra partita, vede? - e catturò con aria rassegnata l'alfiere di padre Francis, il quale immediatamente calò con la torre nella seconda linea dello schieramento avversario, minacciando in un sol colpo, d'infilata, re e regina del bianco - Appunto: lei ha giocato in modo lungimirante quando ha deciso di portare indietro quell'alfiere, che si è rivelato prezioso in seguito: non si è trattato di un ripartire dalla casella d'origine perché, nel frattempo, la situazione sulla scacchiera si era evoluta. Molto bene - concluse alzandosi e tendendogli la mano in segno di resa - lei ha vinto; è stata una partita interessante. Sono certo che giocherà con altrettanta bravura la sua "partita" a New York. Buona fortuna.

Un rapido abbraccio, prima che la commozione lo facesse apparire troppo sentimentale agli occhi del suo allievo, e fu subito in corridoio, diretto alla sua stanza.

Ho fatto bene, si disse, a fargli vincere la nostra ultima partita; del resto, se non avesse la stoffa del giocatore non avrebbe saputo approfittare dell'opportunità che gli avevo offerta.

Il pensiero del piccolo innocente inganno era, però, una presenza fastidiosa nella sua mente: lo faceva riflettere su un altro inganno, di ben più vasta portata, che nel segreto della sua coscienza sapeva di portare avanti da molti anni ormai.  Ripensò alla saldezza della  fede   che aveva ostentata con il giovane missionario.

Provò vergogna.

Ma, d'altra parte, con quale diritto avrebbe potuto instillare altri dubbi nell'animo del suo allievo? Con quale diritto avrebbe potuto confidargli che da tempo egli stesso non aveva più certezze, neanche sull'esistenza di un'entità suprema cui attribuire (o imputare...) i meccanismi che governano il mondo e le vite degli uomini.

Pensò, con un leggero senso di vertigine, ai colloqui confidenziali degli ultimi anni con altri teologi e prelati "progressisti": in quasi tutti i casi, egli aveva avuto la precisa sensazione che anch'essi condividessero i suoi dubbi. Una volta, uno di loro lo aveva quasi esplicitamente invitato a far parte di quello che pareva essere un gruppo avanzato di intellettuali, all'interno della Chiesa. Una confraternita illuminata di credenti atei, la definì fra sé Albani sorridendo amaramente; una organizzazione non ufficiale di... esperti del settore, in contatto con illustri esponenti di tutte le grandi religioni - a quanto gli era parso di capire - che ritenevano si dovesse cominciare a preparare gli uomini alla responsabilità di gestire un mondo senza più dèi.

In fondo, si disse quasi cercando una giustificazione, non è nell'ordine naturale delle cose che i figli debbano emanciparsi, prima o poi, dalla tutela dei genitori? Forse è giunto il momento, Padre, di camminare da soli, senza potere più ringraziare o incolpare te, per le conseguenze delle nostre scelte.

Nella sua camera sedette allo scrittoio con una smorfia di dolore: l'ulcera gastrica aveva ricominciato a morderlo; ma Albani la considerava ormai una vecchia compagna dei suoi tormenti segreti. Come ogni giorno, il suo sguardo incontrò quello di Pietro II, il papa nero che lo fissava dal ritratto appeso alla parete di fronte. Era la prima volta, dopo più di duemila anni, che un pontefice sceglieva per sé il nome del principe degli apostoli.

Evidentemente anche lui - Albani non ne dubitava - era convinto che fosse cominciata una nuova stagione per l'umanità.     

          

 

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