FELICE VIAGGIO, SIGNOR LUZI

 

 

Ci sei, Paolo Luzi, finalmente ci sei: stai ritornando. Te lo sognavi anche la notte questo viaggio, ricordi? Ed ora eccoti alla guida della tua decappottabile, diretto - ancora non ti sembra vero - verso la tua meta. Che conosci solo tu, che non ti va di dire a nessun altro.

-  Vadano a farsi fottere, gli altri. Che cosa ne sanno di me, che cosa gliene frega, stringi stringi. Anche lei, Anna, buona a letto e anche in salotto, non dico di no. Ma che cosa ha capito di me in tutti questi anni? “Che hai – mi ripete da un po’ di tempo – che cos’� che ti rode? Gli affari vanno, no? Una donna (neanche da buttar via) ce l’hai. I figli? Ma quelli non li hai voluti…beh, s�, insomma, non li abbiamo voluti. E quindi, di che ti lamenti?” Di niente mi lamento, Anna, lascia andare…Continuiamo cos� che tutto va bene. E poi…e poi niente: il lavoro di merda in negozio, la partita di burraco il sabato con i De Angelis, la compropriet� per l’estate e qualche soldo in banca. Tutto bene, cristo, tutto bene. Ma questo viaggio sono affaracci miei e voi non ci dovete entrare: solo io e…chi mi pare.

Bravo Paolo, cos� si fa. Non permettergli di entrare nella guardia: tieni alti i pugni, schiva i colpi di quelli che vorrebbero penetrare nella tua difesa, conoscere tutto del tuo passato, guardare negli angolini segreti, frugare, “mettere ordine”. Come Alba, ricordi?

-   Ti sento sempre distante, Paolo. Non dici mai quello che pensi veramente, non mi sei mai vicino quando ho bisogno di parlarti.

-   Ma come “mai vicino”, Alba; ma se stiamo sempre insieme, che gli amici ci prendono pure in giro.

E lei niente, implacabile, ossessiva:

-   Si, ma non intendevo cos�, non cos� soltanto. Essere vicini sul serio, voglio dire, per ascoltarsi davvero, per dirsi le cose che si dicono due che vogliono…

-   …essere due corpi e un’anima sola? Ma dai, dove le senti queste cose, nelle telenovelas?

E lei zitta. Zitta ma sempre meno convinta. E anche tu. E si capisce, che diamine: uno sta con una donna per farci l’amore, per uscirci insieme, presentarla agli amici – se ti fa fare bella figura – magari darsi una mano per tirare avanti nella fetente routine quotidiana. Mica per confessarsi, che per quello ci sono i preti e gli strizzacervelli.

Cos�, via Alba: e, per un po’, al diavolo i legami “seri”. Poi, per fortuna (o no?) era arrivata Anna. Anna che voleva un uomo comunque, un uomo fisso, per�, non come quelli avuti fino ad allora. Anna che si accontentava (ma perch� poi e fino a che punto, questo non te lo sei mai chiesto). E gi� a far mattane con lei, che era un piacere stupire quei quattro coglioni dei suoi amici e dei tuoi: “Ma come state bene insieme. Ma chi l’avrebbe detto, due caratteri…beh…difficili come i vostri, due lupi solitari. Eh, si vede proprio che l’amore fa miracoli”. E stronzate del genere. Per�, Anna ti aveva avuto “per sempre”, come le piaceva dire scherzandoci su. E se non fosse stato per il fatto che, dai e dai, anche a lei erano venute le paturnie (“Che hai, che c’� che non va, perch� non parli”, dev’essere la condanna del vivere in coppia), forse non avresti desiderato fare questo viaggio.

Ma ora ci sei e nessuno ti pu� acchiappare per trascinarti indietro, vivaddio.

Attento, per�, Paolo Luzi, attento a non sbagliare strada: l’auto sembra andare da sola, ma devi fare attenzione; � facile confondersi, imboccare una via che non � quella giusta, in questa citt� che �, s�, la tua (� stata la tua)  ma che non vedevi da un sacco di anni. Tutto ti sembra nuovo (o antico?), diverso, ecco, da come lo ricordavi. Sar� anche effetto del Natale che � vicino: una mano di vernice sulla citt�, le facce, le coscienze e…voila: “Gloria in excelsis Deo…” eccetera eccetera.

Come quando eri bambino, quando c’era chi pensava a te e teneva lontano l’oscurit�; quella che, da adulto, � stato cos� difficile ricacciare indietro (e fosse almeno possibile riuscirci sempre).

-   Mamma, il presepe non mi piace come lo hai fatto; non � come lo volevo io; non lo voglio cos�, non lo voglio…devi farlo daccapo, ecco.

-   Ma no, Paolo, � perch� non � ancora finito: poi ti piacer�, vedrai come sar� bello.

Ed era vero, era sempre vero ogni anno. Tutto andava a posto, alla fine tutto quadrava. Chiss� come facevano i grandi a sapere tutto prima. Te lo chiedi anche adesso, eh, Paolo, eppure ormai dovresti averlo capito.

Ora per� va meglio – vedi? – cominci a riconoscere le strade, i palazzi; anche i veicoli che incroci somigliano sempre pi� a quelli che ricordavi: modelli che ormai � difficile veder circolare, alcuni non li vedevi da…quanti anni? E quei vestiti, tutti i vestiti dei passanti – ci hai fatto caso? – sono proprio quelli che si portavano vent’anni fa. Ed � cos� che dev’essere: tutto giusto, tutto al suo posto, come la tua “Tipo” che avanza quasi a passo d’uomo nel traffico cittadino delle otto di sera di una antivigilia di Natale.

Finalmente il borgo nuovo, corso Due Mari: la “Tipo” pu� di nuovo marciare in terza. Gi�, la “Tipo”. Da fidanzati, ad Anna non andava gi�: voleva l’accompagnatore con la macchinona, lei, anche se poi si era accontentata.

-  Voleva…Voleva? Accidenti, che dico: vuole, ci siamo appena messi insieme! Sono un po’ strano, stasera; sar� la settimana pesante che ho avuto; sar� l’avvicinarsi delle feste, con il solito luna park pacchiano di luci, vetrine, alberi di Natale e “tanti auguri a te e famiglia” e… A proposito di luna park: quel coso di dove spunta? Ma � davvero un’automobile? Pare di s�: � parcheggiata con le altre, ma sembra piuttosto uno di quegli affari che scivolano su un cuscino d’aria, come si chiamano…ma…ehi, cacchio, � davvero sospesa a mezzo metro da terra! E quelle luci…sembra un ufo. Ma che diavolo…

Calma, Paolo: non lasciare che la stanchezza ti giochi tiri burloni. Calma e razionalit�; tu sei stato sempre un uomo logico, anche troppo. Lo vedi bene che � soltanto una trovata pubblicitaria, un veicolo propagandistico come quelli di tanti anni fa, che venivano inglobati in enormi finti tubetti di dentifricio, per reclamizzare Binaca o Colgate; si vede che ora sono di moda.

Guardati a sinistra, piuttosto. Vedi? C’� sempre il vecchio imponente edificio del tuo liceo. Non ti piaceva un granch� andarci, certe materie non le digerivi proprio; ti interessavano davvero solo italiano e filosofia. “Ma come, Luzi, dopo la maturit� vuoi prendere Medicina (ricordi ancora, vero, quella frase della supplente di lettere, quella giovane, con le gambe che erano uno spettacolo). E i tuoi interessi letterari?”. Aveva ragione lei, visto come and� poi. Ma che importa; ognuno � destinato a sbagliare a modo suo. E fu al liceo che incontrasti Sergio, l’amico inseparabile, quello delle confidenze sulle prime ragazze “importanti”, quello delle interminabili discussioni filosofiche e delle prime partite a scacchi. Anzi, guarda, stai passando proprio ora davanti alla casa dove abitava…cio�: dove abita, con i suoi genitori e sua sorella: sei ormai in dirittura di arrivo, Paolo, a bordo della tua prima “500” di terza mano e il tuo viaggio a ritroso nel tempo si avvicina alla meta. Ecco, hai diciotto anni, ora, e ieri hai giocato a scacchi con Sergio.

-   Sergio: accidenti a lui, ieri mi ha fregato la regina con quel maledetto scacco doppio di cavallo. E come se non bastasse ho preso anche quattro nella versione di greco. E poi stanotte (ma � stato proprio stanotte?) ho sognato il mio amico. Uno strano sogno. Era con me, nella mia stanza, entrambi seduti davanti alla scacchiera, come tante altre volte, mi guardava con quel suo sorriso un po’ sfottente. Io ero molto triste, chiss� perch�, e gli dicevo – ricordo ogni parola – “Il dissolversi della nostra amicizia, senza un vero motivo, � stata una delle pene segrete della mia vita; come un dolore leggero, ma costante, che avvertiamo solo a tratti ma che non ci abbandona mai”. Poi all’improvviso, al posto di Sergio c’era mia madre, ed era come se quelle parole le avessi rivolte a lei. Mi sono svegliato che stavo piangendo. Che assurdit� senza capo n� coda.

Non pensare a queste cose ora, Paolo, non ti distrarre. Ecco, vedi? Sei arrivato alla piazza del rione dove abiti con mamma e pap�. E’ grande, la piazza, e com’� lontana da casa! Pap� dice almeno trecento metri. Impossibile arrivarci da solo, per un bambino come te, se non lo accompagna un adulto. E a te piace andarci, vero Paolino? Specie d’estate; perch� proprio su quella piazza, stretto tra la pasticceria “Le Tre Gazzelle” e il palazzone d’angolo, si apre l’ingresso di una piccola arena cinematografica dove proiettano i film d’avventura che piacciono a te.

S�, ecco, � l� l’arena “Corallo” e oggi danno…ma che cos’� quella scritta sull’entrata…MERAVIGLIOSI VIAGGI IN VR – SCEGLIETE VOI LA DESTINAZIONE. Io non ci capisco proprio niente...

Buono, Paolino, � soltanto il titolo di un film, uno di quei film di fantascienza che sono la tua passione: forse ci saranno anche dei mostri, di quelli che la notte ti tengono sveglio ma che ti piace tanto vedere al cinema. Se non � uno spettacolo vietato pu� darsi che pap� ti accompagni, stasera. Ma adesso hai altro da fare, guarda dove ti trovi: sei nel portone del palazzo dov’� casa tua. Ma s�, certo, questo ti � permesso farlo: scendere a prendere la posta dalla cassetta delle lettere. Vediamo, potrebbe esserci il tuo giornalino: s� che c’�, infatti. E ora su di corsa, fino al quarto piano, salendo gli scalini a due a due, fino alla porta scura con la targhetta “Luzi”, di vetro nero con le lettere dorate, che tuo padre si � portato dietro dalla vecchia casa. Ci sei, ci sei davvero, finalmente: suona il campanello, verranno ad aprirti.

-   Paolino, ma quanto ci metti quando vai gi�. Non � che sei andato in strada, dal giornalaio?

-   Mamma, pap�, ci ho messo tanto, lo so, ma non � colpa mia, � che…l� fuori…� tutto diverso da come me l’ero immaginato da bambino…(Attento Paolino, che dici: tu sei un bambino, lo sei adesso)…No, non � vero. Non sono pi� un bambino e tutto � andato storto: niente, proprio niente � andato come speravate voi due…(Basta Paolo Luzi, questo � contro le regole, lo sai)… Le regole, gi�, le regole; quelle che mi avevate dato voi e quelle che ho dovuto scoprire da solo: non ho potuto…non sono riuscito…(No, no, signor Luzi, la smetta. Non vede che i suoi genitori non possono neanche sentirla? Le sorridono, sorridono a Paolino. Perch� vuole rovinare il suo bel viaggio nella realt� virtuale? L’ha preparato con tanta cura, da mesi)…La realt�…� come se fosse sempre virtuale, quando ci cadiamo dentro per sbaglio, quando non sembra appartenerci, non ci riconosciamo in essa…(DISTACCO TRA QUINDICI SECONDI)…Lo so che vi ho deluso, anche se non me l’avete mai rimproverato, anche se non avete mai voluto ammetterlo…(TRA CINQUE SECONDI…)…Sono tornato per chiedervi perdono…(TRE…DUE…) per poter finalmente…

ZERO: DISTACCO E RESETTAGGIO – DISATTIVAZIONE APPARATO

                                          

E va bene…va bene, maledizione, ho capito: basta con questa scritta lampeggiante del cavolo che richiamerebbe in vita un morto: non occorre che mi abbagliate con le vostre diciture dei miei…Ormai sono “ritornato”, il viaggio � finito, � finito davvero stavolta. Ma non come volevo io.  E hanno pure il coraggio di chiamarlo “generatore programmabile di realt� virtuale” questo aggeggio; programmabile un corno: il programma che mi ero scelto si � bloccato sul pi� bello. Ma s�, tanto vale uscire da questa trappola di cabina di pilotaggio. Ma perdio non finisce cos�: adesso glie la faccio vedere io a quella troietta della reception con la puzza sotto il naso…A chi vuoi darla a bere, bella mia, vorrei proprio vedere se conservi quell’aria verginale mentre ti fai scopare dal tuo ganzo…

Calma…calma, Paolo, accidenti. Lo sai benissimo che lei non c’entra con questa interruzione. Cerchiamo di comportarci da persone civili.

-   Signorina…� una vergogna: sono stato strappato via brutalmente dal mio viaggio, profumatamente pagato in anticipo. Voglio parlare con il direttore…

-   Mi dispiace per l’inconveniente, signore. Se vuole, potr� parlare con il dirigente del parco divertimenti, tra qualche minuto. Tenga presente, tuttavia, che tra le clausole che lei ha accettato c’era il divieto di creare scenari virtuali riproducenti situazioni  o persone del vissuto dei viaggiatori: lo riteniamo potenzialmente pericoloso per i nostri clienti. Se qualcuno trasgredisce questa norma di sicurezza, siamo obbligati, per legge, a fare interrompere la simulazione dal circuito automatico di emergenza. Lei non ha, per caso, violato quella clausola, quando ha programmato la macchina? Comunque, saremo costretti a visionare la registrazione del viaggio, prima di prendere in considerazione il suo reclamo.

E cos� sono servito, maledetti stronzi ficcanaso. Ma un’ultima soddisfazione, almeno, me la voglio togliere.

- E che mi dice dell’efficienza della vostra…”macchina” (hai notato, bella, con che disgusto ho sputato la parola?): ci sono stati almeno due anacronismi che gridavano vendetta: un’auto da citt� ultimo modello, del 2015, che sembrava un disco volante, parcheggiata accanto alle Fiat di trent’anni prima; e un cinema di quarant’anni fa che inalberava un vostro slogan pubblicitario sulla realt� virtuale. Per non parlare del bel salto spazio-temporale che ho fatto: dalla guida di una vecchia utilitaria, direttamente nell’interno di…un palazzo. Se non interveniva l’integratore logico a metterci una pezza, convincendomi ogni volta che tutto era ok, potevo svegliarmi alla neurodeliri.

-  Sono davvero spiacente, signore, ma, come le ho detto, pu� essere molto pericoloso programmare viaggi nel proprio passato individuale. E quelli che lei mi ha descritto sembrano proprio i tipici inconvenienti causati da una programmazione anomala, non autorizzata. Allora, vuole sempre sporgere reclamo?

Brava, finalmente l’hai detta la fatidica frase che significa “Vedi bene che non ti conviene farlo”.

-   Lasci perdere, va’, siamo a Natale…Buona sera.

S�, siamo a Natale. E tu, povero fesso, proprio a Natale hai avuto la bella idea di entrare in un salone di realt� virtuale e pretendere di sostituire una terapia psicoanalitica con un giro su quella specie di giostra.

Adesso cerca almeno di salvare la faccia; perci� raddrizza le spalle e fai la tua brava uscita dirigendoti a passo sicuro e senza voltarti indietro  alla tua autovercraft, nell’aria frizzantina di dicembre (la brunona della reception mi star� osservando con un sorriso di compatimento?).

Meno male che Anna non sapr� mai di questo stupido incidente. Mi aspetta a casa, come ogni sera. Magari, se non tornassi le dispiacerebbe pure. Dunque, che vuoi ancora vecchio Paolo Luzi, “…l’insalata era nell’orto e una casa avevi tu…” Tutto a posto, tutto bene: il resto, il tuo inferno privato, ce l’hai e te lo tieni. Come gli altri. Solo che, visti tutti dal di fuori, assomiglia piuttosto a un carnevale.

Ed ora vediamo quanto sei bravo, Paolo. Vediamo se riesci a sorriderne anche tu.

 

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