Da: I FIORETTI DI SAN FRANCESCO

 

LA PREDICA AGLI UCCELLI

 

I “Fioretti” raccolgono aneddoti memorabili della vita del Santo d’Assisi e dei suoi  primi compagni e furono composti, come ha indicato Giuseppe Morpurgo, verso il primo Trecento, da un ignoto frate minore il quale raccolse una redazione latina di Ugolino da Montegiorgio.

 

San Francesco, nei primi tempi del suo apostolato, entrò in grande pensiero e dubitazione di quello che dovesse fare, se pregare in solitudine o andare in giro a predicare il nuovo Evangelo della povertà, della carità, dell’amore.

Mandò a questo scopo frate Masseo a chieder consiglio a Santa Chiara e a frate Silvestro. Frate Masseo tornò con la risposta.

 

 

 
 

 

…E dopo il mangiare santo Francesco chiamò frate Masseo nella selva, e quivi dinanzi a lui si inginocchiò e trascesi il cappuccio, facendo croce delle braccia, e domandollo: - Che comanda ch’io faccia il mio signore Gesù Cristo?

Risponde frate Masseo: - Sì a frate Silvestro, sì a suora Chiara e alla (di lei) sirocchia  (sorellina), Cristo aveva risposto e rivelato che la sua volontà si è che tu vada per lo mondo a predicare, imperocché egli non t’ha eletto pur per te solo, ma eziandio per la salute degli altri. –

Allora Santo Francesco, udito ch’ebbe questa risposta e la volontà di Cristo, si levò su con grandissimo fervore e disse: - Andiamo al nome di Dio – e prende per compagno frate Masseo e frate Agnolo, uomini santi.

Et andando con émpito di spirito, sanza considerare via o sèmita (sentiero), giungono a un castello che si chiamava Cannario, e santo Francesco si puose a predicare, comandando prima alle rondini  che cantavano ch’elle tenessimo silenzio insino a tanto ch’egli avesse predicato: e le rondini l’ubbidirono. Et ivi predicò con tanto fervore, che tutti gli uomini e le donne di quel castello, per devozione gli volevano andar dietro et abbandonare il castello.

Ma santo Francesco non lasciò, dicendo loro: - Non abbiate fretta e non vi partite: et io ordinerò quello che voi dobbiate fare per la salute delle anime vostre. Ed allora pensò di fare il terzo ordine, per la universale salute di tutti.

E così, lasciandoli molto consolati e bene disposti a penitenza, si partì indi, e venne fra Cannario e Bevagno. E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi e vide alquanti erbori allato alla via, in su i quali erano quasi infinita moltitudine d’uccelli; di che santo Francesco si meravigliò e disse a’ compagni: - Voi m’aspetterete qui nella via et io andrò a predicare alle mie sirocchia uccelli.

Et entrato nel campo  cominciò a predicare alli uccelli ch’erano in terra; e subitamente quelli ch’erano in su gli erbori vennono a lui, et insieme tutti quanti istettono fermi, mentre che santo Francesco compié di predicare; e poi anche non si partivano, insino a tanto ch’elli diede loro la benedizione sua. E secondo che recitò poi frate Masseo a frate Jacopo da Massa, andando santo Francesco fra loro e toccandoli colla cappa, niuno però si movea.

La sustanza della predica di santo Francesco fu questa: - Sirocchie mie uccelli, voi siete molto tenuti a Dio vostro creatore, e sempre et in ogni luogo il dovete laudare, imperò ch’elli v’ha dato libertà di volare in ogni lato, anche v’ha dato il vestimento duplicato e triplicato; appresso, perch’elli riservò il seme di voi nell’arca di Noè, acciocché la spezie vostra non venisse meno nel mondo: ancora gli siete tenuti per lo elemento dell’aria che egli ha diputato a voi.

Oltre a questo, voi non seminate e non mietete; et Iddio vi pasce e davvi i fiumi e le fonti per vostro bere, e davvi i monti e le valli per vostro rifugio, e li alberi alti per fare il vostro nido e, conciossiacosaché voi non sappiate filare né cucire, Iddio veste voi e’ vostri figliuoli; onde molto v’ama il creatore poich’ elli vi dà tanti benefici, e però guardatevi, sirocchia mie, del peccato della ingratitudine, ma sempre vi studiate di lodare Iddio.

Dicendo loro santo Francesco queste parole, tutti quanti quelli uccelli cominciarono ad aprire i becchi, a stendere i colli, ad aprire l’ale, e riverentemente chinare i capi infino a terra, e con atti e con canti dimostrare che le parole del padre santo davano a loro grandissimo diletto. E santo Francesco insieme con loro si rallegrava e dilettava e meravigliatasi molto di tanta moltitudine d’uccelli e della loro bellissima varietà e della loro attenzione e familiarità; per la qual cosa egli in loro molto divotamente lodava il creatore.

Finalmente, compiuta la predicazione, santo Francesco fece loro il segno della croce e diede loro licenza di partirsi; et allora tutti quelli uccelli in schiera  si levarono in aria con meravigliosi canti; e poi, secondo la croce che avea fatto loro santo Francesco, si divisono in quattro parti; l’una parte volò verso l’oriente, l’altra verso l’occidente, la terza verso il meriggio, la quarta verso l’aquilone, e ciascuna schiera andava cantando meravigliosamente; in questo significando che, come da santo Francesco gonfaloniere della croce di Cristo era istato a loro predicato, e sopra loro fatto il segno della croce, secondo il quale egli si dividevano cantando in quattro parti del mondo; così la predicazione della croce di Cristo rinnovata per santo Francesco  si dovea per lui e per li suoi frati portare per tutto il mondo; i quali frati, a modo che uccelli, non possedendo alcuna cosa propria in questo mondo, alla sola provvidenza di Dio commettono la lor vita.               A laude di Cristo, amen.      

                       

                       

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