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LA MUSICA CHE PRENDE

 

Gennaro Caracciolo, editore e faccendiere di musica, fondatore della Caracciolo Record s.n.c.", se ne stava leggendo alcuni manoscritti musicali, che poi, se ritenuti d'interesse avrebbe pubblicato.

Ne osservava uno, ne canticchiava due note; le canticchiava ancora,  poi la smorfia di un "che schifezza", e via nella pila dei brani scartati, che ormai aveva raggiunto l'altezza della sua testa.

Ad un certo momento ne colse uno un po' più voluminoso degli altri. 

Il titolo, scritto in cubitali caratteri a stampatello, recitava: ESPERIMENTO PER UN NUOVO GENERE MUSICALE AD ASSOLUTO IMPATTO SUGLI ASCOLTATORI.

-  Chist'è n'atro che vo fa' o' professore! - pensò.

Cominciò a leggere le note, un rigo, due, tre...non riusciva a staccare gli occhi dallo spartito.

Il videocitofono gracchiò una volta, due, tre. Gennaro non si staccava.

Entrò un dipendente. - "Dottore mi scusi..." - Gennaro come ipnotizzato continuava a leggere.

-  Dottore!, dottore!

L'impiegato, frustrato dalla mancanza di interesse nei suoi confronti, retrocesse e richiuse la porta senza rumore.

Un impiegato molto in carne gli sorrise da dietro la sua scrivania.

-  Che c'è, Gargiulo, il direttore non ti sta a sentire?

-  Scognamiglio, fatti i cavoli tuoi.

L'impiegato, grasso e pelato, scoppiò in una sonora risata, poi si alzò spostando appena la scrivania, troppo piccola per la sua mole.

-  Ci vado a parlare io col direttore! -

Entrò nell'ufficio di Gennaro Caracciolo aprendo e chiudendo la porta rumorosamente.

Nella stanza c'era un relativo silenzio interrotto soltanto dai rumori caotici del traffico mattiniero di Napoli e dalla musica stracittadina che usciva da una radio messa a tutto volume accanto a una finestra della casa di fronte. Cose che in una Record house di rispetto non sarebbero, comunque, dovute accadere.

-  Direttore buongiorno.

Il volto di Gennaro rimaneva impassibile.

-  Che cosa vi state leggendo di bello?

Nessuna reazione.

-  Direttore... direttò!

Niente.

L'impiegato, uscendo, sbattè la porta e un pezzo di calcinaccio si sgretolò e cadde. Alla fine, guardò il collega con aria da enigma.

-  Boh!  

-  E o' calcinaccio, come lo giustifichi?  

-  Diremo che c'è stato un colpo di terremoto...

 

Durante il corso della giornata, nessuno entrò più in quell'ufficio. A sera, verso le otto, la segretaria bussò, e non ottenendo risposta, socchiuse l'uscio e mise la testa dentro la stanza entro la quale Gennaro stava ancora leggendo lo stesso manoscritto musicale della mattina.

-  Direttore, noi ce ne stiamo andando.

Nessuna risposta.

-  Direttore, ce ne possiamo andare?

Niente.

La segretaria guardò meglio Gennaro e,  avvicinandoglisi  con quella confidenza che in tutta l'azienda a lei sola era concessa, gli strappò lo spartito dalle mani.

-  Ciao Mariarca... ti posso offrire qualcosa al bar? Te li prendi un cappuccino ed una pizzetta?

-  Ma quale bar e bar... direttore... io me ne sto andando a cena!.

-  A cena? A quest'ora?

-  Direttò... voi non so, ma io alle otto ceno.

In quel momento Gennaro si rese conto che la luce della sua stanza non proveniva dalla finestra, ma dal neon appeso al soffitto.

-  Ma che ore sono?

-  Le otto... le otto di sera. Se ne sono andati quasi tutti ed io sono venuta a salutarvi.

Gennaro distolse per un momento lo sguardo dal volto occhialuto della segretaria e lo ripose sulla copertina dello spartito che nel frattempo aveva richiuso.

Lesse il nome dell'autore: "Stanislao Stratovisky", ed i suoi occhi ebbero un lampo. 

-  Chi è questo Stanislao Stratovisky? - chiese.

- E' il figlio di due polacchi che abitano a bascio il cavone.

-  E' un genio: bisogna subito pubblicare questo spartito e organizzare un concerto al San Carlo. Richiama tutti: lo voglio pronto per domattina.

 

La professoressa Elvira Mazzacano, sulla cinquantina, bassa, occhialuta, piuttosto in carne, era appena uscita da un negozio di generi alimentari.

Aveva in mano una busta bianca di plastica riempita con poca roba: erano le 11 in punto e sperava di arrivare a casa prima della figlia, in modo da farle trovare il pranzo cucinato.

Camminava trotterellando sul marciapiede pieno di gente; gli immigrati di colore vendevano  cianfrusaglie dietro alle loro bancarelle ai bordi. In mezzo alla strada, le macchine imbottigliate nel caotico traffico di Napoli.

Incrociò un gruppo di studentesse con addosso zaini all'ultima moda.

-  Buon giorno professoressa.

-  Buongiorno.

Ancora un po' di strada: la fermata dell'autobus non era lontana.

Incrociò un giovanotto con in mano alcuni volantini, e ne ebbe uno.

Elvira lesse: "Sabato, 22 marzo 2003... alle ore 20 e trenta... Teatro San Carlo... Concerto in prima assoluta del maestro Stanislao Stratovisky il quale eseguirà l'ESPERIMENTO PER UN NUOVO GENERE DI MUSICA AD ASSOLUTO IMPATTO SUGLI ASCOLTATORI.

 

Quella sera il teatro San Carlo era gremito: tra le autorità c'erano il Sindaco, il Comandante regionale dei carabinieri, il Questore, intenditori di qualsiasi arte e qualche politicante provinciale venuto appositamente da Pomigliano d'Arco; tutti bene distribuiti tra la prima fila e i palchi di miglior ordine.

Mancava, purtroppo, proprio il nostro Gennaro Caracciolo, il quale aveva espresso il desiderio di dare un'ultima occhiata allo spartito.

Terminato il brusìo, le luci si smorzarono e un faro illuminò con un cerchio di luce il corpo longilineo del giovane Stratovisky, vestito con un frac nero a code.

Il pubblicò iniziò ad applaudire, e quando si mise al pianoforte, posizionato di fianco all'orchestra e al centro del palcoscenico, calò il silenzio. Il maestro posò dolcemente le mani sui tasti dello strumento ed una musica soave e ineffabile si propagò nella la sala.

 

Il mattino di lunedì 24 marzo, Gennaro Caracciolo era seduto alla sua scrivania e stava leggendo la copia de "Il Mattino", che aveva appena acquistato prima di salire in ufficio.

Non potè trattenere un sorriso di soddisfazione quando lesse: "GRANDE SUCCESSO DEL  MAESTRO STANISLAO STRATOVISKY AL TEATRO SAN CARLO.  Il concerto va avanti da sabato sera e non sembra voglia aver termine, causa le continue richieste di bis da parte del pubblico".

La sera del 26 marzo la professoressa Elvira Mazzacano stava cenando con la figlia e il marito. Un  canale televisivo nazionale trasmetteva il proprio telegiornale allorché il conduttore cominciò a leggere: "Preoccupazione per il pubblico del teatro San Carlo a Napoli. Da circa quattro giorni prosegue una rappresentazione musicale, senza che nessuno dei presenti sia mai uscito. Si sconosce la sorte delle squadre di protezione civile inviate a indagare".

 

Il maestro Stratovisky era stremato. Non sapeva più da quanto tempo stesse suonando, sapeva solo che la sua musica era tanto bella, ed il pubblico tanto desideroso di ascoltarla. Sfiorava con estrema delicatezza il bianco ed il nero dei tasti del pianoforte, sinché, alla fine, giunse all'ultima nota e poi... all'oblìo.

 

Gennaro Caracciolo, come tutte le mattine, leggeva la sua copia de "Il Mattino", seduto dietro la sua scrivania da boss.

Lesse a voce alta: "TRAGEDIA AL TEATRO SAN CARLO. Scoperti i corpi del maestro Stratovisky e di tutti i 500 spettatori.

-  Gargiulo! Scognamiglio!

I due impiegati entrarono.

-  Eccoci direttore!

-  Il concerto al San Carlo è stato registrato?

-  Ovviamente - disse Scognamiglio con un sorriso.

-  Allora lanciate il CD sul mercato e intitolatelo "Concerto della Morte": l'unica e sola esibizione del giovane maestro Stanislao Stratovisky. Vedrete: questa è la volta che rilanciamo la ditta.

 

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La musica che prende

 

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