La Cassetta di Re Gioacchino

 
 
 

 

 
 
 
 
  

VI.

 

              

 

Facciamo un passo indietro e chiediamoci cosa veramente accadde, appena trascorsa la mezzanotte del sette ottobre, nell'appartamento napoletano dell'ispettore van Angull, provvisoriamente occupato dalla coppia dei baroni Klagenfurt.

Appena Federico se ne fu andato ed ebbe imprudentemente lasciati soli in cucina i due coniugi, il barone, un po' per ozio, un po' per scaricare le grandi emozioni delle precedenti ventiquattr' ore, aprì la cassetta che l'ispettore gli aveva lasciato e della quale, come ben ricordiamo, aveva la chiave.

-  Cos' ha detto che ci si deve fare con la cassetta? Te lo ricordi? - chiese alla moglie che, fuori vista, accanto ad uno dei due letti separati, si stava spogliando.

-  Dobbiamo portarla nella banca popolare di Ancona, a San Giorgio la Molara, per farla depositare nel cavò... Poi dal direttore ti farai trasferire il conto che abbiamo nella banca di Roma... Così ha detto.

-  Van fan Gull ha ragione - pensò il barone - il primo luogo nel quale mi cercheranno sarà la banca... Vediamo qua... un assegno di quattro milioni della banca di Napoli... non mi risolve... ma vediamo la lettera... la busta non è nemmeno leccata... si tratta di una comunicazione diretta al dottor Gaetano Pellicanò notaio... nella quale c'è scritto che l'assegno allegato, datato 1965, è stato annullato - sospirò - ... pure annullato... - continuò a leggere - ... fa comunque fede la presente lettera, che costituisce allegato aggiuntivo e vincolante per la riscuotibilità della somma... eccetera... richiesta la commutazione in dollari... eccetera... quattro milioni... eccetera eccetera... riscuotibili dalla signora Mafalda Augusta nata il... residente in Napoli... e, in caso di suo decesso, dal dottor Gaetano Pellicanò notaio... nella sede legale eccetera eccetera... concordando la presente con l'occhei della Emigrant Savings Bank di New York (Privacy and Security), vincolata al documento presente... eccetera eccetera... I timbri sembrano a posto... Assuntina vieni qua!

-  Sono a letto.

-  Alzati e vieni, è importante.

Assuntina si levò controvoglia e si ricoprì con una vestaglia.

-  Guarda qua! - le disse il marito appena la vide - e le mostrò la lettera.

-  Non capisco - rispose la donna - ho ancora sonno... cosa vuol dire?

-  Capisco io... fa un caffè e chiama Alessandro Manzoni.

-  Ma sono più delle due di notte... e la telefonata sarà a carico dell'ispettore.

Il barone la guardò con irritazione.

-  Telefona e dì che si tratta di cosa di capitale importanza.

-  Devo telefonare o fare il caffè?

-  Chiamalo, passami la comunicazione, poi vai a fare il caffè.

La voce di Assuntina era nota alle guardie del corpo del boss camorrista. Nonostante ciò, ci vollero almeno venti minuti prima che il Manzoni si facesse sentire. Assuntina era in grande apprensione.

-  Perdonate Manzò, l'ora tarda... vi abbiamo tolto dal giusto sonno... perdonate... - ma il barone si spazientì.

-  Sarà lunga la litania? ... Passa qua - e tolse di mano il ricevitore alla moglie.

-  Sono il barone Klagenfurt - esclamò, e c'era nella voce di lui la ancestrale sonorità militaresca dei propri avi e antenati austriaci - ... contrordine... ho motivo di ritenere che esistano forti possibilità di recupero della somma perduta.

Il boss volle che tutto gli fosse spiegato per bene, ed alla fine si dimostrò ottimista.

-  Non posso darvi una risposta precisa - concluse - ma penso che qualcosa si potrà fare... in primis, la cassetta e tutto il suo contenuto devono rimanere a noi... in secundis... - e qui Alessandro diede le sue istruzioni. Alla fine riassunse:

-  La cassetta non dev'essere vista dall'autista... nascondetela in una borsa che porterete a mano come se aveste la catenella al polso... per le ultime decisioni, vedremo.

Klagenfurt si ritrovò degradato e si profuse in alcuni... "perfettamente d'accordo"... "senz'altro" - Terminata che fu la conversazione si sentì tuttavia più tranquillo.

-  Capisci... - mormorò alla moglie - il commissario non ha letto la lettera e non si è reso conto che la somma descritta non ammonta a quattro milioni... ma a otto miliardi e più di lire italiane.

-  Potremo lasciargli qualcosa - osservò Assuntina - E' stato molto bravo con noi.

-  Sei pazza? Lui non deve sapere nulla... il perchè lo dovresti capire.

Assuntina abbassò il capo e ammutolì, dopo di che i coniugi, nonostante l'eccitazione e il caffè, tornarono a coricarsi.

 

* * *

 

Alle otto del mattino, puntualmente, squillò il telefono: era l'impresa dei taxi prenotata da Federico che annunciava che una loro automobile si era già messa in moto e sarebbe arrivata fra poco. Di lì a qualche minuto, infatti, i due forti colpi di clacson che ne annunciavano la venuta trovarono i due anziani coniugi rifocillati, lavati e stirati, nonostante la poco tranquilla notte trascorsa.

Nel momento di chiudere la porta di casa, a semplice ribattuta e senza chiave, come aveva suggerito Federico, il barone disse piano alla moglie:

-  Ora dovrò fare un po' il duro, ma tu sostienimi... non fare gaffe.

La baronessa rispose - Va beh! - senza capire, ma intuiva che il suo sposo si riferiva a qualche disposizione ricevuta durante la telefonata della notte.

Infatti, quando il taxi si liberò della congestione urbana e poté avviarsi a velocità costante lungo la superstrada per Benevento, il barone, che sedeva nel sedile posteriore accanto alla moglie, tenendo presso di sè soltanto la piccola valigetta da medico, quella stessa che donna Mafalda aveva donato a Federico (il resto era nel bagagliaio), si rivolse all'autista.

-  Tu sai chi sono io? - chiese, col tono di chi non pone dubbio sulle realtà sociali delle differenze di casta.

-  Siete un amico del detective olandese - rispose l'uomo. E' lui che ha prenotato la corsa.

-  Sono il barone Sigfrido da Klagenfurt... conosciuto a Napoli... conosciuto a Saviano... conosciuto a Ottaviano... e calcò su quest'ultimo nome.

-  Embè?

-  Conosciuto a Tel Aviv - aggiunse seriosamente la moglie.

-  Che c'entra Tel Aviv? - reagì il barone -... Stai zitta!... - Poi proseguì:  Io sono il braccio destro do o' boss Alessandro Manzoni, pontefice dei mammasantissima del Napoletano, Cilento e Vulture...

-  Ma sei pazzo? - protestò sommessamente la moglie... che stai dicendo?

-  So ciò che dico... stai zitta!...

-  Eccellenza non capisco - interferì il conducente, con un tono un po' più dimesso rispetto allo "embè" precedente.

-  Quanto vale quest'automobile? - chiese il barone.

Si trattava di un recente modello della FIAT "Brava".

 

 

-  Considerando che la macchina è nuova e ben tenuta... e che poi io dovrei ricomprarne un'altra più cara... io ci vivo... per voi... trentacinque milioni... aria condizionata... abiesse... gomme seminuove... controlli eseguiti correttamente nei tempi... proprietario professionista...

-  Basta così, non importa... Cinquanta milioni per te se la distruggi.

Nonostante la voce del barone Klagenfurt avesse recuperato un tono marziale, l'autista rimaneva incredulo.

-  Sicché, dovrei guadagnare cinquanta milioni soltanto per portare la macchina alla rottamazione?... Allora mi prendo i soldi e la tengo... Questa macchina è "pulita"... se mi si permette di dirlo. - Ma il barone rimaneva serio.

- Ferma l'auto - ordinò, e l'autista obbedì solo dopo avere cercato e trovato un luogo consentito alla sosta in superstrada. Il barone riacquistò un tono calmo e convincente.

-  Ora ti firmo un assegno per cinquanta milioni - disse - dopo di che tu cambi strada, fai sosta a Benevento... l'ora è propizia... cerchi una banca e ti informi sulla solvibilità  del medesimo... poi stai all'obbedienza, diciamo... un paio d'ore e non più... e stai pure tranquillo... niente violenze, nè cose contro la legge.

-  Ti puoi fidare - aggiunse la moglie - siamo i baroni Klagenfurt.

L'autista mai aveva sentito nominare il cognome "Klagenfurt", tuttavia fece un gran cenno d'approvazione col capo e, senza aggiunger parola rimise in moto deviando, al momento opportuno, verso l'uscita di Benevento.

Quando tutto fu sistemato e il conducente si sentì sicuro, il viaggio riprese. Superata che fu la strada nazionale che porta a Foggia, e presa la deviazione per San Giorgio, la marcia proseguì a regime assai lento, allo scopo di cercare una scarpata sicura.

-  Per me va bene qui - fece l'autista a un certo punto - siamo in curva.

Si fermarono. Il taxista aprì il cofano camuffando un'avaria e portò la macchina il più in cima possibile al vuoto, mentre il barone e la moglie si ponevano alle due estremità della curva, pronti a dare il segnale di strada libera.

-  I bagagli devono bruciare - aveva detto il barone - i tuoi documenti, però, salvali.

-  E la valigetta che tenete in mano, la buttiamo?

-  No, qui tengo dentifricio e spazzolino...

-  La zona isolata si prestava. I tre attesero alcuni minuti il passaggio di qualche veicolo che li scorgesse in avaria, poi l'autista aprì una lattina d'olio e la gettò sul vano motore caldo, che cominciò immediatamente a bruciare, quindi spinse.

-  Allora siamo bene d'accordo - osservò il barone a cose fatte, prima che qualche conducente si radunasse - il caso è semplice: la macchina si è fermata forzatamente in curva, per avaria, e chi è già passato ci ha visti... l'autista è sceso ed ha aperto il cofano pensando alla rottura del serbatoio dell'olio... perciò aveva la lattina in mano... io e mia moglie... Dio ci ha ispirati... siamo scesi anche noi... quando, inatteso, è apparso un carro agricolo... veloce, enorme...

-  Guidato da un pazzo - aggiunse la moglie.

-  Il quale urta la macchina - proseguì il barone - ... il guidatore fa appena in tempo a gridare: - Attenzione!... si precipita allo sportello... salva eroicamente i documenti... cerca di opporre resistenza allo scivolone, ma l'automobile inesorabilmente precipita e prende fuoco.

-   E il carro agricolo? - chiese il taxista.

-  Il pazzo, appena si accorge del danno che ha provocato, fugge e nessuno lo vede più.

-  E il carro com'era? - insistette il conducente.

-  Uno di quelli grandi, per la mietitura.

-  Ma non è stagione di mietitura.

-  Non conta... si spostava... era nella strada, non sul campo.

-  E quando gli automobilisti di passaggio diranno di non aver visto alcun carro?

-  Siamo nel meridione, e i giudici sanno che i meridionali, in simili casi, vedono male... si dirà che temevano di impicciarsi.

Alla fine il barone guardò tutti negli occhi.

  Allora siamo d'accordo? Teniamo questa come versione corretta.

-  All'obbedienza - esclamò il taxista, ed il barone lo gratificò di uno sguardo condiscendente.

Il resto lo conosciamo. Sebbene il traffico fosse assai scarso in quel luogo e a quell'ora, gli automobilisti di passaggio, incuriositi e spaventati, cominciarono a fermarsi e a scendere.

Fu procurato un telefonino e furono avvisati i carabinieri di San Giorgio la Molara, i quali, a loro volta, informarono i vigili del fuoco di San Marco dei Cavoti.

Dopo una quindicina di minuti arrivò la pattuglia del maresciallo Tiraboschi, in quale iniziò a stilare tutti gli appunti che poi avrebbero giustificato il successivo verbale.

 

           

 

Nella notte fra quello stesso lunedì e il martedì successivo, molto sul tardi, facendosi precedere da una staffetta, arrivò, nell'abitazione di San Giorgio la Molara, di proprietà ereditaria del commissario van Angull Federico, nientemeno che Alessandro Manzoni in persona.

Si presentò da solo, lasciando la scorta dabbasso, in macchina: era un vecchio vitale, con il cervello ancora assai lucido; aveva la stessa età di Assuntina, quindi solo qualche anno meno del barone che, come sappiamo, ne aveva 78. Baciò sulle gote la sua vecchia compagna di scuola e ne fu ricambiato. Strinse la mano al barone, sedette e accettò una tazza di tè con biscotti, che gli era stata preparata in anticipo.

-  Non state a emozionarvi - iniziò sorseggiando - sono il signor nessuno, ve l'ho già detto... anche se il meccanismo della vita un po' lo conosco e sono ancora in grado di far muovere qualche rotella.

Per prima cosa volle informarsi sulla faccenda dell'automobile e, udendo che tutto si era svolto per bene, se ne compiacque.

-  Abbiamo messo a rischio cinquanta milioni - osservò - ma non c'era altro da fare - Poi volle vedere la cassetta, assegno e lettera in essa contenuti, che osservò lungamente.

-  Si può fare - disse alla fine - ... in parte ci siamo di già informati... la banca di Napoli ha solo l'assegno "italiano" ed una documentazione che consente il prelevamento "a richiesta giustificata" del capitale consolidato che è ancora tutto nella Emigrant Savings Bank di New York.

La banca di Napoli non ha ancora provveduto al suo trasferimento in quanto non ne è stata sollecitata, nè dalla signora Mafalda Augusta, nè dal suo curatore testamentario notaio Gaetano Pellicanò. - Sorseggiò ancora - Avete ragione voi... si tratta di otto miliardi sani... e il fatto che siano ancora a New York e non a Napoli facilita il compito... - bevve un altro sorso e si asciugò il labbro inferiore col tovagliolo... - Occorrerà agire velocemente "da banca a banca"... con prelevamenti frequenti da banche diverse, e mai totali... potremmo lasciare centomila dollari... - poi commentò - Non ci si potrebbe mai organizzare senza l'aiuto di banche internazionali fidate. Non si riferiva però alla Emigrant Savings che, come molti dei nostri connazionali sanno, è una banca importante e assolutamente affidabile.

Bevve ancora, poi allungò il collo verso i suoi ospiti.

Ora voglio la massima attenzione - scandì - ... Voi baroni riceverete un miliardo pulito, che vi sarà depositato da un prestanome in una banca nel Principato di Monaco... che potrete però riscuotere soltanto in Italia e all'estero, con tessera bancomat o equivalente... In questo modo potrete sempre affermare di non saperne nulla e sfuggirete a ogni tipo di controllo... I soldi di già impegnati a Napoli sono irrecuperabili, compresa la parte che viene a me... ma per il resto, adesso è tutto in attivo e non dovrete temere l'usura... - Sorseggiò e inzuppò un biscotto. - Ed ora vi dirò come dovrete contenervi.

Mentre il Manzoni parlava, il barone continuava a fare automatici segni di assenso.

-  In primis - proseguì il boss - ammetterete tutto, meno l'esistenza della cassetta e di queste carte , che voi assolutamente non conoscete... la borsa che avete preso dalla casa del vostro ispettore... via subito.

-  Già fatto - rassicurò il barone.

-  Quanto al problema della vincita... della quale è certo che esista un autentico vincitore... che purtroppo non siete voi... agli amici di barbieria direte che vi siete sbagliato, ma che ugualmente terrete fede alla vostra parola e non chiederete restituzioni... In questo modo non sarete sospettati di ripensamento ambiguo, e nessuno farà contro di voi denunce, nè solleciterà indagini. Anzi...

-  Ma l'olandese sa che io non possiedo tanto denaro - osservò il barone.

-  Sarà preparato per voi un fondo in una banca di MonteCarlo, che risulterà svuotato. Dovrete dire che avete preso i soldi da lì... questa somma non sarà addebitata al vostro miliardo... l'importante sarà che l'ispettore olandese trovi meno appigli e meno alleati possibile.

Finì il tè, e poi concluse: - Va bene così.

Salutò con cordialità e ridiscese verso gli uomini della guardia del corpo che lo attendevano in macchina.

Quando il boss fu definitivamente scomparso, il barone commentò: - E' un peccato che, al suo tempo, Francesco II non abbia avuto di questi generali... forse oggi il Borbone sarebbe ancora sul trono.

Poi stanco, ma soddisfatto della favorevole piega presa dagli avvenimenti, rimandando al domani tutti i pensieri e invitando la moglie a fare altrettanto, se ne andò a dormire.

 

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   VI.   VII.  

 

 

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