| IV. 
Federico van Angull aveva investigato parecchio sui baroni Klagenfurt, da che un pentito aveva riferito di vecchie storie legate alla loro presunta amicizia con Alessandro Manzoni; denari riciclati e commandos alloggiati in casa; fatti che poi, all'inquirente, erano risultati inesatti, insieme alla inattendibilità dei referenti. Spesso i pentiti, anche quando sono sinceri, raccontano di cose solo sentite dire, ovvero si portano dietro la "vox populi" la quale, com'è ben noto, non sempre è attendibile e spesso è interessata. In realtà l'indagine aveva condotto Federico alla stima del nostro, stima che poi si era rivelata reciproca in grazia dei modi urbani e della simpatia che, per propria natura e nonostante il mestiere, il ragazzo riusciva a ispirare anche durante il servizio. Il nostro arrivò verso le ventidue e trenta, ed entrando trovò il barone in poltrona. - Cosa è successo? Vi siete sparato... o vi hanno sparato?... Vi vedo bene. - Bene?!... Ahimè... - e raccontò tutto per filo e per segno, non trascurando la riunione di Bologna. - Cosa dobbiamo fare? - domandò alla fine. - Avete fatto bene a chiamarmi - rispose Federico - che la situazione mi sembra grave... intanto... accendetemi il televideo. La famiglia Klagenfurt possedeva due apparecchi televisivi: uno in cucina, un altro in camera da letto. Andarono tutti in cucina; Assuntina accese e posizionò il televideo alla pagina del Superenalotto. - Ecco, vedete? - disse Federico - Un vincitore comunque c'è... e con gli stessi numeri... e ciò significa che, quando domattina... o comunque lunedì, un emissario degli usurai si presenterà dal barbiere a chiedere la restituzione dei quattro assegni da 94 milioni l'uno, ognuno penserà che la richiesta sia pretestuosa e riterrà voi stessi le menti dell'imbroglio... La nominata da camorrista la tiene già - commentò la moglie. - E' colpa tua... non litighiamo adesso - rispose il marito, ma van Angull proseguì come se non avesse udito. - ... e siccome è gente onesta si rivolgerà alla polizia... e già qui gli usurai ne avranno il primo scontento. - E il secondo scontento? - chiese il barone. - Quello verrà dalle caparre per le ville settecentesche... ammesso che non si tratti di un bidone... per cui non è certo che le medesime saranno restituite... - Signore! - esclamò Assuntina. - ... Pertanto, anche ammettendo che gli usurai non pretendano altri interessi e si contentino delle restituzioni, la camorra rimarrebbe scoperta di un credito minimo di 370 milioni e passa... - sospirò - ... ma poi non è così - aggiunse - perchè il fatto che ci sia un vero vincitore sconosciuto complica tutto... Potrebbero non credere alla vostra versione... e allora scatterebbe la rappresaglia. - E non lo si può trovare quest'altro vincitore? - esclamò il barone. - Si può, ma ci vorrà tempo... una somma così elevata sarà protetta, e non è detto che il fortunato si affretti a consegnare la schedina vincente. - E allora? - Chiese il barone. - Allora... potrebbero sequestrarvi in casa vostra... anche da subito, e costringervi a svuotare i vostri risparmi, compresi quelli dei vostri figli e degli altri parenti... Quanto denaro avete in banca? - Già lo sapete... depositati centoventi milioni... sul conto corrente meno di dieci... tutti nella sola banca di Roma, sede centrale napoletana... altre banche non ne conosco. Il barone levò gli occhi al cielo, mosse il capo e il torace un paio di volte indietro e in avanti, come a significare "quanta pazienza ci vuole a vivere", e poi concluse: - Intanto... stanotte che si fa? - Dovreste allontanarvi da casa senza por tempo... io penso di potervi aiutare. - Ho viaggiato per tutto il giorno, e non guido la macchina... dove vado? - Se veramente siamo in pericolo, ascoltiamo l'ispettore - disse Assuntina rivolta al marito, e poi, volgendosi a Federico: - In casa non teniamo denaro... per principio... non più di cinquantamila lire nel comò... tu, Sigfrido, quante ne tieni? - Una venticinquina, avanzate da Bologna. - Va bene, fatevi una valigia veloce e fidatevi di me. E fu così che Federico imbarcò i due coniugi Klagenfurt, poco prima di mezzanotte, nella propria non comodissima Alfa 33, e verso l'una raggiunse il proprio appartamento nel corso, non molto distante, come sappiamo, dall'abitazione di donna Mafalda. - Sto approfittando forse un po' troppo di voi - mormorò facendoli entrare - ma risolveremo tutto entro stanotte. Intanto li portò in cucina ove, sul piano della credenza, in bella esposizione, troneggiava la borsa che conteneva la ottocentesca cassetta affidata a Federico da donna Mafalda di San Sebastiano al Vesuvio. - Stanotte dormirete qui... posso offrirvi un paio di letti separati... e domattina alle otto vi manderò un taxì che vi porterà a San Giorgio la Molara, in provincia di Benevento... Lì possiedo un appartamento mobiliato, vuoto, che era già di mia madre e nel quale abitammo per qualche anno dopo avere lasciato Napoli. Lì potrete alloggiare per qualche giorno... poi metteremo in moto il commissariato, e vedremo. Chiese se avessero mangiato, ma avuta assicurazione che non ne avevano voglia, si accinse a lasciarli. - Domattina, all'arrivo del taxì, dovrete farmi un favore. Porterete la cassetta che sta dentro questa borsa... - e la estrasse - ... così come la vedete... chiusa... questa è la chiavetta... nella banca popolare di Ancona, in San Giorgio... sta proprio in cima al cucuzzolo... chiederete del direttore e la farete depositare... la cassetta contiene un assegno di quattro milioni di lire e una giustifica di definizione conguaglio firmata dal direttore della banca di Napoli. Il direttore di San Giorgio, che è un mio amico, definirà lo spostamento verso di sè di una parte... o di tutto... il vostro deposito... Avrete certo una carta di credito. - L'abbiamo... ma l'abbiamo lasciata scadere - rispose Assuntina. - Eh, gli anziani... - concluse Federico, e terminò: - Stanotte faccio turno in caserma... vi lascio. Così, l'ispettore van Angull Federico se ne andò soddisfatto dell'opera buona che stava compiendo. * * * Verso il mezzogiorno di quello stesso lunedì, il telefono di casa dell'ispettore Federico van Angull squillò, e ne uscì una voce concitata di donna. Era Assuntina, baronessa Klagenfurt, sufficientemente emozionata. - Ispettò, una disgrazia. Federico era rientrato da non più di un paio d'ore ed era stanco. - Cosa è successo? - chiese senza molta partecipazione - Si è sparato vostro marito? No, peggio. Dite... - O taxì... nella strada scampagnata verso San Giorgio...un carro agricolo lo ha toccato... siamo precipitati nella scarpata... l'automobile si è incendiata... siamo vivi per miracolo... - Siete tutti vivi?... Siete feriti? - No, grazie a Dio... però che disgrazia... tutti i bagagli distrutti... - E la cassetta? - Aspettate... vi passo mio marito. Il barone sembrava meno emozionato, seppure rattristato per l'accaduto. - Tutto è andato abbruciato... completamente incenerito... ma non datevene pensiero... sono a disposizione per qualsiasi risarcimento... anche molto di più. - Non è solo questione di soldi... di voi mi fido... ma la cassetta giustificava un lascito notarile e avrebbe dovuto essere restituita... ne va del mio buon nome professionale. - Dell'incidente è stata fatta denuncia ai carabinieri di San Giorgio la Molara, che sono accorsi sul posto... la distruzione potrà essere giustificata. - Com'era il carro agricolo? - Era grosso... e con quegli spunzoni laterali che si vedono male e raddoppiano quasi la carreggiata... siamo stati toccati con quelli. - Va beh... comunque vengo da voi... dite a donna Assuntina che mi procuri qualcosa da mangiare per le due... arrivederci. Terminata la conversazione, Federico compose il numero dell'azienda dei taxi e chiese del direttore. - Sono l'ispettore van Angull - ho saputo che il taxi prenotato da me è andato a fuoco presso San Giorgio la Molara... mi hanno anche riferito che nessuno si è fatto male. - Modestamente, commissà... la nostra azienda tiene i migliori guidatori di Napoli. - E' già rientrato il conducente? Ricevuta risposta affermativa, l'interessato fu chiamato al ricevitore e cominciò a raccontare: - Eravamo fermi in curva per una perdita d'olio, e io ho detto... Giù tutti, giù tutti... non si sa mai...proprio in quella, all'improvviso, un carro agricolo da mietitura, enorme... senza bandiere d'ingombro... senza scorta... abbiamo fatto appena in tempo a scostarci... Ho gridato: - Fermatevi!... ma il carro ha proseguito ugualmente... ha toccato l'automobile e l'ha scaraventata giù per la scarpata... le fiamme... - E la cassetta, dove stava? - Non ne so di cassette... io non frugo dentro i bagagli dei clienti. - E i carabinieri erano già lì, o sono intervenuti poi? - Sono stati chiamati da me... non subito perchè lì per lì me ne uscì di mente. - E chi spense l'incendio? - Si spense da solo... i carabinieri avvisarono i pompieri di San Marco dei Cavoti, ma quando quelli arrivarono era tutto finito... della macchina rimangono solo lamiere annerite. - E il carro agricolo, che fece? Prestò soccorso? - No, l'ho già detto... fuggì velocissimamente. - E i carabinieri, che fecero? - Ci accompagnarono alla casa che il barone indicò e ci dissero che avrebbero svolto indagini e che saremmo stati richiamati per il verbale. Poi mi feci venire a prendere da uno dei nostri taxì... accompagnammo il barone alla banca di Ancona... sono arrivato da due o tre minuti. - Va bene così - concluse Federico, e richiuse. Federico ripartì subito e all'una e mezza era già nella stazione carabinieri in via piane. Fu accolto dal vice comandante maresciallo Gaudenzio Tiraboschi, che per lui interruppe appositamente il pranzo. Il comandante era, provvisoriamente, in servizio volontario in Bosnia. - Il verbale dev'essere ancora compilato... oggi, è troppo se non li abbiamo dovuti accompagnare all'ospedale... comunque, prenderò nota di ciò che direte e lo allegherò. Udito che al commissario interessavano i risultati delle indagini sull'incidente, e che fosse messo in evidenza che nell'interno del bagagliaio bruciato si trovava una tale cassetta contenente un assegno di quattro milioni di lire italiane, si mise al computer e cominciò a scrivere: "addì lunedì 8 ottobre 1999, alle ore 13,45 si presenta in questa sede tale commissario di pubblica sicurezza van Angull Federico, nato a Napoli... eccetera eccetera... il quale afferma essere possessore di una cassetta contenente un assegno di quattro milioni di lire italiane depositata nel bagaglio del barone Klagenfurt Sigfrido, distrutta dal fuoco nell'incidente descritto nel verbale in compimento". Firma e timbro. Esaurita l'incombenza e salutato il maresciallo, Federico se ne uscì di umore pari alla nera giornata che stava vivendo, e per scaricarsi si avviò a piedi verso la base della salita che, dalla palazzina della fedelissima conduce al centro, ovvero al cucuzzolo del colle. Dopo un quattrocento metri si fermò: aveva raggiunto il proprio appartamento, ovvero quello usato, in questo momento, dal barone Klagenfurt e sua moglie. Con sua sorpresa lo accolse un'atmosfera, se non proprio festosa, almeno manifestamente allegra: sul tavolo di cucina trovò, oltre a una bottiglia avviata di spumante e un calice vuoto pronto per lui, anche una grossa fetta di pastiera di riso, dolce tipico del luogo, che donna Assuntina si era affrettata ad acquistare. - Siete arrivato a buon punto - lo accolse il barone - Stiamo festeggiando lo scampato pericolo... e abbiamo anche messo da parte qualcosa per voi. Si allontanò, entrò in un'altra stanza e ritornò con una mazzetta da diecimila, moneta nuova fascettata in banca, e un assegno. - Sono cento biglietti - disse - per il disturbo fuori servizio... più un assegno paritetico a quello rilasciato dalla banca di Napoli. Federico accettò senza discutere, considerando meritato il premio, e che ciò non costituisse corruzione. Intanto arrivò Assuntina con una mezza zuppiera di pastasciutta, cotta al momento. - Il sugo è al vasetto - si scusò - ma non si poteva fare di più. Così, Federico pranzò benino, salutò ed alla fine se ne andò abbastanza rimesso anche nel morale, considerando che la giornata, in fondo, non si stava concludendo in modo completamente negativo. * * * Il giorno dopo, martedì nove ottobre, Federico acquistò, nel mercato delle pulci in Napoli, un'altra cassetta con chiave, grande quanto quelle che solitamente si usano per i set di scacchi. Siccome era di coscienza, si preoccupò di sapere se la reazione degli usurai camorristi fosse iniziata, ma passando avanti alla barbieria di piazza Mazzini vide ancora, nella vetrina, il grande biglietto azzurro che recitava: QUI SI FA LA BARBA AL BARONE KLAGENFURT. Entrò e ordinò una spuntatina. Mentre lo servivano, chiese: - Chi è il barone Klagenfurt che avete messo in vetrina? Il barbiere lo guardò con la stupefazione riservata alle persone troppo ignoranti e ammiccò agli altri clienti per averne un'intesa. - Fra i massimi della nobiltà germanica - rispose comunque - ... il Gotham. - Sigfriden von Klagenfurten - precisò uno fra gli avventori, che non era però fra quelli che conosciamo. - Grande barone - proseguì il barbiere - ... uomo misterico... evocatore... Nostradamus... Pitagora... grande barone. Assodato che ancora la camorra non si era mossa, Federico tornò verso il suo ufficio ove ormai aveva preso a vivere soltanto nel tardo pomeriggio e la notte. - Ha telefonato una signorina per te... ma non era la tua fidanzata - gli disse in tono canzonatorio uno dei suoi colleghi... ha lasciato il suo numero. Passò un biglietto che Federico riconobbe immediatamente. - E' donna Mafalda - pensò - Chissà che vuole - Rifletté che se si fosse trattato di allarme grave, avrebbe telefonato un altro. Comunque, compose subito il numero. - Donna Mafalda! - esclamò appena udita la voce - Cosa è successo? Siete in pericolo?... Devo venire? - No, stai tranquillo... ho molta compagnia... piuttosto, ho pensato... Perchè attendere la morte senza far niente?... Così ne ho parlato al notaio, come ora ne parlo a te. - Dite... - Domenica prossima, alle ore tredici e trenta, alla "Villa Marinella", a Posillipo, sono stati invitati tutti i cinquantadue soci del circolo "Amici di Re Gioacchino", compresi naturalmente il notaio, il presidente, te e la tua guagliona che ancora non mi hai presentato... Hai conservato bene la cassetta? Federico si tacque un istante, poi si riprese. - Avete fatto benissimo a risolvere tutto con un pranzo... ottima idea. - Taci tu che sei guaglione... non dare giudizio sui grandi. Questa sgridata era segno di benevolenza, e Federico, che lo sapeva, rispose: - Va bene - e tornò a garantire la sua presenza. Alla fine, salutando con molto garbo, riaccostò il ricevitore alla propria base e proseguì nella solita routine. ____________ IV. V. TORNA A LETTERATURA TORNA ALLA HOME PAGE |