Vetrinetta di antiche novelle

 

capo primo

 

Da un anonimo del XIII secolo, raccolte a stampa nella collezione detta Gualteruzziana (Bologna, 1525) e poi nella Borghiniana (Firenze, 1572).  Titolata, all’inizio Le cento novelle antiche, successivamente Novellino (la titolazione più conosciuta), ed anche Libro di novelle o di bel parlar gentile.

Per migliori informazioni si ricerchino in biblioteca: Alessandro D’Ancona,  Giuseppe Morpurgo,  A. Bartoli.

 

 

 
 

 

IL  FUMO E  IL  SUONO

 

In Alessandria (città rumena), la quale è nelle parti di Romania, acciò che sono dodici Alessandrie, le quali Alessandro fece fare lo marzo dinanzi che rimise (morisse); in quella Alessandria sono le rughe (strade) là dove stanno li Saracini, li quali fanno da mangiare da vendere.

E cercando gli omini la ruga per li piue netti mangiari e per li piue delicati, sì come l'uomo cerca tra noi delli drappi, uno giorno di lundì uno saracino cuoco, che avea nome Fabratto, stando alla cucina sua, uno povero saracino venne alla cucina sua con uno pane in mano, e danaio non aveva da comprare da costui; tenne lo pane sopra lo vagello (tegame), e ricevea lo fummo che n'uscia.

Innebriato lo pane dello odore, che n’uscìa dello mangiare, e quelli lo mordea; e così lo manicò tutto.

Questo Fabratto non vendèo bene la mattina; recòsselo a mala augura et a noia; prese questo povero saracino e dissegli: -  Pagami di ciò, che tu hai preso del mio. –

Il povero gli dicea: - Io non ho preso del tuo mangiare altro che fummo. –

-   Di ciò ch’hai preso, mi paga.

Tanto fue che la contenzione, che, per la nuova quistione e sozza (rozza, villana) non mai più avvenuta, andarne le novelle dinanzi allo Soldano (il quale)  per la molto novissima cosa, ragunò savi saracini e comandò che costoro venissero inanzi.

Formòe la quistione. Li savi saracini cominciarono a sottigliare la quistione. Chi riputava lo fummo che non era del cuoco, dicendone molte ragioni: lo fummo non si può ritenere, che torna d’aulimento (odore) e non ha sustanzia né proprietade che sia utile; non de’ pagare.

Altri dicìano:  lo fummo era ancora congiunto co lo mangiare, et era in costui signoria; escìa et ingeneravasi della sua proprietade, e l’uomo sta per vendere lo suo mistieri; e chi imprende, usanza è che paga. Se la sustanza è sottile et a poco, poco paghi.

Molte sentenzie n’ebbe.

Finalmente uno savio mandò consiglio e disse: - Poi che quelli sta per vendere di suo mestieri, et altri per comperare, tu, giusto signore, fa che lo facci giustamente pagare secondo la sua volontà. Se la sua cucina, che vende, dando l’utile proprietade di quella, suole prendere utile moneta; et ora ch’a venduto fummo, fa, signore, sonare una moneta, che giudica che lo pagamento s’intenda fatto e dello suono ch’esce di quella moneta. –

E così giudicò il Soldano che fosse osservato.

 

 

UN  GIUDIZIO  SALOMONICO

 

 

Uno borghese di Bari andò in romeaggio, e lasciò trecento bisanti a un suo amico con questa condizioni e patti: - Io andrò siccome a Dio piacerà: e s'io non rivenissi, daralli per l'anima mia; e s'io rivengo a certo termine, darammene quello che tu vorrai.

Andò il pellegrino in suo romeaggio, e rivenne al termine ordinato, e raddomandò i bisanti suoi.

L’amico rispose: - Conta il patto. –

Lo romeo lo contò a punto.

-   Ben dicesti – disse l’amico – te’, dieci bisanti ti voglio rendere; i dugento novanta mi tengo. –

Il pellegrino cominciò adirarsi dicendo: - Che fede è questa? Tu mi tolli il mio falsamente.

E l’amico rispose soavemente: - Io non ti fo torto; e s’io lo ti fo, sianne dinanzi alla Signoria.

Richiamo ne fue. Lo Schiavo (1) di Bari ne fu giudice. Udìo le parti, formò la quistione.

Onde nacque questa sentenzia, e disse così a colui che ritenne i bisanti: - Rendi i dugento novanta bisanti al pellegrino, e ‘l pellegrino ne dea a te dieci, che tu li hai renduti; però che ‘l patto fu tale: ciò che tu vorrai mi renderai. Onde i dugento novanta ne vuoli, rendili; e dieci che non volei, prendi.

 (1)                             Annota il Morpurgo: Lo Schiavo di Bari: pare si tratti di uno scabino, o giudice; a meno che non sia un Michael Sclavus, governatore musulmano di Bari nel 925.

 

IL  NOVELLATORE  ASSONNATO

 

 

Messer Azzolino di Romano avea uno suo fabulatore, lo quale facea faulare quando le notti erano grandi. Una notte avvenne che lo faulatore avea grande voglia di dormire, e Azzolino lo pregava che faulasse.

Lo faulieri incominciò una faula d’uno villano, ch’avea suoi cento bisanti: andò a uno mercato per comperare pecore: ebbene due per bisante. Tornando con le pecore, uno fiume che avea passato, era molto cresciuto per una grande piova che era istata.

Istando alla riva, brigossi d’accivire (rimediare) in questo modo, che uno povero pescatore avea uno suo piccolo burchiello, sì piccolo che non vi capea se non lo villano e una pecora per volta.

Lo villano incominciò a passare; lo fiume era lungo; misesi con una pecora nello burchiello; cominciò a vogare.

Voga e passa.

Lo fauliere fue ristato e non diceva piue. Messer Azzolino disse: - Che fai? Dì oltre. –

Rispose, e disse: - Messere, lassate passar le pecore, poi conteremo lo fatto.

 

     HOME

              BASE