Il governo gotico
COSTITUZIONE ITALIANA
PARTE SECONDA
TITOLO 1. Il Parlamento.
SEZIONE i. Le Camere. Art. 55 - 59. (Abbreviati).
Art. 55. Il Parlamento è composto dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica.
Art, 56. La Camera dei deputati dispone di 630 seggi (salvo modifiche).
Art, 57. Il Senato della Repubblica dispone di 315 seggi (salvo modifiche).
Art. 56 e 57. Tutti eleggibili dal 25* anno di età.
Art. 58. Tutti eletti a suffragio universale.
Art.59. Ogni Presidente della Repubblica può nominare, di sua iniziativa, cinque senatori.
Art. 60. La Camera dei Deputati è eletta per 5 anni. Il Senato per 6. La durata di ciascuna Camera può essere prorogata soltanto per legge o in caso di guerra.
Art. 61. La data delle elezioni dev'essere stabilita entro 70 giorni dalla fine della legislatura. La prima convocazione entro 20 giorni dalle elezioni.
Art. 62. L'articolo stabilisce le date per le riunioni comuni delle due Camere.
Art. 63. Le Camere procedono alla elezione interna del presidente della Repubblica e dell' Ufficio di Presidenza.
Art. 64. Si procede, a maggioranza, al regolamento della Camera.
Art, 65. Si stabiliscono i casi di ineleggibilità e incompatibilità-
Art. 66. Si giudicano i titoli di ammissione.
Art. 67. Si afferma che ogni Deputato rappresenta la Nazione.
Art. 68. Si stabiliscono garanzie per la protezione dei deputati nello esercizio delle loro funzioni,
Art, 69, Si garantisce una indennità stabilita dalla Legge.
SEZIONE II. La formazione delle Leggi,
Art, 70. Si stabilisce che entrambe le Camere possiedano funzione legislativa.
Art. 71. L'iniziatica delle leggi appartiene al governo, deputati, senatori ed Enti preposti.
Art. 72. Sui modi d'approvazione dei disegni di legge..
Art. 73. La promulgazione della Legge è compito e facoltà del Presidente della Repubblica.
Art. 74. Il Presidente, prima di approvare, può chiedere una nuova deliberazione.
Art. 75. Sul referendum abrogativo. Richiesta di 500.000 firme o 5 Consigli Regionali.
Art. 76. La funzione legislativa è delegabile al governo.
Art. 77. Il governo può emanare decreti legge.
Art. 78. Le Camere deliberano lo stato di guerra.
Art, 79. Sulle amnistie ed indulti. Competenza del Presidente della Repubblica, e poi a maggioranza.
Art. 80. Sulla ratifica di trattati internazionali.
Art. 81. Sulla approvazione del bilanci.
LETTURA DELLA COSTITUZIONE nello spirito amministrativo
Lo spirito amministrativo si confronta qui con lo spirito di potere.
SPIRITO DEL GOVERNO GOTICO.
Nel modello gotico, il potere militare (degli ostrogoti) rappresenta un valore indipendente che ha il compito di garantire la vita civile e pacifica dei cittadini (dei latini) i quali conducono il governo secondo civili obbligazioni giuridiche e regole essenzialmente amministrative. Gli affari diplomatici sono interamente nelle mani del Re. Gli affari civili di esclusiva competenza governativa. Pure nei limiti di un tempo storico pre-medioevale, ne consegue un modello legislativo illuminato, particolarmente nei rapporti fra Stato e magistratura, con tolleranza religiosa e culturale. Ciò nonostante un Re, tutto sommato, severo.
LETTURA
Art. 55 - 59. Omissis. Art.60. Il primo comma di questo articolo è in contraddizione, insieme all'art. 52 (della prima parte), con l'art. 11 che afferma: "L'Italia ripudia la guerra". Un nostro commento è stato già fatto, anni fa (v. Agorà). In breve, gli articoli contraddittori al 52 sono almeno quattro: il 52, il 60, il 78 e l' 87. Questi ammettono la possibilità del Paese in guerra. Art. 51 - 62. Omissis. Art. 63. Nell'amministrazione repubblicana sarebbe meglio che il Presidente della Repubblica fosse eletto dal parlamento, soprattutto se quest'ultimo non fosse inquinato da premi di maggioranza. Oggi, fra opinionisti mediatici si sente spesso affermare che "un Presidente eletto dal popolo" dovrebbe essere una conseguenza logica dello Stato federativo. Ciò avrebbe un senso soltanto se fosse abolita la Camera Nazionale. Del resto, un Presidente eletto dal popolo (per sette anni) non è pericoloso (lo dimostrano gli USA). Diventa pericoloso per la democrazia se lo si mette a capo di una Camera artificiale, super maggiorata. Il Presidenzialismo poi, per potersi considerare liberale deve essere costruito su tradizioni democratiche. Un esempio della scarsa dimestichezza che si ha nella osservanza delle tradizioni democratiche: Ammettiamo che in Italia il partito della Pagnotta abbia ottenuto consensi dal 30% degli elettori. In parlamento otterrà il 30% dei deputati. Ammettiamo che due deputati si dichiarino non più favorevoli al loro partito. I due deputati dovranno dimettersi, ma lo elettorato della pagnotta rimarrà sempre al 30%. Casomai lo elettorato dei due parlamentari farà sentire la propria voce nelle successive elezioni. La Pagnotta deve avere diritto, nel Parlamento, a conservare il 30% delle poltrone. Giammai potrà esser possibile che il partito del Vino Buono, suo antagonista, possa aumentare di due seggi la propria rappresentanza parlamentare. Questo in democrazia. In partitocrazia si può, ma non si deve incolpare la democrazia di peccati che non sono suoi.
In Italia le tradizioni politiche sono, dall'immemorabile, clientelari e ideologiche, in tutti i sensi. Oggi forse un po' meno, ma forse proprio per questo bisognerebbe pensarci sopra. Il Presidenzialismo con contrappesi. Quali contrappesi? Devono essere anticipatamente espressi in articoli costituzionali. Art. 64 - 66. Omissis. Art. 67. Per ottenere dal corpo elettorale un deputato che rappresenti veramente la nazione, occorre che tutto il sistema della elezione sia ispirato al solo desiderio di amministrare, e che non esistano clientelismi. In breve, l'assuefazione alla buona morale. Art. 68 - 69. Omissis. Art. 72 - 75. Omissis. Art. 70,71,76,77. Non possiamo lodare lo Stato liberale, lo Stato democratico, lo stesso Montesquieu, vantando l'equilibrio dei tre poteri (esecutivo, legislativo, giurisdizionale), quando poi confondiamo l'esecutivo con il legislativo e diamo al governo poteri legislativi che non dovrebbero essere di sua competenza.. - Tanto è lo stesso, non si può fare altrimenti. - Non è lo stesso e si può fare altrimenti. Anzi, sta proprio qui la differenza tra lo spirito di potere e lo spirito amministrativo, e la confusione risale di molto dai tempi d'oggi. Non si deve pensare che il governo attuale sia responsabile di ciò. Ad esso comunque - oggi - conviene marciare su quel binario.
Spirito di potere. Al potere del governo si oppone quello della opposizione, a questo si risolve la interpretazione etica della democrazia. Altrimenti, si dice, ci sarebbe una dittatura Se il governo non riesce a produrre una legge e va in minoranza, il governo cade. Per evitare tale sciagura si scempiano le Camere con premi di maggioranza e il governo non la finisce di emanare decreti legge dimostrandosi contraddittorio a tutto ciò che vuol dimostrare di essere. Nonostante ciò, esso potrebbe cadere qualora fosse modificato il sistema delle alleanze. Una simile situazione fa scadere il valore del parlamento, i cui membri dovrebbero avere tutti cultura autonoma da legislatori. Ne scade anche il valore del popolo, indispensabile in democrazia. Lo stesso livello etico della democrazia è sempre al limite dell' oclocratico, antivalore indispensabile ad ottenere il numero di voti il più alto possibile. La guerra civile, o almeno il sangue, sono sempre alle porte. L'odio fra le parti è diventato il pane quotidiano dello scontro politico. La ragione à diventata una dèa bendata, che però porta sempre sfortuna. Alla fine, si loda la democrazia, ma il parlamento che si desidera, al meglio, è un parlamento di piaggeria, sottomesso a qualcuno. Si definisce "liberalismo" l'avere le mani libere.
Spirito amministrativo. Facciamo un po' di teatro. Immaginiamo l'arrivo di Cassiodoro. La prima cosa che noterebbe sarebbe la incompatibilità etica fra la prima e la seconda parte della Costituzione, una saggezza che però non si riesce a mettere un pratica. Ammettiamo che Cassiodoro decida: Diamo valore concreto alla tripartizione di Montesquieu. Rendiamo ogni governo inamovibile per cinque anni. Eliminiamo ogni premio di maggioranza. Abroghiamo il decreto legge governativo. Conferiamo l' iniziativa della Legge al solo parlamento, ove il partito del governo vi ha già una sua maggioranza relativa e può elaborare i suoi piani d'opera pure accettando qualche battuta d'arresto o qualche deviazione dovuta alla libera interpretazione di parlamentari diversi. Perchè ogni singola proposta di legge, ogni comma, spesso ha un suo spirito. In quale Vangelo, o in quale Corano sta scritto che un governo, messo in minoranza su di una proposta di legge, debba andarsene, quando è garantito per cinque anni, ovvero quando i parlamentari non sono nemici fra loro, ma solo dissenzienti su cose limitate?
Al Presidente della Repubblica, o eventualmente al Re, va il potere sui tempi effettivi di durata del mandato del (chiamiamolo) leader. Il "ribaltone" poteva giustificare un governo fascista, non un onesto governo democratico giustificato da una maggioranza, sia pur relativa, di cittadini. L'abbattimento di una proposta di legge di area governativa può rivelarsi un beneficio per il governo stesso, che ha evitato uno sbaglio. Gli altri partiti, che si definiscano, o meno, di opposizione, hanno anch'essi uguale dignità e possibilità nella iniziativa della Legge. Una proposta, emendata, votata e bocciata tre volte, decade per sempre, senza pericoli per il governo.
Si può capire, comunque, che tutto ciò non sia chiaro. Faccio un esempio: Alle elezioni vince il Pdl, con maggioranza relativa. Il Presidente della Repubblica, fatte le sue consultazioni, realizza che quel partito può ottenere la maggioranza assoluta dei consensi parlamentari e nomina un leader, espresso dal Pdl. Se il Pdl non avesse la maggioranza dei consensi parlamentari, il P.d.R. continuerebbe le consultazioni. Il Pdl va al governo da solo, con un leader e un rappresentante del gruppo parlamentare incaricato di presentare le proposte di legge che interessano il suo partito. A quel punto ha inizio il lavoro parlamentare. Il leader è garantito per tutta la durata della legislatura. L'immunità parlamentare è costituzionalizzata. Può scegliere i suoi ministri dove e come gli pare, purchè accettino. Si può capire che, in un parlamento così combinato, possa passare solo il 75 per cento della ipotesi di lavoro del governo. Il Paese, però, ha risparmiato il 25 per cento di errori governativi. Anche gli alleati sono più liberi. L'opposizione non è strangolata.
Da tutto ciò, è pensabile, ne proverrebbe un parlamento più "vero", capace di legiferare magari "in proprio" ed ottenere risultati anche migliori di quelli preventivati. Molti fra quelli che oggi fanno i ministri, invece che nel governo, starebbero nel parlamento a legiferare da lì, mentre i ministri "esecutivi" avrebbero il loro da fare con la burocrazia, o con l'industria, o con tutti gli Enti pubblici, per garantire che le leggi (anche quelle fatte passare da altri partiti) fossero messe in esecuzione. Tutto ciò condurrebbe automaticamente a una moralità politica molto diversa. Oltre al premier, acquisterebbe grande importanza anche la rappresentanza parlamentare dello stesso partito. I grandi piani "imperiali" di quale colore siano, seguono spesso lontani calcoli di massonerie, o di Cie, o di vecchi Comintern, o di Vaticani, che nulla hanno a che fare con i veri interessi del popolo, i quali non si nutrono di grandezza, ne' di solo pane, ma anche di benefiche illusioni costruttive, desideri personali, tendenze da realizzare, sogni segreti da portare a termine. Più semplicemente, la classe lavoratrice vuol cominciare a mandare i suoi figli a scuola, ovvero, a diventare classe dirigente (non solo politica) per sè. La guida borghese del proletariato, come pure la guida paternalistica padronale hanno esaurito le loro giustificazioni. Un buon sindacato che si batta per garantire le migliori condizioni di vita dei lavoratori sarà sufficiente. Le grandi speranze da realizzare possono venire soltanto dopo. Ci sono ancora notevoli ostacoli da superare, battaglie da vincere. La democrazia non è solo plebe votante. Datemi un buon governo e una buona opposizione, ed io potrò anche decidere di non votare, senza drammi per lo Stato. Il capo del governo dovrebbe preoccuparsi a che tutto funzioni, ed a rappresentare l'Italia soprattutto nei suoi rapporti commerciali con l'estero. Il di più è vanità che produce danni sociali e psicologia popolare malata. Quando il livello di democrazia e pace interna fosse aumentato, la soglia d'ingresso al parlamento potrebbe essere abbassata almeno all'uno per cento, in modo da avere un parlamento più completo e rappresentativo. Una diminuzione del numero dei parlamentari diverrebbe necessaria, considerando che, fra essi, sarebbero aumentati gli uomini di valore, che spesso sono difficili da trovarsi, e non sono sempre obbedienti.
Quale poi il migliore modello di economia? Nel popolo: che possa spendere, per mantenere attivo il livello nazionale di produzione (anche all'estero, con reciprocità). Nel capitale: che il denaro non sia sprecato, bensì impiegato soltanto in ambito industriale. La borsa, nel mondo dovrebb' essere abolita, come già, dalla metà del lontano Ottocento, predicava il Sorel.
Art. 78. Continua la contraddizione dell'articolo 11 (v. art. 52 - prima parte) e 60. Art. 79 - 81. Omissis.
Il Presidente della Repubblica
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