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PREMESSA
Montesquieu, scrisse ne "Lo Spirito delle Leggi" che il migliore governo da lui conosciuto a memoria storica, era stato quello che lui stesso aveva definito "Il governo gotico", stabilito in Italia al tempo del re barbaro Teodorico detto il grande, storia che lui aveva letto nel riassunto della "Historia Gothorum" (12 volumi di Cassiodoro, perduti) che ne aveva fatto lo storico goto Jordanes (De origine acuibusque getarum"). Oltre, naturalmente, all'Editto, col quale Teodorico si presentò a Roma nel 500, dedicato ai romani e ai goti, e ai numerosi altri panegirici fatti in onore di lui, in quella occasione, dagli studiosi e autorità romane del tempo. e dopo. Di Teodorico, tuttavia si ricordano, l'uccisione (a tradimento) del rivale re barbaro Odoacre, (oltre ai parenti) e l'altra morte (legalmente giustificata dal Senato romano, eseguita a colpi di verga) di Severino Boezio, filosofo e senatore in Roma, colpevole soltanto di essersi accollato l' onere di giustificare ufficialmente interferenze sgradite (non compiute da lui) nei rapporti epistolari fra La Corte gotica, quella bizantina e il Vaticano romano. Ciò nonostante, nello Stato, la tolleranza religiosa fu grande, considerando che i goti professavano l'arianesimo, ovvero la dottrina monofisita che voleva unica la natura umana di Gesù, mentre i romani sostenevano il Papa, cioè la natura umana e divina. Anche i rapporti con l'ebraismo furono improntati a tolleranza. In una lettera di Teodorico agli ebrei genovesi è scritto: "non è possibile imporre una fede, poichè non è possibile credere contro voglia".
Ma, quali furono le ragioni storiche, o giuridiche, che indussero un magistrato profondo, quale certamente fu Montesquieu, al proprio giudizio? Si può premettere che, in Italia, il buon governo gotico durò storicamente soltanto una venticinquina d'anni, nel tempo fra il quinto e il sesto secolo, e che finì alla morte di Zenone (518), con la elevazione al trono d'Oriente, del nuovo imperatore Giustino. Seguì, solo un poco più tardi, com'è noto, la catastrofe della lunga guerra condotta da Belisario e ordinata da Giustiniano, che durò in Italia, in un primo tempo fra il 535 e il 540. ma che poi continuò sino al 553, rivolgendosi anche contro i Visigoti, in Spagna. Tale guerra, che avrebbe dovuto ricostituire l'unità dell'impero romano, condusse invece la ancora fiorente e civile Italia nella più estrema desolazione.
I fatti storici che Montesquieu esaminò per dare il suo giudizio positivo a tale governo, in sintesi, furono questi: La popolazione romana aveva assorbito bene l'invasione barbarica conservando il ceppo originale della lingua latina (come in quasi tutto l'impero ove le lingue "germaniche" non attecchirono), mentre i barbari (militari) dal canto loro, almeno all'inizio, si mantennero estranei alla popolazione riconoscendo la propria incompetenza amministrativa. I fatti sono bene narrati da Henri Pirenne nel libro "Storia d'Europa" (Sansoni). Il Re ostrogoto, dal canto suo, conoscitore della corte bizantina, per rispetto rifiutò, così come aveva fatto Odoacre, il titolo di Imperatore d' Occidente, contentandosi di essere riconosciuto ufficialmente, Re. Anzi, per la Corte di Costantinopoli egli era, ufficialmente, Re soltanto dei goti, per il resto un generale romano qualsiasi. Proprio come se l'impero d'occidente esistesse ancora. A parte tali problemi, si realizzò, nel regno di Teodorico, una fortunata combinazione di eventi che condussero, amministrativamente, alla separazione del potere militare da quello civile, e quindi a non aversi, nel governo di quello Stato, altri interessi oltre quelli amministrativi. E Cassiodoro ne fu, appunto, il primo ministro. Risultato fu che la popolazione latina, non solo non subì alcun danno dalla invasione barbarica, ma offerse agli "invasori" occasioni di incivilimento che portarono alla progressiva integrazione dei due popoli attraverso unioni familiari, cosa che condusse, come si è scritto, (non solo in Italia) alla conservazione del ceppo fonetico neolatino, anche se forse manca ancora una completa critica storica dei dialetti. Influì, naturalmente, il fatto che i goti, nell'insieme, rappresentavano una minoranza, ed erano, in preponderanza, di sesso maschile. Per cui la realizzazione del buon governo si dovette, nel nostro caso, indirettamente, all'apporto offerto dalla popolazione e dalla psicologia femminile. In breve, le popolazioni indigene godettero di una riconosciuta, ottima legislazione. L' amministrazione finanziaria rimase romana, le casse dello Stato furono sempre piene, nella distribuzione delle terre i latini furono trattati meglio degli ostrogoti, i codici della giurisdizione gotica sono tuttora oggetto di studi universitari e si possono leggere nelle pubbliche biblioteche e in Internet. Tutto ciò si dovette al fatto che il governo civile fu sempre esclusivamente amministrativo.
Purtroppo, dopo la morte dell'imperatore Zenone e l'ascesa al trono d'Oriente del nuovo imperatore Giustino (che precedette Giustiniano), le cose cambiarono in quanto l'arianesimo non fu più riconosciuto da Costantinopoli, e il suo culto ne fu proibito, le chiese ariane interdette. Cosa che bastò a distruggere i risultati di venticinque anni di buon governo. I rapporti col Vaticano si guastarono, e quelli interni furono rovinati da sospetti reciproci, e un risultato ne fu la condanna a morte del povero Boezio. Papa Giovanni I fu accusato di intelligenza con l' imperatore Giustino e finì in prigione, ove morì il 18 maggio 526, solo poche settimane prima dello stesso Teodorico, al trono del quale seguì il nipote Atalarico, bambino di dieci anni, con la reggenza di Amalasunta, sua unica figlia. Cassiodoro, che alcuni vogliono solo segretario di Teodorico, altri primo ministro, rimase sempre fedele alla Corte gotica, e certo fu primo ministro di Amalasunta, che lo nominò Prefetto del Pretorio in Ravenna. Nel 538, morta tragicamente Amalasunta, nel pieno di una guerra che volgeva male per i goti, riuscì a riparare a Costantinopoli, ove continuò a lavorare, ma con pochissimi riconoscimenti. Deluso, nel 540 ritornò nelle sue terre a Vivarium, in Calabria, ove continuò a studiare sino alla morte.
In breve, da tale constatazione storica e dallo studio della Costituzione inglese, il magistrato Ch. Louis de Secondat, barone di Montesquieu si convinse che il potere centrale dello Stato si sarebbe dovuto limitare alla responsabilità diplomatica, mentre il governo civile alla responsabilità amministrativa (amministrazione della legge, delle finanze, dei problemi pratici della società, etc.). L'annullamento (per equilibrio) dei tre "poteri": legislativo, esecutivo, giuridico, significa infatti, se inteso nel modo giusto, governo puramente amministrativo. Ci proponiamo pertanto adesso una rilettura della Costituzione Italiana osservandola da tale punto di vista.
COSTITUZIONE ITALIANA
PARTE PRIMA
In questa prima sezione dedicata ai principi generali giudichiamo lo spirito della Costituzione italiana accettabile senza riserve. Attribuiamo, a qualche nota da noi aggiunta, valore puramente discorsivo. Tutti gli articoli, della prima e della seconda parte sono visibili per esteso cliccando su "Spazio libero" - "Agorà".
PARTE SECONDA
In questa seconda parte gli articoli sono stati presentati tutti, ma di molto abbreviati. Conviene comunque leggerli, per valutare. da lì, le nostre opinioni.
Il Presidente della Repubblica
Le Regioni, le Province, i Comuni.
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