| | AWEDAGOCCHISMO Una (modesta) proposta per l'Homo Ludens "... i più alti poteri della riflessione sono messi alla prova più decisamente e con maggior profitto nel modesto gioco della dama che dalla complicata futilità degli scacchi ..." Quando lessi per la prima volta questo brano de I delitti della rue Morgue, di Edgar Allan Poe, ero già uno scacchista agonistico, ma la frase in questione non mi guastò il piacere della lettura del grande Poe. All'epoca avevo già sentore di cosa potesse offrire la Dama alta, grazie anche all'amicizia di un damista di livello magistrale; per cui potei cogliere quello che Poe intendeva dire, al di là della forzatura dialettica e dell'amore per il paradosso che contraddistingue tutta la sua opera: la dama, in effetti, anche se concede minori opportunità alla fantasia del giocatore rispetto agli scacchi, richiede però un maggior rigore di calcolo, ed è caratterizzata da una maggiore essenzialità. In tempi più recenti, conquistato dalla bellezza del GO (che conoscevo in astratto da una trentina d'anni, senza aver mai avuto la possibilità di praticarlo), mi è capitato di leggere affermazioni di GOisti che si spingono un po' più al di là di Poe, attribuendo agli scacchi una certa "... infantile rozzezza la quale fa più appello all'uso del midollo spinale che non a quello del sistema nervoso". Queste considerazioni non mi inquietano, perchè credo di intuirne le motivazioni storiche e psicologiche; tuttavia ritengo importante interpretarle nel modo giusto. E' più che legittimo che i damisti, per fare un esempio concreto, si sentano ingiustamente sottovalutati: è infatti diffusa l'opinione che vuole la dama un mero passatempo da ragazzi, parente povero degli scacchi (sono costretto a far spesso riferimento a questo gioco, perchè esso, in occidente, è forse quello maggiormente considerato); un po' come l'opera più nota di Swift, I viaggi di Gulliver, viene considerata dai meno informati una storia per bambini. Solo un damista "acculturato" conosce le raffinatezze del suo gioco. E' pure innegabile che i GOisti, in occidente, soffrano l'ingiustizia dell'essere, il loro gioco, misconosciuto e, comunque, subordinato da parte dei profani ad altri giochi quali - neanche a dirlo - i soliti scacchi. Per non parlare dell' incredibile ritardo con cui è stato "scoperto" da noi il gioco africano dell'Awele, forse il più antico del mondo dopo il GO. Quando i primi antropologi occidentali che si dedicarono allo studio delle tradizioni africane lo videro giocare nei villaggi, lo ritennero un passatempo puerile, privo di interesse. Soltanto in seguito questo gioco è stato compreso per quello che è: uno dei più eleganti giochi strategici dell'umanità, basato sul calcolo combinatorio. Sono quindi comprensibili, da un punto di vista storico-culturale, le reazioni di damisti e GOisti. D'altro canto è umano (anche se talvolta pericoloso) che la passione ludica - così come quella letteraria, ideologica, religiosa ... - porti a ritenere il proprio gioco il più bello in assoluto e senza possibilità di paragone con gli altri. E qui cominciano le difficoltà, perchè ogni amore esclusivo rischia di diventare poco obiettivo e ancor meno tollerante nei confronti di tutto ciò che viene visto come un concorrente da combattere. Da queste considerazioni è nata la mia proposta - condivisa dal gruppo di GOisti baresi - che mi permetto di esporre schematicamente in queste note, da neonato GOista ma da vecchio giocatore: l'awedagocchismo (neologismo semiserio derivante dalla fusione dei nomi di quattro fra i grandi giochi che l'umanità ha saputo esprimere), inteso come concezione che rispetta tutti i giochi; così come vanno rispettate tutte le espressioni di segno positivo del pensiero, nell'arte, nella scienza, nella filosofia, nella religione. Ritengo infatti che queste manifestazioni dello spirito umano abbiano pari dignità, conquistata da quanti hanno operato appassionatamente, nel corso dei secoli, per portare un po' più avanti l'indagine conoscitiva di chi li aveva preceduti. Il che, riferito al campo dei grandi giochi, non significa che questi ultimi debbano avere, ad esempio, anche un identico grado di potenzialità combinatorie; tanto meno piacere a tutti nello stesso modo. Significa, semmai, che ciascuno di essi può diventare davvero una via che contribuisca a farci arrivare "oltre". Questo ritengo che non l'abbiano scoperto gli orientali: ogni giocatore vero lo scopre, un po' alla volta, in se stesso. Sono anzi convinto che in ciò risieda l'unica giustificazione valida di chi, non per pura professione, decide di dedicare una considerevole parte del proprio tempo all'approfondimento della logica interna di un gioco. Ricerca altrettanto vana quanto quella della pietra filosofale, ed altrettanto nobile e necessaria, per chi sappia intenderne il significato. Un po' come suggerisce la sublime bugia del Maestro Kajiwara "Io non gioco per vincere, io gioco a GO": saremmo degli illusi se reputassimo l'homo sapiens capace di applicare alla lettera questa massima, ma saremmo dei cinici senza speranza se proclamassimo ciò impossibile per quell'homo ludens, superamento dell'attuale stadio dell'umanità verso cui, anche attraverso il Gioco, è nostro dovere tendere. Noi del GO Club di Bari siamo arrivati al GO provenendo dagli scacchi, dalla dama, dagli scacchi cinesi e giapponesi, dal bridge, dall'othello ... Vi abbiamo trovato non un motivo per abbandonare gli altri giochi, ma un linguaggio comune che ci consente di esprimere meglio noi stessi e le attività ludiche che già praticavamo, aiutandoci, tra l'altro, ad esplorarne il significato meno effimero. Ci piacerebbe che il GO, quale gioco più antico tra quelli ancor oggi esistenti, fosse vissuto in questo spirito laicamente ecumenico anche dagli altri amici che lo praticano in tutto il mondo. E' per questo che abbiamo deciso di inserire nel sito web del nostro club alcune pagine su awele, scacchi e dama, sperando di invogliare quei "confratelli" GOisti che li conoscono solo indirettamente a considerarli in modo più attento e possibilmente a giocarli, almeno di tanto in tanto. Eugenio Ragone e il gruppo di Bari
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