Brani sinottici

 

dal  Compendio della prima parte

 

della Summa theologica

 

di San Tommaso d'Aquino :

 

Esistenza e Natura di Dio

 

Vita e operazioni di Dio

 

La creazione

 

L' opera dei sei giorni

 

L'uomo: pensiero e origini

 

 

realizzazione di padre Roberto Coggi per le "Edizioni Studio Domenicano"

Bologna, ed. 1989.

 

 

 

PRESENTAZIONE DELL'EDITORE

 

 

La Somma teologica di San Tommaso e' l'esposizione geniale, lucida, semplice e completa, di tutta la teologia cattolica. Oggi si direbbe: l'enciclopedia della teologia.

La nostra edizione bilingue dell'opera, che riporta il testo critico latino e la traduzione italiana a fronte, comprende 35 volumi (33 volumi di testo, piu' quelli dell'introduzione e degli indici, per un totale di 14250 pagine.

Ogni trattato ha un'ampia presentazione (o introduzione), naturalmente in italiano, e il testo e' corredato da numerosissime note esplicative. Si tratta quindi di un'autentica miniera di sapere teologico.

...

Il volume, particolareggiato e fedele, segue passo per passo l'esposizione di San Tommaso, ha tutti i limiti del "riassunto". ma ne ha anche i pregi.

Ringraziamo il Padre  Roberto Coggi o.p. che ha lavorato alla presente stesura del "compendio" rivedendo e aggiornando  in qualche punto l'opera del sacerdote dott. Giacomo Dal Sasso, pubblicata nel 1923 dalla Libreria Editrice Gregoriana di Padova.

 

 

PARTE  PRIMA

 

 

PROLOGO

 

Il dottore della verita' cattolica deve istruire non solo gli iniziati, ma anche i principianti, secondo il detto dell'Apostolo: " Quasi a bambini in Cristo vi ho dato del latte da bere, non del cibo solido"  percio' l'intento che ci proponiamo in quest'opera e' di esporre tutto cio' che concerne la religione cristiana nel modo piu' confacente alla formazione dei principianti.

Abbiamo infatti notato che i novizi in questa disciplina trovano  un grande ostacolo negli scritti di vari autori: in particolare per la molteplicita' di questioni, articoli e argomenti inutili; in parte anche perche' le cose che essi devono imparare non sono insegnate secondo l'ordine della materia, ma come richiede il commento di dati libri o l'occasione della disputa, e finalmente anche perche' quel ripetere sempre le medesime cose ingenera negli animi degli uditori fastidio e confusione.

Cercando quindi di evitare questi e altri simili inconvenienti, tenteremo, confidando nel divino aiuto, di esporre la dottrina sacra con la maggiore brevita' e chiarezza consentite da tale materia.

 

Queste parti, scritte in carattere diverso e piu' compatto, sono prese dai "prologhi"  che San Tommaso colloca nella "Somma"  come introduzione ai vari trattati  e come collegamento tra di essi .  [Nota dell'Autore].

 

 

 

Primo  frammento:

 

 

Esistenza e natura di Dio

 

(Confronta Volume 1 della versione latino - italiana della Somma Teologica)

 

 

QUESTIONE 1

 

LA SCIENZA SACRA RIVELATA

 

1.  Una dottrina rivelata  necessaria all'uomo perche' questi e' chiamato a un fine che trascende le sue possibilita' naturali, cioe' alla visione di Dio. E anche in quelle cose che non superano le sue forze, e' necessaria una rivelazione, perche' cio' che riguarda Dio sia conosciuto da tutti, subito e senza errore.

 

2.  Questa dottrina rivelata, o teologia, e' scienza, poiche' forma un sistema di dottrine derivate da principi certi, perche' rivelati da Dio, come lo e' la geometria, che e' scienza, poiche' parte da principi certi;

 

3.  e nella sua molteplicita' ha unita', poiche' e' costituita da tutto e solo cio' che e' rivelato.

 

4.  La teologia tratta direttamente delle cose divine e per riflesso degli atti umani, percio' e' scienza, piu' speculativa che pratica.

 

5.  Tale suo oggetto e' il piu' nobile di tutti, essa percio' e' la scienza piu' nobile.

 

6.  Anzi, essa e' non solo scienza, ma anche sapienza, perche' lo studio delle cose piu' alte e' sapienza.

 

7.  Dio, punto di partenza e riferimento, e' il soggetto della teologia.

 

8.  La teologia, che adopera senza discussione le prove della rivelazione, adopera anche argomenti di ragione. Essa infatti disputa con quelli che ammettono qualche cosa in base a cio' che ammettono; confuta quelli che nulla ammettono sciogliendo le loro obiezioni.

 

9.  L'uomo ricava le cognizioni intellettuali dalle cose sensibili, e anche la Scrittura, che contiene la rivelazione, fa uso di metafore.

 

10.  Autore della Scrittura e' Dio, il cui intelletto e' infinito, percio' le frasi della Scrittura hanno piu' sensi: il senso letterale, cioe' l'allegorico per la fede, il morale per le opere, l'analogico per la vita futura.

 

Poiche' dunque il principale intento della sacra dottrina e' di far conoscere Dio, non solo secondo quanto e' in se', ma anche in quanto e' principio e fine delle cose, e specialmente della creatura razionale, intendendo esporre tale sacra dottrina, tratteremo innanzitutto di Dio (I Parte); poi del movimento della creatura razionale verso Dio (II Parte); infine di Cristo il quale, in quanto uomo, e' per noi la via per cui tendiamo a Dio (III Parte).

La considerazione di Dio sara' tripartita.

Dapprima considereremo cio' che riguarda l'essenza divina (qq. 2 - 26); poi cio' che riguarda la distinzione delle Persone (qq. 27 - 43); infine cio' che riguarda la processione delle creature da Dio (qq. 44 - 119).

 

QUESTIONE 2

 

L'ESISTENZA  DI  DIO

 

1.  Questa proposizione: "Dio esiste"  e' vera, ma non evidente; quest'altra: " il tutto e' piu' di una parte" e' vera ed evidente; di questa infatti conosciamo il valore dei due termini: tutto e parte: della prima invece si sa cosa sia esistere, ma non si sa da parte nostra che cosa sia Dio, benche' Dio sia proprio l'esistere: e' necessario quindi farne una dimostrazione,

 

2.  e la dimostrazione si puo' fare partendo da cio' che di Dio ci e' piu' noto, cioe' degli effetti di cui e' causa.

 

3.  Si fa poi la dimostrazione in cinque maniere:

 

a)   E' evidente nel mondo una continua mutazione; molte cose sono in moto, ma nessuna si trova in moto se non viene mossa, perche' niente passa da se' dal poter essere qualche cosa all'atto d'essere quel qualche cosa.

Un ferro freddo che puo' diventare caldo non si da' il calore da se', perche' allora dovrebbe essere freddo per diventare caldo, e caldo per darsi il calore.

Se dunque tutto cio' che si trova in moto viene mosso, non vale percio' risalire all'infinito, perche' cio' equivarrebbe a rimandare la spiegazione senza mai darla. Bisogna ammettere quindi un primo motore non mosso.

 

b)  Cio' che vediamo e' termine di una serie di cause efficienti; nessuna cosa e' poi causa di se' stessa, perche' allora dovrebbe non esistere per ricevere l'esistenza ed esistere per darsela.

Risalire all'infinito con le cause seconde e' negare la causa prima, ma e' negare anche le cause seconde, perche' le cause seconde non ci sono senza la causa prima.

 

c)  Cio' che si forma e poi si dissolve  e' un ente contingente; puo' esistere e anche non esistere, e dunque prima o poi non esistera' piu'; tutti gli esseri che vediamo sono dei contingenti, dunque una volta nulla sarebbe esistito, e quindi anche ora nulla esisterebbe se non ci fosse cio' che non puo' non esistere, L'Ente necessario.

 

d)  Nelle cose c'e' del bene, e ce n'e' piu' o meno secondo che piu' o meno ne fu loro partecipato dalla fonte del bene: c'e' dunque chi e' il Bene in se' stesso.

 

e)  Le creature prive di ragione hanno un istinto ragionatissimo; ci fu dunque chi cosi' le conformo', cioe' il Sommo Intelletto.

 

QUESTIONE  3

 

LA  SEMPLICITA'  DI  DIO

 

1.  Dio non e' corpo, perche':

a)  Il  corpo muove se e' mosso - Dio e' motore immobile;

b)  Il  corpo e' soggetto a mutazioni - Dio e' immutabile;

c)  Se il corpo e' meno nobile dello spirito, tanto meno sara' corpo Dio, , essere nobilissimo.

 

2.  Materia e' cio' di cui sono fatte le cose; forma e' cio' che da' l'essere proprio a ciascuna cosa.

Orbene: Dio non e' composto di materia e di forma, perche', come si disse:

I.  non ha materia, non essendo corpo,

II.  non ha forma, perche':

a)  una cosa che il suo essere dalla forma, e' un bene per la forma - Dio, invece, e' il bene in se';

b)  Se una cosa ha il suo essere dalla forma, ha moto, cioe' agisce per la forma - Dio invece e' principio del moto: quindi, anziche' avere forma, e' per se' forma.

 

3.  Quindi ancora l'uomo, che e' composto di materia e di forma, ha l'umanita', ma non e' l'umanita'; Dio, che non e' composto di materia e forma, e' la divinita': percio' Dio e' la sua stessa essenza o natura.

 

4. Anzi, in Dio essenza ed esistenza si identificano: l'esistenza, quando e' distinta dall'essenza, come nell'uomo, e' sempre causata, perche' nessuno produce se' stesso, ma in Dio nulla vi e' di causato.

Di piu', l'esistenza attua l'essenza, percio' l'essenza e' (in) potenza; l'esistenza e' l'atto di essere. Ma in Dio non c'e' potenza, quindi non c'e' neppure essenza distinta dall'esistenza .

Infine, come gia' dicemmo, Dio e' Ente per essenza.

 

5.  Dio non appartiene ad alcun genere, perche' il genere si concepisce prima delle cose che vi si ascrivono. Dio, invece, e' prima di ogni cosa anche secondo l'intelletto.

Dio non appartiene a nessuna specie, perche' la specie risulta di genere e differenza specifica quasi di atto e potenza, e questa in Dio non c'e'.

 

6.  In Dio non vi sono accidenti, perche' questi completano il soggetto, Dio invece per nulla e' perfettibile, essendo puro atto.

 

7.  Dio e' semplicissimo.

 

I.  Non essendo composto, come si disse, ne' di parti materiali, ne' di materia e forma, ne' di essenza ed esistenza, ne' di genere e differenza, ne' di soggetto e accidenti.

 

II.  Non potendo essere composto, perche':

a)  sarebbe posteriore e dipendente dai suoi componenti, egli che e' l'Ente primo;

b)  ci dovrebbe essere anche per Dio una causa congiungente i componenti, mentre egli e' la Prima Causa;

c)  nei componenti le parti, relativamente al tutto, sono in potenza e il tutto e' maggiore delle parti, invece Dio e' puro atto e in Dio tutto e' Dio.

 

8.  Nessuna cosa puo' essere composta di Dio, quasi Dio fosse o l'anima del mondo, o la forma o la materia delle cose, perche' formando una unita' col mondo, cesserebbe di essere il primo Ente, divverrebbe mutabile e anche si degraderebbe divenendo inferiore al composto.

 

QUESTIONE  4

 

  DIO  E'  PERFETTISSIMO

 

1.  Dio e' perfettissimo perche' non e' materia e nulla ha in potenza; e' primo principio attivo, quindi e' primo principio di ogni perfezione.

 

2.  Le cose tanto hanno di bene quanto hanno di essere, e sono perfette se hanno il loro essere completo, ma questo lo hanno da Dio, il quale e' lo stesso essere: Dio, quindi, e' la stessa perfezione, e le perfezioni delle cose si trovano in Dio eminentemente;

 

3.  cio' tuttavia importa che le cose sono simili a Dio per analogia, non che siano dello stesso genere o specie di Dio.

 

QUESTIONE  5

 

  CHE  COSA  E'  IL  BENE

 

1.  Le cose hanno tanto di bene quanto hanno di essere, ma la ragione distingue il bene dall'essere, chiamando bene cio' che ha l'essere e inoltre l'appettibilita';

 

2.  ne segue che per la ragione viene prima l'entita', poi l'appetibilita',

 

3.  ma inoltre che, essendo l'entita' atto e perfezione, ogni ente e' percio' stesso anche bene, eccetto l'ente matematico che e' di puro intelletto.

 

4.  Il bene, essendo cio' che tutti cercano, diviene causa finale.

Bello importa: forma che desta ammirazione - e si riferisce all'intelletto;

bello importa: bello che attrae - e si riferisce alla volonta';

 

5.  e poiche' la costruzione di tali forme avviene:

a)  quando commisurandosi si attuano i preesistenti principi o materiali o efficienti,

b)  nell'unione di un dato numero di principi costitutivi che determinano la specie,

c)   con la conseguente inclinazione all'operare proprio, cosi' la Scrittura dice che Dio dispose ogni cosa in misura, numero e peso.

 

6.  Il bene, in quanto atto, e' dilettevole, in quanto serve come mezzo, e' utile, in quanto e' bene finale si chiama onesto, o conveniente.

 

QUESTIONE  6

 

  DIO  E'  IL  BENE

 

1.  Dio e' il Bene, perche' appetibile per tutti, giacche' gli effetti tendono ad assimilarsi alla causa, e di ogni cosa Dio e' causa;

 

2.  Dio e' sommo Bene, perche' e' causa prima, quindi fonte di ogni bene particolare; e poiche' nessuna cosa e' nel genere di Dio, le perfezioni delle cose sono in Dio, ma in modo eminente.

 

3.  Dio e' il Bene per essenza, perche':

 

I)  essendo l'essere per natura, ha la pienezza dell'essere;

 

II)  essendo immutabile, non si puo' pensare che possa anche migliorare;

 

III)  essendo l'ultimo fine, non puo' esservi bene maggiore cui Dio serva di mezzo.

 

4.  Ogni cosa e' buona per la bonta' divina, perche' e' bene in quanto e', e come tale ha Dio per suo principio esemplare, effettivo e finale; ogni cosa pero' ha una bonta' formale sua propria, distinta da quella di Dio, perche' nessuna cosa ha in se' l'essere divino.

 

QUESTIONE  7

 

  DIO   E'   INFINITO

 

1.  Dio non e' materia che unendosi a una forma viene determinata dalla forma; non e' forma che unendosi a determinata materia viene dalla materia circoscritta; ma e' lo stesso Essere per se' sussistente, quindi e' infinito;

 

2.  gli altri esseri invece, composti di materia e  forma, sono finiti. Gli angeli, che sono solo forma, sono finiti perche' hanno quella parte di essere che loro fu data da Dio.

 

3.  Ogni corpo e' finito

a)  secondo l'essenza, perche' la forma gli delimita  la specie, e la materia lo determina come individuo;

b)  secondo la grandezza, perche' ogni corpo ha una superficie e questo e' un limite.

Cio' va detto di un corpo naturale, perche' il corpo matematico non esiste se non nella mente di chi lo pensa.

 

4.  Il numero reale, essendo la moltitudine misurata dall'unicita', non e' infinito; puo' pero' esserlo il numero matematico.

 

 

QUESTIONE  8

 

  DIO  E'  IN  OGNI  COSA

 

1.  Dove uno opera, la e'; ma Dio opera in tutte le cose, dunque e' in tutte le cose.

Come l'aria si illumina alla presenza del sole, e resta illuminata finche' resta alla presenza del sole, cosi' le creature tutte  hanno e conservano l'essere in quanto dura in esse l'influsso  di chi e' l'Essere essenziale.

 

2.  Dio si trova in tutti i luoghi, perche' li sostenta tutti col suo essere, e mentre per le cose una impedisce la presenza dell'altra, per Iddio e' la sua presenza che rende presenti le altre cose.

 

3.  Dio e' creatore di tutte le cose = da' in tutte per essenza.

Dio impera a tutte le cose = e' in tutte per potenza.

Dio conosce tutte le cose = e' in tutte per presenza.

 

4.  Dio e' in ogni cosa, quindi e' dappertutto e, siccome egli non e' corpo e percio' non ha parti, e' tutto dappertutto e questo e' proprio di Dio solo.

 

QUESTIONE  9

 

  DIO  E'  IMMUTABILE

 

1.  Dio e' il primo Essere, e' quindi realta', e' atto, e la potenza che all'atto e' posteriore, non entra nell'Ente primo, Dio, quindi e' solo atto, atto puro.

Se in lui non c'e' potenza, Dio nulla puo' diventare, e cosi' mutarsi. Egli quindi e' immutabile; cio' anche perche' nelle mutazioni parte resta e parte va, o si giunge dove prima non si era, mentre in Dio non ci sono parti e non c'e' luogo dove egli non sia.

 

2.  Tutte le altre cose sono mutabili: i corpi perche' sono corruttibili, gli spiriti perche' possono cessare di esistere, se cosi' piace a chi li crea'.

 

QUESTIONE  10

 

L' ETERNITA'  DI   DIO 

 

1.  L'eternita' e' possesso della vita, simultaneo, perfetto, senza principio e senza fine.

Il tempo e': misura di un moto, secondo un prima e un poi.

 

2.  In Dio, immutabile e sempre eguale, non ci sono mutazioni, non e' quindi neppure possibile stabilire, nella sua esistenza, due punti distinti che servano da prima e da poi: a Dio quindi non compete il tempo, ma l'eternita';

 

3.  e poiche' cio' appartiene allo stesso essere di Dio, l'eternita' e' di essenza esclusiva di Dio; ogni altro essere non puo' avere che un'eternita' impropria e partecipata.

 

4.  L' eternita' differisce dal tempo, perche' l'eternita' e' tutta insieme, il che non compete al tempo.

 

5.  Il tempo implica un prima e un poi; l'evo non ha in se' ne' prima ne' poi, ma questi possono esservi annessi; l' eternita' non ha un prima e un poi, ne' li comporta in alcun modo.

 

QUESTIONE  11

 

 DIO   E'  UNO  SOLO

 

1.  Unita' e' il contrario di divisione.

Un essere semplice, cioe' senza parti, e' sempre uno. Un essere che ha parti, e' uno finche' non e' diviso in parti.

 

2.  Unita' e' anche il contrario di moltitudine, perche' e' il principio e anche la misura della moltitudine.

 

3.  Se Socrate fosse non solo un uomo, ma l'uomo, ci sarebbe un solo Socrate e un solo uomo; questo fatto, che non e' proprio di Socrate, e' proprio di Dio, perche' Dio e' la sua natura: dunque c'e' un Dio solo.

Inoltre: Dio ha tutte le perfezioni, ma se ci fossero piu' Dei, si distinguerebbero fra loro per qualche perfezione, o prerogativa che uno ha e all'altro manca, e cosi' nessuno sarebbe perfettissimo, nessuno sarebbe Dio: non puo' esserci quindi che un Dio solo.

 

4.  L'unita' compete all'Ente indiviso; ma Dio e' in grado massimo  Ente, perche' e' lo stesso essere; e in grado massimo indiviso, perche' e' semplicissimo e non ha e non puo' avere parti: dunque l'unita' compete a Dio in grado massimo.

 

QUESTIONE  12

 

 COME  CONOSCIAMO  DIO  

 

1.  Se ogni essere e' tanto perfetto quanto piu' si avvicina al suo principio, anche per la creatura ragionevole la perfezione dell'essere non potra' consistere e trovarsi se non in chi e' il principio del suo essere, cioe' Dio.

Orbene, avendo l'uomo come distintivo di natura l'intelletto, ed essendo Dio intelligibile, perche' e' Ente semplice (anzi, sommamente intelligibile perche' e' in sommo grado Ente e in sommo grado semplice), l'uomo sara' perfetto quando fissera' l'intelletto in Dio; e chi e' perfetto come sono i Santi, certamente vede Dio. Ma come?

 

2.  All'atto di conoscere occorre che ci sia nel soggetto la facolta' conoscitiva, e che l'oggetto, mediante la sua immagine, ad essa si unisca.

Nel caso nostro Dio, mentre e' ad un tempo il principio della facolta' intellettiva e anche l'oggetto della visione intellettiva, non e', per l'Essere suo infinito, riducibile a una immagine.

Per l'unione, quindi, dell'intelletto a Dio, occorre una conformazione a Dio della nostra facolta' intellettiva, cioe' il lume di gloria.

 

3.  Con l'occhio, pero', o con la fantasia, non si raggiunge Dio, perche' occhio e fantasia sono materiali e Dio e' essere spirituale.

 

4.  Nella cognizione naturale le cose sono conosciute conformemente alla natura del conoscente; l'uomo percepisce le nature individuate nella materia e, con l'astrazione dell'intelletto, le conosce anche in universale; gli angeli percepiscono le nature non materiali, ma la natura di Dio e' al di sopra anche di queste, essendo sussistente per se'; percio', di cognizione naturale, la conosce Dio solo,

 

5.  e l'intelletto creato, per conoscerla, abbisogna di un aumento della forza intellettiva, il lume di gloria che ci rende simili a Dio, cioe' deiformi.

 

6.  Questo lume di gloria  Dio lo da' come premio proporzionato alla carita' di ciascuno, e uno ne avra' piu' dell'altro.

 

7.  Dio lo si comprende quando lo si conosce perfettamente, cioe' per quanto e' conoscibile; ma Dio infinito e' intimamente conoscibile, mentre l'intelletto creato cui si applica il lume di gloria e' finito, e dunque Dio rimane, per esso, incomprensibile.

 

8.  E percio' nell'altra vita, benche' le cose si vedano in Dio, l'intelletto creato non puo' conoscere in Dio tutte le cose, tutto quello cioe' che Dio fa e puo' fare;

 

9.  le cose, viste nell'essenza divina, si vedono nella loro natura, non nelle loro immagini;

 

10.  e si vedono tutte contemporaneamente, come in un campo visivo (piu' o meno ampio in proporzione al lume di gloria) che viene presentato.

 

11.  Quaggiu' abbiamo un essere spirituale in materia corporale, e a cio' si conforma la nostra cognizione; conosciamo, cioe', attraverso le creature sensibili; ma conoscere Dio attraverso le creature non e' mai vedere l'essenza di Dio: dunque, in questa vita nessuno puo' vedere Dio.

 

12.  Pero', attraverso le cose materiali possiamo conoscere che queste sono effetto, che Dio ne e' la causa, che questa causa esiste e che ne derivano parecchie relazioni.

 

13.  Alla cognizione nostra concorrono la forza della mente  e le immagini mentali; Dio puo' rafforzare l'una e infondere le altre, come avviene nei profeti, e cosi', per grazia, si puo' avere una piu' alta cognizione delle cose di Dio.

 

QUESTIONE  13

 

 I  NOMI  DI  DIO

 

1.  Le parole sono segni delle idee, le idee sono immagini intellettuali delle cose.

A Dio, che conosciamo dalle creature, attribuiamo nomi ricavati dalle creature, ma essi non esprimono mai l'essenza divina  qual' e' in se'.

 

2.  I nomi di Dio relativi, come "Creatore", e i negativi, come "Infinito", indicano di Dio, o relazione, o rimozione di difetto, ma non la sua sostanza; i nomi positivi come "Buono", la indicano, pero', imperfettamente e nel senso, per esempio, che cio' che diciamo bonta' nelle creature persiste in Dio, e cosi'.

 

3.  spettano a Dio in senso proprio, eccetto che nel loro contenuto di modo di essere proprio delle creature;

 

4.  i vari nomi non sono mai sinonimi, perche', anche se si riferiscono a una realta' semplice, questa pero' risponde alle diverse perfezioni delle creature ed ai molteplici concetti delle nostra mente;

 

5.  tuttavia, data la infinita perfezione di Dio, tali nomi non hanno in Dio lo stesso significato che hanno nell'uomo; rappresentano si' Dio, ma solo in qualche modo; non sono percio' ne' equivoci, ne' univoci, ma analogici.

 

6.  Dio e' sopra l'ordine del creato; le creature sono ordinate a Dio, non Dio alle creature, percio' relazione reale c'e' fra le creature e Dio, non viceversa; ed e' in questo senso che i nomi relativi come "Creatore" appartengono da dopo che c'e' il tempo, a Dio, che e' eterno.

 

7.  Col nome di Dio tutti intendono chi presiede all'universo, quindi la parola "Dio" per se' rappresenta una operazione divina, ma e' diretta a designare la natura divina.

 

8.  E poiche' la natura divina non e' conoscibile alle creature, cosi' in senso proprio non e' comunicabile nemmeno il  nome "Dio", e tanto meno comunicabile il nome proprio del vero Dio.

 

9.  Il nome proprio del vero Dio e' Jahwe' (Colui che e'), perche':

a)  indica che di Dio e' proprio l'esistere, cosicche' l'esistenza forma la sua essenza;

b)  e' il nome che abbraccia il piu' possibile di Dio, cioe' l'essere che l'  infinito;

c)  col verbo e' (presente)  si esclude il passato e il futuro e si designa l'eternita', che e' esclusiva di Dio.

 

 

 

Esistenza e Natura di Dio

 

Vita e operazioni di Dio

 

La creazione

 

L' opera dei sei giorni

 

L'uomo: pensiero e origini

 

 

B A S E          H O M E