Leonardo da Vinci

 
   
 
 

 

P  I  L  L  O  L  E

di Filosofia della Scienza

consigliate ad uso ricostituente spirituale

 

 Se ne dà qui un piccolo campione. Edizioni  di raccolte di scritti leonardeschi sono disponibili nelle pubbliche biblioteche, verso le quali sarebbe da auspicare  il recupero della vecchia classe dei pensionati, oggi sempre più numerosa.

 

 

 

Bisognati descrivere la teorica, e poi la pratica.

 

Quelli che s’innamorano di pratica, sanza scienza, son come ‘l nocchiere, ch’entra in navilio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.

Sempre la pratica dev’esser edificata sopra la bona teorica…

 

La scienza è il capitano, e la pratica sono i soldati.

Studia prima la scienza, e poi seguita la pratica nata da essa scienza.

 

Dice qui l’avversario, che non vuole tanta scienza, che gli basta la pratica per ritrarre le cose naturali. Al quale si risponde, che di nessuna cosa è, che più c’inganni, che fidarsi del nostro giudicio, sanz’altra ragione, come prova sempre la esperienza, nemica degli Alchimisti, Negromanti e altri semplici ingegni.

 

Tutte le scienze che finiscono in parole, hanno sì presto morte, come vita, eccetto la sua parte manuale, cioè lo scrivere, ch’è parte meccanica.

Fuggi quello studio del quale la resultante opera muore insieme con l’operante d’essa.

 

Quando tu metti insieme la Scienza de’ moti dell’acqua, ricordati di mettere, di sotto a ciascuna proposizione, li sua giovamenti, a ciò che tale scienza non sia inutile.

 

L’acquisto di qualunque cognizione è sempre utile allo intelletto, perché potrà scacciare da sé le cose inutili, e riservare le buone. Perché nessuna cosa si può amare, né odiare, se prima non si ha cognizion di quella.

 

Naturalmente li omini boni desiderano sapere.

 

Alli ambiziosi, che non si contentano del benefizio della vita, né della bellezza del mondo, è dato per penitenza che lor medesimi strazino essa vita, e che non possegghino la utilità e la bellezza del mondo.

 

Ecco alcuni, che non altrimenti che transito di cibo e aumentatori di sterco e riempitori di destri (latrine) chiamarsi debbono; perché per loro non altro nel mondo, o pure alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta.

 

La cognizion del tempo preferito e del sito della terra è ornamento e cibo delle menti umane.

 

Cornelio Celso: “Il sommo bene è la sapienza, il sommo male è il dolore del corpo: imperocché, essendo noi composti di due cose, cioè d’anima e di corpo, delle quali la prima è migliore, la peggiore è il corpo. La sapienza è della miglior parte; il sommo male è della peggior parte e pessima. Ottima cosa è nell’animo la sapienza, così è pessima cosa nel corpo il dolore. Adunque, sì come il sommo  male è ‘l corporal dolore, così la sapienza è dell’anima il sommo bene, cioè dell’uom saggi, e niuna altra cosa è da a questa comparare.”

Passo di un testo del Valturio: “De re militari…” 1483. (Citazione di Leonardo).

 

Acquista cosa nella tua gioventù che ristori il danno della tua vecchiezza. E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza, adoprati in tal modo in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento.

 

…molto maggior gloria è quella della virtù de’ mortali, che quella delli loro tesori.

Quanti imperatori e quanti principi sono passati, che non ne resta alcuna memoria! E solo cercarono li stati e ricchezze, per lassare fama di loro.

Quanti furon quelli che vissono in povertà di denari, per arricchire la virtù! E tanto è più riuscito tal desiderio al virtuoso, ch’al ricco, quanto la virtù eccede la ricchezza.

Non vedi tu ch’il tesoro per sé non lauda il suo cumulatore, dopo la sua vita, come fa la scienza? La quale sempre è testimonia e tromba del suo creatore, perché ella è figliola di chi la genera, e non figliastra, come la pecunia.

 

Questa benigna natura ne provvede in modo, che per tutto il mondo tu trovi dove imitare.

 

Siccome il ferro s’arrugginisce sanza esercizio, e l’acqua si putrefà, e nel freddo s’agghiaccia; così l’ingegno, sanza esercizio, si guasta.

 

Siccome il mangiare sanza voglia fia dannoso alla salute, così lo studio sanza desiderio guasta la memoria, e non ritien cosa ch’ella pigli.

 

Chi disputa allegando l’autorità, non adopera lo ‘ngegno, ma più tosto la memoria.

 

Le buone lettere so’  nate da un bono naturale; e perché si de’ più laudari la cagion che l’effetto, più plauderai un bon naturale senza lettere, che un bon letterato senza naturale.

 

Nessuna umana investigazione si può dimandare vera scienza, s’essa non passa per le matematiche dimostrazioni.

E se tu dirai che le scienze, che principiano e finiscono nella mente abbino verità, questo non si concede, ma si nega, per molte ragioni, e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienza, sanza la quale nulla dà di sé certezza.

 

La sapienza è figliola dell’esperienza.

 

Chi biasima la somma certezza della matematica si pasce di confusione, e mai porrà silenzio alle contraddizioni delle sofistiche scienze, colle quali s’impara uno eterno gridare.

 

La proporzione non solamente nelli numeri e misure sia ritrovata, ma etiam nelli suoni, pesi, tempi e siti, e ‘n qualunque potenza si sia.

Nessuna certezza è dove non si può applicare una delle scienze matematiche, over che non sono unite con esse matematiche.

Non è da biasimare lo mostrare, in fra l’ordine del processo della scienza, alcuna regola generale, nata dall’antidetta conclusione.

 

Per dare vera scienza del moto degli uccelli in fra l’aria, è necessario dare prima scienza de’ venti, la qual proveremo mediante li moti dell’acqua in sé medesima, e questa tale scienza sensibile farà di sé scala per venire alla cognizione de’ volatili in fra l’aria e ‘l vento.

 

Nessun effetto è in natura sanza ragione…

 

Ricordati, quando commenti l’acque, d’allegar prima la esperienza e poi la ragione.

Io ti ricordo, che tu facci le tue proposizioni, e che tu alleghi le soprascritte cose per esempi e non per proposizioni, che sarebbe troppo semplice; e dirai così: esperienza.

 

Ma prima farò alcuna esperienza, avanti ch’io più oltre proceda, perché mia intenzione è allegare prima  l’esperienza, e poi colla ragione dimostrare perché tale esperienza è costretta in tal modo ad operare. E questa è la vera regola, come gli speculatori delli effetti naturali hanno a procedere, e ancora che la natura cominci dalla ragione e termini nella esperienza, a noi bisogna seguitare il contrario, cioè cominciando – come di sopra dissi – dalla esperienza, e con quella investigare la ragione.

 

Innanzi di fare di questo caso una regola generale, sperimentalo due o tre volte, guardando se le esperienze producono gli stessi effetti…Se molti corpi d’ugual peso e figura saranno l’un dopo l’altro, con egual tempo, lasciati cadere, li eccessi de’ loro intervalli saranno infra loro eguali…

 

Intra li studi delle naturali cause e ragioni, la luce diletta più i contemplanti; intra le cose grandi delle matematiche, la certezza della dimostrazione innalza più preclaramente  l’ingegno dell’investiganti.

La Prospettiva adunque è da essere preposta a tutte le trattazioni e discipline umane, nel campo della quale la linia radiosa è complicata dai modi delle dimostrazioni, nella quale si trova la gloria non tanto della Matematica, quanto della Fisica, ornata co’  fiori dell’una e dell’altra.

 

Ogni nostra cognizione principia da’ sentimenti (sensi).

 

E se tu dirai che ‘l vedere impedisce la fissa e sottile cogitazione mentale, co’ la quale si penetra nelle divine scienze, e tale impedimento condusse un filosofo a privarsi del vedere; a questo rispondo che tal occhio, come signore de’ sensi, fa suo debito a dare impedimento alli confusi e bugiardi, non scienze, ma discorsi, per li quali sempre, con gran gridare e menare le mani, si disputa; e il medesimo dovrebbe fare l’udito, il quale ne rimane più offeso, perché egli vorrebbe accordo, del quale tutti i sensi s’intricano.

E se tal filosofo si trasse gli occhi per levare l’impedimento alli suoi discorsi, or pensa che tal atto fu compagno del cervello e de’ discorsi, perché ‘l tutto fu pazzia.

Or non potea egli serrarsi gli occhi, quando entrava in tale frenesia, e tanto tenerli serrati, che tal furore si consumasse? Ma pazzo fu l’omo, e pazzo il discorso, e stoltissimo il trarsi gli occhi!

 

Dicono quella cognizione esser meccanica, la quale è partorita dall’esperienza, e quella esser scientifica, che nasce e finisce nella mente, e quella esser semimeccanica, che nasce nella scienza e finisce nella operazione manuale.

Ma a me pare che quelle scienze siano vane e piene di errori, le quali non sono nate dall’esperienza, madre di ogni certezza, e che non terminano in nota esperienza, cioè che la loro origine o mezzo o fine non passa per nessuno de’ cinque sensi.

E se noi dubitiamo di ciascuna cosa che passa per li sensi, quanto maggiormente dobbiamo noi dubitare delle cose ribelli a essi sensi, come l’essenza di Dio e dell’anima, e simili, per le quali sempre si disputa e contende?

E veramente accade, che sempre, dove manca la ragione, supplisce le grida, la qual cosa non accade nelle cose certe. Per questo diremo che dove si grida non è vera scienza, perché la verità ha un sol termine, il quale, essendo pubblicato, il litigio resta in eterno distrutto, e s’esso litigio risorge, è bugiarda e confusa scienza e non certezza rinata.

Ma le vere scienze son quelle che la esperienza ha fatto penetrare per li sensi e posto silenzio alla lingua de’ litiganti, e che non pasce di sogno li suoi investigatori, ma sempre sopra li primi veri e noti principi procede successivamente e con vere seguenze insino al fine; come si dinota nelle prime matematiche, cioè numero e misura, dette Aritmetica e Geometria, che trattano con somma verità della quantità discontinua e continua.

Qui non si arguirà che due (volte) tre facciano più o men che sei, né che un triangolo abbia li suoi angoli minori di due angoli retti, ma con eterno silenzio resta distrutta ogni arguizione, e con pace sono finite dalli loro devoti, il che far non possono le bugiarde scienze mentali.

 

Nessuna cosa è, che più c’inganni, che ‘l nostro judizio.

 

Il massimo inganno delli omini è nelle loro opinioni.

 

Fuggi i precetti di quelli speculatori, che le loro ragioni non son confermate dalla isperienza.

 

L’uomo ha grande discorso, del quale la più parte è vano e falso; li animali l’hanno piccolo, ma è utile e vero; e meglio è la piccola certezza che la gran bugia.

 

Che cosa sia elemento. Né la diffinizione di nessuna quiddità delli elementi non è in podestà dell’’omo, ma gran parte de’ loro effetti son noti.

 

Ciò ch’è divisibile in atto è ancora divisibile in potenzia, ma non tutte le quantità che son divisibili in potenzia sieno divisibili in atto.

____________

 

Musei leonardeschi italiani:

www.museoscienza.org/

www.leonet.it/comuni/vinci/it_index.html

 

Pillole

Favole

Novelle

  HOME                                               FILOSOFIA BASE

 

F  I  N  E