RIGO CAMERANO

 

 

 

Il concetto di "Amore" in Dante

 

nei canti XVII e XVIII del Purgatorio.

 

 

Sono state accorpate in un solo file le parti dei canti, dal XVII 65 al XVIII 75, già usate con le annotazioni di Eugenio Camerini ed altri commentatori scelti da lui. Il volume di riferimento è quello citato nell' "Ape dantesca".

Ora, Dante e Virgilio, sono appena usciti dal denso fumo che, nel canto XVI, aveva avvolto gli iracondi e dove avevano incontrato Marco Lombardo col quale si erano intrattenuti in conversazione intorno al governo del mondo, giungendo alla conclusione che ivi era di danno la confusione dello spirituale col temporale.

Procedono i due salendo una scala che li conduce nel quarto girone ove, giunti al ripiano, li sorprende la notte.

 

 

Volgemmo i nostri passi ad una scala   XVII, 65

e tosto ch'io al primo grado fui,

senti'mi presso quasi un muover d'ala,

e ventarmi nel viso, e dir Beati

pacifici, che son senz' ira mala.

 

Il movimento d'ala dell'angelo cancella dalla fronte di Dante la terza delle sette P impostegli all'ingresso del Purgatorio a rappresentare i sette peccati capitali che devono esser purgati: Superbia, Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola, Lussuria. 

I commentatori citati da Camerini (Buti, Cebà) rammentano Aristotele il quale distingue un'ira cattiva da un'altra buona che può muoversi per indignazione da eccesso di male.

 

        Già eran sopra noi tanto levati           

gli ultimi raggi che la notte segue,

che le stelle apparivan da più lati.

O virtù mia, perchè si ti dilegue?

Fra me stesso dicea, che mi sentiva

la possa delle gambe posta in tregue.75

 

Finiscono in Dante voglia e forza di camminare che già l'avevano sostenuto fin là, attraverso una via faticosa.

 

Noi eravam dove più non saliva

la scala su, ed eravamo affissi,

pur come nave ch'alla piaggia arriva:

Ed io attesi un poco s'i' udissi

alcuna cosa nel nuovo girone;

poi mi rivolsi al mio Maestro e dissi:

Dolce mio Padre, di', quale offensione

si purga qui nel giro dove siamo?

Se i piè si stanno, non stea tuo sermone.

Ed egli a me: L'amor del bene scemo85

di suo dover, quiritta si ristora,

 

Intende Virgilio: si purga l'amore per le cose limitate, ovvero privo dell'amore di Dio, che è amore assoluto.

"quiritta" sta per "qui appunto". Petrocchi.

 

qui si ribatte il mal tardato remo:

ma perchè più aperto intendi ancora,

volgi la mente a me e prenderai

alcun buon frutto di nostra dimora.

Ne' creator, ne' creatura mai,

cominciò ei, figliuol, fu senza amore,

o naturale, o d'animo, e tu il sai.

Lo natural fu sempre senza errore:

 

Continua qui Virgilio con un giudizio che si può definire pitagorico. Così il Varchi:

"Se Dio intende, se Dio muove, se Dio vede e provvede, se Dio finalmente è semplicissimamente buono, intanto che tutte le altre cose, eccettuato lui, eziandio le intelligenze stesse chiamate da Platone gli dii minori, si possono a comparazione di Dio chiamare cattive..."

Richiama ciò la concezione pitagorica del tutto inteso come definizione di bene, in contrapposto alle cose singole, limitate, che possono a ragione definirsi insufficienti (carenti di pienezza di grazia), e addirittura cattive quando tendono, per amor di esse stesse, a sostituirsi al tutto.

Così, in questo girone si purga l'amore per le cose limitate.

93. Come bene naturale Virgilio intende il bene necessario alla nostra conservazione. Camerini.

Tale tipo di bene è sempre buono: ad esempio, l'amore che le piante ricevono dal suolo e dagli altri elementi, l'amore che tutti riceviamo dall'aria e dall'acqua, etc.

 

ma l'altro puote errar per malo obietto,95

o per troppo, o per poco di vigore.

Mentre ch'egli è ne' primi ben diretto,

e ne' secondi sè stesso misura,

esser non può cagion di mal diletto;

 

"L'altro amore è animale, (o d'anima), ovvero del desiderio che muove la volontà." Camerini.

"Ne' primi ben diretto"... Ovvero in Dio e verso Dio, ove l'amore è ben volto.

"E ne' secondi"... ovvero nella limitazione delle cose terrene, ove possono intendersi anche culture (popoli, leggi, costumi, fondamenti morali, filosofie, religioni) che non possiedano  una comune base di comprensione.

 

ma quando al mal si torce o con più cura,

o con men che non dee, corre nel bene,

contro il fattore adopra sua fattura.

Quinci comprender puoi ch'esser conviene

amor sementa in voi d'ogni virtute,

e d'ogni operazion che merta pene.105

Or perchè mai non può dalla salute

amor nel suo soggetto volger viso,

dall'odio proprio son le cose tute:

e perchè intender non si può diviso,

nè per sè stante alcuno esser dal primo,

da quello odiare ogni affetto è deciso.

Resta, se dividendo bene stimo,

che il mal che s'ama è del prossimo, ed esso

amor nasce in tre modi in vostro limo.

 

"Ne consegue che nessuno desidera male a sè o a Dio, suo principio. Si desidera solamente il male del prossimo, ovvero l'amore pel male altrui, cioè l'odio." Camerini.

Dal lato opposto, "il bene per sè" può intendersi, in senso  pedagogico, la salute come costruzione del sè; l'egoismo sano.

Anche l'amore per le persone amate, (genitori, figli, moglie, marito etc.) può essere inteso come egoismo sano, e tale è anche l'amor di patria (l'umanità intera, la nostra terra, fino al più piccolo villaggio).

"Nasce in tre modi". Ove Dante intende gli avari, i golosi e i lussuriosi, ovvero tre amori limitati alle ricchezze materiali, ai piaceri della tavola e a quelli della carne.

 

E chi, per esser suo vicin soppresso,115

spera eccellenza, e sol per questo brama

ch'ei sia di sua grandezza in basso messo.

E chi perderà grazia, onore e fama,

teme di perder poch'altri sormonti,

onde s'attrista sì, che il contrario ama;

Ed è chi per ingiuria par ch'adorni

sì che si fa della vendetta ghiotto;

e tal convien che il male altrui impronti.

 

"E chi..." -

"Chi spera avanzarsi con l'abbassamento del prossimo, crede ottenere grandezza di sè medesimo se il suo vicino sarà scalcato e tornato in basso." Buti.

Tutto ciò crea desiderio di vendetta e propensione a far male, ovvero ancora, logica conseguenza di amore per le cose limitate.

 

Questo triforme amor quaggiù disotto

si piange; or vo che tu dell'altro intende,125

che corre al ben con ordine corrotto.

 

"Triforme"...

"Nei balzi sottostanti dei superbi, degli invidiosi e degli iracondi." Camerini.

"Corre al ben con ordine corrotto..."

"Amando poco i beni celesti e molto i terreni". Camerini.

 

Ciascun confusamente un bene apprende,

nel qual si queti l'animo, e desira:

perchè di giungner lui ciascun contende,

se lento amore in lui veder vi tira,

o a lui acquistar questa cornice,

dopo giusto penter ve ne martira.

 

"Dopo giusto penter..."

"Dopo giusto pentimento alla morte, può giungere alle sofferenze del purgatorio". Camerini.

Che altrimenti andrebbe all'inferno.

 

Altro ben è che non fa uom felice;

non è felicità, non è la buona

essenza, d'ogni ben frutto e radice.135

L'amor che ad esso troppo s'abbandona,

di sopra noi si piange per tre cerchi:

ma come tripartito si ragiona,

tacciolo, acciocché tu per te ne cerchi.139

 

*

 

Posto avea fine al suo ragionamento XVIII,1

L'alto Dottore, ed attento guardava

nella mia vista, s'io parea contento:

Ed io, cui nuova sete ancor frugava,

di fuor taceva, e dentro dicea: Forse

lo troppo dimandar  ch'io fo, gli grava.

Ma quel padre verace, che s'accorse

del timido voler che non s'apriva,

parlando, di parlare ardir mi porse.

Ond'io: Maestro, il mio veder s'avviva10

Si nel tuo lume, ch'io discerno chiaro

quanto la tua ragion porti o descriva:

Però ti prego, dolce Padre caro,

che mi dimostri amore, a cui riduci

ogni buono operare e il suo contraro.

Drizza, disse, ver me l'acute luci

dello intelletto, e fieti manifesto

l'error de' ciechi che si fanno duci.

 

"L'error de' ciechi...

Intende: "Ti sarà manifesto l'errore di quegli ignoranti che vogliono farsi guida degli altri, insegnando che ogni amore in sè stesso è lodevole". Camerini.

Rapportando il discorso alla situazione attuale del mondo, ove modelli diversi di civiltà e religione convivono ancora senza equilibrio, e con pericoli enormi dovuti allo sviluppo incontrollato delle tecnologie, sia di pace che di guerra, si può pensare che sia necessario, per recuperare equilibrio, arrivare alla concezione comune di un Dio fisicamente dimostrabile, vero fin quanto comprensibile alla capacità della mente umana.

Una filosofia sufficiente alla comprensione di questo problema, esiste. E' molto antica e si chiama Pitagorismo.

Finora è stata inutile, e lo era anche nel tempo del suo sviluppo in Magna Grecia, sei secoli prima della nascita di Cristo. Ciò perchè la terra era troppo grande e i popoli conoscevano bene soltanto sè stessi.

Osiamo aggiungere che nel futuro si renderà sempre più necessario far conoscere agli uomini tale filosofia (non religione), la quale però non potrà esprimersi con chiarezza finchè la scienza continuerà a proclamarsi atea.

Perchè c'è molta differenza fra un mondo con Dio (ove si può sperare in una fonte morale unitaria) e un mondo senza Dio ove la realizzazione  di una qualsiasi comprensione morale comune è impossibile.  

 

L'animo, ch'è creato ad amar presto,

ad ogni cosa è mobile, che piace,20

tosto che del piacere in atto è desto.

 

Si può dire che ogni desiderio sensitivo può essere giustificato dalla ragione, tanto da far rapidamente inclinare il nostro desiderio verso di esso. Tale propensione, tale amore, è sempre lodevole nella mentalità della gente comune.

In realtà, vedremo in seguito, non è così.

 

Vostra apprensiva da esser verace

tragge intenzione, e dentro a voi la spiega,

sì che l'animo ad essa volger face.

E se, rivolto, in ver di lei si piega,

quel piegare è amor, quello è natura

che per piacer di nuovo in voi si lega.

Poi, come il fuoco muovesi in altura,

per la sua forma ch'è nata a salire

là dove più in sua materia dura;30

così l'animo preso entra in disire,

ch'è moto spiritale, e mai non posa

fin che la cosa amata il fa gioire.

 

"Così l'anima entra in desiderio di posseder la cosa amata, il quale desiderio non è un moto materiale, ma spirituale, che non posa mai e non è contento finchè non la gode." Camerini.

 

Or ti puote apparer quant'è nascosa

la veritade alla gente ch' avveva

ciascuno amore in sè laudabil cosa;

perocchè forse ancor la sua matera

sempr'esser buona: ma non ciascun segno

è buono, ancor che buona sia la cera.

 

"Qui ti puote apparer,,," - "Qui si manifesta in parte l'errore, imperocché molte cose paiono quel che non sono.

Adiunge d'altra parte in che sta anco l'errore; cioè che poniamo che l'oggetto sia buono. L'animo può operare in quello obietto indebitamente, o per troppo, o per troppo poco, e così erra." Buti.

Quest'ultima annotazione del Buti conferma quanto già scritto in note precedenti: anche l'amore inteso come "buono obietto" (una cultura, una religione) può codurre all'errore (sia in senso materiale che spirituale) quando esso "per troppo o per troppo poco", non riesce a staccarsi dalla contraddizione della parzialità.

 

Le tue parole e il mio seguace ingegno,40

risposi lui, m'hanno amor discoverto;

ma ciò m'ha fatto di dubbiar più pregno,

che s'amore è di fuori a noi offerto,

e l'anima non va con altro piede,

se dritto o torto va, non è suo merto.

 

"Che s'amore..." Poiché l'amore ci viene dagli oggetti esterni, e se l'animo non può procedere altrimenti, non ha merito alcuno se opera bene o male. Camerini.

 

Ed egli a me: Quanto ragion qui vede

dir ti poss'io; da indi in là t'aspetta

pure a Beatrice; ch'è opra di fede.

Ogni forma sustanzial che setta

è da materia, ed è con lei unita,50

specifica virtude ha in sè colletta,

la qual senza operar non è sentita,

nè si dimostra, ma che per effetto,

come per verdi fronde in pianta vita.

 

Parla Virgilio:

"Intorno a questa materia io posso dichiarare quel tanto che la ragione umana può discernere, rispetto a quello che soprastà la ragione dal nostro intendimento naturale in su - ed è da creder per fede - aspetta che te lo dice Beatrice." Camerini.

Tale "creder per fede" può diventare anche una verità ambigua se non possediamo, per valutarla, una unità di misura ben determinata, elementare e universalmente dimostrabile. Visibile alla nostra ragione umana.

E' questo un pensiero antico, prescientifico, già sviluppato dal vecchio pitagorismo che poneva la tetractys, (la coerenza di ogni cosa col suo valore universale) come termine di paragone per distinguere il bene dal male.

 

Però, la dove vegna lo intelletto

delle prime notizie uomo non sape,

ne' de' primi appetibili l'affetto,

ch'è solo in voi , sì come studio in ape

di far lo mele; e questa prima voglia

merto di lode o biasimo non cape.60

 

Si intende "l'intelligenza delle prime notizie, come ne' fanciulli conoscere lo padre e la madre". Buti.

Tanto,  quanto  è moralmente responsabile l'ape della produzione del miele (o il serpente della produzione del veleno, potremmo aggiungere).

"I primi appetibili sono, p. es. la propria conservazione, il piacere (sano), la felicità". Camerini.

Buti: "Il primo appetibile, il sommo bene, ch'è Iddio... e questi primi appetiti non sono capaci, per sè stessi, nè di lode, nè di biasimo.

 

Or perchè a questa ogni altra si raccoglia,

innata v'è la virtù che consiglia,

e dell'assenso de' tener la soglia.

Questo è il principio, là onde si piglia

ragion di meritare in voi secondo

che buoni e rei amori accoglie e viglia.

Color che ragionando andare al fondo

s'accorser d'esta innata libertate,

però, moralità lasciare al mondo.

Onde pognam che di necessitate70

surga ogni amor che dentro a voi s'accende,

di ritenerlo è in voi la potestate.

 

Ai "primi appetiti" i commentatori fanno seguire i  "secondi movimenti".

"La virtù che consiglia"...

Avere virtù è, secondo Buti, possedere "ragione capace di reggere e signoreggiare i secondi movimenti, sicchè essi non consentano se non quel che detta la ragione stessa".

"Viglia"... Sta per "cerne", secondo Camerini, Ma il Borghini specifica meglio: "Vigliare" , non "vagliare". Cioè, quando il grano è battuto in su l'aia e n'è levata, con forche e rastrelli, la paglia, e gettata al vento per levarne la pula, e vi rimangono alcune spighe di grano e baccelli di veccie selvatiche e altri semi nocivi"...

In questo "secondo movimento", quando il nostro appetito ha avanti a sè da scegliere semi buoni e cattivi insieme, allora ha forza la libertà consentita dal libero arbitrio, il quale a sua volta pretende ragione, ovvero responsabilità.

 

La nobile virtù Beatrice intende

per lo libero arbitrio, e perciò guarda

che l'abbia a mente se a parlar ten prende.75

 

 

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