ANALISI DEL PARAMETRO “VERITA’”

 

Come per i file precedenti, anche il presente è compreso entro l’ uso della filosofia pitagorica e non possiede introduzioni.

Normalmente il principio di “Verità” è legato a quello di “Civiltà”, il quale, a sua volta, pitagoricamente è legato a quello di “Libertà”. Cominciamo con le religioni:

Iniziando con l’ esaminare il Cristianesimo, si può constatare che , considerando la maggioranza dei cristiani, uno per uno, li si può considerare tolleranti e liberi, indipendentemente dalle Chiese alle quali appartengono. Teoricamente, adoperando un linguaggio laico, chiunque potrebbe aderire al Cristianesimo interpretandolo una filosofia morale.

Cos’è invece, che lega strettamente il Cristianesimo al complesso delle religioni monoteiste? I dogmi di Verità, dei quali i principali responsabili sono i vecchi Concili, e San Paolo (pace sopra di lui). Secondo il giudizio pitagorico ciò impedisce al Cristianesimo una sua diffusione sincera, e questo perché la Verità non può essere imposta, legata a giustificare miracoli, resurrezioni, concetti metafisici astratti, che poi vengono eccessivamente sopravvalutati nell’ importanza e spacciati per “Teologia”.

L’ Orfismo, ad esempio, non nega che l’ umano possa comunicare col Cielo – sette miliardi di persone possono farlo, intimamente. - Possono comunicare mentalmente con chiunque “al di là” essi ritengano capace di ascoltarli. Non accettano però di concludere “Dio me l’ ha detto, dobbiamo fare tutti così. Prendo io il comando”.

Lo scopo della vita dell’ Orfista è soddisfatto quand’ egli realizza di avere operato per migliorare la vita futura, non soltanto per sé, ma per tutta l’ umanità. Maledizioni e anatemi non lo tangono (e lui non ne manda) , e sono incomprensibili per lui, perch’ egli appartiene all’ incontaminato Cielo Presocratico, nel quale comunque ritornerà.

A proposito dell' Orfismo, esistono delle incomprensioni che conviene chiarire. L' Orfismo come completezza di religione (come escatologia Orfista), non c' entra col pitagorismo. Ogni buon filosofo lo sa, e non è lecito fare speculazioni su ciò.

L' Orfismo pitagorico è giustificato soltanto (nell' inizio) dalla testimonianza di Senofane da Colofone il quale affermava che Pitagora credeva nella metempsicosi. - (Senofane, frammento 7, Diels e testimonianze di Erodoto)  - Tutto qui, niente di più. Il resto (opinioni di Platone, Plotino, neoplatonismo, ecc. ) ogni lettore lo può trovare nei dizionari di filosofia alle voci "Metempsicosi" "Orfismo", "Pitagorismo", e altro.  Infine, l' Orfismo accettato dal pitagorismo riguarda solo il problema della trasmigrazione delle anime, che però, trattato in conseguenza logica, è l' unico che possa concretamente interessare la filosofia.

Un' ultima cosa: Qualcuno afferma che Pitagora non avrebbe potuto apprendere concetti orfici in Egitto. Secondo noi Pitagora apprese la teoria della trasmigrazione delle anime in patria, da Ferecide di Siro. Pure (forse) non essendo stato un suo allievo.

Torniamo ai tempi nostri. Oggi, ogni Orfista di provenienza pitagorica rispetta tutto ciò che proviene dalle altre religioni, rispetta Profeti, Santi e Martiri (pace sopra di loro). Egli soltanto, delle grandi Verità afferma “Non lo so”. Non nega alcunché, ma esige anche per sè il rispetto, nella pace delle religioni. Secondo lui non è corretto – ne’ filosoficamente, ne’ religiosamente – attribuire al metafisico valore di Verità. Chi lo fa senza riflettere, di certo non si rende conto dell’ importanza pratica – umana e universale – che si deve dare a tale valore. Questa almeno è - secondo noi - la conseguenza logica risultante attualmente.

Nella Storia (in Occidente e in Oriente) chiunque se ne sia impadronito ha potuto poi godere del potere totale di vita e di morte sul prossimo. Se io potessi dare, al migliore dei cristiani, potere di vita e di morte, potrei star sicuro che egli, in un tempo non lungo, diventerebbe assassino.

La filosofia di Zenone, (nel concetto eleatico di “Verità”) non può essere considerata una giustificazione del Monoteismo (più esattamente dello Enoteismo) come si è preteso. Secondo noi la incompatibilità eleatica fra il Vero e il Non Vero è già un pensiero scientifico.

L’ Orfismo, confrontato a sua volta con tutte le religioni, mantiene la sua differenza anche nei confronti del Buddhismo: socraticamente, presuppone di non sapere; pitagoricamente, presuppone di poter scegliere.

Anche nel pensiero laico il principio di Verità è falsificato, specie quando si prendono in considerazione alcune teorie politiche “generali” quali Liberalismo, Comunismo, Fascismo … ecc. le quali tutte ambiscono a riservarsi l’ esclusiva della Verità.

In tutte le forme di governo nominate il titolo di filosofo corrisponde a una professione programmata dallo Stato. La promozione alla laurea in Filosofia, nelle nostre Università, è un falso. Lo Stato, o almeno il partito in democrazia, devono garantirsi una Verità loro, attraverso un dottorato a parte giustificato entro un gerarchismo ufficializzato. Non che ciò non sia utile in filosofia, ma forse così si perdono valori filosofici naturali.

Ma lasciamo perdere.

La certezza del valore della Verità nella società politica in genere, spesso partorisce negatività, piuttosto che cose buone. Ciò perché normalmente la conoscenza della Verità significa ignoranza di tutto il resto. Ne fece fede il filosofo Peirce, pace sopra di lui.

Esaminiamo ora il valore della Verità in democrazia.

A giudizio pitagorico particelle sociali di Verità possono uccidere una democrazia. La democrazia non può esistere come un mix di fascismo, comunismo, imprenditorialismo, banchismo, eccetera. In una società democratica devono vivere tutti, non possono esserci derive autocratiche, proprio perché ogni autocrazia è Verità, ed ogni Verità, si voglia o no, è parziale. E in ogni parzialità possono vivere soltanto alcuni. Il raggiungimento del pactum unionis viene impedito.

E allora ? Risolviamo creando un campo di concentramento per hitleriani e stalinisti? Anche questo sarebbe contraddittorio e impossibile.

Tutto si può risolvere nel tempo rendendoci conto che noi si vive – ancora oggi e in tutto il mondo – nella “Civiltà del Vincere”.

Pitagoricamente non ci sono risoluzioni che non siano totali. Per cui la società umana dovrebbe cominciare a pensare filosoficamente alla futura necessità, nel mondo, di giungere ad una “Civiltà Associativa”, piuttosto che a una “Civiltà del Vincere”.

Pensiamo, ad esempio, alle acculturazioni di civiltà, che oggi avvengono ancora fra culture molto diverse, senza criterio di comprensione reciproca, con diverse giustificazioni di “Verità”. Secondo il nostro parere ciò potrebbe sanarsi attraverso un Associazionismo mondiale fra Stati (principio di valorizzazione del territorio, del “ognuno a casa sua”), però trasformando ogni Stato da competitivo in associativo, secondo una economia da aggiustare. Lavoro lungo, da affidare a molte persone realmente coscienziose e valide.

In questo caso tutto il problema dell’ autoritarismo si risolverebbe nel tempo“per estinzione”, proprio come nelle ère dei dinosauri.

E’ noto, a nessuno piace sentir parlare di risoluzioni a lungo termine. L’ alternativa però non potrà essere che quella di un ripensamento a seguito del terrore atomico. Pur sempre una conseguenza logica della “Civiltà del Vincere”.

Enrico Orlandini, 25 luglio 2014.

(esci)