Dal libro di John Dewey:  "Individualismo e azione sociale" (1935).

Capitolo  II.

LA  CRISI  DEL  LIBERALISMO

Traduzione di R. Cresti. Firenze, 1948.

1.

 

 

La conseguenza spontanea delle controversie dei primi liberali che tendevano ad emancipare gli individui dalle restrizioni imposte da una struttura ereditaria di organizzazione sociale, fu di porre un problema: quello di una nuova organizzazione della società.

Le idee liberali che scaturirono nel primo trentennio del diciannovesino  secolo furono di grande efficacia per la critica e per l' analisi; esse liberarono le forze che fino ad allora erano state compresse.

10 Tuttavia l' analisi non è ancora costruzione; e liberare delle forze non significa di per sé dare la direzione alle forze che si sono emancipate.

 

L' ottimismo vittoriano nascose per un certo tempo la crisi alla quale il liberalismo era giunto; ma quando questo ottimismo venne meno, proprio nel pieno del conflitto fra nazioni, fra classi e razze, caratteristico dell' ultima parte del diciannovesimo secolo - conflitto che è sempre più cresciuto di intensità col passare degli anni - allora la crisi non poté più a lungo essere celata.

20 Le credenze ed i metodi del primo liberalismo si rivelarono inefficaci ad affrontare i problemi della organizzazione e integrazione sociale; e la loro insufficienza è responsabile in larga misura della credenza ora diffusa che qualsiasi liberalismo è dottrina fuori moda.

 

Allo stesso tempo la mancanza di sicurezza e di certezza nella fede e nel fine è un fattore decisivo per produrre delle credenze dogmatiche e profondamente ostili ad ogni aspetto di vita verso cui il liberalismo di qualsiasi tipo è dedicato.

 

In un saggio più disteso, la crisi potrebbe essere dipinta nei 30 confini della vita di John Stuart Mill, cioè in un periodo in cui tutta la forza della crisi non era ancora chiaramente manifesta.

Si osserva nella sua autobiografia, che già nel 1826, aveva rivolto a sé stesso questa domanda: - Immagina che nella vita tutti i tuoi programmi si realizzino, che ogni cambiamento delle istituzioni e delle opinioni cui tu hai mirato possa, proprio in questo istante, essere interamente effettuato. Te ne deriverebbe per questo grande gioia e felicità?

E la sua risposta fu negativa.

40 La lotta per la liberazione gli aveva dato quella soddisfazione  che proviene da un reale impegno. Tuttavia la prospettiva della meta raggiunta gli si presentava come uno scenario nel quale mancava qualcosa di indefinito, ma necessario ad una vita buona: nello spettacolo che si era prospettato nella immaginazione, vide un vuoto profondo.

 

Nel suo dubbio sempre più chiaro, cioè se la vita fosse degna di essere vissuta qualora i fini delle sua ambizioni si fossero realizzati, le cause fisiche dovevano avere qualche peso. Una gioventù sensibile spesso soffre di queste crisi.

50 Però, egli avvertì anche un tono superficiale nella filosofia di Bentham e di suo padre; questa filosofia ora gli sembrava investire soltanto i confini esterni della vita, e non le sue sorgenti intime di alimento e di crescita personale.

Credo sia un bel parafrasare dire che a lui parve di essersi interessato soltanto ad astrazioni intellettuali.

 

La critica ci ha reso familiari con quell' astrazione conosciuta sotto il nome di "uomo economico"; gli utilitaristi vi aggiunsero quella dell' "uomo legale" e "politico".

In ogni caso essi avevano mancato il bersaglio a definire l' 60 uomo in sé. Mill per primo cercò, come un mezzo per coltivare i sentimenti, il conforto delle belle arti, specialmente della poesia, e reagì contro il benthamismo come dottrina esclusivamente intellettualistica, la quale identificava l' uomo come una macchina calcolatrice.

 

Così, sotto l' influenza di Coleridge e dei suoi discepoli, imparò che le istituzioni e le tradizioni sono indispensabili al nutrimento di ciò che c' è di più profondo e di più valido nella vita umana; la dimestichezza col pensiero di Comte, poi, il quale predicava una futura società basata sulla  organizzazione della scienza, gli diede un nuovo scopo per cui combattere: l' istituzione di una forma di organizzazione sociale a cui presiedesse una autorità spirituale centrale.

 

Mill lottò tutta la vita per conciliare queste idee con quelle che erano state profondamente scolpite del suo essere dal suo primo bentamismo; ma questo ci riguarda soltanto come testimonianza della lunga crisi di fede e d' azione sopravvenuta nel liberalismo stesso, quando si avvertì il bisogno di congiungere le prime idee sulla libertà con l' insistente domanda di una società organizzata; con il bisogno, 80 cioè, di una sintesi costruttiva nel regno del pensiero e delle istituzioni sociali.

 

Il problema di realizzare la libertà veniva a trovarsi così infinitamente allargato ed approfondito. Non si presentava più come un conflitto fra governo e libertà individuale nei fatti della coscienza e dell' azione economica, bensì come il problema di fondare un intero ordine sociale, in possesso di una autorità spirituale che dovrebbe nutrire e dirigere la vita intima ed esterna delle persone.

 

Il problema delle scienza non si limitava più alle  applicazioni tecniche per accrescere la produzione; si trattava di infondere nel pensiero individuale uno spirito di ragionevolezza, il quale fosse favorito dalla organizzazione sociale e che, nello stesso tempo, contribuisse al suo sviluppo.

 

Ci si accorse anche che il problema della democrazia non era risorto, ma appena poco più che sfiorato esternamente, dal costituirsi del suffragio universale e del governo rappresentativo.

 

Disse Havelock Ellis: - "Ora si può vedere che il voto e l' urna 100 elettorale non rendono libero l' elettore nemmeno dall' oppressione esterna e che, cosa che conduce a più gravi conseguenze, essi non lo liberano necessariamente dai suoi stessi istinti servili."

 

Il problema della democrazia perciò diviene il problema di quella  forma di organizzazione sociale che si estende ad ogni campo e ad ogni via della vita, in cui le forze individuali non dovrebbero essere semplicemente liberate da costrizioni meccaniche esterne, ma dovrebbero essere alimentate, sostenute e dirette.

 

110 Una tale struttura sociale esige molto maggiore educazione di quella che dà un normale insegnamento scolastico, il quale, senza un rinnovarsi degli scopi e dei desideri, rischia di divenire un' altra forma di meccanizzazione e di formalismo ostile alla libertà, come qualunque altra costrizione statale.

Alla scienza, inoltre, domanda molto di più che una esterna applicazione tecnica, la quale anche essa conduce al meccanizzarsi della vita, e si risolve in un' altra forma di schiavitù.

120 Una tale organizzazione sociale chiede che il metodo d' indagine, di discriminazione dell' esperimento con risultati verificabili sia reso normale in tutte le questioni importanti o no, che s' impongono per essere giudicate.

 

L' esigenza di una forma di organizzazione sociale che escluda attività economiche, ma che tuttavia le converta in mezzi per sviluppare le più alte capacità individuali è nuova; il liberalismo dei primi tempi non ne sapeva nulla.

Pure, se noi spogliamo il suo credo dagli elementi provvisori, rimangono sempre dei valori durevoli per i quali il 130 primo liberalismo reggeva; essi sono la libertà, lo sviluppo delle attitudini individuali reso possibile con la libertà stessa, ed il ruolo centrale dell' intelligenza, che gioca libera sull' indagine, nella discussione, nell' espressione.

Ma quegli elementi provvisori che erano uniti a questi valori colorirono ognuno di questi ideali in modo da renderlo impotente, o avverso, allorché fu sollevato il nuovo problema della organizzazione sociale.

 

Prima di esaminare quei tre valori del primo liberalismo, giova notare un fatto apparentemente di poco conto, ma che 140 invece ebbe una larga influenza nella posteriore incapacità del liberalismo.

I primi liberali mancarono di senso e di interesse storico.

Per un poco questo difetto ebbe una immediata conseguenza pragmatica, poiché si offerse ai liberali come un' arma potente per le loro battaglie contro i reazionari.

Infatti esso li aiutò a non curarsi del richiamo alle origini, alla storia presente e passata, con cui invece gli oppositori del movimento sociale avevano segnato, al modo di sacrosanto distintivo, le iniquità esistenti, e gli abusi.

 

150 Ma lo sprezzo della storia prese la sua rivincita; accecò gli occhi dei liberali di fronte al fatto che le loro speciali interpretazioni della libertà, della individualità e della intelligenza, erano esse stesse storicamente condizionate ed applicabili soltanto al loro stesso tempo.

 

Al contrario essi intesero porgere quelle idee come verità immutabili, buone per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Non ebbero, cioè, il senso della relatività storica, sia in generale che nelle applicazioni particolari.

Al momento in cui quelle loro idee e quei programmi furono 160 progettati, essi si rivelarono un attacco agli interessi che le istituzioni in atto custodivano e il cui costume aveva dato la sua sanzione.

Le nuove forze per le quali i liberali cercavano un accesso erano incipienti, mentre lo status quo era schierato contro la loro liberazione.

 

Alla metà del diciannovesimo secolo il panorama contemporaneo era radicalmente mutato. I cambiamenti economici e politici per i quali i liberali avevano lottato erano tanto largamente realizzati che via via divenivano l' interesse 170 corrente, così che le loro dottrine, specialmente quelle del liberalismo laissez faire [economico, fisiocratico], fornivano ora la giustificazione intellettuale dello statu quo.

Tale credenza è ancora diffusa in questo paese [negli USA].

 

La prima dottrina dei "diritti naturali", superiore all' azione legislativa, ebbe dalla legge stessa un definitivo significato economico, e fu usata dai giudici per distruggere la legislazione sociale passata nell' interesse della libertà di contratto reale, invece che puramente formale.

Inveì contro tutte le nuove politiche sociali, che esso  denomina "rude individualismo".

Inoltre, i beneficiati dal regime economico che si affermava, si associarono in quelle che essi chiamarono le "Leghe della Libertà", per perpetuare la rigida reggimentazione di milioni dei loro compagni.

 

Con ciò non si intende sostenere che la resistenza opposta ai moti sociali non si sarebbe verificata se non ci fossero state le dottrine dei primi liberali. Però è anche vero che, se costoro avessero tenuto conto della relatività storica della loro stessa interpretazione del termine "libertà", questa resistenza posteriore sarebbe stata di certo privata del principale sostegno intellettuale e morale.

La tragedia è, che quantunque questi liberali fossero i nemici giurati dell' assolutismo politico, essi stessi erano assolutisti nel vangelo sociale che formulavano.

 

L' asserzione non significa di certo che essi fossero contrari ai cambiamenti sociali. Evidentemente, semmai, il contrario. Ma vuol dire che essi sostenevano esserci una sola via per addivenire ad un benefico mutamento sociale, quella della iniziativa economica privata socialmente controllata, basata e 200 facente capo alla santità della proprietà individuale: il che vuol dire, in altri termini, libertà dal controllo sociale.

 

Nello stesso modo oggi [anni '30], coloro che professano la prima fede liberale, attribuiscono a questo solo fattore tutto il miglioramento sociale che è avvenuto, che può sintetizzarsi nello aumento della produzione e della crescita del livello di vita.

Insomma,  i liberali non tentarono di arrestare il moto sociale, ma provarono a limitare il suo corso ad una sola corrente, e poi ad immobilizzare la corrente stessa.

 

210 Se i primi liberali avessero posto la loro particolare interpretazione della libertà come qualcosa di soggetto alla relatività storica, essi non l' avrebbero ristretta in una dottrina da essere applicata in tutti i tempi e sotto tutte le circostanze sociali. Precisamente essi avrebbero riconosciuto che una effettiva libertà è una funzione delle condizioni sociali di ogni tempo.

Con ciò essi si sarebbero avveduti anche, che non appena le relazioni economiche divenivano forze dominanti nel formare il modello delle relazioni umane, la necessità della libertà individuale che essi proclamavano, richiamerebbe il controllo sociale delle stesse forze economiche nell' interesse della massa.

 

Quei liberali, per di più, non seppero fare distinzione fra libertà puramente formale o legale, e libertà effettiva di pensiero e di azione, ed a causa di questo la storia degli ultimi cento anni  è la storia delle loro false predizioni.

Si profetizzò che ad un regime di libertà economica conseguirebbe interdipendenza fra le nazioni, e di conseguenza la pace.

230 Il tempo presente, invece, è stato segnato da guerre di sempre crescente estensione e distruzione.

 

Anche Carlo Marx profetizzò che le nuove forze economiche avrebbero distrutto il nazionalismo economico e che avrebbero fatto posto a un' era di internazionalismo.

Lo sfoggio del nazionalismo esasperato che caratterizza il mondo di oggi [anni '30] ne è un sufficiente commento. La lotta per le materie prime e la conquista dei mercati delle nazioni arretrate, combinata col controllo finanziario in mani straniere delle loro industrie domestiche, è stata accompagnata da ogni specie di espediente per impedire l' accesso delle altre nazioni già progredite ai mercati nazionali.

 

La dottrina fondamentale dei primi economisti liberali era che il regime della libertà economica, nel modo in cui essi lo concepivano, avrebbe quasi automaticamente, attraverso la concorrenza, diretto la produzione per quelle vie il più possibile adatte a fornire le comodità ed i vantaggi socialmente necessari.

Il desiderio del guadagno personale, invece, insegnò ben 250 presto che si poteva meglio promuovere la realizzazione di quella idea con la concorrenza ad oltranza, e poi sostituendo alle comuni aziende, grandi combinazioni di capitale senza competizione.

 

Supponevano i liberali che la molla del tornaconto individuale avrebbe messo in conto le energie produttive, in modo da creare un' abbondanza sempre crescente; ma non intravvidero il fatto che in molti casi il profitto privato può essere meglio servito col mantenere una ristrettezza artificiale, e con quello che il Veblen chiamò "il sistematico 260 sabotaggio della produzione".

Soprattutto con l' identificare l' estensione della libertà in tutti i suoi aspetti.

Con l' estensione della loro particolare forma di libertà economica essi fallirono in pieno nel presagire il peso del controllo privato dei mezzi di produzione e di distribuzione su la libertà effettiva delle masse, così nell' industria come nei beni culturali.

 

Un' era del potere tenuto da pochi andava sostituendosi all' era della libertà per tutti, presagita dai liberali del principio 270 del diciannovesimo secolo.

 

Tali dichiarazioni non implicano certo che questi liberali avrebbero  dovuto o potuto prevedere i rivolgimenti che avvennero, provocati dall' urto delle nuove forze di produzione.

Ciò che vale notare è, che la loro incapacità ad afferrare l' aspetto storico dell' interpretazione della libertà che essi proclamavano, servì più tardi a consolidare un regime sociale che fu un capitale ostacolo per raggiungere quei fini stessi che essi perseguivano.

 

280 Un aspetto di questa incapacità è degno di speciale menzione.

Nessuno più chiaramente dei bentamiani ha mai intuito che l' interesse politico dei governanti, quando non è socialmente frenato e controllato, conduce ad azioni che distruggono la libertà per la massa del popolo.

La percezione di questo fatto da parte loro fu un argomento primario per la loro difesa del governo rappresentativo, poiché essi videro in questa istituzione un mezzo col quale l' interesse dei governanti sarebbe stato costretto a conformarsi 290 all' interesse dei loro sudditi.

 

Tuttavia ad essi non balenò il fatto che il controllo privato delle nuove forze di produzione , le quali toccano la vita di ognuno, agirebbe nello stesso modo di un controllo privato non frenato del potere politico.

Si accorsero cioè, del bisogno di nuove istituzioni legali e di condizioni politiche differenti, come un mezzo di libertà politica, ma non si avvidero che il controllo sociale delle forze economiche è del pari necessario allorché sia da realizzare 299 una approssimativa uguaglianza e libertà economica.

 

Continua

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