COMMENTO

a STELLA E CORONA
Ho ricevuto, a firma di Alberto Conterio, commissario regionale piemontese di "Stella e Corona", l' invito a commentare lo scritto che qui riportiamo. Conosco Alberto Conterio da quando, dal 2002 al 2008 fui iscritto all' U.M.I. (Unione Monarchica Italiana), dalla quale mi dimisi per la impossibilità di esprimere completamente il mio pensiero senza cadere in contraddizione con me stesso per il solo fatto di essermi iscritto. I motivi che mi indussero a iscrivermi furono i seguenti: avevo pensato che la protezione del gruppo monarchico avrebbe permesso di dare al mio sito www.rigocamerano.it il carisma necessario a giustificare la mia naturale posizione politica estranea alla partitocrazia (ma non nemica). Il vituperato Re Vittorio Emanuele III aveva mostrato durante il suo regno, di poter sostenere la dignità dello Stato nei confronti del Vaticano e la indipendenza formale delle Forze Armate nei confronti del Fascismo. Tutti coloro che hanno vissuto in quel tempo conoscono l' antagonismo che allora esisteva fra l'esercito e la milizia. Il sovrano aveva mantenuto la sua dignità anche davanti al Führer rispondendo al saluto fascista con il saluto militare. Personalmente giustifico anche la tanto deprecata "fuga" a Brindisi, nel giudizio sulla quale si è forse affrettati, perché si dovrebbe considerare che la permanenza della Casa regnante a Roma avrebbe provocato la conseguenza (testimoniata da Montalelli nella sua "Storia d' Italia"), della penetrazione tedesca in città, mentre in quel caso era prevista la difesa della medesima attraverso un lancio di paracadutisti anglo-americani che avrebbe comportato combattimenti casa per casa, con conseguenze da immaginare, per le quali, lo stesso Re sarebbe stato poi accusato di responsabilità nella strage. Le colpe del Re furono conseguenza della sua debolezza nei confronti del proprio primo ministro e del timore nel socialismo rivoluzionario; cose pesanti che comportarono i tribunali speciali, l'abolizione delle elezioni, la dittatura, le leggi antiebraiche, l' accettazione dello stato di guerra, il comando dell' esercito affidato a Mussolini, ed altro. Troppe firme e responsabilità per un Re debole, ma non cattivo, che nel primo conflitto si era procurato anche fama di coraggioso. Nel 2002, comunque, si poteva pensare che la monarchia avesse capito il pericolo che comportava il mettersi nelle mani di un primo ministro, qualsiasi colore esso avesse. Questo perché un Re costituzionale DEVE per propria natura rimanere estraneo e "super partes" rispetto ai politici, ovvero deve rappresentare il popolo in tutte le sue accezioni intellettuali, caratteriali e psicologiche. Soprattutto deve esercitare, per il solo fatto di esserci, una protezione verso tutti coloro che risultassero estranei alla politica dei partiti così come essa è esercitata nel proprio complesso e "nel territorio", attraverso clientelismi, favoritismi, interessamento a tutte quelle attività che in uno Stato libero dovrebbero essere lasciate alla indipendenza e alla iniziativa dei singoli cittadini. Nel 2002 si poteva pensare che una politica basata su una prospettiva di reintroduzione di una monarchia dovesse essere impostata a imitazione almeno delle monarchie oggi esistenti in Europa, si veda, una per tutti, la monarchia spagnola che sembra, per analogia storica, la più vicina alla nostra. Ammetto che la monarchia italiana possa essere combattuta sia da sinistra che da destra, ragione per cui sembrava logico sostenere il recupero del carisma popolare della medesima. Non si poteva ammettere una monarchia "politicizzata a priori" (contro i comunisti ad esempio), ed io con tale spirito (nel 2002) avevo chiesto l' iscrizione specificando che fin dagli anni '70 ero iscritto alla Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno", la quale, negli anni cruciali del primo dopoguerra aveva accolto molti anticlericali di estrazione monarchica. Per giunta io, sempre negli anni '70, mi ero iscritto alla Associazione Anarchica "non violence" facente capo alla rivista "Ecoute Camarade" di Parigi. Associazione presto chiusa (con chiave sotto lo zerbino - testuale - ovvero con possibilità di riprenderla) penso per incompatibilità interne, e perché le associazioni anarchiche servono soltanto alla polizia e devono essere necessariamente povere, contenenti qualche esaltato, preferibilmente già compromesse e con mezzo piede in prigione. In ogni modo io non mi iscrissi all' U.M.I. con lo spirito di chi si iscrive a un partito. Infatti l' U.M.I. non è un partito. Ho sempre difeso il liberalismo, e Alberto Conterio lo sa benissimo. Per cui per me (e non pretendo affatto ragione), ripeto "per me" (per conseguenza logica dei miei pensieri e dei miei studi), un principe democratico non deve arrivare al trono politicizzato a priori. Deve conoscere la politica in senso filosofico e storico, in quando dovrà praticarla con responsabilità di arbitro in favore del popolo e della sicurezza interna e tranquillità dello Stato, per cui non dovrà esserne contagiato, in senso partitico "a priori". Altrettanto vale per chi sostiene il principe. Non può pretendere di essere "una cosa", mentre il Sovrano è "un' altra cosa". Durante il breve ultimo governo Prodi non vidi volentieri, ad esempio, le bandiere monarchiche schierate "contro" il governo in carica nella famosa manifestazione di Roma organizzata, al tempo, da "Forza Italia". Le bandiere di una forza democratica monarchica non dovrebbero mai essere esposte "contro" un governo del proprio Stato, sia pure in tempo di repubblica, perché così facendo chi le sventola dimostra di non rappresentare un monarca in democrazia, bensì un partito politico. Se pretendono ancora di rappresentare un principe, allora quel principe sarà qualcos' altro; sarà più bravo, più intelligente, più carismatico, sarà tutto, ma non liberale, costituzionale, non democratico. In effetti lo scritto di Alberto Conterio dimostra questo. Una critica della democrazia (diciamo repubblica), è stata già fatta dall' anarchico Max Stirner ed è riportata in questo sito nel file "Considerazioni sull' anarchia" . Sennonché la critica stirneriana conduce, come conseguenza della diminuzione della libertà nello Stato, alla logica della edificazione delle grandi oligarchie del diciannovesimo e ventesimo secolo, da Napoleone a Stalin, passando per Mussolini e Hitler. Ripeto, non pretendo ragione, tutte le idee sono giustificabili, ma la conclusione dell' analisi di Conterio (che non prevede elezioni e mostra di non apprezzare il valore della indipendenza della Magistratura in uno Stato di diritto) conduce a questo. Del resto in Italia i sostenitori della risoluzione finale "Re e Primo Ministro stabile" sono numerosissimi, e ancor di più quelli che desiderano un autoritarismo moderato. Anche a sinistra ci sono quelli, come i nazional-comunisti, che vorrebbero tornare a Stalin, e numerosi anche coloro che desiderano un autoritarismo moderato di colore diverso. L' autoritarismo moderato però, se costituzionalizzato, condurrebbe oggi l' Italia allo isolamento internazionale. Del resto, un autoritarismo strisciante già c'é. Personalmente ritengo che la democrazia in Italia possa essere migliorata, anche attraverso un effettivo sistema federale, sul quale mi riprometto di scrivere qualcosa, pur se il mio stato di salute, recentemente è peggiorato. Per concludere, Conterio ha ragione quando scrive che la monarchia deve rapportarsi necessariamente al popolo. A mio modo di vedere, però, questo dovrebbe significare, popolo inteso nell' intero arco politico dei partiti parlamentari e in tutto ciò che rimane fuori, specialmente di non partitico (che non è poco). Verso questo obiettivo si sarebbe dovuta impostare la politica del carisma monarchico. Ripeto per la terza volta, non pretendo di avere ragione, perché so bene che ci sono stati anche concreti ed oggettivi ostacoli a ciò, anche se poi la volontà di affrontarli non s'è vista. Tuttavia la risoluzione che vuole il principe alleato di una sola forza partitica è pericolosissima per la monarchia, e l' esperienza fascista lo dimostra. Forse però la monarchia italiana tale insufficienza la porta con sé storicamente e cronicamente. Qualunque fosse il colore politico alleato del principe, esso principe non potrebbe svolgere bene le sue funzioni e sarebbe usato da una parte limitata del popolo. Ne verrebbe fuori una monarchia isolata da quelle del resto d' Europa, che darebbe vita a uno Stato "moderatamente autoritario" che sarebbe ancora più debole della "democrazia" attuale. La conseguenza logica vera sarebbe lo Stato totalitario, perché non si scappa, la scelta è fra quattro: monarchia assoluta, monarchia liberale, repubblica totalitaria, repubblica liberale. Le vie di mezzo sono infinite, ma tutte transitorie; alla fine quelli sono gli sbocchi. La strada verso l' ottenimento della pacificazione internazionale sembra ancora utopistica perchè pare non si possano evitare le ragioni settoriali. Forse fra cento o duecento anni la civiltà di oggi ci apparirà arretrata, o forse non ci sarà più alcuna civiltà, visto che il fanatismo impera e che le armi a nostra disposizione sono troppo potenti. Ragione vorrebbe che a disposizione di società monarchiche e repubblicane ci fossero costituzioni da scegliere in tempi relativamente limitati. Ragione vorrebbe che le cause di guerre scomparissero dal mondo e che le persone umane si capissero e si unissero in pace. Le persone sono biologicamente condizionate in modo che ciò non possa verificarsi? Pitagorismo, cristianesimo pratico, anarchia, potrebbero dimostrare il contrario; ma qui siamo "nell'altra parte del mondo". Quanti secoli ci vorranno per guarire il genere umano dai propri condizionamenti? Perché noi "vogliamo" il mondo in cui viviamo. Purtroppo.
Enrico Orlandini. Osimo, 23 novembre 2010.
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