Impariamo il bosco

 

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Gli animali del bosco, sia superiori che inferiori, sono tali e tanti, che a volerli descrivere appena approssimativamente si dovrebbe produrre un vero trattato di zoologia.

Se pensiamo, ad esempio, alla sola Europa, la quale nei tempi arcaici era un territorio completamente coperto di foreste, dobbiamo dedurre che anche gli animali oggi definiti "domestici", quali il cane, il gatto, il cavallo, la mucca, l'asino, la pecora e simili, provengono tutti da ceppi selvatici un tempo dispersi nei boschi.

Ci accontenteremo, pertanto, di iniziare questo capitolo presentando solo pochi campioni di animali, sia inferiori che superiori, senza descriverli somaticamente, che altrimenti ce ne usciremmo dal seminato botanico.

 

Iniziamo dagli "inferiori", che spesso sono soltanto piccoli, ma non meno potenti e capaci di socializzazione.

 

Campionario di formiche rosse, con maschio fecondatore, regina portatrice e fecondatrice di uova; formica operaia e formica soldato, somaticamente modificati. La società delle formiche è matriarcale:  i maschi muoiono per cause naturali, dopo aver provveduto alla fecondazione della sola regina.

 

 

 

Sezione, in spaccato, di un formicaio. Le formiche costituiscono società relativamente molto specializzate, i cui componenti  sono femmine sterili che provengono tutte da uova della stessa madre, la quale, comunque, a periodi, cova maschi e altre femmine fecondabili che, in seguito, abbandoneranno il nido per formarne di nuovi.

Le scritture in stampa, nell'ordine:  Camera delle pupe, camera della regina, camera delle larve, deposito delle uova e magazzino del cibo. Fuori tana, in alto a sinistra: una goccia di miele immagazzinato nello stomaco di una operaia. Queste gocce di miele sono ricavate dagli afidi, piccoli animali che possono essere uccisi durante le battute di caccia e raccolta, o allevati nel formicaio.  Altre categorie socializzate e importanti sono le termiti e le api.

 

 

Che una società specializzata non possa fare a meno della comunicazione è dimostrato anche dagli animali inferiori. Notoriamente una formica operaia è in grado di indicare alle proprie compagne il luogo ov' ella ha trovato cibo, e si può immaginare che analogo genere di comunicazione vi sia tra i soldati e nelle camere del formicaio.

 

Una locusta e un grillo: due insetti "canterini" che nei tempi più antichi erano spesso catturati a scopo di gioco, specialmente dalle bambine. I due animali ci ricordano un sonetto di Keats presentato nella directory "Poesia".

 

Una tela di ragno: Arte della natura funzionale alla caccia. Nelle foreste i ragni possono essere anche grossi e pericolosi per l'uomo.

 

Uova di farfalla, con bruchi appena usciti, pronti a mangiare la foglia sulla quale sono stati deposti.  Il detto popolare: "mangiare la foglia" significa infatti:  "capire la situazione", "rendersi conto di dove si è e saperne approfittare subito".

Dai bruchi sviluppati (successive "crisalidi") usciranno, a tempo debito, le farfalle, così come le vediamo qui in basso.

 

 

 

 

 

 

 

Farfalla diurna:  Pyramis atalanta.

Farfalla:  Arctia caja.

Le farfalle esistenti sono numerose a tal punto che ad alcuni scienziati collezionisti non basta una vita a raccoglierle e studiarle.

 

Animali striscianti o legati al terreno:

 

Chiocciola Helix con uova deposte sotto la superficie del suolo.  A destra un esemplare in letargo invernale, con guscio sigillato da uno strato di calcare autoformato.

A sinistra:  Lumaca Testacella, carnivora, a caccia di vermi nel sottosuolo.

Al centro:  Lombrichi (attorcigliati) introdotti in cunicoli scavati da loro stessi. Foglie e detriti da essi portati nel sottosuolo, forniscono al medesimo aerazione e dissodamento. I lombrichi sono, pertanto, utili concimatori.

A destra:  una Scolopendra a spasso. Può raggiungere i 10 cm. ed è carnivora.

 

 

I serpenti costituiscono una categoria zoologica molto complessa che qui non vogliamo tenere legata al solo ambiente boschivo.

A chi lo desiderasse, consigliamo di farsene una ricerca a parte, nel web.

  

 

Scoiattolo rosso: Sciurus vulgaris.

 

 

Lo scoiattolo non vuole comparire  e ci ha costretti più volte a ricostruire questo file, beffandoci e prendendoci in giro. Qui lo teniamo come campione della grande famiglia degli scoiattoli, diffusa in tutto il mondo con forme diversificate a seconda, soprattutto, delle zone climatiche e dei tipi di foresta. Ci sono, tuttavia, anche gli scoiattoli...a piedi.

Provate comunque a cliccare il suo nome scientifico, vedrete che apparirà.

 

A sinistra: un rigogolo dorato mentre nutre la sua covata. 

 

Questi uccellini, così simpatici, nelle grandi foreste sono spesso minacciati dai predatori  rapaci, sia terricoli che volatili, prime fra tutti le arpìe, che qui presentiamo in due esemplari molto diversi fra loro. Un'Aquila arpìa e un  "Biancone": Harpia harpyja.

     

Sul Biancone, si legga:

http//utenti.romascuola.net/smstittonimanziana/biancone.html

 

 

Questa "cattiveria" animale è il risultato necessario delle leggi del tempo e del movimento: - la vita deve trascorrere e bisogna mangiare per vivere - privata di tali leggi  la natura non funzionerebbe, ed anzi, ce ne andremmo proprio fuori dal mondo.

Tuttavia le conseguenze logiche che giustificano il comportamento animale non possono essere rapportate alla natura umana, nè giustificate in quanto tali, anche se si può scientificamente riconoscere la provenienza animale del genere umano, e quindi dare spiegazione (non sempre però giustificazione) della natura profonda di alcuni aspetti del suo carattere, degli  istinti, etc.

Ciò perchè le radici esistenziali della natura animale e quelle della natura umana sono completamente opposte, nel senso che, mentre la "cattiveria" della natura animale giustifica la conservazione, quella della natura umana non è finalizzata a questo, anzi, attraverso la cattiveria raggiunge i fini contrari del dolore e della precarietà.

Tuttavia, il tema filosofico della "cattiveria" è molto difficile da trattare, poiché assai spesso anche i "buoni" possono esser costretti a trovarsi in contraddizione con la propria natura, o con ciò che essi ritengono essere la loro natura. Per questi motivi sono state inventate, nel mondo, "giustizia" e "facoltà ragionativa".

Voi, comunque, non pensate a queste cose e fate piuttosto il vostro dovere verso voi stessi aiutando i vostri insegnanti, con papà e mamma, a costruirvi.

 

 

Ambiente antropico.

Contrariamente al mare e al monte i quali, nonostante le difficoltà apportate dalla loro stessa conformazione, hanno favorito di molto il progresso della civiltà umana consentendo le comunicazioni fra i popoli; le foreste hanno ostacolato le reciproche conoscenze, ritardato o impedito, gli scambi economici e culturali.

Si può pensare (come abbiamo già visto trattando "il monte"), al primo millennio dell'èra cristiana e all'opera di evangelizzazione compiuta dai santi irlandesi, i quali percorsero il mondo allora conosciuto utilizzando le vecchie strade   dell'impero romano.

Tuttavia essi trovarono gran resistenza e difficoltà nei territori delle grandi foreste a oriente dei fiumi Reno e Danubio, al di là, cioè, dei confini dell'antico impero di Occidente. Tutto ciò si può leggere studiando la storia d'Europa nel tempo di Carlomagno, dei Carolingi e dei Capetingi.

 

Contrariamente ancora ai tempi moderni, nei quali le persone - specialmente nelle grandi città - sono circondate da cose inanimate: strade d'asfalto, palazzi in pietra cemento e ferro, oggetti in coccio e metallo etc., occorre considerare che le popolazioni delle antiche foreste abitavano un mondo completamente vivo, dal sottosuolo alle cime degli alberi, vivo nelle zolle di terra, nei vegetali, negli animali, nelle  loro stesse persone.

Siccome essi attribuivano ad ogni tipo di movimento una causa, che ritenevano magica (una persona invisibile che muoveva le cose), per tale motivo tutto intorno ad essi era magico, e si può pensare che così sia rimasto nel profondo di ogni coscienza, tant'è che ancor oggi rimaner soli una notte in un bosco, anche quando si sappia che non vi si trovano belve nè delinquenti, costituisce una prova di coraggio, non solo per i bambini.

L'inizio della civiltà umana, lo sviluppo della socializzazione e delle conoscenze richiese pertanto che gli uomini si allontanassero dalle foreste e preferissero zone più aperte, costruissero strade, si affidassero alle coste del mare.

 

I rapporti fra gli uomini e il bosco sono adesso profondamente diversi, proprio perchè tanto tempo è passato. Ciò che una volta costringeva e imprigionava la natura umana, deve ora essere protetto, per cui oggi la conoscenza del bosco e dei suoi problemi è diventata un affare sociale che riguarda anche chi con i boschi ritiene di non avere nulla a che fare. 

 

Cosa ci dona il bosco?

 

Sezione trasversale di un tronco.

Scritture: da sinistra:  Floema, Corteccia esterna, Alburno, Raggi midollari, Durame (strato centrale), Cerchi annuali.

Il nucleo centrale, colorato da resine e tannini, non trasporta più acqua, funzione ora assolta dall'Alburno.

Nello strato più interno della corteccia si trova il floema, le cui cellule trasportano gli alimenti necessari alle altre parti dell'albero, per cui, se si toglie la corteccia, l'albero muore. In molte specie, tuttavia, ad es. nelle querce del sughero, (e nelle querce in genere) il floema è composto da molti strati di cellule, ed è quindi assai resistente.

 

 

Il legno è un importante materiale da costruzione, usato per costruire travi, pali, tavolati. Molto importante nell'edilizia, sia degli immobili (case in legno), che dei mobili e delle strutture: porte, telai di finestre, mobileria in genere. Essenziale nella nautica da diporto e nella costruzione di opere di alto artigianato, come ad esempio, strumenti musicali.

 

La pasta di legno, usata nella fabbricazione della carta, viene prodotta secondo particolari procedimenti che possono essere appresi anche attraverso Internet, con una ricerca appropriata.

Ogni prodotto può essere ottimizzato usando legni particolari da alberi ben determinati, la cui scelta dev'essere effettuata da operatori specializzati. La cellulosa estratta dalla pasta di legno può essere adoperata nell'industria e trasformata anche in cellofan e rayon.

 

Ancora, il legno è buon combustibile, non solo per alimentare il fuoco, ma anche per distillarne alcol metilico, acetone, creosoto, olii e gas.

Le resine sono estratte dal durame del legno.

Infine, le ceneri che rimangono dalla combustione del legno, ricche di potassio, costituiscono un ottimo fertilizzante.

Il sughero, periderma della quercia da sughero (Quercus suber) e di altri alberi, costituisce uno strato protettivo della corteccia, che può essere periodicamente asportato senza danno.

Le cellule del sughero sono infatti generate da un meristema (tessuto vegetale ricco di protoplasma in continua moltiplicazione) chiamato Fellogeno, il quale è il produttore del sughero stesso.

 

 

 

 

  

Corteccia di sughero (a sinistra), con un suo prodotto industriale costituito da un tappo. Contrariamente a quello di gomma  (in alto a destra), esso non è attaccabile da liquidi organici quali l'etere, il benzene, la trementina, ed altri, in virtù delle proprie cellule vuote e molto elastiche.

In basso, alcuni prodotti del sughero.

Il sughero è un ottimo protettore da vibrazioni e un altrettanto eccellente isolante termico.

 

Il bosco può essere preso in considerazione rispetto alla "essenza" del proprio legno, che può essere definito, relativamente all'uso pratico che se ne vuol fare, "forte", "semiforte", "dolce".

Abbiamo già visto come determinate specie di alberi possano formare boschi a sé (faggi, querce, conifere...), distinguendosi, rispetto a tale caratteristica, in boschi "puri" e boschi "misti".

Ancora, devono essere presi in considerazione i boschi cosiddetti "cedui", ovvero boschi da taglio o comunque da sfruttamento, la cui crescita dev'essere naturalmente ben controllata e la cui cura deve costituire un impegno importante per le persone preposte e le autorità. Bisogna infatti ben calcolare le rotazioni, i turni di taglio, la velocità delle crescite, etc.

Il sughero, ad esempio, richiede una rotazione di prelevamento di nove anni e, a opinione dei competenti, dopo meno di una decina di tagli scade di pregio.

Occorre considerare che, sia nei secoli scorsi quanto oggi, la società umana non avrebbe potuto (nè lo potrebbe) raggiungere elevati livelli di civiltà senza l'uso della legna, a iniziare da quella da ardere, sino ai grandi lavori d'uso per l'architettura e per la falegnameria da opera.

Se ne può dedurre che,  nulla dovrebbe essere oggetto di costante controllo  e amore quanto un bosco, e non soltanto per i motivi sinora espressi.

 

I boschi hanno, infatti, la massima importanza quali regolatori di acque: essi trattengono e assorbono la pioggia sia con le fronde che col terriccio, rallentano le evaporazioni, e inviano alle sorgenti l'acqua caduta dal cielo, impedendo in tal modo che essa alimenti direttamente i torrenti  e ingrossi troppo rapidamente i fiumi.

Studi analitici in questo senso risalgono almeno a due secoli fa, per cui agli studiosi di oggi non mancano certo, nè esempi teorici da cui trarre esperienza, nè strumenti pratici. Essi le cose le sanno, e se poi i fatti pratici li smentiscono, non è certo per colpa loro, ma perchè non sono ascoltati. Oggi si sente dare spesso la colpa allo "effetto serra", che non può essere considerato fine a sé e che riguarda soprattutto problemi industriali e di lunga durata.

 

Secondo lo studioso Ebermayer, foglie ed aghi caduti in un anno nelle faggete, nelle abetaie, nelle pinete, assorbono da 5 a 13 metri cubi d'acqua per ettaro, senza contare l'acqua trattenuta dalle fronde e quella assorbita dal terriccio, e senza tener conto ancora del fatto che, rispetto al 100% d'acqua evaporata su terreno scoperto, solo il 22% evapora su terreno arborato, ciò che è importantissimo per regolare il tenore di umidità dell'ambiente e per evitare i rapidi sbalzi di temperatura che sono causa, nei terreni montuosi, di valanghe e frane.

 

Ancora nel 1932 la Enciclopedia Universale "Vallardi", alla voce "Boschi" scriveva:

 

"Se si dovesse tener conto di ciò, l'Italia dovrebbe avere ben altra superficie a bosco di quella che ha ora effettivamente... Infatti, mentre nessuno degli Stati d'Europa è altrettanto montuoso, al di fuori della Svizzera, non v'è nessun Paese così povero di boschi quanto noi, se si eccettua la Gran Bretagna, la quale però ha ben altra configurazione.

A ciò si è arrivati per un succedersi nel tempo di dissennati disboscamenti cui tardivamente hanno cercato di porre riparo le nuove leggi".

 

Si pensi che gli istituti forestali in Italia, creati per fare studi e ricerche di selvicoltura e per salvaguardare le foreste, risalgono al 1869, e che, a fronte di 34 - 37 ettari di bosco ritenuti in Europa sufficienti per ogni cento abitanti, l'Italia ne aveva, al tempo della citazione cui sopra (1932), appena 14.

Quanti ne ha oggi? Sappiamo che, nella nostra Nazione, la percentuale boschiva sta aumentando da alcune decine d'anni, causa un periodo d'abbandono del lavoro nelle campagne e poi del miglioramento della produttività del coltivato.

Tuttavia, ecco una bella ricerca da fare da soli. Potete chiederlo ai professori dei dipartimenti di Agraria delle Università italiane, utilizzando la nostra directory "Informazioni" e poi "Università".

 

 

 

 

Ringraziamo in modo particolare la Casa Editrice Fabbri, della quale abbiamo utilizzato l'opera "Tecnirama", e tutti i siti ai quali abbiamo sottratto qualche foto.

File di Enrico Oelandini, copiato in altri siti.

 

 

FINE

 

B A S E        H O M E