Impariamo il bosco

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Suddivisione delle piante.

A giudizio degli studiosi le diversità vegetali conosciute sono svariate centinaia di migliaia, ed ancor oggi i botanici scoprono, con discreta frequenza, nuove famiglie, o generi, o specie, o varietà dalle specie.

A differenza dagli animali e a simiglianza col genere umano, è assai difficile trovare due piante che possano dirsi esattamente uguali. Ciò può esser capito se si tien conto che ogni individuo è direttamente proporzionale al tipo di territorio e di clima in cui vive. Per questo motivo i più fortunati fra i "cercatori" sono gli esploratori, coloro che girano il mondo ed analizzano con pazienza ogni tipo di nuovo ambiente, rapportandolo poi agli esemplari trovati.

 

La Scienza che produce le classificazioni (in tutti i campi del sapere, ad esempio anche in zoologia, in chimica, nei cataloghi di biblioteca...) è chiamata "Sistematica". Essa si avvale del sussidio  dell'anatomia, ovvero dello studio dei particolari nei quali la natura costruisce ogni corpo vivente.

Normalmente il mondo vegetale è stato diviso in due grandi gruppi: quello delle piante CRITTOGAME e quello delle FANEROGAME o SPERMATOFITE.

Le prime, rappresentate nei tre riquadri sottostanti, sono le più antiche e si distinguono per la primitività dei loro organi riproduttori, germi e spore, privi di embrione e di cotiledoni (vedi in seguito).

 

Il gruppo più antico ed elementare è quello delle TALLOFITE, la cui base (tallo) sostituisce il fusto, la foglia e la radice, propri dei vegetali superiori. Ad esse corrispondono batteri, alghe, funghi e licheni (gli ultimi non compresi in figura).

E' un errore di molti ritenere che le alghe vivano soltanto nel mare. Sulla terraferma  sono presenti nei terreni umidi e nelle rocce.

Meno antiche sono le BRIOFITE, piante Crittogame formate di foglie e fusticini, ma mancanti di radici. Comprendono i muschi e le epatiche.

Seguono le PTERIDOFITE, o Felciformi, che rappresentano il gruppo più evoluto delle Crittogame. Comprendono gli equiseti, i licopodi e le felci, tutti provenienti dalle foreste del Carbonifero, già qui osservate nella parte seconda.

 

Le più grandi famiglie  provengono tutte dal grande tipo delle FANEROGAME (a nozze manifeste) o SPERMATOFITE, rappresentato da piante che possiedono la capacità di riprodursi sessualmente.

Si dividono, normalmente, in GIMNOSPERME (Conifere, Cicadee, Ginkgoidee) ed ANGIOSPERME. A entrambi i  tipi appartiene la totale quantità degli alberi e piante da fiore e da frutta, intendendo per fiore, anche a volte ciò che non ha colore, e per frutto anche ciò che le persone non mangiano o che può essere velenoso. Ad esempio, la ghianda è il frutto della quercia, che alcuni animali mangiano, mentre le persone ne morirebbero. 

 

In figura, nell'ordine:

esemplari di Cicadee (Palma),

Conifere (Pino), Ginkgoidee (Gingko - originario di Cina e Giappone).

Questo gruppo è definito "dioico", in quanto reca fiori unisessuali, portati da individui diversi, mentre i semi sono inseriti in una foglia modificata, ad es. la pigna.

I fiori sono gli organi della riproduzione delle piante fanerogame, in questo caso delle Angiosperme, costituenti il gruppo più popoloso del mondo vegetale.  In figura, esemplari di Ombrellifere e di Solenacee, "dicotiledoniche" (si veda in seguito); a destra il Narciso ("monocotiledone"). Si noti la differenza del numero dei petali (divisione in parti - le Ombrellifere ne hanno cinque).

I cotiledoni sono foglie modificate che accompagnano l'embrione durante il germogliamento. Essi costituiscono le prime foglie delle giovani piantine, e possono essere considerati depositi di sostanze nutritive indispensabili alla pianta dal momento della germinazione sino a quello in cui sarà in grado di nutrirsi da sé. Si vedano, in fondo al file, i due cotiledoni del fagiolo. Un po' come l'interno dell'uovo e il latte della mamma, insieme.

Come si vede, lo studio della botanica richiede attenzione nel tempo e presenza costante in ambiente vivo.  L'informazione teorica serve, comunque, a facilitare le nostre scelte e a darci l'intelligenza dei problemi pratici. Si leggano, nella directory "Filosofia", le "pillole" di Leonardo da Vinci. 

 

Esempio di classificazione:

E' buona regola, ed è prassi (norma riconosciuta se il testo è di natura sistematica), aggiungere al nome di ogni esemplare descritto, sia di famiglia, genere o specie, il cognome (intero o abbreviato) dello studioso che per primo l'ha segnalata.

 

In figura:  Gentiana asclepiadea Linn.

Specie boschiva, un po' in contrasto con le abitudini ambientali delle altre genziane.

La famiglia delle Gentianacee vede segnalati  cinque generi, ognuno presentato da un diverso naturalista: il Blackstonia Hudson; il Centaurium Hill; il Gentiana Linnaeus; il Gentianella Moench; il Lomatogonium A. Braun. 

Ogni nuova specie riporta a sua volta il cognome del cercatore che l'ha scoperta e descritta. 

 Ad esempio, la Blackstonia perfoliata (L.) Hudson (scoperta da Linneo come Chlora perfoliata,  ridescritta da Hudson), possiede una subspecie scoperta e descritta da Koch,  definita "serontina".

Il nome scientifico di quest'ultima sarà pertanto: Blackstonia chlora serontina Koch, con rispetto del corsivo e della lettera maiuscola attribuita al genere. 

 

 

Il primo, riconosciuto e il più illustre classificatore, sia delle forme animali che vegetali fu il naturalista svedese Carl von Linné (1707 - 1778), noto come Linnaeus, italianizzato Linneo.

Fundamenta  botanica, Amsterdam, 1736.

Imparando a voler bene ai veri grandi uomini diventeremo europei, ed un domani, Dio consentendo, mondiali.

 

Foglie.

Come si è visto nella parte seconda, sono parti della pianta destinate alla fabbricazione delle sostanze nutritizie. In esse ha luogo il processo vitale della fotosintesi, o funzione clorofilliana, che consiste nella costruzione di zuccheri e ossigeno, a partire dall'Anidride carbonica e dall'Acqua.

 

Dall'alto, nell'ordine di lettura: 

foglia pennata; pennato-lobata; pennato-composta; palmata.

 Qui in basso:  palmato-composta e palmato-partita. 

F.lli Fabbri Editori. Tecnirama 4.

 

Com'è stato già scritto, le prime foglie di una pianta, proporzionalmente più grandi a causa dei materiali nutritizi che contengono, sono i cotiledoni, o foglie del seme.

 

Ginestra spinosa.  

Le foglie possono essere di più tipi: in questo esemplare di ginestra ne coesistono tre, insieme ai due grandi cotiledoni alla base

 

Fiori.

Il fiore è quella parte della pianta cui spetta la funzione della riproduzione.

Come è stato già scritto, non tutte le piante hanno fiori, le Crittogame, ad esempio, si riproducono per lo più per mezzo di spore, che sono appunto le loro cellule riproduttive, composte a volte - nei licheni e nei funghi - di più cellule insieme.

Le Spermatofite, o Fanerogame, si riproducono, invece, per mezzo dei semi.

 

L'anatomia del fiore è laboriosa da apprendersi e faticosa da ricordare se uno non la bazzica praticamente e quotidianamente.

Il gambo del fiore si chiama peduncolo, ingrossato nella parte superiore a formare il ricettacolo, o talamo, che sostiene il perianzio, costituito dal calice.

Allo interno del calice sono innestati i petali e il tutto, nel proprio insieme, costituisce la corolla, la quale, delicata e colorata, attrae gli insetti i quali, oltre a soddisfare sé stessi, si rendono utili per l'impollinazione.

In figura la sezione di un Agrostemma githago (Gittaione), entro il quale sono visibili, sia l'Androceo

(parte maschile del fiore) composto di stami e spadice nascosto, sia il gineceo ( il complesso dei pistilli che formano l'organo femminile).

 

I fiori possono essere anche raggruppati in infiorescenze, come abbiamo già visto. Noi li conosciamo meglio dal risultato del frutto, che può essere a spiga, a grappolo, a corimbo (es. nei fiori di ciliegio). 

 

La Margherita, fiore detto "composito", è in realtà una infiorescenza.

In figura il Leucanthemum vulgare.

 

Impollinazione dei fiori.

Gli insetti, svolazzando, trovano dentro ai fiori buon cibo, e così ronzando e pascendo, ottemperano al loro dovere della impollinazione, lavoro che consiste nel trasportare il polline dagli organi sessuali maschili (stami), a quelli femminili, ovvero allo stimma, la parte terminale dello stilo, e quindi dell'ovario.

L'Ovario è il complesso delle foglie fruttifere entro le quali sono racchiusi gli ovuli.

 

Impollinazione di una primula da parte di un'ape specializzata, e di una scabiosa da parte di una farfalla. Entrambe si servono di una lunga proboscide, sia per la ricerca che per la raccolta in profondità. Così facendo esse trasportano il polline dagli stami allo stimma, risolvendo in tal modo la prima fase di quel ciclo vitale che condurrà alla fecondazione ed alla formazione dei semi, o a quella dei granuli pollinici da liberarsi a maturazione.

La fecondazione può avere luogo fra due esemplari diversi di una stessa specie di fiore, (impollinazione incrociata), oppure all'interno di uno stesso fiore, come sta facendo, in questo momento, la nostra ape. 

A detta degli agricoltori, sembra sia da ritenersi preferibile l'impollinazione incrociata.

 

L'impollinazione è spesso dovuta al vento  in quanto il polline può facilmente staccarsi dalle infiorescenze. 

Possiamo quindi parlare di impollinazione entomofila (dovuta agli insetti), ed anemofila (dovuta al vento). Nelle piante che vivono in acqua, ciò può avvenire anche per via acquea, ad es. per corrente di fiume.

Insetti impollinatori, spesso specializzati, sono api, farfalle (anche le notturne), mosche, coleotteri, e tanti altri, ma non tutti allo stesso modo, poiché le leggi naturali che regolano le associazioni di fiori e insetti sono il risultato di lunghi assestamenti evolutivi. 

Le api e le farfalle, infatti, sono capaci di succhiare più a fondo (anche per differenze di specie); le mosche e i coleotteri di meno, per cui si sono creati condizionamenti,  preferenze ed istintive scelte ambientali.

 

La frutta.

La generazione del frutto ha per scopo la formazione del seme, attraverso il quale la specie potrà continuare ad esistere e a riprodursi. Ciò potrà avvenire solo dopo che il polline avrà fecondato la cellula uovo situata nell'ovario.

 

I granuli pollinici unicellulari provenienti dalla parte maschile del fiore (o da quella di un altro fiore) creano un prolungamento (in alto) detto tubo pollinico, che consente ai nuclei germinativi maschili di penetrare nella cellula uovo.

La forma e la grandezza dell'ovulo, ovviamente, variano a seconda del vegetale che si consideri. Esso, comunque, è formato da due strati di cellule che formano  uno strato di materiale nutritizio che sta dentro la parete dell'ovario (tegumento interno) e da un sacco embrionale ancor più profondo, vera stanza nuziale, nel quale il gamete femminile viene fecondato dal gamete maschile. 

La figura, che rappresenta un ovario di Sedano selvatico (Ranuncolo), mostra, allo interno del tubo pollinico, tre nuclei avanzanti, il primo dei quali (nucleo vegetativo) produce l'avanzamento e sovrintende alla nutrizione dei due nuclei germinativi che vengono dietro. Di questi, uno penetrerà nella cellula uovo e darà luogo alla fecondazione propriamente detta; l'altro, nell'interno del sacco embrionale del seme, darà origine a un albume secondario che costituirà il materiale nutritizio di riserva durante la germogliazione.

In tale modo gli ovuli si accresceranno dando luogo ai semi, mentre l'ovario formerà quella parte del frutto che normalmente si mangia (detta pericarpo), la quale avvolge e protegge il seme.

Quando il frutto è giunto a maturazione, tutte le parti che ora non servono più (corolla del fiore, stami, stimma e il resto, si disseccano e cadono. 

 

La funzione del frutto è dunque quella di proteggere i semi stessi e favorirne la seminagione.

I frutti che derivano dal solo ovario sono chiamati "veri frutti", che possono essere carnosi o non carnosi (secchi), come ghiande e castagne... non però i fichi secchi, che dovrebbero essere correttamente chiamati "fichi seccati".

 Carnosa, ad esempio, è la drupa (ciliege, olive, pesche, albicocche...); la bacca (Uva, pomodoro, peperone...); la pepònide (Zucca e melone...); l'esperìdio (Arancio e limone...). Fra i secchi più conosciuti sono quelli delle leguminose (arachidi, fagioli, lenticchie, lupini, piselli...), la siliqua (cavoli e rape...), l'achenio (dalle composite, es. i frutti del girasole, detti impropriamente "semi", i carciofi, la cicoria...), la cariosside (frutto delle graminacee, es. frumento, granturco, etc., i cui semi sono i cereali).

 

 Quelli che contengono anche altre parti florali sono definiti "falsi frutti", ad esempio la mela. 

La figura seguente distingue una prugna (vero frutto), da una mela, della quale il vero frutto è il torsolo. Si tratta comunque di una differenza non sostanziale per chi se ne ciba.

 

 

L'ananasso è un frutto composto, formato dalla fusione di più frutti.

Ananas sativus Lindl.

Fatevi una ricerca sull'Ananas, in Internet.

 

Ricostruzione della vita.

Attraverso il seme la pianta ricostruisce la propria vita. Esso è costituito da un tegumento che avvolge le foglie embrionali o cotiledoni.

L'embrione è attaccato ai cotiledoni, ed è costituito da un abbozzo di radice (radichetta), da una piumetta, che produrrà rapidamente foglie giovanissime dalle quali, per successivo sviluppo, si originerà il fusto. 

 

A sinistra un seme di ricino, con le due foglie cotiledoni e la radichetta. Vicino a lui l'embrione nutrito e protetto da una ricca riserva di endosperma oleoso (l'olio di ricino).

A destra un seme di fagiolo in via di germinazione, con piumetta e radice già abbastanza allungata. Vicino a lui lo stesso seme aperto, con radichetta e due cotiledoni. 

 

FINE DELLA TERZA PARTE

 

Quarta  parte

 

B A S E        H O M E