A r i s t o p h a n e s

 

 

 

 

Le Nuvole. Scena quinta.

 

 

 

 

 

 

[Entrano in casa, entra il Primo Creditore, con un testimone].

 

1° CREDITORE:  Devo perdere i miei soldi? No certo. Sarebbe stato meglio avere la faccia di bronzo prima, piuttosto che tanti guai adesso. Per riavere i miei soldi devo disturbarti a farti fare il testimone, e per di più inimicarmi un concittadino ... Ma non voglio far torto al mio paese, e citerò Strepsiade.

 

STREPSIADE:  [Entra in casa] - Chi è costui?

 

1° CREDITORE:  ... in tribunale, a luna vecchia e nuova.

 

STREPSIADE:  [Al testimone] - Sei il testimone che ha parlato in due giorni distinti. E perché?

 

1° CREDITORE:  Per quelle dodici mine che ti ho dato a prestito per quel cavallo pezzato.

 

STREPSIADE:  Il cavallo? Avete sentito bene? Ma lo sanno tutti che io odio i cavalli.

 

1° CREDITORE:  Eppure hai giurato sugli dèi che le avresti restituite.

 

STREPSIADE:  Già, ma a quei tempi Fidippide non aveva ancora imparato il discorso invincibile.

 

1° CREDITORE:  E ora, vuoi negare il debito?

 

STREPSIADE:  Se no, che cosa l' ho mandato a scuola a fare?

 

1° CREDITORE:  E avrai coraggio di spergiurare sugli dèi quando ti citerò?

 

STREPSIADE:  Quali dèi?

 

1° CREDITORE:  Zeus, Ermes, Poseidone ...

 

STREPSIADE:  E anche su tre oboli, tanto per dare peso al giuramento.

 

1° CREDITORE:  Va in malora, sfacciato!

 

STREPSIADE:  Seccato bene, e in salamoia ...

 

1° CREDITORE:  Mi pigli in giro?

 

STREPSIADE:  Terrebbe sei misure (1).

 

1° CREDITORE:  Per il grande Zeus, per tutti gli dèi, me la pagherai.

 

STREPSIADE:  Mi mettono di buonumore i suoi dèi. E anche lo Zeus dei tuoi giuramenti fa ridere chi sa come stanno le cose.

 

1° CREDITORE:  Sta tranquillo, me la pagherai. Ora me ne vado, ma dimmi se vuoi o no restituire i soldi.

 

STREPSIADE:  Abbi pazienza ora una risposta te la do, e anche chiara.

 

1° CREDITORE:  [Al testimone] - Che ne dici, pagherà?

 

STREPSIADE:  Oh, dove è finito il mio creditore? ... Ascolta, che è questa? [indicando la propria destra].

 

1° CREDITORE:  Questa? La tua mano.

 

STREPSIADE:  E ignorante come sei vorresti dei soldi? Neanche un obolo restituirei a uno che chiama mano la mana.

 

1° CREDITORE:  Insomma, paghi o no?

 

STREPSIADE:  Direi di no. Quindi sbrigati a filare via di qua.

 

1° CREDITORE:  Me ne vado, ma vado a depositare la cauzione, dovessi crepare!

 

STREPSIADE:  Bravo, così ci rimetti altri soldi. E mi dispiacerebbe che ti succedesse ... in fondo, solo per aver chiamato mano la mana.

 

[Escono il primo creditore e il testimone; entra il secondo creditore].

 

2° CREDITORE:  Ahimé!

 

STREPSIADE:  Chi è che si lamenta? Sembra un dio delle tragedie di Carcino.

 

2° CREDITORE:  Vuoi sapere chi sono? Un disgraziato.

 

STREPSIADE:  Allora vattene per la tua strada.

 

2° CREDITORE:  Sorte crudele, sorte che mi hai spezzato il cocchio. Dea Pallade, mi hai distrutto.

 

STREPSIADE:  Ti ha fatto qualcosa Tlepolemo? (2).

 

2° CREDITORE:  Non prendermi in giro ... piuttosto dì a tuo figlio di ridarmi i soldi che gli ho prestato ... Sto già male per conto mio.

 

STREPSIADE:  Di che soldi stai parlando?

 

2° CREDITORE:  Quelli che gli ho prestati.

 

STREPSIADE:  Allora è proprio vero che stai male.

 

2° CREDITORE:  Te l' ho detto. Sono caduto mentre guidavo i cavalli.

 

STREPSIADE:  Dalle sciocchezze che dici, dal seggiolone sembri caduto, veramente.

 

2° CREDITORE:  Quali sciocchezze?  Io rivoglio indietro i miei soldi.

 

STREPSIADE:  Non sei sano di mente.

 

2° CREDITORE:  Perché?

 

STREPSIADE:  Perché è chiaro che ti ha dato di volta il cervello.

 

2° CREDITORE:  Ed è chiaro che ti cito in tribunale, se non saldi il debito.

 

STREPSIADE:  Rispondi:  Secondo te, è Zeus che fa piovere acqua sempre nuova, oppure è sempre la stessa che il sole risucchia a sé?

 

2° CREDITORE:  Non lo so, e non me ne frega niente.

 

STREPSIADE:  E ti pare giusto chiedere la restituzione dei soldi, senza sapere niente di astronomia?

 

2° CREDITORE:  Se sei a corto di denaro, dammi almeno gli interessi.

 

STREPSIADE:  E che roba è questo interesse?

 

2° CREDITORE:  Ogni mese, anzi ogni giorno, il denaro aumenta.

 

STREPSIADE:  Ben detto, allora secondo te il mare adesso è più grande di poco fa?

 

2° CREDITORE:  Uguale. non può mica crescere.

 

STREPSIADE:  Disgraziato: non cresce il mare, non tutti i fiumi che vi sfociano dentro, e tu pretendi che cresca il tuo denaro? Via di qua, datemi il pungolo [Lo picchia].

 

2° CREDITORE:  Chiamo a testimoni ...

 

STREPSIADE:  Via, che aspetti? ... Galoppa, purosangue ...

 

2° CREDITORE:  Questa è prepotenza.

 

STREPSIADE:  Galoppa, bilancino, che ti caccio lo sprone nel culo! ... Oh, t' ho messo finalmente in moto, con le tue ruote e i tuoi carri.  [Escono].

 

strofe

CORO:  Che vuol dire amare le cose disoneste! il vecchio, preso da questa passione, vuole fregarsi i soldi presi a credito. Eppure oggi a questo sofista deve capitare un qualche accidente in premio delle sue imprese.

antistrofe

E penso che troverà proprio quello che va cercando da tempo; un figlio abile ad argomentare contro giustizia e capace di sconfiggere i suoi avversari anche dicendo le peggiori ribalderie. Ma forse ...

 

[Entrano Strepsiade e Fidippide].

 

STREPSIADE:  Ahi , ahi, vicini, parenti, concittadini, aiutatemi in qualche modo! Mi picchiano ... la testa, la faccia!  ... Scellerato, percuoti tuo padre?

 

FIDIPPIDE:  Certo, papà.

 

STREPSIADE:  Vedete bene, ammette che mi picchia.

 

FIDIPPIDE:  Senz' altro.

 

STREPSIADE:  Scellerato, parricida, brigante!

 

FIDIPPIDE:  Ripetilo pure, e aggiungi altri epiteti. Lo capisci che mi fanno piacere?

 

STREPSIADE:  Rottinculo!

 

FIDIPPIDE:  Rose e fiori.

 

STREPSIADE:  Picchi tuo padre?

 

FIDIPPIDE:  Non solo, ma ti dimostro che sono dalla parte della ragione.

 

STREPSIADE:  Scelleratissimo, come fai ad essere dalla parte della ragione, se picchi tuo padre?

 

FIDIPPIDE:  Te lo dimostrerò con il ragionamento e ti sconfiggerò.

 

STREPSIADE:  Su questo punto?

 

FIDIPPIDE:  Con la massima facilità. Scegli quale dei due discorsi vuoi che adoperi.

 

STREPSIADE:  Quali discorsi?

 

FIDIPPIDE:  Il maggiore o il minore.

 

STREPSIADE:  Disgraziato; t'ho insegnato io a contraddire la giustizia e tu ora vorresti dimostrarmi che è giusto e bello che un padre venga picchiato dai propri figli?

 

FIDIPPIDE:  Eppure penso proprio che riuscirò a convincerti. Stammi a sentire, vedrai che non avrai niente da obiettare.

 

STREPSIADE:  E sentiamo, cos' hai da dire.

 

strofe

CORO:  Vecchio, devi trovare il modo di avere la meglio in quest' agone. Se non avesse qualche arma segreta, non sarebbe così sfrontato. C'è qualcosa che gli dà forza; perciò è così arrogante,

Ma prima dovresti dirci come ha avuto origine la disputa.

 

STREPSIADE:  Ve lo dico subito perché abbiamo cominciato a litigare ... Stavamo pranzando, come sapete, ed io l' ho pregato di prendere la lira e di cantare l' aria di Simonide sul Capro. E lui subito a dire che cantare e suonare durante il banchetto è roba antiquata, come una donna che macini orzo.

 

FIDIPPIDE:  E  bisognava picchiarti già a quel punto ... farmi cantare a tavola, neanche fossi una cicala?

 

STREPSIADE:  E' quello che ha detto anche a casa, aggiungendo pure che Simonide non vale niente. Io sopportavo, per quanto a fatica ... Poi gli ho chiesto di prendere il mirto e di cantare qualcosa di Eschilo:  E lui "Già Eschilo, il poeta più fracassone, squinternato, prolisso" ... Ci pensate la rabbia? Tuttavia mi rodo il fegato e gli dico "Va bene, recitami allora qualcosa di questi moderni". E lui attacca un  pezzo di Euripide ... un fratello che fotte la sorella, dio ci scampi (3).

Allora non mi sono trattenuto e ho cominciato a dirgliene di tutti i colori. Come capita ... una parola tira l' altra ... e alla fine mi aggredisce, mi picchia, mi strangola.

 

FIDIPPIDE:  Con piena ragione, se non ammiri Euripide, il poeta più grande!

 

STREPSIADE:  Il più grande, già. Ma che dire? Rischio di prenderne ancora.

 

FIDIPPIDE:  E con piena ragione, ripeto.

 

STREPSIADE:  Con ragione? Sono stato io ad educarti, sciagurato, cercando sempre di capire i tuoi desideri, quando ancora non parlavi.

Bastava dicessi "bombo" e io capivo e ti davo da bere ... Se dicevi "pappa", ti portavo da mangiare, e non facevi in tempo a dire "cacca" e ti portavo fuori e te la facevo fare ... ma poco fa, mentre mi strozzavi e io urlavo che me la facevo addosso, mica mi hai portato fuori ... e l' ho dovuta far lì, senza respiro.

antistrofe

CORO:  Alle risposte di Fidippide il cuore dei giovani sobbalza che, se dopo aver fatto ciò che ha fatto, troverà argomenti per giustificarsi, la pelle dei vecchi non vale più un soldo.

Sta a te, inventore e agitatore di parole nuove, trovare argomenti persuasivi, che abbiano aspetto di verità.

 

FIDIPPIDE:  Quant' è bello conoscere i concetti nuovi, e poter disprezzare leggi e istituzioni.

Quando mi dedicavo tutto ai cavalli non sapevo dire tre parole di fila senza sbagliare. Ma da quando Socrate mi ha guarito, e frequento parole, riflessioni, pensieri sottili, penso di essere in grado di dimostrare che è giusto picchiare il proprio padre.

 

STREPSIADE:  Torna ai cavalli, ti prego ... meglio, molto meglio mantenere un tiro a quattro, che prendere botte.

 

FIDIPPIDE:  Torno al punto dove m' hai interrotto ... E prima di tutto ti chiedo ... Quand' ero piccolo, tu mi picchiavi?

 

STREPSIADE:  Certo, per il tuo bene.

 

FIDIPPIDE:  E allora, non è giusto che anch' io mi preoccupi del tuo bene, se per fare il bene di uno, a quanto pare, bisogna picchiarlo?

Perché il tuo corpo deve scampare le botte, e il mio no? ... Sono stato pur libero anch' io ... "Piangono i figli, e il padre non deve piangere?" (4).

Tu dirai che la norma riserva questo trattamento ai bambini, ed io posso rispondere che i vecchi, come si dice, sono due volte bambini. Anzi, è giusto che ne prendano di più i vecchi  dei giovani, perché meno dei giovani dovrebbero sbagliare.

 

STREPSIADE:  Ma non si usa da nessuna parte, picchiare il padre.

 

FIDIPPIDE:  Ma chi ha stabilito quest' uso era uomo come me e te, e l'ha imposto con la forza della parola. Perché non potrei stabilire io, per il futuro, un nuovo uso ... che i figli, a loro volta, picchino i padri? ... Tutte le botte prese prima della legge lasciamole perdere, vi concediamo d' avercele date gratis ... Ma tu, guarda i galli, e gli altri animali, che tengono testa al padre. E che differenza c'è, fra noi e loro, a parte che non scrivono decreti?

 

STREPSIADE:  Se vuoi imitare i galli in tutto, perché non mangi merda e non dormi appollaiato su un bastone?

 

FIDIPPIDE:  Non è lo stesso, prova a chiederlo a Socrate.

 

STREPSIADE:  E' meglio che non mi picchi, se no dovrai incolpare te stesso di quello che ti capiterà poi.

 

FIDIPPIDE:  E sarebbe?

 

STREPSIADE:  Come è giusto che sia io a picchiare te, così tu potrai picchiare tuo figlio, se ne avrai.

 

FIDIPPIDE:  E se non ne ho? Le ho prese per niente, e tu muori facendomi sberleffi.

 

STREPSIADE:  Ho paura che tu abbia ragione ... E' giusto che veniamo picchiati anche noi, se commettiamo qualche colpa.

 

FIDIPPIDE:  Sta a sentire un' altra cosa.

 

STREPSIADE:  O dio, sono morto.

 

FIDIPPIDE:  No, anzi, forse ti passerà il dispiacere per quello che ti è capitato.

 

STREPSIADE:  Come? Sentiamo che utile posso ricavarci.

 

FIDIPPIDE:  Picchierò anche la mamma.

 

STREPSIADE:  Che dici?  Questo è un delitto ancora peggiore.

 

FIDIPPIDE:  E che dici se, approfittando del discorso minore, dimostro che bisogna picchiare la propria madre?

 

STREPSIADE:  Che dirò? Che, se fai questo, niente mi impedirà di gettarti in un burrone, te, Socrate e il discorso minore ... Ecco cosa mi capita, Nuvole, per essermi fidato di voi.

 

CORO:  La colpa è tua, che ti sei dato a cattive azioni.

 

STREPSIADE:  Ma perché non me l' avete detto? Perché avete montato la testa a un povero vecchio ignorante?

 

CORO:  Facciamo sempre così quando vediamo qualcuno incline al male,  finché non si caccia in mezzo ai guai; imparerà a temere gli dèi.

 

STREPSIADE:  Cosa dura, ma giusta. Non dovevo cercare di rubare il denaro preso a prestito. [A Fidippide] - Ora vieni con me, dobbiamo fare a pezzi Socrate e il maledetto Cherefonte, che ci hanno imbrogliati tutti e due.

 

FIDIPPIDE:  Non posso mica fare un torto ai miei maestri.

 

STREPSIADE:  Ma sì, se rispetti Zeus padre.

 

FIDIPPIDE:  Ci risiamo con Zeus padre. Come sei antiquato! Esiste forse Zeus?

 

STREPSIADE:  Esiste!

 

FIDIPPIDE:  Ma no, regna il vortice, che ha cacciato Zeus.

 

STREPSIADE:  Non l' ha cacciato, no. Una volta ci credevo anch' io in questo vortice ... Altro che dio ... Non è che un mulinello.

 

FIDIPPIDE:  Mah! Continua pure a dire sciocchezze per conto tuo. [Esce].

 

STREPSIADE:  Pazzo, pazzo!  Come sono stato pazzo a ripudiare gli dèi a causa di Socrate! ... Ma tu, carissimo Ermes, non ti adirare con me, non punirmi. Abbi pietà; le chiacchiere m'avevano confuso il cervello.

Consigliami tu, se gli devo far causa, o che altro ... dici bene, niente processi. Meglio incendiare subito la casa di quei chiacchieroni.

Vieni qui, Xantia (5); porta la scala e il piccone, poi sali sul pensatoio e demolisci il tetto. Fallo per amore del tuo padrone, così la casa gli crollerà addosso ... E portatemi la fiaccola accesa; per quanto cialtroni siano, oggi me la pagano.

[Xantia esegue. Attraverso il tetto scoperchiato appaiono Socrate e i discepoli].

 

1° DISCEPOLO:  Ahi!

 

STREPSIADE:  Ora la fiaccola, fa il tuo lavoro. Voglio una bella fiamma.

 

1° DISCEPOLO:  Che fai?

 

STREPSIADE:  Io? Argomento tra le travi della casa.

 

2° DISCEPOLO:  Poveri noi! Chi è che appicca il fuoco alla casa?

 

STREPSIADE:  Quello cui avete fregato il mantello.

 

2° DISCEPOLO:  Ma ci ammazzi.

 

STREPSIADE:  Giusto quello che voglio; a meno che il piccone non mi deluda, o mi rompa l' osso del collo, cadendo le scale.

 

SOCRATE:  Ehi tu, che fai là, sul tetto?

 

STREPSIADE:  Muovo per il cielo, e in alto guardo il sole.

 

SOCRATE:  Povero me ... Soffoco!

 

2° DISCEPOLO:  E io vado a fuoco.

 

STREPSIADE:  Che idea è stata la vostra di offendere gli dèi, studiare il corso della luna? ... Su, avanti, colpisci per mille ragioni, ma soprattutto perché, come sai, hanno offeso gli dèi.

 

CORO:  Guidateci fuori, abbiamo danzato abbastanza, per oggi.

 

[Escono tutti].

 

 

 F  I  N  E

 

 

(1) -  Il creditore è grasso, e viene ingiuriosamente paragonato e un otre.

(2) - Nella dizione tragica del creditore ci sono citazioni della tragedia di Senocle (appunto figlio di Carcino) Tlepolemo, dedicata a un figlio di Eracle, esiliato per avere ucciso involontariamente una persona.

(3) - Siamo nella polarizzazione Eschilo/Euripide come scontro generazionale; provocatoriamente viene chiamato in causa il momento forse più scottante della tematica  euripidea: l' ammissione dell' incesto nell' Eolo, tra i due fratelli Canace e Macareo.

(4) -   Lessico tragico, con reminiscenze dall' Alcesti di Euripide. 

 

 

1.  2.  3.  4.  5.

 

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