A r i s t o p h a n e s

 

 

Le Nuvole:  Scena quarta.

 

 

 

 

STREPSIADE:  No, per la Nebbia, qui non ci resti: vai a mangiare i marmi di tuo zio Megacle.

 

FIDIPPIDE:  Papà, che ti prende? Hai perso la testa, in nome di Zeus?

 

STREPSIADE: Chi? Zeus? Scemo, alla tua età credi ancora a Zeus?

 

FIDIPPIDE:  Che c'è da ridere?

 

STREPSIADE: Rido perché sei un ragazzino e la pensi al modo dei vecchi rimbambiti. Vieni da me, se vuoi saperne di più ... Ti dirò qualcosa che farà di te un uomo, ma non la dire a nessuno.

 

FIDIPPIDE:  E va bene, che c'è?

 

STREPSIADE:  Hai giurato su Zeus, no?

 

FIDIPPIDE:  Certo.

 

STREPSIADE:  Vedi com'è bello farsi una cultura?  Caro Fidippide ... Zeus. non c'è.

 

FIDIPPIDE:  E chi c'è, allora.

 

STREPSIADE:  Il nuovo re è il Vortice, che ha cacciato Zeus

 

FIDIPPIDE:  Ma che vai dicendo?

 

STREPSIADE:  E' così, ti dico.

 

FIDIPPIDE:  Ma chi te l' ha detto?

 

STREPSIADE:  Socrate di Melo e Cherefonte, quello che misura le orme delle pulci (1).

 

FIDIPPIDE:  E tu sei tanto stupido da credere a questi matti?

 

STREPSIADE:  Sta zitto, e non offendere quegli uomini sapienti, pieni di senno. Per risparmiare, nessuno di loro va mai dal barbiere, ne' si unge, ne' si fa il bagno ... E tu, invece, scialacqui la mia roba, come fossi già morto. Via, corri subito a scuola al posto mio.

 

FIDIPPIDE:  Ma che si può imparare di utile, da quella gente?

 

STREPSIADE:  Tutto lo scibile umano; e capirai quanto sei rozzo e ignorante. Aspetta un poco. [Entra in casa].

 

FIDIPPIDE:  Che fare? Mio padre è impazzito. Devo farlo intendere, o chiamo direttamente i becchini?

 

STREPSIADE:  [Rientrando, con due polli]. - Sentiamo, questo come lo chiami tu?

 

FIDIPPIDE:  Pollo.

 

STREPSIADE:  E questa qui?

 

FIDIPPIDE:  Un altro pollo.

 

STREPSIADE:  Tutti e due allo stesso modo? Fai ridere, non dirlo più. D' ora in poi chiamerai il maschio "pollo", e la femmina "polla".

 

FIDIPPIDE:  Polla! ... E queste finezze te le hanno insegnate loro?

 

STREPSIADE:  E altre ancora, ma appena imparate le scordavo subito; colpa degli anni.

 

FIDIPPIDE:  Anche il mantello, lo hai scordato?

 

STREPSIADE:  No, l' ho tolto per meditare.

 

FIDIPPIDE:  E le scarpe, razza di stupido?

 

STREPSIADE:  Come Pericle:  "le ho impegnate in affari si Stato" (2) ... Ma su, andiamo. Se devi sbagliare una volta tanto, sbaglia per far contento tuo padre ... Anch' io una volta, per farti contento, quando avevi cinque anni e balbettavi, col primo stipendio di giudice ti ho comprato un carrettino alle Dionisie.

 

FIDIPPIDE:  Come vuoi, ma sarà peggio per te.

 

STREPSIADE:  Meno male che ti sei convinto ... [A Socrate] - Socrate, vieni fuori, ti porto mio figlio ... Non voleva venire, ma l' ho convinto.

 

SOCRATE:  [Entrando] - Ma è proprio un giovincello, non rotto alle usanze di qua ...  di stare appesi.

 

FIDIPPIDE:  Spero che rotta sia la testa a te, e ti appendano.

 

STREPSIADE:  Che ti venga un colpo, imprechi contro il tuo maestro?!

 

SOCRATE:  Ti appendano! Come l' ha detto male, con la bocca spalancata! Come farà a difendersi da un 'accusa, a fare una citazione, a sparare un' arringa ... Pensare che l' ha imparata anche Iperbolo ... Ci ha speso un talento, magari (3).

 

STREPSIADE:  Non ti preoccupare, tu pensa a istruirlo, che per natura è portato alla scienza. Già da bambino fabbricava casette, intagliava navi, costruiva carrettini di cuoio e con le scorze del melograno faceva dei ranocchi. Fagli imparare i due discorsi: il maggiore e il minore, quello che parlando contro la giustizia ha la meglio sul maggiore ... Se non si può tutt' e due, almeno quello ingiusto ... per carità, a tutti i costi.

 

SOCRATE:  Imparerà dai discorsi medesimi. Io me ne vado.

 

STREPSIADE:  Ricordati però che deve saper contraddire la giustizia.

 

[Socrate esce, entrano due discorsi].

 

DISCORSO GIUSTO:  Vieni fuori, fatti vedere agli spettatori, se hai coraggio.

 

DISCORSO INGIUSTO:  Va' dove ti pare; se c'è gente ti distruggo ancora meglio.

 

GIUSTO:  Tu? E chi sei?

 

INGIUSTO:  Il discorso ...

 

GIUSTO:  ... Minore.

 

INGIUSTO:  Però ti batto, tu che dici di essere il maggiore.

 

GIUSTO:  Con che trucchi?

 

INGIUSTO:  Trucchi nuovi.

 

GIUSTO:  Già, quelli che vanno di moda ora, per colpa di questi scemi.

 

INGIUSTO:  Che sono saggi, invece.

 

GIUSTO:  Ti faccio a pezzi.

 

INGIUSTO:  Con l' aiuto della giustizia.

 

INGIUSTO:  Io ribatto e ti faccio fuori, basta dire che la giustizia non esiste.

 

GIUSTO:  Non esiste?

 

INGIUSTO:  E dove starebbe, secondo te?

 

GIUSTO:  Presso gli dèi.

 

INGIUSTO:  Come mai allora Zeus non è stato punito per aver messo in catene suo padre? (4).

 

GIUSTO:  Già mi sento male ... datemi un catino.

 

INGIUSTO:  Sei vecchio e squinternato.

 

GIUSTO:  Sei un rottoinculo e svergognato.

 

INGIUSTO:  Sono rose ...

 

GIUSTO:  Buffone!

 

INGIUSTO:  E fiori.

 

GIUSTO:  Parricida!

 

INGIUSTO:  Ma non capisci che mi copri d' oro?

 

GIUSTO:  Una volta, però, sarebbe stato piombo.

 

INGIUSTO:  Ora tutto questo serve da ornamento.

 

GIUSTO:  Sfacciato!

 

INGIUSTO:  Barbogio!

 

GIUSTO:  Per colpa tua i ragazzi non vogliono più andare a scuola. Ma prima o poi gli ateniesi capiranno cosa insegni a questi sciocchi.

 

INGIUSTO:  Sei ridotto a fare schifo.

 

GIUSTO:  Certo, tu te la passi bene. Pensare che una volta mendicavi spacciandoti per Telefo di Misia e mangiavi ... Massime di Pandeleto (5).

 

INGIUSTO:  Che saggezza ...

 

GIUSTO:  Che pazzia ...

 

INGIUSTO:  Quella che tu dici.

 

GIUSTO:  La tua è quella della città che ti paga per corrompere i giovani.

 

INGIUSTO:  Sta tranquillo che questo [Indicando Fidippide] non lo istruisci tu.

 

GIUSTO:  Sì, se si vuol salvare, e non fare soltanto chiacchiere.

 

INGIUSTO:  [A Fidippide] - Vieni, lascialo alla sua pazzia.

 

GIUSTO:  Te ne pentirai, se gli metti le grinfie addosso.

 

CORO:  Basta con le risse e gli insulti. Piuttosto tu, raccontaci l' educazione di una volta ... e tu questa nuova. Lui ascolterà il dibattito, e poi sceglierà dove andare.

 

GIUSTO:  Va bene.

 

INGIUSTO:  Va bene.

 

CORO:  Chi parla per primo?

 

INGIUSTO:  Io cedo la parola; poi quello che dice lo smonto con argomenti moderni. E se non si contenta, gli pungerò la faccia e gli occhi come uno sciame di vespe, e morrà schiacciato dalle mie parole.

 

strofe

CORO:  Ora si esibiranno in discorsi abilissimi, in pensieri e riflessioni. Chi sarà il migliore dei due? E' bandita la prova di sapienza, una prova decisiva per i nostri amici. Tu che hai dato buoni costumi agli uomini di una volta, parla di ciò che ti diletta, ed esprimi la tua natura.

 

GIUSTO:  Vi dirò qual' era l' antica educazione: quando andavo di moda io che sostenevo la giustizia, e la temperanza era norma.

Per prima cosa, i ragazzi dovevano stare in silenzio, e camminavano per le strade, in ordine, tutti quelli di un quartiere, dirigendosi alla casa del maestro; e spogli anche se nevicava fitto.

Il maestro gli insegnava - e dovevano stare fermi, senza accavallare le cosce - canti come "Atena terribile che distrugge la città" o "un grido di lontano", mantenendo l' armonia ereditata dai loro padri.

E se qualcuno per fare lo spiritoso introduceva qualche gorgheggio, come ora fanno gli allievi di Frinide, si prendeva un sacco di botte per oltraggio alle muse (6).

Nell' ora di ginnastica dovevano sedere con le gambe distese, in modo da non mostrare le loro vergogne agli estranei. Poi, una volta alzati, dovevano aggiustare la sabbia e badare a non lasciare agli ammiratori tracce della loro giovane bellezza. A quei tempi nessun ragazzo si ungeva al di sotto dell' ombelico, cosicché i genitali fiorivano di morbida lanugine, come mele cotogne. E nessuno, modulando languidamente la voce, si permetteva di fare gli occhi dolci all' amante, facendo il ruffiano di sé stesso.

Nei banchetti non ci si poteva accaparrare la testa del ravanello, ne' portar via ai vecchi l' aneto o il sellino, ne' essere ingordi, ne' sghignazzare tenendo le gambe incrociate.

 

INGIUSTO:  Roba vecchia, come le Dipolie, ricordo dei tempi delle Cicale e delle Bufonie (7).

 

GIUSTO:  Eppure fu proprio questa l' educazione che diedi agli eroi di Maratona.

Tu, a quelli d' ora gl' insegni ad avvolgersi nel mantello. Mi fa una rabbia quando li vedo ballare alle Panatenee ove, senza riguardo per Atena, agitano lo scudo davanti ai genitali (8).

Per questo, ragazzo mio, scegli me  il discorso maggiore, imparerai a odiare la piazza, a tenerti lontano dai bagni, a vergognarti di ciò cui è giusto vergognarsi, a infuriarti se qualcuno ti prende in giro, a cedere il posto ai vecchi, a non trattare male i genitori. Insomma, a non fare niente di male.

Sarai il pudore fatto persona. Non correrai dalle ballerine che, mentre stai a guardarle a bocca aperta, ti buttano una mela (9) e ti rovinano la reputazione.

Non risponderai a tuo padre chiamandolo vecchio Giapeto (10) e rinfacciandogli la tarda età, che ha speso per allevare te!

 

INGIUSTO:  Se dai retta a questo qui, ragazzo mio, sarai tale e quale ai figli di Ippocrate (11), e ti chiameranno "cocco di mamma".

 

GIUSTO:  Sarai splendido e fiorente, e frequenterai le palestre,

Non passerai il tempo chiacchierando di sciocchezze in piazza, come ora si usa, ne' ad occuparti di questioni fasulle. Invece correrai all' Accademia, sotto gli olivi, coronato di verdi canne, insieme a compagni perbene, come te, odorando di smilace, di tranquillità, di pioppo bianco; godrai la primavera e i sussurrii del platano, con l' olmo.

Se fai quel che ti dico e a questo rivolgi la tua attenzione, avrai petto forte, colorito sano, spalle larghe, lingua corta, glutei forti e membro breve.

Che se invece fai come ora si usa, avrai colorito pallido, spalle misere, petto gracile, lingua lunga, natiche piccole e membro spropositato, e lunga dichiarazione di voto ti persuaderà che è bello ciò che è turpe e turpe ciò che è bello; e ti attaccherà per giunta i vizi di Antimaco (12).

 

antistrofe

CORO:  O tu che coltivi una illustre saggezza, com' è casto il fiore delle tue parole! Beato chi viveva ai tempi antichi!

E tu che possiedi un' arte sottile, trova argomenti nuovi contro i suoi, che sono stati gloriosi. Sì, ti occorrono dimostrazioni fortissime, se vuoi vincere e non farti prendere in giro.

 

INGIUSTO:  Da tempo mi divora la voglia di parlare e di mandare all' aria questa bella costruzione, con argomenti contrari.

I filosofi mi chiamano "discorso minore" perché primo fra tutti ho trovato argomenti contrari alla legge e alla giustizia.

Vale più di ogni tesoro aver vinto una causa sbagliata.

Ora, guardate come confuterò l' educazione che lui ha vantata. Per prima cosa, tu non  permetti bagni caldi. Dimmi, per quale ragione biasimi i bagni caldi?

 

GIUSTO:  Sono una pessima cosa; infiacchiscono l' uomo.

 

INGIUSTO:  Ora ti ho beccato, e non mi sfuggi. Dimmi, secondo te, chi è l' eroe più grande tra i figli di Zeus, quello che ha affrontato le più dure fatiche?

 

GIUSTO:  Nessuno fu più valoroso di Eracle, io penso.

 

INGIUSTO:  E dove mai si sono viste "Terme di Eracle" fredde? Eppure, chi più valoroso di lui? (13).

 

GIUSTO:  Già, ma con questa scusa i bagni sono presi d' assalto da ragazzi che chiacchierano tutti il giorno, e le palestre sono vuote.

 

INGIUSTO:  Già, tu biasimi anche chi chiacchiera in piazza, e io lo approvo, invece. Se fosse una cosa biasimevole, Omero non avrebbe fatto parlare in piazza Nestore, ne' gli altri saggi.

E ora vengo alla lingua; lui dice che i giovani non la devono esercitare; io invece sì.

Inoltre raccomanda di essere temperanti ... Due grossi guai.

Vedesti mai la temperanza offrire qualche vantaggio? Dillo, ribatti, se puoi.

 

GIUSTO:  Molte volte; Peleo, per esempio, ebbe in premio la spada! (14).

 

INGIUSTO:  La spada? Un bel guadagno ci ha fatto il poveraccio; ma con la bricconeria di Iperbolo, quello delle lanterne, ha guadagnato un mucchio di talenti ... altro che spada.

 

GIUSTO:  Peleo però, sempre grazie alla temperanza, ottenne in moglie Teti.

 

INGIUSTO:  Che poi lo piantò in asso perché non era focoso e non era un buon compagno di letto. La donna prova piacere a farsi sbattere ... ma già, tu sei un vecchio rimbambito ...

[A Fidippide] - Pensa ragazzo, quali sono le conseguenze della temperanza, a quanti piaceri devi rinunciare, fanciulli, donne, còttabo (15), leccornie, bevute, divertimenti.

Vale la pena di vivere a questo modo? ... Ora, consideriamo la necessità della natura ... Poniamo che tu ti sia innamorato della moglie di un altro, e che ti colgano in flagrante. Sei morto se non sei capace di parlare ... Ma se appartieni al mio circolo, puoi sfruttare la natura, ridere, impazzare, non avere tabù ... Se anche ti beccano in flagrante adulterio basta dire che non hai colpa di nulla, e rovesciare tutto su Zeus: anche lui cede all' amore delle donne ... Tu che sei uomo, mica puoi essere più forte di un dio, no?

 

GIUSTO:  E se per averti dato retta , gli cacciano un ravanello nel culo e lo depilano con la lisciva calda (16), potrà negare di essere un rottinculo?

 

INGIUSTO:  E anche se fosse, che c'è di male?

 

GIUSTO:  Ma c' è qualcosa di peggio, dico io?

 

INGIUSTO:  Che dici, se ancora una volta ti dimostrano che hai torto?

 

GIUSTO:  Starò zitto; che altro posso farci?

 

INGIUSTO:  Allora dimmi; gli avvocati, che gente sono?

 

GIUSTO:  Rottinculo.

 

INGIUSTO:  D' accordo. E i poeti tragici?

 

GIUSTO:  Rottinculo.

 

INGIUSTO:  Benissimo. E i politici?

 

GIUSTO:  Rottinculo.

 

INGIUSTO:  E allora, lo vedi che dicevi una sciocchezza? ... E gli spettatori, per la maggior parte, chi sono?

 

GIUSTO:  Sto guardando.

 

INGIUSTO:  E che vedi?

 

GIUSTO:  Per gli dèi ... la maggior parte sono rottinculo ... Questo lo conosco ... e anche questo, e quell' altro coi capelli lunghi.

 

INGIUSTO:  E allora, che dici?

 

GIUSTO:  Ho perso, rottinculo maledetti. Tenete il mio mantello, che passo anch' io dalla vostra parte.

 

INGIUSTO:  [A Strepsiade] - Dunque, vuoi riportarti via tuo figlio, o vuoi che gli insegni a parlare?

 

STREPSIADE:  Istruiscilo, puniscilo, affilalo come una lama a due tagli, per le cause di poco conto, e per quelle più importanti.

 

INGIUSTO:  Sta tranquillo, ne faremo un sofista.

 

FIDIPPIDE:  O piuttosto un disgraziato, mezzo morto.

 

CORO:  Ora andatevene. [A Strepsiade] - Tu, però, credo che te ne pentirai.

[Escono tutti, tranne il coro] -

Vogliamo dirvi, cari spettatori, i benefici che riceveranno i giudici se, nei limiti del giusto, daranno una mano a questo coro.

Anzitutto, quando a primavera dissodate i campi, faremo piovere prima per voi che per gli altri, poi proteggeremo le viti cariche d' uva, che non abbiano a patire ne' siccità, ne' pioggia eccessiva ... Se invece qualche mortale ci offende, stia attento ai guai che passerà da parte nostra.

Non avrà raccolto di vino, ne' di altro, dal suo podere. Quando ulivi e viti germoglieranno, saranno colpiti dalle nostre fionde; se lo cogliamo a fabbricare mattoni, subito un acquazzone, e gli spezzeremo la testa con grandine grossa ... e se si sposa, lui o qualche suo amico parente, faremo piovere tutta la notte ... Preferirà trovarsi in Egitto, piuttosto che aver dato sul nostro conto un giudizio sbagliato.

 

STREPSIADE:  [Entrando] - Cinque, quattro, tre, due, e poi il giorno che mi fa più paura, terrore, schifo.

Si passa da luna vecchia a luna nuova ... Tutti i creditori dicono che mi rovinano, mi denunciano ... E quando chiedo loro condizioni giuste e moderate ... "Mio caro" dico: "non volere tutto subito, concedimi una dilazione, abbonamene una parte" ...  dicono di no, che in questa maniera non saranno mai pagati.

Mi coprono di insulti, mi danno del disonesto e minacciano cause. Ma ora facciano pure; poco m' importa, se Fidippide ha imparato a parlare ... Ora busso alla porta del pensatoio e lo saprò subito ... Ragazzo!

 

SOCRATE:  [Entrando] - Salute a Strepsiade.

 

STREPSIADE:  Anche a te. Prima di tutto accetta questo dono ... "bisogna pur pagarlo il maestro" ... Ma dimmi se mio figlio ha imparato quel famoso discorso.

 

SOCRATE:  L' ha imparato.

 

STREPSIADE:  Viva la frode, regina del mondo!

 

SOCRATE:  Ora puoi cavartela in qualche causa.

 

STREPSIADE:  E se c' erano testimoni quando ho contratto il debito?

 

SOCRATE:  Meglio ce ne fossero mille.!

 

STREPSIADE:  Leverò dunque un grido altissimo ... In malora gli usurai, i capitali, gli interessi degli interessi ... Non potete più farmi del male, con il figlio che ho cresciuto in questa casa ... illustre per lingua tagliente, mio baluardo, salvatore della casa, flagello dei nemici, liberatore delle angosce paterne ... Corri a chiamarlo, portamelo qui ... Figlio mio, ascolta tuo padre, vieni!

 

SOCRATE:  Eccolo! -  [Entra Fidippide].

 

STREPSIADE:  Caro, carissimo!

 

SOCRATE:  Portatelo via.  [Esce].

 

STREPSIADE:  Figlio mio, viva, viva!  Che piacere vederti in faccia, che solo a vederti hai l' aria di chi nega e cavilla. Sembra ti stiano per nascere sulla bocca le solite parole ... "che cazzo vuoi?" e quel fare l' offeso quando offendi, e lo sguardo tipico degli attici ... Ora pensa a salvarmi, dopo che mi hai rovinato.

 

FIDIPPIDE:  Di che hai paura?

 

STREPSIADE:  Della luna, vecchia e nuova.

 

FIDIPPIDE:  C'è luna vecchia e nuova insieme, secondo te?

 

STREPSIADE:  Proprio in quel giorno depositeranno la cauzione del processo contro di me.

 

FIDIPPIDE:  E la perderanno; non è possibile che in un giorno solo ce ne siano due.

 

STREPSIADE:  Non è possibile?

 

FIDIPPIDE:  Come potrebbero? Una donna mica può essere giovane e vecchia insieme, no?

 

STREPSIADE:  Eppure è la Legge.

 

FIDIPPIDE:  Sì, ma non la interpretano giustamente, secondo il suo spirito.

 

STREPSIADE:  E qual' è?

 

FIDIPPIDE:  Il vecchio Solone era un vero democratico.

 

STREPSIADE:  E questo, che ci ha a che fare con la luna?

 

FIDIPPIDE:  E' stato lui a mettere le citazioni in due giorni distinti -luna vecchia il primo, luna nuova il secondo - e a stabilire che le cauzioni si versassero nel secondo di essi.

 

STREPSIADE:  E allora, che c' entra la luna vecchia?

 

FIDIPPIDE:  Sciocco: se gli accusati si presentano il primo giorno, possono sanare spontaneamente la questione; se no, al novilunio sai fa il processo.

 

STREPSIADE:  Come accade allora che i magistrati non ricevono la cauzione al novilunio, ma all' ultimo del mese?

 

FIDIPPIDE:Capita come con gli assaggiatori; per far prima a fottersi la cauzione, la trangugiano in un solo giorno.

 

STREPSIADE:  Bravissimo! E voi, perché state lì come scemi? Siete la fortuna nostra voi. pietre, pecore, cocci messi a far numero ... In onore mio e di mio figlio voglio cantare un inno trionfale: "Beato Strepsiade che, sapiente tu stesso, hai allevato un figlio sapiente". Così diranno amici e concittadini, crepando d' invidia quando, con la tua parlantina, vincerai le cause ...E ora torniamo a casa, che voglio dare un banchetto.

 

 

CAMBIO  DI  SCENA.

 

 

(1) -  Socrate è cittadino ateniese, naturalmente: ma Aristofane allude velenosamente a Diagora di Melo, prototipo dell' intellettuale ateo, che aveva anche per questa ragione subito un processo; e mette Socrate sul suo stesso piano.

(2) -  "Le ho impiegate in affari di Stato" - Si allude alla orgogliosa risposta data da Pericle sull' uso di dieci talenti nella rivolta dell' Eubea (445 a.C.).

(3) -  L' enormità della somma si risolve in un attacco all' ignoranza e alla stupidità del demagogo.

(4) -  Argomento tipico della cultura greca, e del resto non facile da controbattere. La storia sacra, per la quale Zeus succede violentemente al padre Crono, come questi peraltro era succeduto a Urano, poneva indubbiamente perturbanti interrogativi di carattere etico.

(5) -  Telefo, è il solito esempio di eroe miserrimo, per cui si vedano "Gli Acarnesi"; Pandeleto, secondo gli Scolii era un attivo e  intelligente sicofante; può darsi che, come altre volte, sia antonomastico e non personaggio reale.

(6) -  Come apparirà più chiaro nelle Rane, Aristofane considerava tra i massimi sintomi della corruzione culturale e morale l' introduzione delle antiche e solenni musiche di variazioni, modulazioni, articolazioni di ogni genere. Ai suoi tempi l' innovazione procedeva rapidamente in questo senso e Finnide,  citaredo di Mitilene, era uno dei rappresentanti di tale tendenza.

(7) -  Le Dipolie erano una festa popolare ateniese, all' interno della quale si facevano le Bufonie, cerimonia sacrale che consisteva nella uccisione di un bue. Le cicale sono il simbolo tradizionale di Atene, e soprattutto dell' Atene arcaica.

(8) -  Passo non chiaro; durante le Panatenee i giovani danzavano nudi tenendo un pesante scudo; forse Aristofane vuol dire che i giovani d' oggi, non avendo più l' antica prestanza fisica, non riescono più a tenere alto lo scudo e sono costretti ad atteggiamento indecenti.

(9) -  Tradizionale segno di seduzione nella cultura greca.

(10) -  Giapeto, mitico personaggio appartenente alla generazione dei Titani, allude a vecchiaia incommensurabile.

(11) -  "Ippocrate" - Forse il generale ateniese morto nella battaglia di Delion  del 424 a.C. Più precisi contenuti all' allusione, ripetuta da altri poeti comici, non sono individuabili.

(12) -  Personaggio del tutto sconosciuto.

(13) -  Le terme di Eracle erano famose sorgenti di acqua calda presso le Termopili.

(14) -  Peleo, l' eroe padre di Achille, aveva resistito alle lusinghe della moglie del suo ospite Acasto e, accusato da lei di averla voluta sedurre, secondo un motivo assai noto, era stato abbandonato senza difesa nel deserto, ma Efesto gli aveva donato una spada. Il matrimonio con Teti, da cui nacque Achille, non fu davvero felice; e altrettanto infelice è l' argomento scelto dal Discorso Giusto.

(15) -  "Còttabo".  Il gioco favorito dai Greci; si giocava in varie forme, non chiare, la più comune pare fosse gettare del liquido, a distanza, dentro un vaso.

(16) -  Come la legge attica permetteva di fare.

 

 

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